Pensavate di sapere cose vere sulla Cina? Provate a verificare giorno per giorno quanto lo siano.
Questo è il racconto della vita in Cina , nella città di Shanghai, di un Italiano che ha voluto
vederci chiaro e vi svela le sue scoperte, senza peli sulla lingua, o quasi.

Eccomi

Blogger: shanghai

Sono un italiano trasferitosi in Cina.

La mia avventura "blogghistica" è iniziata a poche ore dal mio arrivo in Cina, nell'estate del 2005.

Il blog in questione, "Shanghai è in Cina" non è più stato aggiornato, anche in funzione del fatto che non vivo più a Shanghai... lo stesso è però ancora frequentatissimo e fra i primi risultati nei motori di ricerca.

Se proprio non puoi fare a meno di leggere quanto ho scritto nei miei primi sei mesi di vita cinese, puoi scaricare la versione PDF delle prime 100 pagine del blog:

BLOG SHANGHAI VOLUME 1

Sulla scia della prima avventura da scribacchino (in realtà non è la prima, ho alle spalle un libro e parecchi articoli pubblicati) dopo mesi di meditazione è nato il nuovo blog:

La Mia Cina!

Che fin dal titolo vuole riflettere quello che per me sta diventando questo Paese.

Ecco allora che si riparte, a dire la mia, spesso controcorrente, qualche volta frutto di visioni prettamente "personali" ma, pur sempre, caratterizzati dal fatto di essere qui.

Mi rendo conto, infatti, che sempre più spesso c'è chi parla della Cina ma, se messo alla prova, non sa neanche indicarla sulla carta geografica.

Spero di condividere con molti la... "MIA" Cina!

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lunedì, 08 agosto 2005
Il vino in Cina (Episodio II)

Ni hao!

Oggi sono scatenato, un post via l'altro. La verità è che avevo un mezzo date con Jessica (ricordate? la ragazza cinese di venerdì sera al Mural) ma le sta andando lungo il corso di formazione che sta seguendo da domenica per tre giorni e quindi mi ha paccato e sono a casa... tutto per voi, contenti?

Come vedete ho trasformato quello del vino in un argomento degno della sua propria sezione, perché ho visto che interessa e poi perché ormai è una questione di principio.

Allora, dopo cena sono andato all'ipermercato vicino a casa per fare scorta di bottigliette di the freddo (che bevo a litri) e per comprare le pile del telecomando della TV che si erano esaurite.

In realtà vado spesso al centro commerciale, perché mi aiuta a fare esercizio con il cinese. Essendo io poco addicted allo studio, adotto il metodo del live learning, quindi non perdo l'occasione per frequentare posti dove posso approfondire e fissare quello che imparo a scuola durante le lezioni.

Un altro metodo che uso molto, che però in certe fasi è quasi pericoloso, è quello di modificare la lingua in cui penso. Ci avete mai provato? Se state in Italia tutto il tempo, non potete riuscirci. Ma se ad esempio siete in un paese dove si parla normalmente inglese, provate i primi giorni a sforzarvi di pensare in inglese. Dopo un po' di giorni vi verrà automatico e anche comunicare sarà più facile perché non dovrete pensare in Italiano a cosa dire, poi tradurre a mente e infine esternare, si fa tutto in automatico.

Il problema è che il mio cinese è ancora troppo piccolo per usarlo come lingua principale di pensiero (ecco un esempio di quello che spiego meglio sotto, che ho visto rileggendo e che ho voluto lasciare per far capire lo stato in cui sono messo, in inglese infatti avrebbe senso dire "my chinese is too little" mentre in italiano suona come uno strafalcione, capite ora?).

L'inglese è la lingua che qui uso per il 95% del tempo, per comunicare con gli altri. Quindi penso in inglese. Però, per esempio quando medito su cosa scrivere sul blog, penso anche spesso in italiano. In tutto questo, cerco di sforzarmi a pensare alcune cose semplici in cinese. Anche perché se vi fanno una domanda in cinese e rispondete NO non capiranno mai, ecco che allora ad esempio cerco di sforzarmi di pensare al "no graziè" in cinese (si pronuncia più o meno: pù scìescie).

La mia attuale lingua, quindi, la definirei CHINITALISH (chinese+italian+english) il che è tutto un programma, e quindi non vi stupite se a volte scrivo strano.

Torno ai vini, ok!

Sono andato avanti con le mie ricerche e ne ho trovata una talmente bella che non ho resistito al correre a casa per raccontarvela.

All'ipermercato c'è ovviamente anche la sezione dei vini. A parte il vino Grande Muraglia e tutte le altre case vinicole cinesi (che non sono mica poche) ho contato più o meno una selezione di un centinaio di bottiglie straniere. Vini californiani alla grande, vini francesi ecc. Non del livello dell'enoteca per fichetti, che di bottiglie ne aveva molte di più e di qualità superiore.

Niente Italia... no no no!

Si, avete capito bene, non uno straccio di etichetta italiana, giuro! O quasi, ma dovete proseguire a leggere per il quasi :-)

Ora, in un commento nel post precedente, anonimo (che segnala l'edizione cinese di vinitaly) sostiene che il vino italiano non piace ai cinesi.

Se riuscite a dimostrarmi che gli piace il vino di tutto il resto del mondo e non il nostro, vi faccio il monumento. Voglio proprio approfondire sto fatto del vino.

Ma ecco la chicca...

Sempre nella zona dei vini, perlustro anche l'angolo delle bazze. Uff! Vi devo proprio spiegare tutto!!! La bazza, tradotto dal bolognese, è l'affare o occasione, quindi Angolo delle bazze = scaffale delle promozioni, ok?

Nell'angolo delle bazze, dicevo, cosa ti vedo che riempie uno scaffale intero???

A soli 2,25 Euro a cartone, nientepopodimenoché... IL TAVERNELLO!!!

Sia bianco che rosso, giuro, in offerta speciale super scontata.

Ecco che si cominciano a delineare le cose. Certo che se ci presentiamo con il Tavernello (senza volerne troppo di male, s'intende, io quello bianco per cucinare lo uso, il cartoncino da 25cl è così comodo) allora è possibile che il vino italiano lasci perplessi i cinesi... o no?

Prosegue l'indagine etilica.

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 08, 2005 21:30 | link |
cina, business, affari, shanghai, il vino in cina

domenica, 07 agosto 2005
Il vino in Cina (Episodio I - titolo originale che poi ho cambiato: Non abbiamo capito proprio un c***o! Episodio III)

Ni hao!

Come promesso prima, ve la racconto sull'esperenza vinicola avuta in serata.

Si parla di vino...

Prima di tutto una premessa importante! Quanto sto per riportarvi non è ancora suffragato da un numero sufficiente di verifiche. Prometto che nei prossimi giorni farò delle ricerche approfondite e poi vi dirò se quanto sto per dire è confermato o meno.

Si parla di vini. In particolare, sono stato in una enoteca di quelle diciamo così "fichette". Quelle per intenderci dove si compra il vino per le occasioni speciali e dove vanno quelli che hanno qualche soldo in più da mettere in tavola, rispetto alla famigla operaia, oppure sono proprio estimatori.

Faccio allora un giro in questa enoteca veramente grande e ben fornita e vi trovo rappresentata la migliore produzione vinicola mondiale. C'erano tutte le cantine californiane, non mancavano ovviamente quelle australiane e anche sudafricane.

L'europa era ovviamente rappresentata dai vini francesi, da quelli spagnoli, dai portoghesi. C'erano vini dalla gracia...

Come dite? Sto dimenticando qualcosa? Come? L'Italia? Mi state dicendo che il nostro amato Bel Paese (come i formaggini) è il produttore dei migliori vini del mondo?

In effetti devo ammetterlo, due o tre bottiglie italiane (fra le centinaia) sono riuscito a scovarle.

La Toscana era, ovviamente, rappresentata dalla classica casata dei Marchesi Antinori (www.antinori.it). Un Chianti Classico IGT, il rinomato Villa Antinori e l'inmancabile Santa Cristina erano a disposizione, a prezzi peraltro poco più che doppi rispetto ai nostri supermercati. Si perché sapete che Antinori ormai si trova in tutti i supermercati d'Italia vero?

A proposito del Santa Cristina, sapevate che attualmente sembra essere uno dei vini preferiti dalle ragazze? Se avete un appuntamento e la portate a cena a base di carne, ordinate tranquilli un Santa Cristina e non dovreste fare brutta figura. Certo non passerete per super sofisticati con un vino che si trova alla coop, ma sarete certi che lo berrà volentieri, e questo è l'importante.

L'altra cantina rappresentata era la veneta MASI (www.masi.it), di un noto appassionato, Sandro Boscaini, che fra l'altro produce anche in Argentina. Qui propone un Valpollicella DOC. Vino fra l'altro molto apprezzato dalla mia famiglia cinese, che ha fatto vaporizzare la bottiglia portata da me in dono dall'Italia (il mio era un Sartori - www.sartorinet.com).

E basta. Non c'era altro... fra centinaia di bottiglie, queste quattro.

Per la miseria sto parlando del vino italiano!?!?!

Come ho premesso, devo verificare altre enoteche prima di dare conferma, ma se la dovessi trovare, sarei davvero sconcertato. Decine di case californiane si contendono scaffali che onorerebbero i migliori vini italiani e noi non facciamo nulla???

La cosa non finisce qui, credetemi!

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 07, 2005 23:06 | link |
cina, business, affari, shanghai, non abbiamo capito proprio un co, il vino in cina