Pensavate di sapere cose vere sulla Cina? Provate a verificare giorno per giorno quanto lo siano.
Questo è il racconto della vita in Cina , nella città di Shanghai, di un Italiano che ha voluto
vederci chiaro e vi svela le sue scoperte, senza peli sulla lingua, o quasi.

Eccomi

Blogger: shanghai

Sono un italiano trasferitosi in Cina.

La mia avventura "blogghistica" è iniziata a poche ore dal mio arrivo in Cina, nell'estate del 2005.

Il blog in questione, "Shanghai è in Cina" non è più stato aggiornato, anche in funzione del fatto che non vivo più a Shanghai... lo stesso è però ancora frequentatissimo e fra i primi risultati nei motori di ricerca.

Se proprio non puoi fare a meno di leggere quanto ho scritto nei miei primi sei mesi di vita cinese, puoi scaricare la versione PDF delle prime 100 pagine del blog:

BLOG SHANGHAI VOLUME 1

Sulla scia della prima avventura da scribacchino (in realtà non è la prima, ho alle spalle un libro e parecchi articoli pubblicati) dopo mesi di meditazione è nato il nuovo blog:

La Mia Cina!

Che fin dal titolo vuole riflettere quello che per me sta diventando questo Paese.

Ecco allora che si riparte, a dire la mia, spesso controcorrente, qualche volta frutto di visioni prettamente "personali" ma, pur sempre, caratterizzati dal fatto di essere qui.

Mi rendo conto, infatti, che sempre più spesso c'è chi parla della Cina ma, se messo alla prova, non sa neanche indicarla sulla carta geografica.

Spero di condividere con molti la... "MIA" Cina!

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martedì, 15 novembre 2005
C'ho il certificato!!!

Ni Hao!

Se vuoi scoprire come risparmiare il 25% su un volo Shanghai/Milano leggi tutto questo post!

Non è pubblicità, tranquilli. Non mi sono venduto il blog per quattro soldi. E' che ho scoperto un trucco per tirare la sola ad Alitalia e lo voglio condividere con voi, ma dopo, ora parliamo dell'argomento del giorno.

Avete presente il comico di Zelig Paolo Cevoli?

E' diventato famoso per il personaggio dell'Asesore di Roncofritto (citadinii!!! lo so che si scrive con due esse in italiano, ma lui è romagnolo, di ese ne dice una sola) per poi prodursi in quello che secondo me è il più bel personaggio di cabaret di tutti i tempi, il grande amprenditore Teddy Casadei, del premiato salumificio Casadei, quello del famoso maiale demaializzato.

Insomma, se non avete capito di chi parlo mi viene il dubbio che non stiate leggendo il blog giusto.

Un personaggio dell'ultima edizione di Zelig intepretato da Cevoli era il tipo che, a petto nudo e mutandoni leopardati, con panino enorme in mano, urlava:

C'HO IL CERTIFICATO!!!

Ho scoperto a chi è ispirato quel personaggio: agli imprenditori cinesi!

Insomma, se girate per le zone industriali nelle varie province cinesi, più o meno una fabbrica su tre ha la seguente scritta come parte dell'insegna:

ISO 9001:2000 oppure ISO 14000 opure ISO 9000, 9002 ecc ecc

A vederla in questo modo sembra che la maggiorparte delle aziende cinesi sia certificata.

Ora, io non voglio mettere in dubbio la validità di questi certificati, però consentitemi di dire la mia.

Peccato di gioventù, a un certo punto sono stato formato sulla qualità. La specializzazione che ho ottenuto non è propriamente sulle norme ISO ma sull'IEEE, in particolare la 14400 che è quella sulla qualità nella progettazione e realizzazione di servizi informatici.

Insomma, ho un pezzo di carta che dice che in teoria sono un esperto di qualità nel settore del software.

Per arrivare a questo, però, la formazione è passata forzatamente per la qualità in generale. Ci sono infatti concetti e metodologie che sono più o meno comuni a tutti gli standard e sono gli elementi sostanziali che definiscono come si può arrivare a un processo che garantisce la qualità.

Non voglio farla troppo complicata, anche perché fra di voi ci sono sicuramente (Murphy insegna) gli esperti di qualità che poi mi smentiscono nei commenti.

Sta di fatto che sono certo, per ottenere la certificazione ISO 9000 e varianti successive, i passi non sono semplici anzi. E poi non è tutto, dopo aver praticamente ingessato l'azienda in procedure e controprocedure definite e manualizzate, per poter mantenere la certificazione bisogna sostenere controlli periodici che dimostrino che le regole vengono applicate.

Non per fare il polemico ma, non ci credo neanche se lo vedo che la maggiorparte dei cinesi sia mentalmente in grado di instaurare delle procedure e poi di seguirle alla lettera.

Certo, se si tratta di disciplina, su questo non c'è dubbio che siano preparatissimi, fin dalla prima infanzia. A partire dalle scuole elementari ricevono una formazione di stampo militare basata su regole, gerarchie, disciplina e dedizione.

Ciò non toglie che, se l'economia cinese sta ottenendo i risultati che tutti conosciamo, è proprio grazie al fatto che qualcuno ogni tanto decide di non seguire le regole.

Sono considerati alla stregua di eroi nazionali quei 18 di agricoltori di Xiaogang che, sul finire degli anni 70, avviarono illegalmente la rivoluzione economica della Cina. La storia è più o meno questa:

Negli anni '60 e '70 la Cina, per opera di Mao e dei suoi seguaci, viveva una situazione di organizzazione comunista pura e radicale. Tutto era pianificato dal governo centrale. Gli agricoltori erano raggruppati in collettivi, delle specie di cooperative, dove tutti vivevano e lavoravano con l'unico obiettivo di produrre quanto impostato dai governi centrale e locale. Questo portò a una sorta di sterilità dello spirito di iniziativa, che poteva essere condannato come eversione, e quindi la popolazione si limitava a fare il minomo indispensabile richiesto dal governo, vivendo di fatto in un clima di sussistenza.

18 contadini, cercando disperatamente un modo migliore per sfamare le proprie famiglie, decisero di spartirsi la terra che prima lavoravano insieme e ogni famiglia ebbe il suo appezzamento. In quel periodo i collettivi erano obbligati a pagare la "tassa sul grano", un tributo che finiva nelle casse del governo. I contadini stabilirono che avrebbero continuato a pagare la tassa sul grano, ma che una volta assolti i propri obblighi avrebbero potuto vendere o barattare qualsiasi surplus ricavato dai campi. In questo modo avrebbero potuto tenere per se i proventi. Un simile progetto era ovviamente illegale e i contadini sapevano che il loro patto poteva portarli in prigione e forse alla morte, ma i 18 uomini firmarono l'accordo col sangue nel dicembre del 1978. Stabiliva che se uno dei firmatari fosse stato arrestato o condannato, gli altri avrebbero aiutato la sua famiglia.

Gli effetti di questa unione furono pressoché immediati e nel giro di pochi mesi diedero i risultati che che anni di ideologia e pianficazione centralizzata non erano riusciti a dare. Il rendimento dei campi crebbe paurosamente. I risultati furono così sorprendenti che anche le autorità di Pechino dovettero accettare il fatto come incontestabile. Lo stesso Deng Xiaoping, l'unomo a cui la Cina probabilmente deve la sua attuale ricchezza, arrivò a siglare patti simili definendoli "un tipo di contratto responsabile in cui i profitti sono legati alla produzione".

Era la nascita dell'economia di mercato cinese, in sostituzione a quella pianificata dallo stato.

Vi ho raccontato questa storia, che non è dissimile da quelle che caratterizzano la nascita delle prime imprese private, sia di produzione che di commercio, per cercare di spiegare come nella cultura cinese sia piuttosto radicato, negli ultimi trnet'anni, il fatto che il benessere nasce non da iniziative dello Stato ma prima da iniziative private, che infrangono le leggi dello Stato stesso.

Basta poi vedere come guidano per capire che anni di formazione scolastica, basata sulla disciplina, vengono annientati dal momento preciso in cui viene loro consegnata la patente.

So che queste mie considerazioni potrebbero (e credo lo faranno) suscitare il disappunto di qualche cinese (e non solo) che legge le mie pagine, ma di fatto sono convinto che il non totale rispetto delle regole sia nel DNA della popolazione cinese. Lo è anche in quello della popolazione italiana, non cerchiamo di nasconderci dietro il dito medio.

Sta di fatto che la rigidità di una gestione della fabbrica basata sulle normative ISO non può essere compatibile con la realtà cinese di per se stessa.

Quello che sostengo è che, come gli occhiali del fake market o il marchio CE sui giocattoli sequestrati nei porti europei, molti dei certificati siano poco veritieri. Molto probabilmente ottenuti con gentili elargizioni di doni (tipo versamenti su conti di Hong Kong) ai funzionari delle aziende, perlopiù private, che rilasciano le certificazioni.

Eresia? Può darsi, e spero di essere smentito, ma posso assicurarvi che non baserò mai la mia scelta di un partner cinese sul fatto che ha la certificazione ISO 9000.

Ma veniamo all'unico motivo per cui avete letto fin qui, ovvero come risparmiare sul volo.

E non dite che "ma no, la storia era interessante", perché tanto non vi crede nessuno.

Voli scontanti per Shanghai:

Allora i fatti sono questi: venerdì e lunedì ho delle riunioni di lavoro in Italia. Mi sono premurato quindi di prenotare il volo per domani, così giovedì sbrigo un po' di faccende a casa, poi martedì torno qui a Shanghai.

Costo del volo Shanghai-Milano-Shanghai Euro 835 + 148 di tasse aereoportuali, totale 983 Euro. Economy s'intende.

Dopo aver prenotato, ho scatenato i cinesi a cercarmi una tariffa migliore. Prima mi hanno trovato dei posti su Air China, che fa code sharing con Alitalia, a 100 Euro in meno. Già questo è un bel risparmio. Stavo per confermare questo volo quando l'agenzia viaggi della società di trasporti con cui abbiamo una partnership, una multinazionale norvegese con uffici in 160 porti nel mondo, mi fa sapere che ha un biglietto a 630 Euro + tasse. Ed è un biglietto Alitalia.

Orpo, qui il risparmio diventa di botto di 200 Euro!!!

Come è possibile questa cosa? Ovviamente dico di farmi subito emettere il biglietto e chiamo per annullare il volo precedentemente prenotato con Alitalia.

Mi richiama l'agenzia per dirmi che si erano sbagliati, il biglietto da seicento Euro non era per Milano ma per Roma. Ho messo tutti in attesa.

Mi sono attaccato  al browser e ho cercato di capirci meglio. Ho inserito la ricerca per il volo Shanghai-Roma-Shanghai e mi è venuta fuori la miracolosa tariffa Alitalia di 618 Euro.

Bene! Però, guardando con attenzione, scopro che non si tratta di un volo diretto ma con scalo a Milano. Ovvero, il collegamento con l'Italia è comunque fatto con il volo Shanghai-Milano e poi con un volo Milano-Roma il collegamento con la capitale.

Da qui, facendo due più due, ho pensato (perché qualche volta addirittura penso): a questo punto prendo un Shanghai-Torino-Shanghai, visto che l'aereoporto di Caselle è a meno di 20 minuti da casa.

Faccio la ricerca e, in effetti, la tariffa è sempre quella, 220 Euro in meno. Ma con un particolare in più: il collegamento con Torino non è via aerea ma con un Bus navetta. Fantastico!!!

Perché fantastico? Perché ho capito, e poi chiesto conferma ad Alitalia (poverina la signorina che mi ha risposto alle tre del mattino e io le ho proposto uno squillante Buongiorno! in quanto per me erano già le dieci), che a Milano io devo comunque ritirare il mio bagaglio, passare immigrazione e dogana ecc.

Risultato? Ho comprato il biglietto per Torino. A Malpensa non prenderò il Bus ma andrò a casa in macchina e martedì prenderò il Bus da Torino per Malpensa, nella massima comodità.

Con un risparmio del 25% sul volo Shanghai-Milano-Shanghai!

Non male no?

Vi do un consiglio, la prossima volta che dovete volare da qualche parte del mondo su Milano, provate a fare ricerche come Torino. Potreste trovare graditissime sorprese.

Se già pensavo di saperla abbastanza lunga sui viaggi in aereo, oggi ne ho scoperta una che mi farà risparmiare parecchio in futuro. Ora vado a cambiare la prenotazione del mio volo per Shanghai dopo Natale.

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 15, 2005 04:41 | link |
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