Pensavate di sapere cose vere sulla Cina? Provate a verificare giorno per giorno quanto lo siano.
Questo è il racconto della vita in Cina , nella città di Shanghai, di un Italiano che ha voluto
vederci chiaro e vi svela le sue scoperte, senza peli sulla lingua, o quasi.
Sono un italiano trasferitosi in Cina.
La mia avventura "blogghistica" è iniziata a poche ore dal mio arrivo in Cina, nell'estate del 2005.
Il blog in questione, "Shanghai è in Cina" non è più stato aggiornato, anche in funzione del fatto che non vivo più a Shanghai... lo stesso è però ancora frequentatissimo e fra i primi risultati nei motori di ricerca.
Se proprio non puoi fare a meno di leggere quanto ho scritto nei miei primi sei mesi di vita cinese, puoi scaricare la versione PDF delle prime 100 pagine del blog:
Sulla scia della prima avventura da scribacchino (in realtà non è la prima, ho alle spalle un libro e parecchi articoli pubblicati) dopo mesi di meditazione è nato il nuovo blog:
La Mia Cina!
Che fin dal titolo vuole riflettere quello che per me sta diventando questo Paese.
Ecco allora che si riparte, a dire la mia, spesso controcorrente, qualche volta frutto di visioni prettamente "personali" ma, pur sempre, caratterizzati dal fatto di essere qui.
Mi rendo conto, infatti, che sempre più spesso c'è chi parla della Cina ma, se messo alla prova, non sa neanche indicarla sulla carta geografica.
Spero di condividere con molti la... "MIA" Cina!
Se qualcuna delle mie fotografie ti piace particolarmente e la vuoi per usarla come sfondo dello schermo o per farne un poster, puoi richiedrmi via mail la copia ad alta risoluzione.
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Se vuoi scoprire come risparmiare il 25% su un volo Shanghai/Milano leggi tutto questo post!
Non è pubblicità, tranquilli. Non mi sono venduto il blog per quattro soldi. E' che ho scoperto un trucco per tirare la sola ad Alitalia e lo voglio condividere con voi, ma dopo, ora parliamo dell'argomento del giorno.
Avete presente il comico di Zelig Paolo Cevoli?
E' diventato famoso per il personaggio dell'Asesore di Roncofritto (citadinii!!! lo so che si scrive con due esse in italiano, ma lui è romagnolo, di ese ne dice una sola) per poi prodursi in quello che secondo me è il più bel personaggio di cabaret di tutti i tempi, il grande amprenditore Teddy Casadei, del premiato salumificio Casadei, quello del famoso maiale demaializzato.
Insomma, se non avete capito di chi parlo mi viene il dubbio che non stiate leggendo il blog giusto.
Un personaggio dell'ultima edizione di Zelig intepretato da Cevoli era il tipo che, a petto nudo e mutandoni leopardati, con panino enorme in mano, urlava:
C'HO IL CERTIFICATO!!!
Ho scoperto a chi è ispirato quel personaggio: agli imprenditori cinesi!
Insomma, se girate per le zone industriali nelle varie province cinesi, più o meno una fabbrica su tre ha la seguente scritta come parte dell'insegna:
ISO 9001:2000 oppure ISO 14000 opure ISO 9000, 9002 ecc ecc
A vederla in questo modo sembra che la maggiorparte delle aziende cinesi sia certificata.
Ora, io non voglio mettere in dubbio la validità di questi certificati, però consentitemi di dire la mia.
Peccato di gioventù, a un certo punto sono stato formato sulla qualità. La specializzazione che ho ottenuto non è propriamente sulle norme ISO ma sull'IEEE, in particolare la 14400 che è quella sulla qualità nella progettazione e realizzazione di servizi informatici.
Insomma, ho un pezzo di carta che dice che in teoria sono un esperto di qualità nel settore del software.
Per arrivare a questo, però, la formazione è passata forzatamente per la qualità in generale. Ci sono infatti concetti e metodologie che sono più o meno comuni a tutti gli standard e sono gli elementi sostanziali che definiscono come si può arrivare a un processo che garantisce la qualità.
Non voglio farla troppo complicata, anche perché fra di voi ci sono sicuramente (Murphy insegna) gli esperti di qualità che poi mi smentiscono nei commenti.
Sta di fatto che sono certo, per ottenere la certificazione ISO 9000 e varianti successive, i passi non sono semplici anzi. E poi non è tutto, dopo aver praticamente ingessato l'azienda in procedure e controprocedure definite e manualizzate, per poter mantenere la certificazione bisogna sostenere controlli periodici che dimostrino che le regole vengono applicate.
Non per fare il polemico ma, non ci credo neanche se lo vedo che la maggiorparte dei cinesi sia mentalmente in grado di instaurare delle procedure e poi di seguirle alla lettera.
Certo, se si tratta di disciplina, su questo non c'è dubbio che siano preparatissimi, fin dalla prima infanzia. A partire dalle scuole elementari ricevono una formazione di stampo militare basata su regole, gerarchie, disciplina e dedizione.
Ciò non toglie che, se l'economia cinese sta ottenendo i risultati che tutti conosciamo, è proprio grazie al fatto che qualcuno ogni tanto decide di non seguire le regole.
Sono considerati alla stregua di eroi nazionali quei 18 di agricoltori di Xiaogang che, sul finire degli anni 70, avviarono illegalmente la rivoluzione economica della Cina. La storia è più o meno questa:
Negli anni '60 e '70 la Cina, per opera di Mao e dei suoi seguaci, viveva una situazione di organizzazione comunista pura e radicale. Tutto era pianificato dal governo centrale. Gli agricoltori erano raggruppati in collettivi, delle specie di cooperative, dove tutti vivevano e lavoravano con l'unico obiettivo di produrre quanto impostato dai governi centrale e locale. Questo portò a una sorta di sterilità dello spirito di iniziativa, che poteva essere condannato come eversione, e quindi la popolazione si limitava a fare il minomo indispensabile richiesto dal governo, vivendo di fatto in un clima di sussistenza.
18 contadini, cercando disperatamente un modo migliore per sfamare le proprie famiglie, decisero di spartirsi la terra che prima lavoravano insieme e ogni famiglia ebbe il suo appezzamento. In quel periodo i collettivi erano obbligati a pagare la "tassa sul grano", un tributo che finiva nelle casse del governo. I contadini stabilirono che avrebbero continuato a pagare la tassa sul grano, ma che una volta assolti i propri obblighi avrebbero potuto vendere o barattare qualsiasi surplus ricavato dai campi. In questo modo avrebbero potuto tenere per se i proventi. Un simile progetto era ovviamente illegale e i contadini sapevano che il loro patto poteva portarli in prigione e forse alla morte, ma i 18 uomini firmarono l'accordo col sangue nel dicembre del 1978. Stabiliva che se uno dei firmatari fosse stato arrestato o condannato, gli altri avrebbero aiutato la sua famiglia.
Gli effetti di questa unione furono pressoché immediati e nel giro di pochi mesi diedero i risultati che che anni di ideologia e pianficazione centralizzata non erano riusciti a dare. Il rendimento dei campi crebbe paurosamente. I risultati furono così sorprendenti che anche le autorità di Pechino dovettero accettare il fatto come incontestabile. Lo stesso Deng Xiaoping, l'unomo a cui la Cina probabilmente deve la sua attuale ricchezza, arrivò a siglare patti simili definendoli "un tipo di contratto responsabile in cui i profitti sono legati alla produzione".
Era la nascita dell'economia di mercato cinese, in sostituzione a quella pianificata dallo stato.
Vi ho raccontato questa storia, che non è dissimile da quelle che caratterizzano la nascita delle prime imprese private, sia di produzione che di commercio, per cercare di spiegare come nella cultura cinese sia piuttosto radicato, negli ultimi trnet'anni, il fatto che il benessere nasce non da iniziative dello Stato ma prima da iniziative private, che infrangono le leggi dello Stato stesso.
Basta poi vedere come guidano per capire che anni di formazione scolastica, basata sulla disciplina, vengono annientati dal momento preciso in cui viene loro consegnata la patente.
So che queste mie considerazioni potrebbero (e credo lo faranno) suscitare il disappunto di qualche cinese (e non solo) che legge le mie pagine, ma di fatto sono convinto che il non totale rispetto delle regole sia nel DNA della popolazione cinese. Lo è anche in quello della popolazione italiana, non cerchiamo di nasconderci dietro il dito medio.
Sta di fatto che la rigidità di una gestione della fabbrica basata sulle normative ISO non può essere compatibile con la realtà cinese di per se stessa.
Quello che sostengo è che, come gli occhiali del fake market o il marchio CE sui giocattoli sequestrati nei porti europei, molti dei certificati siano poco veritieri. Molto probabilmente ottenuti con gentili elargizioni di doni (tipo versamenti su conti di Hong Kong) ai funzionari delle aziende, perlopiù private, che rilasciano le certificazioni.
Eresia? Può darsi, e spero di essere smentito, ma posso assicurarvi che non baserò mai la mia scelta di un partner cinese sul fatto che ha la certificazione ISO 9000.
Ma veniamo all'unico motivo per cui avete letto fin qui, ovvero come risparmiare sul volo.
E non dite che "ma no, la storia era interessante", perché tanto non vi crede nessuno.
Voli scontanti per Shanghai:
Allora i fatti sono questi: venerdì e lunedì ho delle riunioni di lavoro in Italia. Mi sono premurato quindi di prenotare il volo per domani, così giovedì sbrigo un po' di faccende a casa, poi martedì torno qui a Shanghai.
Costo del volo Shanghai-Milano-Shanghai Euro 835 + 148 di tasse aereoportuali, totale 983 Euro. Economy s'intende.
Dopo aver prenotato, ho scatenato i cinesi a cercarmi una tariffa migliore. Prima mi hanno trovato dei posti su Air China, che fa code sharing con Alitalia, a 100 Euro in meno. Già questo è un bel risparmio. Stavo per confermare questo volo quando l'agenzia viaggi della società di trasporti con cui abbiamo una partnership, una multinazionale norvegese con uffici in 160 porti nel mondo, mi fa sapere che ha un biglietto a 630 Euro + tasse. Ed è un biglietto Alitalia.
Orpo, qui il risparmio diventa di botto di 200 Euro!!!
Come è possibile questa cosa? Ovviamente dico di farmi subito emettere il biglietto e chiamo per annullare il volo precedentemente prenotato con Alitalia.
Mi richiama l'agenzia per dirmi che si erano sbagliati, il biglietto da seicento Euro non era per Milano ma per Roma. Ho messo tutti in attesa.
Mi sono attaccato al browser e ho cercato di capirci meglio. Ho inserito la ricerca per il volo Shanghai-Roma-Shanghai e mi è venuta fuori la miracolosa tariffa Alitalia di 618 Euro.
Bene! Però, guardando con attenzione, scopro che non si tratta di un volo diretto ma con scalo a Milano. Ovvero, il collegamento con l'Italia è comunque fatto con il volo Shanghai-Milano e poi con un volo Milano-Roma il collegamento con la capitale.
Da qui, facendo due più due, ho pensato (perché qualche volta addirittura penso): a questo punto prendo un Shanghai-Torino-Shanghai, visto che l'aereoporto di Caselle è a meno di 20 minuti da casa.
Faccio la ricerca e, in effetti, la tariffa è sempre quella, 220 Euro in meno. Ma con un particolare in più: il collegamento con Torino non è via aerea ma con un Bus navetta. Fantastico!!!
Perché fantastico? Perché ho capito, e poi chiesto conferma ad Alitalia (poverina la signorina che mi ha risposto alle tre del mattino e io le ho proposto uno squillante Buongiorno! in quanto per me erano già le dieci), che a Milano io devo comunque ritirare il mio bagaglio, passare immigrazione e dogana ecc.
Risultato? Ho comprato il biglietto per Torino. A Malpensa non prenderò il Bus ma andrò a casa in macchina e martedì prenderò il Bus da Torino per Malpensa, nella massima comodità.
Con un risparmio del 25% sul volo Shanghai-Milano-Shanghai!
Non male no?
Vi do un consiglio, la prossima volta che dovete volare da qualche parte del mondo su Milano, provate a fare ricerche come Torino. Potreste trovare graditissime sorprese.
Se già pensavo di saperla abbastanza lunga sui viaggi in aereo, oggi ne ho scoperta una che mi farà risparmiare parecchio in futuro. Ora vado a cambiare la prenotazione del mio volo per Shanghai dopo Natale.
Zaijian,
Chen Long
Ciao!
Sono decisamente arrabbiato.
Non è facile alle 20:30 smuovermi dal comodo divano per piazzarmi davanti al computer, ma questa sera il TG5 ci è riuscito, senza prodigarsi in particolari sforzi.
Certo, quando Enrico Mentana lasciò e venne sostituito da Carlo Rossella, facevo parte di quella schiera di persone che definì il futuro del tele giornale come il "Nuovo Verissimo".
La dimostrazione che avevamo ragione viene dalla nuova conduzione serale del TG che, per chi avesse avuto la fortuna di perdersi la novità, è stata affidata a Cristina Parodi, proprio la "reginetta di Verissimo".
Questa è l'informazione italiana, e noi ci divertiamo a criticare quella cinese succube del regime.
Ma veniamo a quello che mi ha fatto imbufalire. L'occasione era quella di parlare di un hotel di lusso aperto alle porte di Pechino che, dietro investimento di 80 milioni di dollari, è stato realizzato sullo stile di un castello francese del settecento.
Non ho registrato il servizio ma le parole di descrizione le ricordo ed erano più o meno le seguenti:
"stucchi, affreschi, decorazioni e un giardino degno delle migliori regge, chiunque non avrebbe dubbi nel dire che ci troviamo in Francia e invece questo castello è in Cina; dopo orologi, borsette e capi di abbigliamento la nuova frontiera dei cinesi copia tutto, i più bravi al mondo in quest'arte, è copiare i castelli francesi nei minimi dettagli"
Non mi interessa molto del castello, mi fa decisamente arrabbiare l'approccio che ci inculcano nella testa concetti denigranti come:
"i cinesi non sanno fare altro che copiare noi occidentali"
Ho già accennato a quante innovazioni la civiltà cinese ha anticipato rispetto a noi, tanto bravi occidentali. Non mi sono invece soffermato su altro.
Cominciamo dal castello francese replicato alle porte di Pechino. Secondo voi i reddatori del TG5 hanno mai sentito parlare di una città che si chiama Las Vegas? Io dico di si e sono convinto che ci siano anche stati, a sperperare il denaro guadagnato, direi immeritatamente. Una finta piazza San Marco non distante dalla Tour Eifell fa da sfondo a una vera piramide egiziana. Il tutto nel deserto del Nevada.
Perché gli americani a Las Vegas possono imitare i nostri monumenti, per la felicità dei ricconi occidentali (e anche orientali, basta che siano ricchi), mentre i ricchi cinesi non dovrebbero godere di questi diritti?
E poi diciamoci un'altra cosa. Adesso c'é questa moda dei cinesi copia tutto, ma qualcuno si ricorda chi sono sempre stati i copioni per eccellenza? Vi aiuto io a ricordare:
i napoletani!!!
E più in generale noi italiani.
Non sono del tutto convinto che tutti i falsi che girano nel nostro paese siano di origine cinese, penso che nel napoletano ci si dia ancora da fare.
Ma è molto più facile attaccare qualcuno lontano e pericoloso, perché porta via il lavoro ai nostri compaesani, anche se di lavoro illegale si tratta.
Quando cominceremo a trovare dei media italiani che parlano della Cina in modo corretto, ovvero anche dei valori e non solo delle negatività?
Spero presto e nel frattempo m'indigno guardando il "TG Verissimo 5".
Alla prossima,
Chen Long.
Ciao!
Sono tornato in Italia da due settimane, ormai. Per fortuna è quasi ora di ripartire, mercoledì mi consegnano il nuovo visto e a giorni si torna a Shanghai!
Perché tanto entusiasmo?
Per prima cosa ho il magone! Ieri pomeriggio, mentre percorrevo annoiato sotto la pioggia la Piacenza-Torino, mi ha chiamato Alfredo da Shanghai per chiedermi l'indirizzo del Mural Bar. Erano le 22:30 di venerdì a Shanghai e lui, che è arrivato in città da appena 3 giorni, dopo i miei racconti non vedeva l'ora di andarci. Che invidia!!!
E poi diciamoci le cose come stanno. A Shanghai in questo momento (là sono quasi le 5 del pomeriggio) c'è il sole e una temperatura intorno ai 25 gradi. E' pure calata l'umidità sotto il 50%. Si sta da matti!!! Lo vogliamo confrontare con questo Piemonte dove alle 10 di mattina sta piovendo e ci sono 10 gradi? E non va neanche meglio in Romagna, dove avranno anche 5 gradi in più, ma comunque è freddo e piove.
Due settimane di Italia, dicevamo. Due settimane di confronto con tante persone. Ho già avuto modo di dire che, da quando sono tornato, tutti mi chiedono "com'é questa Cina?".
Due settimane in cui ho avuto modo di approfondire ancora di più i preconcetti che qui in occidente abbiamo nei confronti di quello che non conosciamo.
La Cina è proprio qualcosa che non conosciamo!
La mia teoria è che le cause siano almeno due:
La prima è certamente la scarsa volontà del Governo cinese di dare informazioni. Certo negli ultimi anni, e negli ultimi mesi in particolare, le aperture sono state molte. Di poche settimane fa è l'annuncio di nuove norme che sono state presentate prima ai giornalisti occidentali e poi al resto del Paese. Qualcosa di impensabile fino a pochi anni fa. I miei tre lettori sanno bene che credo al governo cinese manchi più che altro un buon ufficio di pubbliche relazioni.
Ma vi è certamente anche una seconda concausa. Sono fermamente convinto che i nostri governi occidentali (Stati Uniti su tutti, ma anche la Chiesa non disdegna) abbiano forti interessi a mantenere questo stato di ignoranza e, possibilmente, ad alimentarlo con falsi preconcetti e palle varie. D'altronde se sono riusciti a convincervi (non a me) che Saddam aveva le armi chimiche, quando di chimico aveva solo il petrolio, ovvero quello che interessava a loro, perché non dovrebbero convincervi che i maledetti comunisti cinesi mangiano i bambini?
In questa nostra beata ignoranza viviamo e prosperiamo, convinti che la Cina sia "peggio".
Voglio portarvi un esempio pratico.
Come sapete ho frequentato per due mesi una scuola internazionale a Shanghai. Una di quelle scuole dove molti figlioletti di papà occidentali vanno a fare le vacanze studio.
Con una delle tornate di nuovi studenti arriva un ragazzo da Torino. Lo chiameremo Paolo, non tanto per rispetto della sua privacy ma più che altro perché se mai ho sentito il suo vero nome, l'ho completamente rimosso.
Descrizione di Paolo: 21 anni, studente universitario, alto 1,90 con fisico normale, quasi atletico, faccione da imbecille che si dimostrerà tale nella realtà. Evinco questo sin dai primi minuti, quando lui non ha idea delle mie origini in quanto sono con un amico italiano con il quale, per principio, parliamo comunque in inglese er far si che tutti ci capiscano. E' la cosa più corretta in un ambiente internazionale. Non vi potete immaginare le nostre facce quando sentiamo questo soggetto che, parlando con una nuova arrivata anch'essa italiana, dice (riferendosi a segretaria e insegnanti della scuola):
"ora vado a chiedere a quella stordita del piano di sotto cosa ha detto quella imbecille che parlava con l'altra rincoglionita... sta banda di deficienti".
Ovviamente si riferiva al personale cinese della scuola.
Non credo si tratti di xenofobia, sono convinto che questo soggetto dal cervello di gallina si esprima in questo modo anche in patria. Ma il massimo lo ha espresso con me nel pomeriggio.
Mi trovavo seduto nel salottino della scuola, quando è arrivato e non ho potuto fare a meno di presentarmi in Italiano. Si siede sul divano e si comincia a chiacchierare. Ovviamente mi chiede cosa faccio lì in Cina. La mia risposta, semi evasiva, è stata una cosa del tipo "studio il cinese e intanto cerco un lavoro". A questa affermazione non potrò mai dimenticare la sua risposta, che riporto per intero con testuali parole:
"ma puoi cercare lavoro qui in Cina? Pensavo non si potesse..."
"perché?" chiedo io, e ottengo la seguente risposta:
"ma qui non sono comunisti?"
AAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Lo ammetto, ho abbandonato per un momento il mio spirito di integrazione cinese, per il quale non si tratta mai male il prossimo per non fargli perdere la faccia, e l'ho ricoperto di insulti.
Ci sono molti cinesi che pensano ancora che noi occidentali siamo dei cafoni, se non dei veri e propri barbari. Ho visto persone che mi fanno dire: "non hanno tutti i torti".
Ma questo è dovuto soprattutto alla nostra "ignoranza", nel senso che ignoriamo spesso la maggiorparte delle cose riguardanti quel paese. Ciò ci porta a pensare che l'occidente sia meglio e, di conseguenza, se non ci applichiamo con il massimo della nostra capacità intellettiva, viene naturale avere comportamenti di tipo superiore.
E' quindi fin troppo comune che persone occidentali, imprenditori e manager soprattutto, abbiano atteggiamenti ben poco consoni con quello che è il modello di pensiero cinese.
E quello che i cinesi definiscono:
Attacco alla Cina.
Una sorta di modo di pensare "superiore" che mette l'occidentale in netta difficoltà, perché non gli consente di ottenere il rispetto, e quindi l'amicizia, di molti cinesi. Tutto questo non vi nascondo che comporta molte difficoltà di inserimento, soprattutto in ambiente lavorativo.
Io stesso mi sono reso conto, con il passare del tempo, che alcuni comportamenti da me tenuti non sono esattamente nel modello ideale cinese. Credo che la fortuna stia nel riconoscere questo e, di conseguenza, nel porvi rimedio per il futuro.
Ma resta il fatto che la nostra poca conoscenza ci porta a pensare che i Cinesi siano "in via di sviluppo" e quindi che noi abbiamo solo da insegnare.
Bene, voglio provare a contribuire a colmare un po' di questa scarsa conoscenza, proponendovi un elenco di innovazioni, che sono certo troverete molto curiose:
Ciao!
Sono un po' sconcertato.
Questi i fatti: dopo un giorno di acclimatamento, ovvero di gran mangiate di cibo italiano con forchetta e coltello, mi sono buttato a capofitto sul lavoro e sono iniziati gli appuntamenti in giro per l'Italia.
Ieri avevo un appuntameno a Milano, nel pomeriggio, e quindi mi sono messo in macchina e avviato. Per fortuna ho la buona abitudine di ascoltare Iso Radio, oppure altre stazioni che danno frequenti informazioni sul traffico come Radio 24. Scoperto che tutta la zona nord ovest di Milano era bloccata con code kilometriche per l'ennesimo incidente fra TIR (provenivo dalla direzione Torino), dopo aver già gioito dei cantieri per l'alta velocità ferroviaria ho deciso di evitare il casino e di uscire con buon anticipo a Boffalora. 30 km di statali mi spaventano meno di soli 300 metri di code in autostrada, che odio! Oggi vado a Prato e Firenze, figuratevi cosa mi aspetta :-(
Nel dopo pranzo, quindi, ho attraversato tanti bei paeselli della zona ovest di Milano, per poi entrare in città da via Gallarate (per chi è pratico) e fare il mio percorso preferito fino a Repubblica, dove avevo il mio appuntamento. Per chi non fosse della città, è il quartiere davanti alla stazione ferroviaria.
Non avevo fretta, quindi hopotuto dedicarmi contemporaneamente a guidare e guardare. Il paesaggio di Milano e dintorni lo conosco fin troppo bene, dopo anni di vita in quella città, quindi mi sono dedicato ovviamente a guardare la gente.
Che dire. Non ero più abituato a vedere così poca gente in giro. Ci pensate? Nel viale che corre in direzione della stazione centrale, denso di uffici, dove si concentrano i palazzi più alti di Milano (tre palazzoni fra i 25 e i 27 piani più i 30 del Pirellone, unico grattacielo italiano, se così si può chiamare) le persone che passavano a gruppi di massimo 3 potevano essere, diciamo, 10 al minuto.
Stiamo parlando del centro di Milano, per di più durante la settimana della moda. A Shanghai, in una zona simile e nello stesso lasso di tempo, la media è probabilmente di 500 persone al minuto! Ed erano le 14:30, business time.
A parte questo particolare, la cosa che più mi ha sconcertato nel mio girovagare per un'ora alle porte di Milano e poi in città, è la visione della gente.
Si può dire una sola cosa:
Siamo tremendamente grassi!!!
Si. Non vogliatemene male ma purtroppo è così. Se devo fare una media di quello che ho osservato posso dire che le percentuali potrebbero essere:
- 20% in forma
- 40% fuori forma (soprattutto fianchi e cosce per le donne e pancia per gli uomini)
- 40% decisamente grassi
Terribile!
Sono parametri che fino a dieci anni fa potevamo attribuire all'America, rovinata dai fast food e dallo stress.
Poi ho incontrato la donna cinese con cui avevo appuntamento. Lo devo dire? Si, lo dico. Nonostante abbia ormai trascorso in Italia un quarto della sua vita, è decisamente in forma.
Non o potuto fare a meno di ripensare a quanto vi ho scritto l'8 agosto nel post intitolato: I cinesi sono magri, di cui a questo punto vi consiglierei una rilettura (anche perché non ho voglia di ripetermi troppo).
E poi mi è ancora tornato in mente Bruno Vespa (mi fa proprio male essere tornato in Italia!) che la sera prima ci aveva ammagliati con la sua puntata su: Carne o Pasta?
Carne o pasta un piffero!!!
Ormai non ho dubbi. Riso, tofu, olio di semi di girasole e soia.
Altro che dieta a zona (che posso testimoniare in prima persona, se seguita correttamente e accompagnata da del sano movimento, funziona da matti) cominciamo a pensare alla dieta cinese se vogliamo raggiungere queste medie:
- 30% decisamente in forma
- 40% in forma
- 20% fuori forma
- 10% grassi
A presto,
Chen Long
Ciao!
Non avrei mai pensto che stare qualche giorno in Italia potesse essere così istruttivo. Parlare con la gente, rendersi conto, fare anche un po' di sana e sterile polemica qui sul blog (vi rimando ai commenti del mio precedente post intitolato CIAO).
Ricordate? Arrivato in Cina ho cominciato a scrivere per voi e a raccontarvi delle persone con cui mi sono confrontato prima della mia partenza. Allora avevo ancora meno della poca conoscenza che ho oggi della realtà Cina, e già pensavo che noi Italiani abbiamo una visione un po' distorta.
Se avete letto post e commenti di questi giorni, qualcosa sul mio sino-pensiero la state capendo sempre di più.
Mi viene in contro anche Federico Rampini, inviato di Repubblica in Cina e grande esperto della realtà, soprattutto economica, di quel Paese.
Ha scritto e pubblicato (purtroppo per Mondadori) all'inizio dell'estate il libro "Il secolo cinese" che personalmente trova fra i pochi (forse perché molto recente) che non dicono ca***te.
So che Repubblica è un giornale che guarda a sinistra, dove è pieno di comunisti mangiatori di bambini dai quali Gigetto ci vorrebbe salvare e che, quindi, lo stesso giornalista che scrive per quel giornale potrebbe essere di parte, ma che volete che vi dica... limitatevi a questa citazione:
"Senza dubbio la Cina di oggi è irriconoscibile rispetto a quella che Mao lasciò in eredità ai suoi successori. Il suo era un paese isolato dal mondo, blindato dalla dittatura, educato alla xenofobia, convinto di essere circondato dalle trame ostili del capitalismo mondiale. Una volta liberata da Mao e dalle sue politiche estremiste, l'economia cinese ha raddoppiato la propria ricchezza ogni cinque anni. Oggi i suoi cittadini sono liberi di creare imprese, comprare automobili, telefonare all'estero, viaggiare in tutto il mondo. La xenofobia ha lasciato il posto a una politica di apertura che fa della Cina la meta prediletta dei manager stranieri." (Federico Rampini - Il secolo cinese - Mondadori 2005 - pp 117-118)
E' un po' quello che cerco di dirvi da due mesi, da quando è iniziata questa avventura di scribacchino.
Esiste una Cina, quella che conosciamo, quella che applica la censura, la pena di morte, la riduzione delle informazioni (soprattutto riguardanti il suo passato) per evitare che il Popolo pensi troppo.
Tutti aspetti negativi, evidenziati dai nostri canali di comunicazione controllati dai governi democratici non meno di quanto fa il partito unico nella Cina comunista, che non sono mai affiancati da quelli positivi.
Ricordate quale è stata una delle prime cose che vi ho scritto? Come mai nessuno mi ha mai detto che in Cina si usano centinaia di migliaia di mezzi elettrici, a emissione zero!?!?
C'è un'altra Cina. Quella del 2005. Quella che corre a una velocità quadrupla rispetto a noi, come il suo treno Maglev. il più veloce del mondo.
E' una Cina fatta di un miliardo emmezzo di persone che apprendono più velocemente di noi. E' una cina che sforna 4 milioni di laureati ogni anno. E' una Cina che ha surclassato le altre nazioni nelle gare di matematica e scienze fra i liceali di tutto il mondo. E' una Cina dove una città come Shanghai ha oltre 100.000 palazzi alti più di 30 piani, contro l'uno che abbiamo in Italia.
Mi rendo conto di questa mancanza di visione parlando con la gente, qui in Italia.
Deng Xiaoping è salito al potere nel 1976 e ha iniziato la politica di rilancio economico che ha fatto smettere ai cinesi di temere il capitalismo.
Sono passati solo 30 anni e in tutto questo tempo la Cina ha percorso i passi che abbiamo percorso noi dal secondo dopoguerra, raggiungendo il nostro stesso livello, più o meno. Più in alcune cose, meno in altre.
La grossa differenza fra la Cina e l'Italia, o l'Europa, è che noi siamo un popolo che ormai si è abbandonato su se stesso, loro sono vivi, hanno ancora voglia di emergere, come avevamo noi 50 anni fà.
Lo dimostra il fatto che in metà del tempo, 30 anni invece che 60, ci hanno surclassati partendo da delle basi che, nel 1976, erano decisamente peggiori rispetto a quelle del nostro 1946.
"Il Mondo" è il settimanale di economia del Corriere della Sera. Per molti versi è una specie di Novella 2000 della finanza, che però è di fatto molto importante per la nostra imprenditoria e finanza. Chiunque si occupi di business auspica di avere un articolo che parla di lui o della sua azienda su "Il Mondo", così come sul "Sole". Ve lo posso testimoniare in prima persona, ho sempre messo in risalto, nella rassegna stampa, gli articoli che parlavano di me su questi due mezzi d'informazione.
Da qualche mese ormai, quasi in sordina, per mano (pardon tastiera) di Sandro Orlando Il Mondo dedicata uan pagina alla Cina. La rubrica si chiama "MILANO-SHANGHAI" e per il momento è ancora relegata alla parte centrale del magazine, nella sezione delle imprese, anche se dal mio punto di vista dovrebbe occupare una posizione di tipo Editoriale, subito dopo il GEOBUSINESS di Ennio Caretto.
Su MILANO-SHANGHAI di venerdì scorso si leggono due notizie interessanti:
- Intesa con Bank of China e Simest (finanziaria del nostro Ministero delle Attività Produttive) ha creato la Sino-Italy Business Advisory Compani (Sibac Ltd), azienda di consulenza destinata a supportare le imprese italiane nel loro sbarco in Cina.
Si tratta dell'ennesima conferma che le grandi imprese hanno sempre più appoggi e aiuti per andare in Cina.
- Banche Cooperative, la prima volta a Canton. Oltre 30 banchieri del circuito dei Crediti Cooperativi hanno già aderito al viaggio della delegazione italiana alla Fiera di Canton, la più importante per la nostra imprenditoria in Cina, dal 15 al 22 ottobre.
Questo può voler dire che anche la media impresa e parte di quella piccola, potrebbe nel tempo cominciare ad avere i supporti di cui necessita.
ERA ORA!
Già, perché quello che penso sempre più spesso è che sia proprio questa la grande lacuna del nostro Paese. Oltre 3 milioni di piccole e medie imprese costituiscono l'assoluta maggioranza del nostro tessuto produttivo e commerciale, sono la spina dorsale della nostra economia. Ma nessuno le aiuta a fare affari con la Cina. I bocconi grossi sono certamente più interessanti.
D'altronde vi ricordate "R", la mia imprenditrice del nord est? (confronta i post della serie: Non abbiamo capito un c***o)
Pensate che possa permettersi i costi esorbitanti delle grandi firme della consulenza? Con gli stessi soldi che pagherebbe 5 giornate di lavoro di esperti di qualche società di consulenza, che alla fine produrrebbero 2 o 3 pagine di teoria, può andare in Cina e starci 6 mesi a trovarselo per conto suo il business.
Le piccole e medie imprese italiane sono le prime che hanno la necessità di capire e di avvicinarsi al mondo Cina, perché sono le più minacciate.
Sono loro che devono per primi capire che: c'é Cina e Cina... la prima, quella dei libri di storia, non esiste più!
A presto,
Chen Long
Ciao!
Come "Ciao!" ???
Si, Ciao!
Che significa? Ma si che avete capito, dai.
Lo so che dai miei scritti ci si aspetta un "Ni Hao!" come saluto e quindi questo non può essere altro che un messaggio scritto dall'Italia e non dalla Cina.
Già, da qualche ora sono in italia. Giusto il tempo di mangiare (finalmente) due fette di salame e un po' di gorgonzola e poi qualcosa per voi, contenti?
Intanto vi do subito una rassicurazione: la nonna ha ovviamente smesso di piangere, ora che ha visto che sono tornato sano e salvo da quel posto là. Inutile dire che non le ho accennato al fatto che il mio obiettivo è ripartire in pochi giorni.
Cosa mi ha portato in Italia?
Intanto un visto in scadenza. Forse non ve l'ho mai detto ma, se lasci la Cina con un visto scaduto, paghi una multa di 500 dollari per ogni giorno di permanenza senza visto. Costa meno tornare in Italia, fare un nuovo visto e poi ripartire.
In secondo luogo, vi ho lasciati diversi giorni privi di mie notizie. Devo dire che il mio ultimo scritto, che parlava di alcune mie visioni su quello che manca alle imprese italiane per far affari con la Cina, ha suscitato diversi interessi. Uno dei motivi per cui non ho scritto molto è che l'ho fatto, si, ma in lunghe e-mail di corrispondenza con chi ha risposto al mio appello: "dite la vostra". Siete in tanti e vi ringrazio.
Sono tornato in Italia con le idee piuttosto chiare su quello che c'è da fare e il mio obiettivo sarà mettere in pratica tutto questo.
Ciò non vuol dire che mancherò di darvi altre informazioni sulla Cina, perché ho accumulato diversi argomenti che sono ancora da sviscerare, e posso farlo anche dall'Italia. So che sembrerà meno esotico, ma quanto prima tornete a leggermi con il fuso orario, promesso.
Appena tornato mi sono ovviamente fiondato a controllare la posta elettronica, da cui faccio fatica a stare lontano per 24 ore. Ho trovato, fra i tanti, un messaggio che ho deciso di riportarvi parzialmente, e poi di commentare. Non riporterò i riferimenti dell'amico che lo ha mandato, perché non so se ne possa avere piacere.
La lettera:
您好, sono un ragazzo che ha appena finito di dare un'occhiata al tuo blog(dico un'occhiata perche' non ho molto tempo in quanto devo andare a studiare i nostri amati caratteri..). si come avrai dedotto sono anch'io uno studente di 䏿–‡, trasferitosi in oriente a questo proposito. Ho trovato il tuop articolo riguardo al lavoro a 上海 interessante e veritiero, per quanto scrivi. Il fatto e' che pero' queste, purtroppo, sono le uniche notizie che il governo cinese socialista fa girare. E sono vere, per carita'. Ma riguardano solo un parte dell'intero universo cinese, te l'assicuro. Lo scorso anno seguendo un corso riguadante la societa' cinese nella mia universita' i professori stessi mettevano in guardia dall'ascoltare quello che il governo diffonde. La censura cinese e' talmente accurata che nemmeno un website nella sterminata rete sarebbe in grado di sopravvivere piu' di 2 giorni pubblicando notizie non approvate dal governo. E' per questo che sappiamo poco o nulla della cosidetta falung gong, oppure dei crolli di miniere non autorizzate (qualche mese fa ricordo morirono, ricordo, tipo una 60ntina di persone e non si seppe che un paio di mesi dopo) oppure che una percentuale altissima (si dice intorno al 60%) di persone che vivono nelle campagne vive di stenti, oppure ancora delle xiaoping (purtroppo ho dimenticato il carattere cinese e ora sono troppo di fretta per controllare) ossia fabbriche che assumono e cosi' fanno figurare nei registri, ma nn fan lavorare i dipendenti... Sono contento ti piaccia l'universo cinese perche' ha tanto da offrire, ma se vuoi un consiglio fai della critica personale la tua miglior arma se nn vuoi finire a credere quel che vogliono. Se vuoi scrivimi, mi piacerebbe scambiare delle impressioni su quello che per noi nn e' altro che un mondo parallelo.
I miei pensieri:
Che dire. Sono stupito. Mi sarei aspettato alcuni di questi commenti da una persona che, magari, si interessa del fenomeno Cina ma non lo vive in prima persona. Che so, qualcuno che lo studia dal nostro Paese. Non di certo da qualcuno che è lì, dove ero io fino a dodici ore di volo orsono.
Credo che sia doveroso ricordare che quanto riporto nel mio blog non è il frutto di ciò che il Governo cinese fa circolare in termine di informazioni, ma il risultato di una analisi critica basata sull'esperienza di vita diretta. E questa è la prima cosa importante.
Riguardo alla censura, anche su Internet, questo è un sito che parla della Cina, senza seguire alcuna direttiva governativa, a volte nel bene altre nel male, eppure sopravvive da ben più di 2 giorni.
Nessuno di noi sapeva che sono morti 60 minatori nel crollo di una miniera. Perbacco ma come può un Governo essere così pazzo da reprimere questo genere di informazione?
A proposito, volevo chiedere a tutti voi: quanti minatori sono morti oggi nelle miniere di diamanti in Sud Africa? Qualcuno sa darmi il numero dei morti oggi in quelle di carbone russe?
E smettiamola di dire che le informazioni non esistono. Le televisioni cinesi (e sono tante) parlano di tutto, anche delle cose brutte.
Veniamo al consiglio. Forse deriva dal fatto che l'amico che mi ha scritto, con cui già so che instaurerò un fitto rapporto di corrispondenza in cui passeremo ore a confrontarci sulle materie più svariate in tema Cina, non ha (come dice chiaramente) avuto il tempo di leggere tutto. Si sa, sono logorroico. In due mesi ho scritto un mezzo libro e meno male che non ho avuto molto tempo nelle ultime settimane.
Ma per la miseria mi sembra evidente che la stessa esistenza di questo blog nasce dalla mia critica personale!
Solo che io non critico la Cina ma, al contrario, la elogio e critico l'Occidente. Perché faccio questo? Diamine, nelle campagne cinesi la gente vive di stenti, leggo qui sopra, in quelle africane la gente per gli stessi stenti muore. La Cina non riceve aiuto da nessun paese straniero (in termini di soldi regalati) mentre l'Africa si basa quasi esclusivamente su questo. La Cina riesce a far vivere, benché di stenti, il triplo delle persone che noi occidentali, che in teoria controlliamo i soldi che diamo all'Africa, non riusciamo a fare, lasciando che la gente muoia.
E il governo cinese è talmente stupido che non è capace di mettere insieme uno straccio di ufficio marketing che sappia divulgare questa cosa. E' più facile per il Governo Americano far credere al mondo che Saddam ha le armi di sterminio di massa (cosa falsa) piuttosto che per la Cina far sapere al mondo che la sua gente non muore di fame (cosa vera).
Forse il mal di Cina mi ha portato verso la perdita della ragione (non che ne avessi in abbondanza) ma qui mi pare che ci siano ancora troppe persone che sono attaccate ai concetti che furono di chi non apprezzava Mao e non della Cina di oggi, quella di Deng.
I maledetti cinesi hanno la pena di morte? Ben venga questa ca**o di pena di morte!!! Volete sapere perché? Perché so che posso mandare la mia sorellina quindicenne in giro per i peggiori quartieri di Shanghai nel quore della notte e non le succederà nulla. Perché ho visto con i miei occhi che le pene severe funzionano. Ma che lo dico a fare a gente che si fa governare da un pluripregiudicato, come noi italiani. E scusate se ho scritto governare invece di "prendere per i fondelli".
Io non so cosa dirvi. E' difficile accettare che culture che riteniamo inferiori, abbiano la potenzialità di essere in realtà superiori. Purtroppo l'ignoranza non ci aiuta.
Per ignoranza intendo ovviamente la scarsità di informazioni che abbiamo. E che gli stessi cinesi hanno di noi. Ma lo sapete che ogni cinese a cui dico "wo shi yi da li ren" (sono italiano), mi risponde "ah il paese dell'amore, del divertimeno, della gente felice" certo, loro conoscono solo Venezia, Firenze, Roma e Pisa (tutti i cinesi conoscono la Torre di Pisa). Non sanno come siamo messi male.
Una sola cosa vi posso dire. La Cina non è più quella di Piazza Tienanmen. O meglio, quella che ci hanno voluto inculare nella testa con le immagini di quella drammatica vicenda. Oggi il nome di quella piazza è una delle prime parole che si imparano sui libri di corso di cinese, che sono prodotti dall'Università del Governo e autorizzati dallo stesso.
Smettetela di pensare alla Cina come il lupo cattivo, perché quel lupo che voi temete non è a oriente, abita nel vostro stesso palazzo, e non ha gli occhi a mandorla.
A presto,
Chen Long