Pensavate di sapere cose vere sulla Cina? Provate a verificare giorno per giorno quanto lo siano.
Questo è il racconto della vita in Cina , nella città di Shanghai, di un Italiano che ha voluto
vederci chiaro e vi svela le sue scoperte, senza peli sulla lingua, o quasi.
Sono un italiano trasferitosi in Cina.
La mia avventura "blogghistica" è iniziata a poche ore dal mio arrivo in Cina, nell'estate del 2005.
Il blog in questione, "Shanghai è in Cina" non è più stato aggiornato, anche in funzione del fatto che non vivo più a Shanghai... lo stesso è però ancora frequentatissimo e fra i primi risultati nei motori di ricerca.
Se proprio non puoi fare a meno di leggere quanto ho scritto nei miei primi sei mesi di vita cinese, puoi scaricare la versione PDF delle prime 100 pagine del blog:
Sulla scia della prima avventura da scribacchino (in realtà non è la prima, ho alle spalle un libro e parecchi articoli pubblicati) dopo mesi di meditazione è nato il nuovo blog:
La Mia Cina!
Che fin dal titolo vuole riflettere quello che per me sta diventando questo Paese.
Ecco allora che si riparte, a dire la mia, spesso controcorrente, qualche volta frutto di visioni prettamente "personali" ma, pur sempre, caratterizzati dal fatto di essere qui.
Mi rendo conto, infatti, che sempre più spesso c'è chi parla della Cina ma, se messo alla prova, non sa neanche indicarla sulla carta geografica.
Spero di condividere con molti la... "MIA" Cina!
Se qualcuna delle mie fotografie ti piace particolarmente e la vuoi per usarla come sfondo dello schermo o per farne un poster, puoi richiedrmi via mail la copia ad alta risoluzione.
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Ni Hao!
Orpo! Si, avete letto bene... Ni Hao!
Cosa può significare questo? Esatto, avete capito bene, finalmente vi sto scrivendo nuovamente dalla Cina. Sono tornato a Shanghai. Era ora!
Quanto mi mancavano lo smog, l'aria puzzolente, il traffico infernale, i clacson che non smettono mai di suonare a qualsiasi ora del giorno e della notte.
E' facile capire che si è arrivati a Shanghai, fin dall'aereoporto.
Alzi la mano chi non ha fatto qualche viaggio in aereo. A parte la mamma, credo sarete in pochi. Bene, sapete quindi cosa vuol dire arrivare in un aereoporto, soprattutto internazionale. Prendiamo ad esempio il nostro fantastico e funzionale aereoporto di Milano Malpensa. Quanto di voi hanno provato l'ebrezza di un arrivo a Malpensa? Bene, fate il paragone con un arrivo all'aereoporto internazionale di Pudong (si legge puton) a Shanghai.
Volo Alitalia proveniente da Milano Malpensa. Ovviamente, essendo che l'Alitalia tende a risparmiare (anche sul servizio a bordo direi) il gate assegnato è l'ultimo degli ultimi, il più lontano che c'é (e quindi probabilmente il più economico) anche se tutti quelli più vicini all'uscita sono vuoti. Ma andiamo per ordine, ovvero per orari:
ore 08:42 - atterraggio sulla pista dell'aereoporto internazionale
ore 08:45 - dopo un trasferimento veloce ed efficace l'aereo parcheggia al gate, "s'intuba" come dico io
ore 08:47 - fuori dall'aereo e spediti nel corridoio in direzione immigrazione e dogana
ore 08:51 - dopo chilometri di tappeti si arriva finalmente al controllo immigrazione, dove decine di funzionari hanno come unico scopo quello di non farti fare la coda
ore 08:53 - ufficialmente immigrato e con il passaporto timbrato si va a prendere il bagaglio, il nastro trasportatore è già assegnato
ore 08:55 - bagaglio ritirato senza nessun problema, nonostante i 60kg di mercanzia che mi porto appresso
ore 08:57 - passata la dogana senza batter ciglio, nonostante avessi la valigia piena di salami, formaggi ecc, tutte cose vietatissime
ore 08:59 - fuori dall'aereoporto
ore 09:01 - il taxi ha caricato le valige e parte in direzione centro, anche questa volta ce l'abbiamo fatta.
Non è un caso, è già la seconda volta che mi succede. Questo è l'aereoporto di Shanghai, 19 minuti da quando l'aereo tocca con le ruote sulla pista a quando il taxi parte per portarti in città. Trattandosi di volo intercontinentale con pratiche di immigrazione annesse, io continuo a definirlo un servizio da record.
Bisogna dire il vero, però. Ci sono alcuni elementi che giocano a favore di tutto questo e che sono suscettibili di personalizzazione. La mia è particolarmente smart. Volando molto, sono dotato di tessera del Club Ulisse di Alitalia, che offre alcuni interessanti vantaggi. Il primo di questi è la possibilità, alla partenza, di effettuare il check in al banco riservato alla business class anche se si vola in economica. Oltre a evitare le file, questo consente di avere il bagaglio etichettato come prioritario. Le valige sono quindi le prime ad essere scaricate e portate di corsa al nastro di riconsegna. Già questo è un bel vantaggio, a cui si aggiunge la possibilità di trasportare 20kg di bagaglio extra, che aggiunti ai 30 previsti diventano 50. Hai voglia a portarne di salami. Ultima piccola gratifica è quella di poter scegliere il posto a sedere. Io, se non trovo come in questo caso l'uscita di sicurezza, mi faccio piazzare nella prima fila disponibile. Questo significa essere fra i primi a uscire, a differenza di quelli che sono seduti in 34ma fila che devono aspettare tutto l'aereo. Ciò significa arrivare prima anche all'immigrazione ed evitare le file.
Insomma, è ovvio che con un po' di personalizzazioni di questo genere, diventa più facile stare sotto i 20 minuti. Ma non aggiungerei più di 10/15 minuti per arrivare alla condizione peggiore. Comunque un ottimo tempo.
In compenso so già che quando tornerò a casa per Natale, a Malpensa, mi aspetteranno 15 minuti di trasferimento dalla pista al gate. Attesa perché la rampa non è pronta. Ben 2 sportelli per l'immigrazione dove sonnolenti poliziotti impiegheranno ore a piazzare quattro timbri sui passaporti. Poi una lunga attesa per i miei bagagli "PRIORITY" che avranno nel frattempo subito un bel tentativo di efrazione (lo capisco dal fatto che la mia combinazione, che è numerica, la ritrovo impostata su 000 all'arrivo) con un palmo di naso per quei bastardi che, nonostante ne abbiano arrestati decine, continuano a rubare nelle valige imperterriti. Per finire alla fortunata presenza della mamma perché se dovessi prendere un taxi, dopo ore di fila, spenderei non meno di 120 Euro per arrivare in centro a Milano.
Per la cronaca i 50km di corsa in taxi dall'aereoporto al centro di Shanghai sono costati ben 14 Euro, ovviamente e rigorosamente a tassametro!
E adesso? Che ci faccio a Shanghai?
Sapevo che ve lo sareste chiesto. Ma è presto per parlane. Intanto sono tornato per potervi raccontare un po' di cose nuove sulla Cina. Nei prossimi giorni vi parlerò anche di altre città, dove ho in programma di andare.
Per ora posso solo dire che, non so perche, ma mi sento come "tornato a casa".
Zaijian,
Chen Long.
Ciao!
Avete notato? La Cina è veramente l'argomento del momento.
Da cosa deduco tutto questo? Alcuni esempi: lunedì sera sul canale 109 di SKY daranno un documentario sulla storia della Cina; negli ultimi 3 mesi sono usciti 5 nuovi libri sul fare business in Cina; ogni giorno i principali quotidiani riportano almeno una, se non più, notizia che parli della Cina; sempre a proposito di Libri, le principali librerie di Milano hanno tutte creato una sezione speciale con scaffale ben in vista che presenta tutti i libri sulla Cina; le guide turistiche aumentano di giorno in giorno, così come i siti internet a tema.
Possiamo parlare di Cina mania?
Non ancora, forse. O si, finalmente. Bello o brutto, dipende dai punti di vista. Chi mi legge spesso, sa come la penso (bellissimo!).
D'altronde sono ormai tre mesi che ho cominciato a tenere questo blog sulla Cina, che poi è stato per molto tempo un blog su Shanghai. Ho già spiegato come, nato quasi per caso, il blog mi abbia portato a interagire con molti di voi. In estate si parlava di consigli sui viaggi vacanzieri. Avvicinatosi l'autunno i temi si sono spostati sul mondo degli affari. Altro sintomo della "febbre gialla" in arrivo.
Ho trovato persone convinte che comprare o vendere in Cina sia facile. Altre sostengono che fare affari con la Cina sia impossibile.
Cosa c'é di vero? Tutto è niente!
Il fatto è che in Cina è diverso il modo di relazionarsi.
La grossa differenza è che noi occidentali puntiamo al massimo risultato di efficienza, trascurando gli eventuali rapporti interpersonali. Al contrario i cinesi molto speso scelgono la strada meno efficace, ma che offre maggiore soddisfazione collettiva per le persone coinvolte nell'affare. E' importante che le persone cinesi coinvolte possano utilizzare il metodo relazionale delle Gunaxi, le amicizie (di cui vi ho parlato in passato) così come è fondamentale che non vengano mai messe nella condizione di perdere la faccia (altro argomento affrontato).
Non è semplice da capire, ma forse con un esempio si può intuire qualcosa.
Girando per il centro di Shanghai, è facile imbattersi nella pubblicità di una catena di negozi di abbigliamento chiamata CAPTAINO, vediamo come nasce questa catena.
Nei primi anni novanta una catena di negozi di abbigliamento sportivo di Singapore, che utilizza il marchio CROCODILE, decide di aprire a Shanghai e per farlo crea una Joint Venture con una donna cinese, Fan Juanfen. Si da il caso che le regole non fossero aperte e libere come oggi, per gli stranieri che volevano fare affari in Cina. Era vietato possedere punti vendita al dettaglio. La signora Fan, guarda caso, era un ex compagna di scuola dell'allora vice premier. Grazie a questa conoscenza (guanxi) ottenne dei permessi speciali per aprire il primo negozio e in poco tempo la catena crebbe, fino a raggiungere i 19 punti vendita.
Tutto andava così bene che la società, dopo qualche anno, decise di quotarsi in borsa, e per fare questo affidò le operazioni a manager e società di consulenza. Questi presero poco a poco il pieno controllo della situazione, portando la signora Fan a perdere il potere, cosa che causò frequenti litigi, fino a quando la società decise di licenziarla. La stessa, che nel frattempo aveva coinvolto in posizioni di rilievo nell'azienda molti amici e parenti, fra cui fratello, sorella, cognati e nipoti, aveva perso la faccia con il licenziamento.
Altra cosa che la casa madre non aveva valutato attentamente è che il successo dell'azienda era dovuto alle condizioni favorevoli che la stessa Fan era riuscita a creare, grazie al suo giro di conoscenze, le sue guanxi.
Ecco allora che la signora Fan, pochi mesi dopo, creò un nuovo marchio (Captaino appunto) e rilevò tutti e 19 i negozi, compresi i dipendenti, usando stratagemmi legali e amicizie varie e lasciando la Crocodile con un palmo di naso.
I più scettici andranno subito a pensare che questa storia dimostra che non ci si deve fidare dei cinesi. Sbagliato, dico subito. E aggiungo che la società in questione non era europea o americana, ma di Singapore.
Lo scopo di questo breve racconto è quello di far capire quanto le relazioni interpersonali, ovvero le conoscenze siano influenti sul mondo degli affari in Cina.
Gli imprenditori italiani che hanno difficoltà a fare affari con la Cina, incontrano questo problema principalmente per questo motivo. Non hanno delle guanxi.
Ecco perché per stare su questo mercato ci vuole un supporto di persone che abbiano le conoscenze. Meglio se persone occidentali. Per gli occidentali, però, è molto più difficile creare delle guanxi.
Ma di questo parleremo la prossima volta. Vi racconterò come io ho creato alcune delle mie guanxi.
Per ora consideriamo che fare affari in cina è difficilissimo... ma anche facilissimo!
Alla prossima,
Chen Long
Ciao!
E' quasi una settimana che sono in Italia e quello che mi capita di fare più spesso, in questi giorni, è parlare con la gente.
Ho parlato con amici e parenti, sconosciuti e conoscenti, le domande sono sempre le stesse:
- ma com'è questa Cina?
- ma cosa ti davano da mangiare?
- ma mangiavi con le bacchette?
- ma come sono i cinesi?
Queste direi che sono le più gettonate, con il cibo che la fa da padrone.
A proposito di cibo, allora, voglio raccontarvi un piccolo aneddoto.
Eravamo in un ristorante cinese, come ce ne sono migliaia. Fra i commensali c'era la persona cinese che aveva organizzato la cena, io ero l'ospite. Come d'usanza, chi invita gli altri a cena ordina per tutti (e paga anche). Molto gentilmente, però, ordinando si rivolge al sottoscritto chiedendo:
li mangi i gamberetti crudi?
certo rispondo io, aggiungendo: anche ieri sera ho cenato a base di Sashimi, adoro il pesce crudo
allora ordino questo piatto tipico, sono gamberetti dentro il vino con le erbe aromatiche e tutto il resto...
Una specie di carpione, penso io.
Dopo pochi minuti la gentilissima cameriera a noi assegnata (i ristoranti in Cina hanno talmente tanto personale che in pratica ogni tavolo ha un cameriere dedicato, o quasi) porta una ciotola quadrata, alta direi un 5 cm, di vetro trasparente. La ciotola è ripiena per due terzi di un liquido che chiaramente è vino, e si vedono le varie spezie ed erbe, così come si vede chiaramente che vi sono immersi i gamberetti. Particolare significante è che la ciotola è ricoperta da uno strato di pellicola trasparente, quella che noi chiamiamo normalmente cellophane.
Il mio pensiero va subito alla cucina, più o meno in questo modo:
che bravi, avranno preparato il tutto questa mattina o magari anche ieri, lasciando i gamberetti a macerare per prendere il gusto, e hanno coperto il tutto con la pellicola per non rovinare il gusto nel frigorifero, anche la mia nonna fa così con la trota in carpione
Sulla parola "carpione" il mio pensiero è costretto a fermarsi bruscamente. Si, perché i gamberetti cominciano a saltare.
Erano vivi!!!
Certo non si può dire che non si trattasse di pesce fresco. Più fresco di così te lo devi andare a pescare di persona. Fatto sta che abbiamo dovuto aspettare che i gamberetti morissero affogati nel vino, letteralmente ubriachi, aiutandoli anche ogni tanto con uno scrollone della ciotola. Dopo qualche minuto la gentile cameriera è venuta a sincerarsi che non vi fossero più animali vivi al nostro tavolo (tranne i commensali ovviamente) e ha quindi potuto togliere la copertura, consentendoci di gustare il piatto prelibato.
Personalmente ho apprezzato molto, e non vedo l'ora di tornare a Shanghai per andare a gustare i gamberetti morti ubriachi, con la speranza di avere qualche ignaro compare da portare a sperimentare il tutto, senza ovviamente prepararlo in precedenza.
Mi diverte molto raccontare questa storiella a tutti quelli che mi chiedono cosa mangiavo in Cina. Ho visto facce di ogni genere, e immagino che anche molti di voi abbiano storto il naso.
Lasciatemi dire che si tratta di un piatto delizioso.
E poi, diciamoci la verità... qui in Piemonte un piatto tipico prevede il consumo di cervello di cavallo fritto!!! Piatto che fra l'altro io personalmente adoro :-)
Ci sono due categorie di persone vogliose di saperne di più su questa benedetta Cina.
I primi sono ovviamente i curiosi.
Quelli che quella volta hanno visto quel documentario. Quelli che gli hanno detto che. Quelli che hanno sentito. Quelli che un amico che ci è stato. Qualcuno mi fa tornare in mente la canzone "Mio cuggino" di Elio e le storie tese (no, non è un errore, è proprio cuggino con due gg).
A tutti questi spiego subito che se hanno visto un documentario sulla Cina, non lo devono considerare. Dal momento in cui, infatti, viene definito lo story board di un documentario, al momento in cui viene trasmesso in televisione, passa non meno di un anno. Il problema è che la Cina evolve così velocemente, che in un solo anno tutto quello che ci racconta il documentario è diventato vecchio, è superato.
Un'altra domanda favolosa è:
Com'è il tempo in Cina?
Questa è dura da spiegare, in teoria. In pratica io rispondo alla domanda con una domanda. So che non si dovrebbe fare, ma io dico:
Com'è il tempo in Italia?
L'interlocutore, che per qualche secondo rimane con la mascella mezza pendula, solitamente risponde:
non c'è un tempo unico, l'Italia è lunga da nord a sud, freddo al nord, caldo al sud ecc
ecco, in Cina è lo stesso, rispondo io prontamente.
E poi c'è la seconda categoria. Ci sono i business men e le business women.
Loro hanno domande molto più pertinenti il mondo degli affari.
La prima domanda che l'uomo di affari, l'imprenditore, ti pone è:
Ma le cinesi, come sono?
D'altronde abbiamo mica tempo da perdere in chiacchiere noi. Cibo, meteo, ma chi se ne frega! Parliamo di cose serie per piacere. Se vado a comprare in Cina, la trovo qualcuna che me la da?
Ovviamente sto esagerando la cosa, però non crediate che non mi sia capitato di sentire ragionamenti di questo genere.
La Cina si sa, è fonte di gioie e dolori per tutto il mondo imprenditoriale italiano. Gioie per pochi, dolori per molti.
I pochi che godono delle gioie sono quelli che, in qualche modo, già hanno avuto il piacere di sfruttare il basso costo della manodopera e delle materie prime cinesi.
Gli altri, la maggiorparte, sono quelli che vorrebbero farlo e hanno capito che non è così facile.
Però l'interesse c'è eccome, non a caso se fate un'analisi delle chiavi di ricerca su Internet, che spingono molte persone a venire a leggere le mie scempiaggini, trovate nell'ordine:
- 28% comprare in Cina
- 19% lavorare in Cina
- 14% business in Cina
- 7% aziende italiane in Cina
- 5% informazioni su Shanghai
- 4% viaggio in Cina
Comprare e fare business rappresentano quasi la metà di coloro che, cercando su Internet, finiscono col trovare il sottoscritto.
D'altronde se si fa una ricerca con GOOGLE, il motore numero uno al mondo, utilizzando la parola chiave "comprare in cina" nelle sole pagine in italiano, questo blog compare fra le prime dieci proposte.
Non so se andare davvero orgoglioso di tutto questo.
Non per altro ma perché ciò significa che chi ha bisogno o voglia di fare degli affari con il mercato cinese, non trova molta offerta nel nostro panorama Internet, se fra le prime 10 soluzioni proposte compare un blog che, certo, talvolta può far sorridere, a detta di molti (ma non di tutti) dice cose interessanti, ma non ti fa di certo concludere affari (per ora!).
Insomma, alla fine:
Ma com'è questa Cina???
La Cina è un Paese grande.
Se avessi scritto che è un Grande Paese, subito mi avreste preso a male parole. Un po' come quel deputato leghista che in settimana ha detto che la RAI ha fatto male a trasmettere il film per la TV sul "Grande Torino" perché di chiaro stampo comunista. Faceva vedere il malessere degli operai! Nel '49, a Torino, quello c'era! Che dovevano fare, inventarsi che andava tutto bene come volete farci credere oggi?
Se mi leggete da un po', sapete che penso sinceramente che la Cina sia un Grande Paese. Ma anche, e soprattutto, una grande opportunità. Per noi italiani lo è ancora di più. Già, perché i cinesi hanno una grande stima di noi italiani. Pensano che siamo un popolo di persone con delle risorse. Vedono il nostro Paese come quello da scoprire. Noi vediamo il loro come quello da sfruttare. ben venga anche questo, ma bisogna farlo, non solo pensarlo.
Io mi sto dando da fare per combinare qualcosa. E voi?
Tanti di voi lo stanno facendo, ricevo molte e-mail, ogni giorno di persone nuove. Ma non basta.
Allora voglio provare ad esortarvi.
Parlo con te, si proprio con te... scrivimi!
Non importa cosa tu abbia da dire, il primo pensiero che ti passa per la mente, ma non stare semplicemente lì, dietro monitor e tastiera ad aspettare che un pezzo di Cina ti cada sulla testa. Qualsiasi cosa ti passi per la capoccia, scrivimela. Mi farebbe piacere.
Ecco l'indirizzo: chen.long.sh@gmail.com
A presto,
Chen Long
| lutto lutto |
| lutto lutto |
Ni hao!
Non molto tempo fa, a gennaio, una domenica mattina guidavo sereno fra le strade di New Orleans. Guidavo, insomma, mi facevo trascinare dal traffico. Ma più che sereno ero affascinato.
A differenza di molte altre "leggende metropolitane" (fra cui le tante su Shanghai che mi diverto a sbugiardare) quello che si dice di New Orleans è (era) vero. Nulla di più facile che vedere per la strada anziani di colore, col vestito della festa, che cantano e ballano a ritmo di swing.
Colori. Ecco cosa contraddistingue(va) quella città, i colori.
Colori che, a giudicare da quanto si vede nelle foto pubblicate dai vari giornali online, sono stati tutti sopraffatti da uno solo, quello della melma. E' un peccato.
So che tutto questo non centra nulla con la Cina e con Shanghai, ma avevo voglia di esprimere il mio dispiacere per quei colori andati (speriamo non irrimediabilmente) perduti.
Insomma, è un mese che sono a Shanghai!!!
Gia, a questo si riferiva il titolo di oggi. Che si fa? Tiriamo qualche somma?
Dicamolo subito, se qualcuno mi ponesse che so, la domanda: "dopo un mese a Shanghai, cosa ne pensi?" potrei rispondere con una sola frase:
Scusa ma che ci fai ancora lì dove sei??? Cosa aspetti a venire qui?!?!?!
Quando si tirano le somme, è spesso d'uso farlo con i numeri. Ecco allora un po' dei miei (così avrete motivo per dire che do i numeri):
0 le cose che potrebbero farmi venire voglia di tornare in Italia (a parte la romagna)
1 i mesi che ho passato a Shanghai
2 gli anni che ci vorrebbero per imparare decentemente la lingua cinese
3 il massimo di ore di lezione di cinese che si riescono a sopportare prima di collassare
4 i giorni di pioggia che abbiamo avuto in agosto, contro i 19 di media che segnalano le guide turistiche italiane
5 gli italiani che ho trovato a Shanghai in un mese, di cui 4 nella mia scuola (una volta eravamo ovunque)
6 le ore di differenza di fuso orario fra la Cina e l'Italia
7 il numero che contraddistingue il mio bar preferito qui, il People 7
8 il numero fortunato secondo la tradizione cinese
9 le ore di viaggio minime per raggiungere Shanghai dall'Italia
10 il voto che merita chi ha progettato e gestisce la metropolitana di Shanghai, perfetta
12 i giorni di ferie che matura un cinese in un anno di lavoro
15 gli anni che sono passati dalla costruzione del primo grattacielo alla attuale skyline di Shanghai
30 RMB (3 Euro) il costo di una maglietta Diesel tarocca al mercato dei falsi, cotone 100% e ottima fattura
59 le stazioni della metropolitana, suddivise su 3 linee
100 circa le parole cinesi che sono in grado di riconoscere senza problemi
130 le ore di lezione di cinese che ho seguito fino a questo momento
207 il numero che identifica, sul menù del ristorante, la zuppa di noodle e ravioli di gamberetti, il mio piatto preferito per pranzo
408 il numero dell'appartamento dove abito
628 il numero civico del palazzo dove abito
1.000 le volte che si rischia di essere investiti dai motorini sui marciapiedi, se si cammina per 8 ore a Shanghai
2.000 le nuove offerte di lavoro pubblicate ogni giorno nell'area di Shanghai
5.000 RMB (500 Euro) lo stipendio medio di un impiegato di banca
10.000 gli Euro che sono necessari per vivere un intero anno a Shanghai da benestanti, senza farsi mancare nulla
40.000 abitanti per km quadrato, la densità di popolazione della parte centrale di Shanghai
100.000 i palazzi che a Shanghai superano i 100 metri di altezza, quanto il Pirellone, unico grattacielo italiano
19.000.000 i cinesi che si stima abitino nell'area metropolitana di Shanghai, quanti gli abitanti di Piemonte, Lombardia e Veneto
E questi sono solo un po'... i prossimi alla fine del secondo mese, ok?
Vado a prepararmi, è venerdì e quindi questa sera si va al Mural.
Zaijian,
Chen Long
Ni hao!
Si lo so, mi davate per disperso... ho ricevuto e-mail da "chi l'ha visto"... messaggi su MSN di gente che voleva almeno la scatola nera per analizzare gli ultimi istanti... ma dove cavolo ero finito???
Andiamo per ordine... intanto la tentazione è quella di scrivere del più e del meno per un'oretta, così intanto vi fate un po' di torbide elucubrazioni sul titolo... eh eh eh
Pensavate non vi avessi beccato? Subito a volerne sapere di più sugli esercizi con la lingua eh? Dovrete aspettare, perché prima credo ci sia qualche spiegazione da dare...
Avevo fatto una promessa, e non l'ho mantenuta. Lo so!
Il fatto è che ho una valanga di cose per la testa.
Passo un sacco di tempo a pensare alle cose da scrivervi, e ne ho una marea, ma poi quando mi metto davanti al pc, e come se mi venisse un vuoto di memoria. Perbacco dovrei portarmi il computer in metropolitana!
Ma il motivo è anche (soprattutto) un'altro... Ha più o meno a che fare con il lavoro... Già perché, come sapete, sono qui per imparare il cinese con lo scopo ultimo di lavorare (e quindi di non morire di fame). All'inizio avevo pensato di lanciare una sottoscrizione fra voi lettori per raccogliere fondi che mi permettessero di vivere qui facendo il fannullone, in cambio dei miei scritti, ma poi ho pensato che forse siete un po' pochetti.
Allora succede che, guardandomi intorno, o scoperto che c'è del possibile business da fare, qui a Shanghai. Non vi posso dire di cosa si tratta, ovviamente. Ma casualmente ho degli amici in Italia che si occupano del settore in questione, esportando in vari paesi esteri. E così ho fatto due più due (potenziale mercato più potenziale mercante) e mi sono dedicato parecchio all'analisi e alla stesura di un business plan.
A grandi linee sapete che è più o meno il mio mestiere, anche se non vi ho mai raccontato molto.
Fatto sta che nell'ultima settimana ho dedicato molto tempo (anche gran parte di quello che avrei dovuto dedicare allo studio del cinese) per fare analisi di mercato, parlare con la gente, capire per bene le cose, e trasformare il tutto in un ipotetico piano d'azione.
Va da se che se gli amici italiani dovessero decidere di infilarsi in questo business, o meglio di fare qui quello che fanno già da altre parti, allora avrei risolto il mio problema di trovare un lavoro ;-)
Ecco perché vi ho trascurato un po' (romagnoli a parte) in questi giorni... posso sperare di essere perdonato?
E poi c'è questo cavolo di cinese!!!
No, non quello del piano di sopra che sciabatta... anzi, al piano di sopra ho scoperto abitano delle ragazze che ieri per poco in ascensore mi violentavano... sono scappato in tempo, per fortuna sono solo al 4 piano di 26... per fortuna? ok, lasciamo perdere... ma la cosa ha ovviamente influito positivamente sul mio piccolo ego :-)
Si perché qui il problema si fa serio, l'insegnante dice che dobbiamo fare:
Esercizi con la lingua!
Non voglio neanche sapere quali immonde porcate avete immaginato. Si sta semplicemente parlando di esercitarsi il più possibile a parlare la lingua cinese.
Sembra facile, qui ci sono un miliardo emmezzo di cinesi, ma in realtà non è così come sembra.
In casa non vedo mai nessuno. Arrivano tardi, vanno a dormire e la mattina a lavorare.
Il pazzo americano è meglio lasciarlo perdere, come minimo con lui mi gioco pure quel poco che imparo a scuola.
E poi diciamocelo, dev'essere frustrante parlare con uno che sta imparando la tua lingua.
A meno che tu non abbia una laurea in psicologia, una spiccata attitudine al volontariato, una vocazione per l'assistenza sociale e zero amici, dopo due minuti di dialogo con uno come me ti viene l'istinto omicida!
Per farvi capire cosa intendo, ho pensato di riproporvi la cosa al contrario.
Immaginate di avere un nuovo amico cinese, al quale avete deciso (bontà vostra) di insegnare un po' di italiano.
Prima di tutto, auguri!
Ora, proviamo ad immaginare il dialogo, che per avere un senso dovreste leggere a voce alta, a rischio di passare per deficienti:
Voi: allora, per salutare devi dire "buongiorno"
Cinese: puonzolno
Voi: no, non puonzolno... buongiorno
Cinese: puonciolno
Voi: no, buon..gior..no
Cinese: buonciolno
Voi: ci sei quasi... non è buonciolno ma buongioRRRno!
Cinese: buonciolllno
Voi: no buongioRRRRRno!
Cinese: puongioLLLno?
Voi: no, non L... R...
Cinese: L
Voi: R
Cinese: LL
Voi: RRR
Cinese: LLLLL
Voi: RRRRRRRR
Cinese: LLLLLLLLL
Voi: RRRRRRRR prova a fare RRRRRRRRRRRRR
Cinese: LRLRLRLRLRLRLRLRLR
Voi: ci sei quasi!!! RRRRRRRRRRR
Cinese: LRLRLRLRLRLRLRLRLRL
Voi: prova adesso... BUONGIORNO...
Cinese: BUONGIOLNO
Voi: nooooo RRRRRRRRR
Cinese: LLLLLLLLLL
Voi: RRRRRRRRRRR BUONGIORRRRRNO
Cinese: LRLRLRLRLRLR BUONGIOLLLNO
Voi: senti, per salutare devi dire CIAO!
Cinese: ciao?
Voi: PERFETTO!!!! CIAO!
Ecco, questo è più o meno quello che potete immaginare possa essere per un cinese cercare di comunicare con uno straniero che sta imparando la lingua... capite perché è difficile fare esercizi?
Dicono che la cosa migliore è andare al parco e cercare gli anziani, che hanno tanto tempo e gli fa piacere rendersi utili.
Bene, oggi l'ho fatto.
Sono andato nel parco più grande della città (fra l'altro bellissimo). Peccato che gli anziani non ci fossero! Dopo due ore a girovagare, con la tentazione di mettermi a giocare a mini golf o di noleggiare una barchetta per fare un giro sul laghetto, me ne sono tornato a casa, con il mio bel sacco pieno di pive.
Però un po' di esericizio l'ho fatto... ho pronuciato la seguente frase: "uo ia i ghe ch là" che vuol dire "vorrei una coca"... ho preso la mia bottiglietta (di Pepsi purtroppo), pagato, ringraziato e me ne sono andato.
Anche questo è un esercizio con la lingua, no?
Un'ultima cosa prima di lasciarvi... vorrei mandare un saluto a Virginia (il suo blog lo trovate nei link a sinistra col titolo "innamorata di Shanghai") che ha suo malgrado dovuto lasciare questa città nel week end... ci conosciamo poco ma nutriamo la stessa passione per questo posto magnifico, quindi non posso che augurarle "torna presto a casa!!!".
Zaijian,
Chen Long
Ni hao!
Lo so, devo scrivere più spesso... ma se tanto siete tutti in vacanza, cosa scrivo a fare?!?!
Ok, questa settimana tornate in tanti al lavoro e quindi avete bisogno di cose che vi facciano passare il tempo. Prometto che ve ne darò occasione tutti i giorni.
Ma veniamo al titolo di oggi.
Non voglio parlare della mia amata Ferrari, anche se dopo il gran premio appena finito, sarebbe in tema perfetto con l'andare piano. E non voglio neanche commentare Fernando Alonso, che non si capisce veramente come faccia ad entrare in una macchina così piccola con un fondo della schiena di quelle dimensioni. Se dovesse vincere il mondiale per due punti, saranno quelli che gli sono capottati in testa oggi all'ultimo giro.
Ma dove lo trova tutto quel c**0?!?
Io un'idea me la sono fatta. Secondo me è Flavione (Briatore) che ne ha preso un po' da tutte le modelle che ha trombato e ha trapiantato il tutto nello spagnoletto (che non è il maschio dell'arachide). D'altronde si vede anche dove lo ha messo, per poter stare nello stretto sedile, ha dovuto una parte infilarla sotto le sopraciglia, ecco perché sono così grosse!!!
Oggi, per la prima volta da quando sono arrivato a Shanghai, ho provato veramente disgusto!
No, non per il gran premio, che è stato pure bello e spettacolare.
Ci sono cose che mi piacciono di più, della Cina, altre che mi piacciono di meno. E' ovvio che sia così. Ma oggi ne ho trovata una che proprio non accetto, non condivido e critico.
Andiamo per ordine. Sono andato a comprare un po' di cose al supermercato, e ne ho approfittato per fare un po' di raccolta di dati su un argomento che potrebbe rappresentare in futuro un lavoro, ma non ve ne parlo ora.
Giravo per il centro commerciale, insieme ad almeno la metà dei 20 milioni di abitanti di Shanghai, a quanti erano, quando mi sono imbattuto in qualcosa di inaspettato.
Per la precisione, stavo curiosando il bancone del pesce dove, oltre al pesce fresco e quello surgelato, qui vi è anche una buona scelta di pesce ultra fresco, nel senso che è vivo.
Nulla di male in tutto questo. Da noi al mercato, per esempio, le anguille sono quasi sempre vive. Qui ci sono dei grandi acquari con vari tipi di pesce. Carpe, pesci che assomigliano a dentici ma di acqua dolce, pesci di colore rosso che spero non mi siano mai stati dati da mangiare fino ad ora. In realtà qui il pesce non lo sto mangiando, anche quando lo trovo in tavola. Non per altro ma perché non mi piace come lo cucinano. In pratica lo tagliano a strisce e lo friggono. Quindi è pieno di lische, che io odio. Solo per questo.
Guardo per bene nelle palle degli occhi tutti questi bei pescetti e intanto giro intorno al bancone degli acquari, fino a imbattermi nel disgusto più totale.
Si, perché alla modica cifra di 13 Euro, ho trovato in vendita nella sezione "vivo", degli animali che mai avrei immaginato qualcuno potesse essere così pazzo da cucinare e mangiare.
Tartarughe!
Non sto scherzando, giuro. Tartarughe vive, della lunghezza (guscio) di una ventina di centimetri o poco più, vendute direttamente con scatoletta completa di maniglia per il trasporto. Costo cadauna 120 RMB, ovvero poco più di 13 Euro.
Questo veramente no, mi fa schifo e lo voglio dire. Capisco le differenze di cultura. Capisco tutto. Ma le tartarughe proprio no.
Sono talmente disgustato che non ho voglia di aggiungere altro.
Speriamo solo che per il prossimo 16 ottobre, giorno in cui si correrà il gran premio di Formula 1 qui a Shanghai, la mia amata Ferrari abbia ritrovato un po' di competitività.
Non vorrei mai che così lenta, la friggessero in padella!!!
Zaijian,
Chen Long
Ni hao!
come va? Avete passato un buon ferragosto? Avete fatto gavettoni anche per me? Già, perché qui il 15 era un giorno lavorativo (scolastico nel mio caso) come gli altri e quindi... altro che spiaggia o grigliata!
Basta con le ripetute lamentele sul fatto che sto lesinando un po' nello scribacchiare. Vi ho già spiegato che sono nel pallone più totale con la difficilissima lingua cinese. Sto però impostando un po' meglio il metodo, aiutandomi con strumenti didattici che costruisco per conto mio al computer, e poco per volta sto ritornando in pari con il programma scolastico, quindi il tempo per tediarvi tornerà ad esserci.
E poi, diciamocela tutta, non è che vi trascuro così tanto... sapete quanto scrivo? Essendo (fra le altre cose) un po' malato di analisi e statistiche, le faccio anche su questo blog. Non parlo delle statistiche di accessi, pagine ecc, quelle ci sono ma non le guardo neanche. No, quello che faccio è contare quanto scrivo.
E volete sapere quanto scrivo? In due settimane vi ho propinato circa 150.000 caratteri.
La cosa vi dice poco? Lasciate che vi faccia qualche esempio di paragone. Come sapete (o forse non lo sapevate ma vabbé, ora lo sapete) ho scritto parecchi articoli per vari giornali, nel tempo. Ho quindi una dimistichezza con il conteggio dei caratteri, che è l'unità di misura che il capo redattore ti da per dimensionare la lunghezza del tuo articolo. Un articolo di 3 pagine, come quelli che (maledetti) state leggendo sotto l'ombrellone, corredato di un po' di immagini si estende su circa 10.000 caratteri.
Questo significa che, usando come parametro una normale rivista settimanale o mensile, ho messo a disposizione in due settimane 45 pagine, esclusa la pubblicità!
Potrei aggiungere che:
1) con un ritmo come questo potrei da solo fare una rivista mensile di 150 pagine, con la pubblicità al 40% che è una media normale;
2) un articolo di 3 pagine viene mediamente pagato 100 Euro... a quest'ora avrei guadagnato 1.500 Euro se avessi scritto per denaro;
3) allora sono proprio pirla!!! Non è che fra di voi c'è qualche editore che necessita di uno scribacchino???
Oggi torniamo a parlare di business!
Sì perché il lavoro e gli affari sono il motivo che mi ha spinto qui a Shanghai e, come vi ho promesso all'inizio di tutto, uno degli scopi di questo blog è di dire cose vere e (si spera) qualche volta sensate, sul mondo degli affari qui nel paese dei mangiatori di bambini (perché comunisti) cirropatici (che non so se si dice ma comunque perché hanno la pelle gialla) e monofaccia (no comment).
Vi ho già accennato al fatto che qui gli affari si fanno in particolar modo grazie alle Guanxi, le conoscenze.
Da buon furbetto, quindi, sono arrivato da sole due settimane ma mi sono già messo di gran lena a creare il mio giro di conoscenze.
Casualmente il vantaggio di un italiano, trentenne, di buona culutura, alto e se non proprio bello almeno senza doppio mento, è che le conoscenze arrivano facili facili, quando sono di sesso femminile. Non vi è, da parte mia, alcun fine diverso dal lavoro. Chiariamo subito e per benino che voi siete in mood estivo e fra Chi, Novelle varie, Vip, Gossip ecc, chissà che vi passa per la capa. Solo lavoro.
Tanto per non sbagliare sono partito da fonti buone. Ho fatto conoscenza con un po' di persone nel settore della consulenza strategica, che ruotano intorno a società di (alto) livello internazionale molto importanti, quindi consulenti che hanno agganci molto validi. E' importante avere delle buone referenze, non frega a nessuno se hai le Guanxi con il lattaio sotto casa.
Ieri sera sono stato invitato a un party di compleanno, che prevedeva cena in un ristorante nepalese, fra l'altro proprio di fianco al People7 di cuì vi ho già parlato e proposto foto.
Era il compleanno di Christopher, ragazzo francese responsabile della comunicazione e pr di un gruppo che produce ed esporta moda. Ad occupare un intero piano del ristorante eravamo in 40.
Uomini e donne di tutto il mondo, fra i 25 e i 40 anni, più o meno tutti in carriera nei vari settori che tirano qui a Shanghai. Quindi consulenza, servizi, fashion, c'erano un paio di giornaliste di settimanali locali di quelli alla moda ecc.
Inodovinate su 40 quanti italiani? 1, io!
Come al solito non ci facciamo scappare occasione per far notare come siamo messi. Vi giuro che c'era gente da tutti i paesi più sperduti del mondo. Un solo sfigatissimo (si fa per dire) italiano. In teoria siamo sempre dappertutto, ma a quanto pare non qui a Shanghai.
Allora si parlava con Linda, che fa la consulente di Strategic Management per una importante società, e che ha un capo italiano (almeno uno) che a un certo punto (lei è cinese) mi fa una domanda di quelle che vorresti magari evitare: "perché voi italiani pensate così tanto male della Cina?".
Non vi dico l'imbarazzo. Passati però quei 76, 77 minuti di completo gelo, mi sono ripreso e le ho risposto con l'unica fraseche poteva avere un senso: "perché siamo il popolo più stupido che esiste sulla faccia della Terra!"
Bene. Risata, situazione salvata, faccia come il c**o messa a dura prova e via... ma tornato a casa, la domanda era ancora lì...
Facciamo un salto indietro nel tempo... vi ricordate di R.?
Per i meno attenti, R. è l'imprenditrice del nord-est i cui dilemmi sono in parte stati sviscerati nel primo episodio di questa mini saga. Se vi serve potete rinfrescarvi la memoria cliccando qui.
Vi avevo lasciati, a quel tempo, con un commento di R. che, dissi, avrei analizzato in una successiva puntata. Ecco, ora è il momento di farlo.
Nel mio colloquio con R., pochi giorni prima di partire per Shanghai, le esponevo la mia visione (non ancora validata dall'aver toccato con mano e quindi più che variabile) sul fatto che per competere con i Cinesi doveva venire qui e allearsi con loro.
La frase emblematica di R. era stata "ma chi vuoi che ci vada fino in Cina..."
Fino in Cina???
Laciate che vi racconti un'altro pezzo di storia (di un'altra storia).
Lo so che non è facile seguirmi se salto da una parte all'altra così, ma che volete, adoro la regia alla Tarantino (anche se i miei sembrano più racconti sconnessi alla Lucarelli... paura eh?).
Qualche anno fa, diciamo pure più di 10, lavoravo in una università italiana. Ok, era il Politecnico di Torino, nella sede di Ivrea. Lì ad ogni fine anno (didattico) si sfornavano nuovi ingegneri ed era il perido in cui l'Olivetti non era ancora a p*****e e, addirittura, assumeva personale.
La storia che vi racconto è quella di Piero (nome di fantasia), giovane studente, fra le altre cose (capirete dopo perché lo sottolineo) neanche fidanzato, che, migliore del suo corso e laureato con lode, a soli 24 anni e prima ancora di ritirare il suo pezzo di carta tanto sudato, riceve la seguente proposta:
assunzione a tempo indeterminato con contratto quadro di primo livello (e stipendio conseguente) nella divisione stampanti di Olivetti, a una condizione... i primi 2 anni di carriera, per forza di cose orientata alla dirigenza visto il punto di partenza, da effettuarsi nella sede di Pozzuoli, per la quale l'azienda metteva a disposizione appartamento in residence presso la sede remota, ovvie indennità economiche di trasferta e volo andata e ritorno tutti i fine settimana Capodichino-Caselle-Capodichino per stare a casa nel week end.
Bene, cosa fece il nostro Piero? Ovviamente... rifiutò, in attesa di trovare una sistemazione che gli permettesse di stare vicino a casa... ogni (mio) commento è superfluo!
Figuriamoci se a Piero avessero proposto di venire in Cina!!!
Lasciamo Piero e il passato e torniamo ai giorni nostri.
Che gli italiani sono mammoni, lo sappiamo e non facciamo finta di niente. E le mamme degli italiani darebbero il sangue per non farli allontanare a più di 100 metri da casa. Sappiamo anche questo. Non so la mia, che mi ha lontano da casa da 10 anni, ma diciamo che la media è così.
C'è un esempio che vi volgio fare che è bellissimo, per capire come vanno le cose da noi.
Pochi giorni prima di partire ero dalla Nonna a pranzo e a un certo punto si mette a piangere. Le chiedo "che c'è?" e lei mi risponde "non sono contenta che vai così lontano"...
Al che le ho detto: "Nonna, vado a Shanghai per 2 mesi. A gennaio sono andato in America per due mesi, stessa distanza, e non hai pianto. Ad Aprile sono andato in Egitto per due mesi, un po' più vicino, ma non hai comunque pianto."
E la serafica risposta è stata: "eh ma lì è diverso"!!!
Come?!? In America... si. In Egitto... si. In Cina... no!
non stiamo parlando di periodi, quindi di situazioni, diversi. Uno in coppa all'altro, direbbero a Napoli dove si sono presi volentieri il posto lasciato da Piero (forse).
Vi propongo una mia personalissima statistica, non basata su alcun numero ma su pura immaginazione (e non sono così sicuro di sbagliare).
Prendiamo a campione 100 neo laureati.
80 di questi non accetterebbero mai di lavorare a tempo pieno all'estero. Vuoi per il/la fidanzato/a. Vuoi perché mammoni. Vuoi perché chissàcheccavolo. Ma non lo farebbero.
Dei restanti 20, alle seguenti proposte di città dove lavorare, ecco la mia stima:
Londra - 20
Parigi - 15
Bruxelles - 8
Altre città europee - 6/7
New York - 5
Altre città americane - 3
Shanghai - 1 (forse)
Ma perché?!? Che cos'ha questa Cina che mette così a disagio?
La distanza? Non sapete che Alitalia ha un volo diretto andata e ritorno tutti i giorni Malpensa-Shanghai?
La lingua? Perchè pensate che a Parigi ve la cavate con l'Inglese? Nell'unico paese al mondo che non dice Computer ma Ordinateur (o come dicono, insomma).
La paura? Ma lo sapete che Shanghai è probabilmente fra le prima nella lista delle città con meno crimini al mondo, dove i polizziotti hanno talmente un c**o da fare che ogni giorno si dedicano a multare i ciclisti che non rispettano lo stop?
Io davvero non capisco!
Ma allora chi ci va in Cina?
Quelli come me, ad esempio.
Imprenditori, non avete le palle per venire qui? E sfruttate le nostre no?
Ritorniamo a Linda, che ha avuto la malaugurata idea di originare questo sproloquio. Dopo averle detto come siamo noi italiani, le ho spiegato perché secondo me c'è questo problema.
Ritengo che la vera colpa sia del Governo cinese. Non per come governa, anzi, sapete bene (anche chi in privato mi chiama comunista di m****a) che a me piace e che secondo me le cose filano, qui. Ma per i troppi anni di chiusura nei confronti del mondo della comunicazione esterno. Non quello interno. Sapete che qui ci sono oltre 60 canali televisivi? altro che 6 o 7. La totale mancanza di una struttura di comunicazione e di pubbliche relazioni, che invece regge di fatto in piedi i governi occidentali (almeno nei rapporti esterni), ecco cosa ha generato tutto questo.
Però anche noi, se volessimo delle informazioni non sarebbe così difficile trovarle.
Vi lascio con un concetto profondo: avete paura della Cina? Il titolo di questo articolo è proprio per voi... non avete davvero capito un c**o :-)
Zaijian,
Chen Long
Ni hao!
Ve lo avevo promesso, ed eccomi di nuovo qui... per la serie oggi non ho proprio niente da fare, starete pensando... ma come? io mi dedico a raccontarvi un sacco di cose intelligenti (ops) e voi mi prendete in giro?
Oggi mi sono dedicato allo studio... insomma... sapete com'è studiare no?
Si comincia... poi la scrivania è scomoda e ci si appoggia sul letto... poi si sprofonda sempre di più... e quando si arriva a pensare "ok tolgo un secondo gli occhiali per riposare gli occhi e ripasso a mente" state già dormendo da un pezzo.
Dopo un paio d'ore di studio profondo, sono rinsavito e ho deciso di andare a studiare fuori, così almeno non correvo il rischio di addormentarmi.
Oggi era una di quelle giornate da dedicare al turismo d'alta quota. Non parlo di andare in montagna, ma di salire in cima a un grattacielo per guardare la città. La visibilità era molto buona, complice la bassissima percentuale di umidità, che non credo superasse l'80%, valore che qui ha del miracoloso.
Io non mi dedico a queste attività turistiche, non mi piace molto, ma vi mostro qual'è un ottimo punto di osservazione. La Jinmao tower, con i suoi 88 piani, è l'edificio più alto di tutta la Cina:


Ni hao!
Ne ho ricevute di lamentele, eccome se ne ho ricevute... lo so, sono due giorni che non scrivo :-(
Lasciate che vi spieghi, è tutta colpa del cinese.
No, non sto parlando dell'inquilino cinese dell'appartamento del piano di sopra, che sciabatta e non mi fa dormire, sto parlando della lingua cinese.
Anche perché ultimamente dormo, mi sono liberato del bastardo!!! Ricordate? Il bastardo è il gatto. No, non l'abbiamo cucinato come pietanza principale del pranzo domenicale, tranquilli. Semplicemente ho finalmente cambiato stanza. Ora ho una camera tutta mia, senza gatto, senza americano, con il condizionatore che regolo come voglio e pure il tavolino per il computer (che ho costruito togliendo un ripiano dall'armadio).
Ma torniamo al maledetto cinese (non quello del piano di sopra).
Sono qui per studiare il cinese no? O meglio, sono qui per imparare il cinese!
Il problema è che il cinese è una lingua stramaledettamente difficile. Lasciate che vi descriva le caratteristiche principali:
- nel cinese non c'è un alfabeto, ovvero non c'è un elenco di 26 caratteri che hanno un loro suono e che poi, combinati fra loro, producono le parole. Qui si parla di sillabe che sono composte da una parte iniziale e una parte finale. Ad esempio, b, f, x, zh sono delle iniziali. Ce ne sono 23 di iniziali. Mentre a, o, en, iang, sono per esempio finali. Ce ne sono 37. La combinazione di iniziali e finali costituisce le sillabe. Le differenti sillabe che compongono l'alfabeto cinese sono 408!!!
- Come se non bastasse, ci sono le tonalità. Si, perché ogni singola sillaba può essere pronunciata con 4 differenti tonalità e, in alcuni casi, anche con tono neutro che fa 5! Questo significa che le sillabe base diventano oltre 1.600, se si aggiungono le tonalità. Vuol dire che la stessa sillaba "ma" pronunciata con tono differente corrisponde a 5 diversi significati ben distinti, fra cui mamma, lino, cavallo ecc.
- Allo stesso modo, sempre in riguardo ai suoni, per esempio z, c ed s sono al nostro orecchio (vista la nostra abitudine a pronunciarle ben diversamente una dall'altra) incomprensibili, perché qui hanno un suono praticamente identico. E quindi immaginate la difficoltà di pronunciare una c con un suono simile alla z ma che deve distinguersi dalla z pur essendo praticamente identico.
-Per non parlare, ad esempio, di an e ang. Sono due suoni identici, solo che il secondo è aspirato. Il problema è che noi piemontesi abbiamo il vizziaccio, quando parliamo una lingua straniera, di aspirare qualsiasi parola. Non so perché, ma lo facciamo. E quindi tre quarti dei suoni che emettiamo sono aspirati, senza che ce ne accorgiamo.
- Ogni singola parola, è composta da 1, 2 o 3 sillabe combinate fra di loro.
- A questo potremmo aggiungere le eccezzioni, come quella che se due parole consecutive hanno la stessa tonalità, la prima delle due cambia tonalità.
- Ogni parola è poi rappresentata da uno o più simboli, i cosiddetti ideogrammi. Ed ognuno di essi è composto da due parti.
E tutto questo è solo (in parte) la teoria!
Si perché la pratica è che la via dove abito io, ad esempio, che è una via abbastanza importante, si chiama ZhangYang Lu. Bene, la prima parte si dovrebbe pronunciare una specie di "cian" con il finale aspirato e la ci che sembra una zeta. La seconda parte è un "ian" a finale aspirato. Il tutto con i toni che è troppo complicato spiegare.
Sta di fatto che ogni volta che salgo sul taxi, provo 4 o 5 volte a dire il nome della via al tassista. Dopo di che tiro fuori il mio bel bigliettino con l'indirizzo e lui, dopo averlo letto, mi risponde "aaahhh!!! cianian lu!!!" con (secondo me) lo stesso identico accento e tono usato da me. E io che avevo detto?!?!
Inutile dire che non esiste un singolo tassista a Shanghai (su oltre 50.000) che parli una parola di inglese. E a me viene da pensare ad 'A' (ricordate? non abbiamo ecc..) che è convinto che per fare affari qui basti l'inglese. Seeh, voglio vederti ad arrivarci agli affari, con questi taxi!!!
Tornando a noi, capite perché sto impazzendo? Sono giorni difficili perché c'è da fare il salto dai semplici saluti a una maggiore comprensione, per poi poter sviluppare l'uso della lingua. E questo mi assorbe tempo ed energie.
Se poi aggiungiamo che in classe c'ho gli animali che fanno casino... Vi ho già parlato dei miei due amici e compari di merende, anzi, avevo promesso che venerdì sera al Mural li avrei catturati sull'ubriaco andante e fotografati per voi. Ogni promessa è debito e quindi eccoli qui:

Ni hao!
Buona sera care amiche e cari amici del Bel Paese (sempre quello dei formaggini).
Buona sera perché qui a Shanghai sono ormai le 21 e si, come sempre, ho già mangiato da un pezzo (a proposito, oggi parleremo anche di mangiare).
Lo so che non scrivo da due giorni e che sentivate la mia mancanza. Mi scuso ma ieri non sono proprio riuscito a trovare il tempo. Sono in un periodo di lezioni molto difficile. Dopo la prima settimana di insegnanti che parlavano inglese, da questa settimana si è passati al cinese puro, comprese le spiegazioni. Un delirio! Se poi aggiungiamo che ieri era mercoledì, quindi uno dei due giorni di uscite in gruppo (insieme al venerdì) ne risulta che tornato da scuola ho avuto tempo di cenare (sempre più presto, fra un po' farò merenda), docciarmi e uscire.
Oggi però non mi stacco dal computer e oltre ad avere tempo ho anche voglia di scrivere quindi, mettetevi comodi perché sarà lunga.
Ho deciso di parlarvi un po' di cose easy, che ho raccolto in un titolo esemplificativo: Enjoy Shanghai, ovvero posti dove mangiare, da vedere ecc.
Partiamo dal cibo
Questa sera, mentre divoravo la quinta scodella di noodles, mi sono di colpo reso conto che la dimistichezza con i bastoncini è ormai totale. Sapete tutti che qui in cina non si usano le posate, e ne ho già anche parlato. Io non sono arrivato qui a zero, sull'argomento. Sono anni che uso i bastoncini ai ristoranti cinesi e giapponesi e avevo una buona pratica, anche se non accompagnata a una tecnica impeccabile.
Quello che mi ha fatto notare il "passaggio di grado" è il fatto che ho sempre dovuto usare due mani per posizionare i bastoncini in modo da riuscire a usarli per "pizzicare" il cibo. Il cibo non si infilza, mai! Ricordatelo. Porta una sfiga tremenda, è una cosa che si fa solo ai funerali. Allora, dicevo, la mia tecnica consisteva nell'usare la mano sinistra per posizionare adeguatamente i bastoncini fra le dita della destra.
Tutto questo ora non mi serve più, prendo su i bastoncini con la destra e li uso. Questo specialmente con quelli di casa, che sono più lunghi e affusolati di quelli usa e getta da ristorante. Insomma, accorgermi di questa cosa mi ha reso felice e volevo dirvelo. Bastano una decina di giorni, quindi, per passare da un imbarazzante e goffo tentativo di mangiare con le bacchette, a una discreta padronanza del mezzo.
Ma non è con questo che voglio tediarvi.
Ho scoperto, grazie ai messaggi che ricevo, che parte dei lettori di cotante nefandezze è composta da persone che sono in procinto di venire qui a Shanghai (il che non mi stupisce). Allora vai con i consigli per gli acquisti, ma non quelli da guida turistica. A proposito di guide, quella di Time Out è certamente la migliore, così come sono eccezzionali le guide Time Out di ogni città, provatele (signor tecniche nuove, editore delle guide time out, la prego di contattarmi per il pagamento di questo spot).
Siamo in Cina, giusto? E per la precisione a Shanghai, esatto? Bene allora in tema di cibo e ristoranti, non posso che parlarvi di:
CHURRASCHERIA
Come di churrascheria? Sono scemo dite? Voi venite in Cina e io vi mando alla churrascheria??? Ma va là che siete tutti uguali voi italiani, dopo due giorni che siete fuori di casa cominciate a cercare pizza e spaghetti!!! :-D (a proposito di "ma va là" questa settimana a scuola è arrivato Ivan, un bolognese verace, e finalmente di può parlare un po' in dialetto, sochmel! lo so che sono piemontese e che il mio dialetto sarebbe un'altro, ma che ci volete fare, l'emilia e, soprattutto, la romagna...)
Sento delle altre vocine che invece dicono: che caspita è una churrascheria?!?! Uff! Ma vi devo sempre dire tutto!!! Le churrascherie sono i ristoranti tipici sud americani dove, per un prezzo fisso, camerieri con enormi spiedi e coltelloni in mano girano fra i tavoli a servire carni alla brace di diverso tipo (salsicce, filetti, arrosti ecc) tagliati direttamente nel piatto dallo spiedo e, soprattutto, a volontà. Mangi quanto vuoi (o quanto riesci).
Dopo quasi due settimane di cucina cinese, che come sapete adoro, non dispiace fare una mangiata di carne alla brace, che adoro decisamente di più (chiede alla mamma che ogni volta che sono a casa si becca la grigliata).
Churrascheria, dicevamo. A Milano ad esempio sono molto conosciute il Picanas e il Rios, famoso come Porcao prima che cambiasse gestione e nome. Sono posti in cui si mangia bene ma il prezzo, beh, non è certo da tutti i giorni. Fra i 70 e i 90 Euro, escluse le bevande, per il giro di carne a volontà e il buffet di antipasti e contorni.
Questo a Milano, ovviamente, perché qui è un'altro paio di maniche.
Per voi che state per arrivare, ve ne consiglio una che davvero vale la pena. Si chiama Brasil e si trova sulla Huaihai Road, proprio di fronte alla Shanghai Library. Fermata della metropolitana più vicina Hengshan Road, pulman 911 e 926.
Perché parlo di questo posto? Diciamocelo, una mangiata colossale che costa, incluso soft drink (es. coca), 55 RMB ovvero 6 Euro, non si può non consigliarla! Non credete?
Si si, avete letto bene. In Italia 90 Euro... a Shanghai 6!!!
I miei amici tedeschi, che non rinunciano a bere birra, ovviamente non bevono soft drink e quindi arrivano a spendere anche 8 Euro.
Nei prossimi giorni vi darò qualche altra segnalazione. Ma ora cambiamo argomento e parliamo di night life.
Nuovi locali visitati
Vi ho già parlato del Mural Bar, che è ormai stato eletto a locale ufficiale del venerdì e quindi vi torneremo anche domani. Del resto quando hai da bere incluso per tutta la sera con 11 Euro, e in più la musica e la gente sono belle...
Ma ho visitato altri locali (e chi lì in Italia dice che me la sto spassando, sappia che è solo dovere di cronaca, lo faccio per voi).
Il primo che vi consiglio assolutamente è il PEOPLE7. Locale molto esclusivo, un enorme loft in stile newyorkese decisamente hi-tech, frequentato da occidentali e cinesi vip. Un posto veramente di classe. Si trova all'805 di Julu Road. Per entrare dovete infilare la mano in una delle fessure nel muro, la parete si aprira. Quale fessura usare, sta a voi scoprirlo. Qui sotto invece trovate una foto del bar.
