Pensavate di sapere cose vere sulla Cina? Provate a verificare giorno per giorno quanto lo siano.
Questo è il racconto della vita in Cina , nella città di Shanghai, di un Italiano che ha voluto
vederci chiaro e vi svela le sue scoperte, senza peli sulla lingua, o quasi.

Eccomi

Blogger: shanghai

Sono un italiano trasferitosi in Cina.

La mia avventura "blogghistica" è iniziata a poche ore dal mio arrivo in Cina, nell'estate del 2005.

Il blog in questione, "Shanghai è in Cina" non è più stato aggiornato, anche in funzione del fatto che non vivo più a Shanghai... lo stesso è però ancora frequentatissimo e fra i primi risultati nei motori di ricerca.

Se proprio non puoi fare a meno di leggere quanto ho scritto nei miei primi sei mesi di vita cinese, puoi scaricare la versione PDF delle prime 100 pagine del blog:

BLOG SHANGHAI VOLUME 1

Sulla scia della prima avventura da scribacchino (in realtà non è la prima, ho alle spalle un libro e parecchi articoli pubblicati) dopo mesi di meditazione è nato il nuovo blog:

La Mia Cina!

Che fin dal titolo vuole riflettere quello che per me sta diventando questo Paese.

Ecco allora che si riparte, a dire la mia, spesso controcorrente, qualche volta frutto di visioni prettamente "personali" ma, pur sempre, caratterizzati dal fatto di essere qui.

Mi rendo conto, infatti, che sempre più spesso c'è chi parla della Cina ma, se messo alla prova, non sa neanche indicarla sulla carta geografica.

Spero di condividere con molti la... "MIA" Cina!

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lunedì, 07 novembre 2005
Ormai ci siamo

Ni hao!

Comprare in Cina orologi falsi, insieme a finte polo Lacoste, occhiali Rayban e riproduzioni di scarpe Nike è un must per tutti i turisti.

Io mi interesso all'argomento per motivi diversi. Vi ho già raccontato a più riprese delle avventure al cosiddetto "Fake Market", il mercatino delle riproduzioni di marchi famosi.

Fra le bancarelle, che poi in realtà sono veri e propri negozzietti dotati di tutto, anche dell'aria condizionata per l'estate, si trova sfacciatamente di tutto. Vuoi una borsetta di Gucci? Un paio di occhiali di Armani? Le scarpe della linea Vela di Prada? Non devi cercare a fatica, è tutto esposto in bella mostra sugli scaffali.

Qualche giorno fa ho sentito due italiani che, dopo aver lasciato un negoziante senza soddisfazione, commentavano dicendo "è troppo nuovo per trovarlo qui". Parlavano di un orologio di un marchio famoso.

Per curiosità li ho fermati e ho chiesto loro "cosa" fosse troppo nuovo. Mi hanno fatto vedere la pagina strappata da un giornale e li ho invitati a scommettere che lo avremmo trovato in 10 minuti. Ovviamente sapevo come muovermi e ho vinto la scommessa. Non ci ho guadagnato nulla, se non la soddisfazione di vederli contrattare e alla fine pagare 50 Euro un orologio che io avrei potuto portare a casa per 10. Questa è stato il premio per aver vinto la scommessa. E non sono neanche stato tanto cattivo, avrei potuto chiedere al negoziante cinese una percentuale.

Nulla è troppo nuovo per i falsari cinesi.

Nello stesso giorno mi sono imbattuto in un cartello che mi ha fatto sobbalzare. Lungo la strada per il mercatino, dove vado all'incirca ogni due giorni, anche se non compro mai niente, c'erano numerosi poliziotti. Erano quelli in divisa grigia, che ho nel tempo inquadrato come l'equivalente della nostra finanza (che solo a nominarla mi viene la pelle d'oca, a prescindere). Una decina tutti in fila che si guardavono intorno e, di fianco all'ultimo, vedo il cartello che mi sono fermato a leggere.

Più o meno diceva questo:

La Municipalità di Shanghai combatte costantemente contro la falsificazione degli oggetti di marca. Abbiamo messo in campo tutte le forze per combattere questo crimine. Chiunque metta in vendita oggetti di queste 40 marche famose: - segue elenco dei marchi fra cui molti italiani - verrà perseguito ecc. ecc.

Io ho riassunto velocemente, il cartello è molto grande. Mi sono ripromesso di fotografarlo per voi uno dei prossimi giorni.

Ci sono due cose che mi hanno fatto semplicemente ridere una volta letto quel cartello:

la prima è che di fianco allo stesso, c'era una signorina che con in mano un catalogo di orologi ti diceva "watch, bag, dvd, look, look, wanna buy?";

la seconda è che la data riportata sul cartello stesso era il 24 ottobre... 2004!!!

A dire il vero un minimo di affetto questo cartello lo ha avuto. Ci sono due marche in particolare che non troverete esposte. Le borse di Luis Vuitton e gli orologi Rolex. Questo non vuol dire che non siano disponibili ma semplicemente che vanno cercati nei posti giusti. Negli stanzini segreti, nei doppi fondi dei negozi, dietro gli specchi dove si celano i magazzini del proibito. Basta lasciarsi andare.

Ma torniamo ai motivi che rendono per me interessante il mercato dei falsi. Gli orologi di marca. Non una marca a caso, ma una marca specifica: ROLEX.

Non mi interesso ai Rolex falsi perché da grande voglio fare il contrabbandiere. Ce ne fosse poi bisgono. Chi di voi non ha trovato quest'estate in spiaggia il marocchino o il cinese con i Rolex tarocchi? Prezzo medio fra i 30 e i 50 Euro. Buono, anzi, buonissimo, se l'orologio è fatto bene. Al mercatino in Cina ovviamente si compra per 10 euro.

Ma come dicevo non è la compravendita di questi orologi quello che mi interessa, bensì la qualità. Già, perché sono convinto che la qualità nella riproduzione di un oggetto sofisticato come un cronografo Rolex, possa essere un buon indice dello stato di avanzamento tecnologico dell'industria meccanica cinese.

Come dite? Di solito per questo tipo di analisi vi affidate alle ricerche di mercato dei vari istituti che poi ne fanno pubblicazioni e convegni? Beh, lasciatemi dire che se aspettate che, per esempio l'ICE, faccia una ricerca, la pubblichi e ne organizzi un convegno, nel frattempo i cinesi avranno sviluppato le tecnologie per impiantare l'orologio nella cornea. Qui si corre, non si va al ritmo dei carrozzoni istituzionali. Quelli vanno avanti da se, come diceva Renato Zero. Ma se noi vogliamo dei dati certi sull'avanzamento tecnologico dell'industria cinese, permettetemi, è il mercato dei falsi quello che dobbiamo analizzare.

Ci sono più o meno 3 livelli di qualità per i falsi Rolex.

Prendiamo a modello di riferimento il Daytona, cronografo che può offrire un certo livello di sofisticazione. Il modello originale, infatti, ha funzioni di cronometro con utilizzo di tre piccoli quadranti sul principale. Aggiunge quindi al movimento delle lancette segna tempo, quello di indicatori per i secondi e per il tempo cronometrato. E' sicuramente un orologio automatico di notevole complessità.

Questo è intuibile dal fatto che i falsi cinesi non offrono queste funzionalità avanzate (o almeno per il momento prendiamo questo dato come veritiero, poi vi spiegherò meglio). Probabilmente gli orologiai svizzeri hanno impiegato 100 anni a sviluppare le capacità per ottenere meccanismi di precisione che garantiscono questo tipo di sofisticazioni.

La qualità dei falsi Rolex quindi abbiamo detto che si misura su tre livelli, che sono legati più che altro alla fattura e non tanto alla meccanica.

Al livello più basso ci sono quegli orologi che trovate anche sulle spiagge italiane, o nei mercatini. Si contraddistinguono al volo dal fatto che le maglie del cinturino sono trattenute fra loro con dei perni, i classici pernetti da bracciale d'orologio che si schiacciano per staccare le maglie e, ad esempio, stringere il bracciale. Le probabilità che questo si rompa in pochi giorni sono molto alte. Il meccanismo di regolazione poi non è preciso la meccanica da evidenti segnali di scarsità. I modelli in (finto) oro avranno sicuramente colorazioni disomogenee dei vari pezzi e tenderanno a rovinarsi facilmente.

Il livello intermedio è quello che prevede il cinturino con le maglie regolabili attraverso perni a vite. Le 3 o 4 maglie quindi più vicine all'apertura avranno su un lato delle piccole viti a taglio. La robustezza del bracciale è sicuramente migliore. Anche la meccanica è di qualità superiore. Questi orologi potrebbero avere, a differenza dei precedenti, anche una finta etichetta olografica sulla cassa, simile a quelle applicate recentemente dalla Rolex. La doratura, sui modelli che la prevedono, dovrebbe essere più brillante, fatta con vernici migliori, in alcuni casi a probabile trasferimento chimico.

Il livello di qualità alto di distingue, oltre che per le maglie con viti, anche per la chiusura, che è decisamente più sofisticata e prevede il sistema a pressione tipico dei Rolex autentici. La meccanica è chiaramente di precisione maggiore e si può vedere chiaramente che le lancette sono ben allineate, portandole sulle ore 6:00 e 12:00. Questi modelli non dovrebbero dare segni di scarsa colorazione delle dorature e i pulsanti dovrebbero apparire come fluidi. Quasi certamente questi prodotti avranno un vetro al quarzo vero, che vi verrà dimostrato come antigraffio passandoci sopra qualcosa di abrasivo. Ottimo prodotto davvero.

Abbiamo detto che il nostro termine di paragone è il Daytona. A quadrante bianco o nero che sia, i pulsanti serviranno per regolare il datario, che sostituisce le funzioni originali di cronografo nei piccoli quadranti.

Quanto costano sul mercato cinese questi (semi) gioiellini? Si va dai 7 Euro di un bassa qualità ai 10 di un medio per arrivare fino a 15 per le riproduzioni migliori.

In tutto questo, abbiamo visto che le differenze sono perlopiù di finitura, lasciando alla meccanica un ruolo marginale.

Già, ma lasciatemi dire che avremmo dovuto parlare al passato.

Si perché negli ultimi periodi nuovi prodotti si sono affacciati sul mercato, e qui si comincia a fare sul serio.

I nuovi modelli di cronografo cinese hanno infatti raggiunto le stesse funzionalità dei Rolex veri!!!

Più difficile che per le borse LV, una volta trovati questi oggetti capirete che avete per le mani un prodotto di tecnologia assolutamente paragonabile a quella occidentale. Le funzioni di cronografo del Daytona sono riprodotte in modo impeccabile e la precisione sembra essere totale. Questo non può che significare il raggiungimento di un grado superiore nella capacità tecnologica di produzione meccanica di precisione.

Anche un semplice "Ghiera Verde" tanto di moda nella Milano da bere denota notevole superiorità nella qualità. Nelle produzioni normali ad esempio la data cambia in modo non uniforme, nell'arco di svariati minuti a cavallo della mezzanotte. Nei nuovi modelli invece il cambio di data è a scatto, come nell'originale, al passare della mezzanotte. Questo significa che il meccanismo interno non è più preso da orologi di basso costo e infilato dentro carcasse finte Rolex ma che è un meccanismo progettato e costruito appositamente.

La difficoltà con cui si trovano questi modelli praticamente perfetti fa pensare che per adesso siano poche le aziende in grado di produrli, magari solo una o due. Ma il passo è stato fatto e non escludo che nei prossimi mesi questo livello qualitativo diventi lo standard alto, di fatto buttando fuori dal mercato i prodotti di fascia più bassa, che sono destinati a sparire con il crescere della capacità produttiva di qualità.

Oggi come oggi, quindi, se la Rolex comprasse in Cina i falsi e poi li infilasse dentro le sue scatole originali con garanzia ecc, sarebbe praticamente impossibile per chiunque carpirne le differenze.

Ormai ci siamo, quindi.

La capacità tecnologica nella meccanica di precisione sta allineando i laboratori cinesi ai nostri occidentali, con tanta buona pace per chi confidava ancora sul fatto che almeno nelle produzioni di nicchia ad elevata qualità, potevamo stare tranquilli.

E adesso?

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 07, 2005 07:26 | link |
business, affari, questa è la cina, tecnologia cinese

giovedì, 06 ottobre 2005
Fare affari in Cina... facile o difficile?

Ciao!

 

Avete notato? La Cina è veramente l'argomento del momento.

 

Da cosa deduco tutto questo? Alcuni esempi: lunedì sera sul canale 109 di SKY daranno un documentario sulla storia della Cina; negli ultimi 3 mesi sono usciti 5 nuovi libri sul fare business in Cina; ogni giorno i principali quotidiani riportano almeno una, se non più, notizia che parli della Cina; sempre a proposito di Libri, le principali librerie di Milano hanno tutte creato una sezione speciale con scaffale ben in vista che presenta tutti i libri sulla Cina; le guide turistiche aumentano di giorno in giorno, così come i siti internet a tema.

Possiamo parlare di Cina mania?

 

Non ancora, forse. O si, finalmente. Bello o brutto, dipende dai punti di vista. Chi mi legge spesso, sa come la penso (bellissimo!).

 

D'altronde sono ormai tre mesi che ho cominciato a tenere questo blog sulla Cina, che poi è stato per molto tempo un blog su Shanghai. Ho già spiegato come, nato quasi per caso, il blog mi abbia portato a interagire con molti di voi. In estate si parlava di consigli sui viaggi vacanzieri. Avvicinatosi l'autunno i temi si sono spostati sul mondo degli affari. Altro sintomo della "febbre gialla" in arrivo.

 

Ho trovato persone convinte che comprare o vendere in Cina sia facile. Altre sostengono che fare affari con la Cina sia impossibile.

Cosa c'é di vero? Tutto è niente!

 

Il fatto è che in Cina è diverso il modo di relazionarsi.

 

La grossa differenza è che noi occidentali puntiamo al massimo risultato di efficienza, trascurando gli eventuali rapporti interpersonali. Al contrario i cinesi molto speso scelgono la strada meno efficace, ma che offre maggiore soddisfazione collettiva per le persone coinvolte nell'affare. E' importante che le persone cinesi coinvolte possano utilizzare il metodo relazionale delle Gunaxi, le amicizie (di cui vi ho parlato in passato) così come è fondamentale che non vengano mai messe nella condizione di perdere la faccia (altro argomento affrontato).

 

Non è semplice da capire, ma forse con un esempio si può intuire qualcosa.

 

Girando per il centro di Shanghai, è facile imbattersi nella pubblicità di una catena di negozi di abbigliamento chiamata CAPTAINO, vediamo come nasce questa catena.

 

Nei primi anni novanta una catena di negozi di abbigliamento sportivo di Singapore, che utilizza il marchio CROCODILE, decide di aprire a Shanghai e per farlo crea una Joint Venture con una donna cinese, Fan Juanfen. Si da il caso che le regole non fossero aperte e libere come oggi, per gli stranieri che volevano fare affari in Cina. Era vietato possedere punti vendita al dettaglio. La signora Fan, guarda caso, era un ex compagna di scuola dell'allora vice premier. Grazie a questa conoscenza (guanxi) ottenne dei permessi speciali per aprire il primo negozio e in poco tempo la catena crebbe, fino a raggiungere i 19 punti vendita.

 

Tutto andava così bene che la società, dopo qualche anno, decise di quotarsi in borsa, e per fare questo affidò le operazioni a manager e società di consulenza. Questi presero poco a poco il pieno controllo della situazione, portando la signora Fan a perdere il potere, cosa che causò frequenti litigi, fino a quando la società decise di licenziarla. La stessa, che nel frattempo aveva coinvolto in posizioni di rilievo nell'azienda molti amici e parenti, fra cui fratello, sorella, cognati e nipoti, aveva perso la faccia con il licenziamento.

 

Altra cosa che la casa madre non aveva valutato attentamente è che il successo dell'azienda era dovuto alle condizioni favorevoli che la stessa Fan era riuscita a creare, grazie al suo giro di conoscenze, le sue guanxi.

 

Ecco allora che la signora Fan, pochi mesi dopo, creò un nuovo marchio (Captaino appunto) e rilevò tutti e 19 i negozi, compresi i dipendenti, usando stratagemmi legali e amicizie varie e lasciando la Crocodile con un palmo di naso.

 

I più scettici andranno subito a pensare che questa storia dimostra che non ci si deve fidare dei cinesi. Sbagliato, dico subito. E aggiungo che la società in questione non era europea o americana, ma di Singapore.

 

Lo scopo di questo breve racconto è quello di far capire quanto le relazioni interpersonali, ovvero le conoscenze siano influenti sul mondo degli affari in Cina.

 

Gli imprenditori italiani che hanno difficoltà a fare affari con la Cina, incontrano questo problema principalmente per questo motivo. Non hanno delle guanxi.

 

Ecco perché per stare su questo mercato ci vuole un supporto di persone che abbiano le conoscenze. Meglio se persone occidentali. Per gli occidentali, però, è molto più difficile creare delle guanxi.

 

Ma di questo parleremo la prossima volta. Vi racconterò come io ho creato alcune delle mie guanxi.

 

Per ora consideriamo che fare affari in cina è difficilissimo... ma anche facilissimo!

 

Alla prossima,

 

Chen Long

Postato da: shanghai a ottobre 06, 2005 11:22 | link |
cina, affari, shanghai

sabato, 01 ottobre 2005
Ma com'è questa Cina?

Ciao!

E' quasi una settimana che sono in Italia e quello che mi capita di fare più spesso, in questi giorni, è parlare con la gente.

Ho parlato con amici e parenti, sconosciuti e conoscenti, le domande sono sempre le stesse:

- ma com'è questa Cina?
- ma cosa ti davano da mangiare?
- ma mangiavi con le bacchette?
- ma come sono i cinesi?

Queste direi che sono le più gettonate, con il cibo che la fa da padrone.

A proposito di cibo, allora, voglio raccontarvi un piccolo aneddoto.

Eravamo in un ristorante cinese, come ce ne sono migliaia. Fra i commensali c'era la persona cinese che aveva organizzato la cena, io ero l'ospite. Come d'usanza, chi invita gli altri a cena ordina per tutti (e paga anche). Molto gentilmente, però, ordinando si rivolge al sottoscritto chiedendo:

li mangi i gamberetti crudi?

certo rispondo io, aggiungendo: anche ieri sera ho cenato a base di Sashimi, adoro il pesce crudo

allora ordino questo piatto tipico, sono gamberetti dentro il vino con le erbe aromatiche e tutto il resto...

Una specie di carpione, penso io.

Dopo pochi minuti la gentilissima cameriera a noi assegnata (i ristoranti in Cina hanno talmente tanto personale che in pratica ogni tavolo ha un cameriere dedicato, o quasi) porta una ciotola quadrata, alta direi un 5 cm, di vetro trasparente. La ciotola è ripiena per due terzi di un liquido che chiaramente è vino, e si vedono le varie spezie ed erbe, così come si vede chiaramente che vi sono immersi i gamberetti. Particolare significante è che la ciotola è ricoperta da uno strato di pellicola trasparente, quella che noi chiamiamo normalmente cellophane.

Il mio pensiero va subito alla cucina, più o meno in questo modo:

che bravi, avranno preparato il tutto questa mattina o magari anche ieri, lasciando i gamberetti a macerare per prendere il gusto, e hanno coperto il tutto con la pellicola per non rovinare il gusto nel frigorifero, anche la mia nonna fa così con la trota in carpione

Sulla parola "carpione" il mio pensiero è costretto a fermarsi bruscamente. Si, perché i gamberetti cominciano a saltare.

Erano vivi!!!

Certo non si può dire che non si trattasse di pesce fresco. Più fresco di così te lo devi andare a pescare di persona. Fatto sta che abbiamo dovuto aspettare che i gamberetti morissero affogati nel vino, letteralmente ubriachi, aiutandoli anche ogni tanto con uno scrollone della ciotola. Dopo qualche minuto la gentile cameriera è venuta a sincerarsi che non vi fossero più animali vivi al nostro tavolo (tranne i commensali ovviamente) e ha quindi potuto togliere la copertura, consentendoci di gustare il piatto prelibato.

Personalmente ho apprezzato molto, e non vedo l'ora di tornare a Shanghai per andare a gustare i gamberetti morti ubriachi, con la speranza di avere qualche ignaro compare da portare a sperimentare il tutto, senza ovviamente prepararlo in precedenza.

Mi diverte molto raccontare questa storiella a tutti quelli che mi chiedono cosa mangiavo in Cina. Ho visto facce di ogni genere, e immagino che anche molti di voi abbiano storto il naso.

Lasciatemi dire che si tratta di un piatto delizioso.

E poi, diciamoci la verità... qui in Piemonte un piatto tipico prevede il consumo di cervello di cavallo fritto!!! Piatto che fra l'altro io personalmente adoro :-)

Ci sono due categorie di persone vogliose di saperne di più su questa benedetta Cina.

I primi sono ovviamente i curiosi.

Quelli che quella volta hanno visto quel documentario. Quelli che gli hanno detto che. Quelli che hanno sentito. Quelli che un amico che ci è stato. Qualcuno mi fa tornare in mente la canzone "Mio cuggino" di Elio e le storie tese (no, non è un errore, è proprio cuggino con due gg).

A tutti questi spiego subito che se hanno visto un documentario sulla Cina, non lo devono considerare. Dal momento in cui, infatti, viene definito lo story board di un documentario, al momento in cui viene trasmesso in televisione, passa non meno di un anno. Il problema è che la Cina evolve così velocemente, che in un solo anno tutto quello che ci racconta il documentario è diventato vecchio, è superato.

Un'altra domanda favolosa è:

Com'è il tempo in Cina?

Questa è dura da spiegare, in teoria. In pratica io rispondo alla domanda con una domanda. So che non si dovrebbe fare, ma io dico:

Com'è il tempo in Italia?

L'interlocutore, che per qualche secondo rimane con la mascella mezza pendula, solitamente risponde:

non c'è un tempo unico, l'Italia è lunga da nord a sud, freddo al nord, caldo al sud ecc

ecco, in Cina è lo stesso, rispondo io prontamente.

E poi c'è la seconda categoria. Ci sono i business men e le business women.

Loro hanno domande molto più pertinenti il mondo degli affari.

La prima domanda che l'uomo di affari, l'imprenditore, ti pone è:

Ma le cinesi, come sono?

D'altronde abbiamo mica tempo da perdere in chiacchiere noi. Cibo, meteo, ma chi se ne frega! Parliamo di cose serie per piacere. Se vado a comprare in Cina, la trovo qualcuna che me la da?

Ovviamente sto esagerando la cosa, però non crediate che non mi sia capitato di sentire ragionamenti di questo genere.

La Cina si sa, è fonte di gioie e dolori per tutto il mondo imprenditoriale italiano. Gioie per pochi, dolori per molti.

I pochi che godono delle gioie sono quelli che, in qualche modo, già hanno avuto il piacere di sfruttare il basso costo della manodopera e delle materie prime cinesi.

Gli altri, la maggiorparte, sono quelli che vorrebbero farlo e hanno capito che non è così facile.

Però l'interesse c'è eccome, non a caso se fate un'analisi delle chiavi di ricerca su Internet, che spingono molte persone a venire a leggere le mie scempiaggini, trovate nell'ordine:

- 28% comprare in Cina
- 19% lavorare in Cina
- 14% business in Cina
- 7% aziende italiane in Cina
- 5% informazioni su Shanghai
- 4% viaggio in Cina

Comprare e fare business rappresentano quasi la metà di coloro che, cercando su Internet, finiscono col trovare il sottoscritto.

D'altronde se si fa una ricerca con GOOGLE, il motore numero uno al mondo, utilizzando la parola chiave "comprare in cina" nelle sole pagine in italiano, questo blog compare fra le prime dieci proposte.

Non so se andare davvero orgoglioso di tutto questo.

Non per altro ma perché ciò significa che chi ha bisogno o voglia di fare degli affari con il mercato cinese, non trova molta offerta nel nostro panorama Internet, se fra le prime 10 soluzioni proposte compare un blog che, certo, talvolta può far sorridere, a detta di molti (ma non di tutti) dice cose interessanti, ma non ti fa di certo concludere affari (per ora!).

Insomma, alla fine:

Ma com'è questa Cina???

La Cina è un Paese grande.

Se avessi scritto che è un Grande Paese, subito mi avreste preso a male parole. Un po' come quel deputato leghista che in settimana ha detto che la RAI ha fatto male a trasmettere il film per la TV sul "Grande Torino" perché di chiaro stampo comunista. Faceva vedere il malessere degli operai! Nel '49, a Torino, quello c'era! Che dovevano fare, inventarsi che andava tutto bene come volete farci credere oggi?

Se mi leggete da un po', sapete che penso sinceramente che la Cina sia un Grande Paese. Ma anche, e soprattutto, una grande opportunità. Per noi italiani lo è ancora di più. Già, perché i cinesi hanno una grande stima di noi italiani. Pensano che siamo un popolo di persone con delle risorse. Vedono il nostro Paese come quello da scoprire. Noi vediamo il loro come quello da sfruttare. ben venga anche questo, ma bisogna farlo, non solo pensarlo.

Io mi sto dando da fare per combinare qualcosa. E voi?

Tanti di voi lo stanno facendo, ricevo molte e-mail, ogni giorno di persone nuove. Ma non basta.

Allora voglio provare ad esortarvi.

Parlo con te, si proprio con te... scrivimi!

Non importa cosa tu abbia da dire, il primo pensiero che ti passa per la mente, ma non stare semplicemente lì, dietro monitor e tastiera ad aspettare che un pezzo di Cina ti cada sulla testa. Qualsiasi cosa ti passi per la capoccia, scrivimela. Mi farebbe piacere.

Ecco l'indirizzo: chen.long.sh@gmail.com

A presto,

Chen Long

Postato da: shanghai a ottobre 01, 2005 17:20 | link |
cina, affari, shanghai, questa è la cina

mercoledì, 17 agosto 2005
Non abbiamo capito proprio un c***o! (Episodio IV)

Ni hao!

come va? Avete passato un buon ferragosto? Avete fatto gavettoni anche per me? Già, perché qui il 15 era un giorno lavorativo (scolastico nel mio caso) come gli altri e quindi... altro che spiaggia o grigliata!

Basta con le ripetute lamentele sul fatto che sto lesinando un po' nello scribacchiare. Vi ho già spiegato che sono nel pallone più totale con la difficilissima lingua cinese. Sto però impostando un po' meglio il metodo, aiutandomi con strumenti didattici che costruisco per conto mio al computer, e poco per volta sto ritornando in pari con il programma scolastico, quindi il tempo per tediarvi tornerà ad esserci.

E poi, diciamocela tutta, non è che vi trascuro così tanto... sapete quanto scrivo? Essendo (fra le altre cose) un po' malato di analisi e statistiche, le faccio anche su questo blog. Non parlo delle statistiche di accessi, pagine ecc, quelle ci sono ma non le guardo neanche. No, quello che faccio è contare quanto scrivo.

E volete sapere quanto scrivo? In due settimane vi ho propinato circa 150.000 caratteri.

La cosa vi dice poco? Lasciate che vi faccia qualche esempio di paragone. Come sapete (o forse non lo sapevate ma vabbé, ora lo sapete) ho scritto parecchi articoli per vari giornali, nel tempo. Ho quindi una dimistichezza con il conteggio dei caratteri, che è l'unità di misura che il capo redattore ti da per dimensionare la lunghezza del tuo articolo. Un articolo di 3 pagine, come quelli che (maledetti) state leggendo sotto l'ombrellone, corredato di un po' di immagini si estende su circa 10.000 caratteri.

Questo significa che, usando come parametro una normale rivista settimanale o mensile, ho messo a disposizione in due settimane 45 pagine, esclusa la pubblicità!

Potrei aggiungere che:

1) con un ritmo come questo potrei da solo fare una rivista mensile di 150 pagine, con la pubblicità al 40% che è una media normale;

2) un articolo di 3 pagine viene mediamente pagato 100 Euro... a quest'ora avrei guadagnato 1.500 Euro se avessi scritto per denaro;

3) allora sono proprio pirla!!! Non è che fra di voi c'è qualche editore che necessita di uno scribacchino???

Oggi torniamo a parlare di business!

Sì perché il lavoro e gli affari sono il motivo che mi ha spinto qui a Shanghai e, come vi ho promesso all'inizio di tutto, uno degli scopi di questo blog è di dire cose vere e (si spera) qualche volta sensate, sul mondo degli affari qui nel paese dei mangiatori di bambini (perché comunisti) cirropatici (che non so se si dice ma comunque perché hanno la pelle gialla) e monofaccia (no comment).

Vi ho già accennato al fatto che qui gli affari si fanno in particolar modo grazie alle Guanxi, le conoscenze.

Da buon furbetto, quindi, sono arrivato da sole due settimane ma mi sono già messo di gran lena a creare il mio giro di conoscenze.

Casualmente il vantaggio di un italiano, trentenne, di buona culutura, alto e se non proprio bello almeno senza doppio mento, è che le conoscenze arrivano facili facili, quando sono di sesso femminile. Non vi è, da parte mia, alcun fine diverso dal lavoro. Chiariamo subito e per benino che voi siete in mood estivo e fra Chi, Novelle varie, Vip, Gossip ecc, chissà che vi passa per la capa. Solo lavoro.

Tanto per non sbagliare sono partito da fonti buone. Ho fatto conoscenza con un po' di persone nel settore della consulenza strategica, che ruotano intorno a società di (alto) livello internazionale molto importanti, quindi consulenti che hanno agganci molto validi. E' importante avere delle buone referenze, non frega a nessuno se hai le Guanxi con il lattaio sotto casa.

Ieri sera sono stato invitato a un party di compleanno, che prevedeva cena in un ristorante nepalese, fra l'altro proprio di fianco al People7 di cuì vi ho già parlato e proposto foto.

Era il compleanno di Christopher, ragazzo francese responsabile della comunicazione e pr di un gruppo che produce ed esporta moda. Ad occupare un intero piano del ristorante eravamo in 40.

Uomini e donne di tutto il mondo, fra i 25 e i 40 anni, più o meno tutti in carriera nei vari settori che tirano qui a Shanghai. Quindi consulenza, servizi, fashion, c'erano un paio di giornaliste di settimanali locali di quelli alla moda ecc.

Inodovinate su 40 quanti italiani? 1, io!

Come al solito non ci facciamo scappare occasione per far notare come siamo messi. Vi giuro che c'era gente da tutti i paesi più sperduti del mondo. Un solo sfigatissimo (si fa per dire) italiano. In teoria siamo sempre dappertutto, ma a quanto pare non qui a Shanghai.

Allora si parlava con Linda, che fa la consulente di Strategic Management per una importante società, e che ha un capo italiano (almeno uno) che a un certo punto (lei è cinese) mi fa una domanda di quelle che vorresti magari evitare: "perché voi italiani pensate così tanto male della Cina?".

Non vi dico l'imbarazzo. Passati però quei 76, 77 minuti di completo gelo, mi sono ripreso e le ho risposto con l'unica fraseche poteva avere un senso: "perché siamo il popolo più stupido che esiste sulla faccia della Terra!"

Bene. Risata, situazione salvata, faccia come il c**o messa a dura prova e via... ma tornato a casa, la domanda era ancora lì...

Facciamo un salto indietro nel tempo... vi ricordate di R.?

Per i meno attenti, R. è l'imprenditrice del nord-est i cui dilemmi sono in parte stati sviscerati nel primo episodio di questa mini saga. Se vi serve potete rinfrescarvi la memoria cliccando qui.

Vi avevo lasciati, a quel tempo, con un commento di R. che, dissi, avrei analizzato in una successiva puntata. Ecco, ora è il momento di farlo.

Nel mio colloquio con R., pochi giorni prima di partire per Shanghai, le esponevo la mia visione (non ancora validata dall'aver toccato con mano e quindi più che variabile) sul fatto che per competere con i Cinesi doveva venire qui e allearsi con loro.

La frase emblematica di R. era stata "ma chi vuoi che ci vada fino in Cina..."

Fino in Cina???

Laciate che vi racconti un'altro pezzo di storia (di un'altra storia).

Lo so che non è facile seguirmi se salto da una parte all'altra così, ma che volete, adoro la regia alla Tarantino (anche se i miei sembrano più racconti sconnessi alla Lucarelli... paura eh?).

Qualche anno fa, diciamo pure più di 10, lavoravo in una università italiana. Ok, era il Politecnico di Torino, nella sede di Ivrea. Lì ad ogni fine anno (didattico) si sfornavano nuovi ingegneri ed era il perido in cui l'Olivetti non era ancora a p*****e e, addirittura, assumeva personale.

La storia che vi racconto è quella di Piero (nome di fantasia), giovane studente, fra le altre cose (capirete dopo perché lo sottolineo) neanche fidanzato, che, migliore del suo corso e laureato con lode, a soli 24 anni e prima ancora di ritirare il suo pezzo di carta tanto sudato, riceve la seguente proposta:

assunzione a tempo indeterminato con contratto quadro di primo livello (e stipendio conseguente) nella divisione stampanti di Olivetti, a una condizione... i primi 2 anni di carriera, per forza di cose orientata alla dirigenza visto il punto di partenza, da effettuarsi nella sede di Pozzuoli, per la quale l'azienda metteva a disposizione appartamento in residence presso la sede remota, ovvie indennità economiche di trasferta e volo andata e ritorno tutti i fine settimana Capodichino-Caselle-Capodichino per stare a casa nel week end.

Bene, cosa fece il nostro Piero? Ovviamente... rifiutò, in attesa di trovare una sistemazione che gli permettesse di stare vicino a casa... ogni (mio) commento è superfluo!

Figuriamoci se a Piero avessero proposto di venire in Cina!!!

Lasciamo Piero e il passato e torniamo ai giorni nostri.

Che gli italiani sono mammoni, lo sappiamo e non facciamo finta di niente. E le mamme degli italiani darebbero il sangue per non farli allontanare a più di 100 metri da casa. Sappiamo anche questo. Non so la mia, che mi ha lontano da casa da 10 anni, ma diciamo che la media è così.

C'è un esempio che vi volgio fare che è bellissimo, per capire come vanno le cose da noi.

Pochi giorni prima di partire ero dalla Nonna a pranzo e a un certo punto si mette a piangere. Le chiedo "che c'è?" e lei mi risponde "non sono contenta che vai così lontano"...

Al che le ho detto: "Nonna, vado a Shanghai per 2 mesi. A gennaio sono andato in America per due mesi, stessa distanza, e non hai pianto. Ad Aprile sono andato in Egitto per due mesi, un po' più vicino, ma non hai comunque pianto."

E la serafica risposta è stata: "eh ma lì è diverso"!!!

Come?!?  In America... si.  In Egitto... si.  In Cina... no!

non stiamo parlando di periodi, quindi di situazioni, diversi. Uno in coppa all'altro, direbbero a Napoli dove si sono presi volentieri il posto lasciato da Piero (forse).

Vi propongo una mia personalissima statistica, non basata su alcun numero ma su pura immaginazione (e non sono così sicuro di sbagliare).

Prendiamo a campione 100 neo laureati.

80 di questi non accetterebbero mai di lavorare a tempo pieno all'estero. Vuoi per il/la fidanzato/a. Vuoi perché mammoni. Vuoi perché chissàcheccavolo. Ma non lo farebbero.

Dei restanti 20, alle seguenti proposte di città dove lavorare, ecco la mia stima:

Londra - 20
Parigi - 15
Bruxelles - 8
Altre città europee - 6/7
New York - 5
Altre città americane - 3

Shanghai - 1 (forse)

Ma perché?!? Che cos'ha questa Cina che mette così a disagio?

La distanza? Non sapete che Alitalia ha un volo diretto andata e ritorno tutti i giorni Malpensa-Shanghai?
La lingua? Perchè pensate che a Parigi ve la cavate con l'Inglese? Nell'unico paese al mondo che non dice Computer ma Ordinateur (o come dicono, insomma).
La paura? Ma lo sapete che Shanghai è probabilmente fra le prima nella lista delle città con meno crimini al mondo, dove i polizziotti hanno talmente un c**o da fare che ogni giorno si dedicano a multare i ciclisti che non rispettano lo stop?

Io davvero non capisco!

Ma allora chi ci va in Cina?

Quelli come me, ad esempio.

Imprenditori, non avete le palle per venire qui? E sfruttate le nostre no?

Ritorniamo a Linda, che ha avuto la malaugurata idea di originare questo sproloquio. Dopo averle detto come siamo noi italiani, le ho spiegato perché secondo me c'è questo problema.

Ritengo che la vera colpa sia del Governo cinese. Non per come governa, anzi, sapete bene (anche chi in privato mi chiama comunista di m****a) che a me piace e che secondo me le cose filano, qui. Ma per i troppi anni di chiusura nei confronti del mondo della comunicazione esterno. Non quello interno. Sapete che qui ci sono oltre 60 canali televisivi? altro che 6 o 7. La totale mancanza di una struttura di comunicazione e di pubbliche relazioni, che invece regge di fatto in piedi i governi occidentali (almeno nei rapporti esterni), ecco cosa ha generato tutto questo.

Però anche noi, se volessimo delle informazioni non sarebbe così difficile trovarle.

Vi lascio con un concetto profondo: avete paura della Cina? Il titolo di questo articolo è proprio per voi... non avete davvero capito un c**o :-)

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 17, 2005 20:59 | link |
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lunedì, 08 agosto 2005
Il vino in Cina (Episodio II)

Ni hao!

Oggi sono scatenato, un post via l'altro. La verità è che avevo un mezzo date con Jessica (ricordate? la ragazza cinese di venerdì sera al Mural) ma le sta andando lungo il corso di formazione che sta seguendo da domenica per tre giorni e quindi mi ha paccato e sono a casa... tutto per voi, contenti?

Come vedete ho trasformato quello del vino in un argomento degno della sua propria sezione, perché ho visto che interessa e poi perché ormai è una questione di principio.

Allora, dopo cena sono andato all'ipermercato vicino a casa per fare scorta di bottigliette di the freddo (che bevo a litri) e per comprare le pile del telecomando della TV che si erano esaurite.

In realtà vado spesso al centro commerciale, perché mi aiuta a fare esercizio con il cinese. Essendo io poco addicted allo studio, adotto il metodo del live learning, quindi non perdo l'occasione per frequentare posti dove posso approfondire e fissare quello che imparo a scuola durante le lezioni.

Un altro metodo che uso molto, che però in certe fasi è quasi pericoloso, è quello di modificare la lingua in cui penso. Ci avete mai provato? Se state in Italia tutto il tempo, non potete riuscirci. Ma se ad esempio siete in un paese dove si parla normalmente inglese, provate i primi giorni a sforzarvi di pensare in inglese. Dopo un po' di giorni vi verrà automatico e anche comunicare sarà più facile perché non dovrete pensare in Italiano a cosa dire, poi tradurre a mente e infine esternare, si fa tutto in automatico.

Il problema è che il mio cinese è ancora troppo piccolo per usarlo come lingua principale di pensiero (ecco un esempio di quello che spiego meglio sotto, che ho visto rileggendo e che ho voluto lasciare per far capire lo stato in cui sono messo, in inglese infatti avrebbe senso dire "my chinese is too little" mentre in italiano suona come uno strafalcione, capite ora?).

L'inglese è la lingua che qui uso per il 95% del tempo, per comunicare con gli altri. Quindi penso in inglese. Però, per esempio quando medito su cosa scrivere sul blog, penso anche spesso in italiano. In tutto questo, cerco di sforzarmi a pensare alcune cose semplici in cinese. Anche perché se vi fanno una domanda in cinese e rispondete NO non capiranno mai, ecco che allora ad esempio cerco di sforzarmi di pensare al "no graziè" in cinese (si pronuncia più o meno: pù scìescie).

La mia attuale lingua, quindi, la definirei CHINITALISH (chinese+italian+english) il che è tutto un programma, e quindi non vi stupite se a volte scrivo strano.

Torno ai vini, ok!

Sono andato avanti con le mie ricerche e ne ho trovata una talmente bella che non ho resistito al correre a casa per raccontarvela.

All'ipermercato c'è ovviamente anche la sezione dei vini. A parte il vino Grande Muraglia e tutte le altre case vinicole cinesi (che non sono mica poche) ho contato più o meno una selezione di un centinaio di bottiglie straniere. Vini californiani alla grande, vini francesi ecc. Non del livello dell'enoteca per fichetti, che di bottiglie ne aveva molte di più e di qualità superiore.

Niente Italia... no no no!

Si, avete capito bene, non uno straccio di etichetta italiana, giuro! O quasi, ma dovete proseguire a leggere per il quasi :-)

Ora, in un commento nel post precedente, anonimo (che segnala l'edizione cinese di vinitaly) sostiene che il vino italiano non piace ai cinesi.

Se riuscite a dimostrarmi che gli piace il vino di tutto il resto del mondo e non il nostro, vi faccio il monumento. Voglio proprio approfondire sto fatto del vino.

Ma ecco la chicca...

Sempre nella zona dei vini, perlustro anche l'angolo delle bazze. Uff! Vi devo proprio spiegare tutto!!! La bazza, tradotto dal bolognese, è l'affare o occasione, quindi Angolo delle bazze = scaffale delle promozioni, ok?

Nell'angolo delle bazze, dicevo, cosa ti vedo che riempie uno scaffale intero???

A soli 2,25 Euro a cartone, nientepopodimenoché... IL TAVERNELLO!!!

Sia bianco che rosso, giuro, in offerta speciale super scontata.

Ecco che si cominciano a delineare le cose. Certo che se ci presentiamo con il Tavernello (senza volerne troppo di male, s'intende, io quello bianco per cucinare lo uso, il cartoncino da 25cl è così comodo) allora è possibile che il vino italiano lasci perplessi i cinesi... o no?

Prosegue l'indagine etilica.

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 08, 2005 21:30 | link |
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domenica, 07 agosto 2005
Il vino in Cina (Episodio I - titolo originale che poi ho cambiato: Non abbiamo capito proprio un c***o! Episodio III)

Ni hao!

Come promesso prima, ve la racconto sull'esperenza vinicola avuta in serata.

Si parla di vino...

Prima di tutto una premessa importante! Quanto sto per riportarvi non è ancora suffragato da un numero sufficiente di verifiche. Prometto che nei prossimi giorni farò delle ricerche approfondite e poi vi dirò se quanto sto per dire è confermato o meno.

Si parla di vini. In particolare, sono stato in una enoteca di quelle diciamo così "fichette". Quelle per intenderci dove si compra il vino per le occasioni speciali e dove vanno quelli che hanno qualche soldo in più da mettere in tavola, rispetto alla famigla operaia, oppure sono proprio estimatori.

Faccio allora un giro in questa enoteca veramente grande e ben fornita e vi trovo rappresentata la migliore produzione vinicola mondiale. C'erano tutte le cantine californiane, non mancavano ovviamente quelle australiane e anche sudafricane.

L'europa era ovviamente rappresentata dai vini francesi, da quelli spagnoli, dai portoghesi. C'erano vini dalla gracia...

Come dite? Sto dimenticando qualcosa? Come? L'Italia? Mi state dicendo che il nostro amato Bel Paese (come i formaggini) è il produttore dei migliori vini del mondo?

In effetti devo ammetterlo, due o tre bottiglie italiane (fra le centinaia) sono riuscito a scovarle.

La Toscana era, ovviamente, rappresentata dalla classica casata dei Marchesi Antinori (www.antinori.it). Un Chianti Classico IGT, il rinomato Villa Antinori e l'inmancabile Santa Cristina erano a disposizione, a prezzi peraltro poco più che doppi rispetto ai nostri supermercati. Si perché sapete che Antinori ormai si trova in tutti i supermercati d'Italia vero?

A proposito del Santa Cristina, sapevate che attualmente sembra essere uno dei vini preferiti dalle ragazze? Se avete un appuntamento e la portate a cena a base di carne, ordinate tranquilli un Santa Cristina e non dovreste fare brutta figura. Certo non passerete per super sofisticati con un vino che si trova alla coop, ma sarete certi che lo berrà volentieri, e questo è l'importante.

L'altra cantina rappresentata era la veneta MASI (www.masi.it), di un noto appassionato, Sandro Boscaini, che fra l'altro produce anche in Argentina. Qui propone un Valpollicella DOC. Vino fra l'altro molto apprezzato dalla mia famiglia cinese, che ha fatto vaporizzare la bottiglia portata da me in dono dall'Italia (il mio era un Sartori - www.sartorinet.com).

E basta. Non c'era altro... fra centinaia di bottiglie, queste quattro.

Per la miseria sto parlando del vino italiano!?!?!

Come ho premesso, devo verificare altre enoteche prima di dare conferma, ma se la dovessi trovare, sarei davvero sconcertato. Decine di case californiane si contendono scaffali che onorerebbero i migliori vini italiani e noi non facciamo nulla???

La cosa non finisce qui, credetemi!

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 07, 2005 23:06 | link |
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sabato, 06 agosto 2005
Alla faccia del tifone

Ni hao!

Facciamo una considerazione veloce veloce: è il 6 agosto, qui a Shanghai sono le 2 di pomeriggio (le 8 del mattino in Italia) la temperatura esterna è abbondantemente sopra i 30 gradi e io ho appena finito di mangiare una fantastica zuppona bollente e un po' piccante con dentro affogati ravioloni ripieni di maiale e verdure!

Sono pazzo? Dite? Lasciate che vi spieghi...

Prima di tutto l'aria condizionata è a manetta, quindi la temperatura in casa non supera i 22/23 gradi ed è perfettamente deumidificata... ah! che bello... e poi se vedeste cosa c'è fuori dalla finestra, capireste perché avrei mangiato volentieri polenta e camoscio!

Già, il tifone è arrivato. Non sta ancora manifestando tutta la sua violenza, a quanto dice la TV (per quanto riesca a capire io quello che dice la TV cinese, dopo sole 20 ore di scuola dedicate a imparare l'alfabeto), ma è già bello tosto. Per fortuna noi stiamo solo al 4° piano, perché se qui il vento si sente in questo modo, non voglio pensare a quelli che stanno su in alto nel palazzo, al 25mo o 26mo piano. L'acqua abbonda ma non è poi così torrenziale, è il vento che è tosto. Certo non è la prima volta che vedo vento e pioggia, quanti temporali abbiamo noi in Italia... ma un temporale dura un'ora o due al massimo, per un tifone si parla di giorni... per fortuna, come sapete, sono stato previdente e ho fatto scorta di schifezze da mangiare mentre passo il mio tempo davanti al computer o guardando fuori dalla finestra quei pazzi che si avventurano per la strada.

Alla faccia del tifone, però, ieri sera siamo usciti comunque!

Siccome le previsioni dicevano che avrebbe cominciato a piovere nella notte (il vento era già iniziato dal pomeriggio) ci siamo dati appuntamento per le 22 all'uscita della metropolitana.

Indovinate un po' a che ora è iniziato il diluvio universale??? Esatto, alle 21:59!!!

Mamma mia quanta acqua... per fortuna c'è stato un momento di calma (forse il capo lassù stava cambiando l'attacco dell'idrante che gli era finita la scorta) e quindi abbiamo potutto correre fra una pozzanghera e l'altra fino al club.

La destinazione della serata era il MURAL BAR. Se venite a Shanghai, il venerdì sera del Mural non ve lo dovete perdere assolutamente! Tanta gente, bella musica e, come direbbero i miei amici romagnoli, "pieno così di gnocca" che non guasta mai. Il locale è un disco bar molto bello, di recente costruzione, design piacevole. Per la disarmante cifra di 11 Euro pagati all'ingresso, avrete a disposizione un'orda di baristi pronti a servirvi quello che volete, quando volete e senza nessun limite, perchè la serata è Open Bar... immaginatevi la felicità dei miei amici tedeschi e inglesi alla sola idea di poter bere senza limiti e senza costi!

Il locale è frequentato da occidentali, perlopiù studenti che vengono qui a imparare il cinese (come il sottoscritto) o dipendenti di aziende occidentali traferiti qui (come spera di essere in futuro il sottoscritto). La popolazione cinese è rappresentata solo dal personale e da un buon numero di ragazze che conoscono bene l'inglese. Si perché finalmente un po' di ore passate dove tutti parlano una lingua conosciuta :-)

Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare... ho visto un messicano sostenere che dalle sue parti gli shot di tequila sono grossi il doppio e lui può berne all'infinito, salvo poi vedere lo stesso messicano andare via strisciando sui gomiti alla quindicesima tequila, mentre il ragazzo svizzero che beveva con lui, lucido come una madreperla, si dedicava a tampinare una ragazza svedese... ho visto una minuta segretaria cinese iniziare la serata dicendo "io bevo solo aranciata" per poi ritrovarla un'ora dopo stesa sotto un tavolo con in mano una dozzina di bicchieri di tequila vuoti... ho visto un ragazzo tedesco con le lacrime agli occhi alla sola idea di poter davvero bere quanto voleva senza salassarsi, dopo che la sera prima aveva speso 10 volte tanto per ammazzarsi di birra al Roof Bar del Marriot... ho visto un amico italiano dispiacersi perchè io avevo il numero della francesina carina e lui no, ma non preoccupatevi, ci siamo messi d'accordo... insomma, ho visto una gran bella serata!

Io non sono astemio, non disdegno l'idea di bere, ma non mi ammazzo di alcool per principio, anzi, per due principi: il primo è che il giorno dopo poi stai veramente di m***a e la cosa non mi aggrada. In secondo luogo bisogna ricordare che noi italiani abbiamo una certa fama, e non si può rischiare di far cadere un mito per colpa dell'alcool, non credete?

Già perché da queste parti le dicerie sugli italiani sono ancora di moda, cosa aspettate a venire qui?

Ne avrei ancora da raccontare, ma devo dedicare tempo anche a smistare i numeri di telefono raccolti ieri sera e a fare un po' di recall. Sapete, il customer relationship management è fondamentale nel nostro mestiere. E poi speriamo che starera la pioggia ci dia un po' di tregua, non mi dispiacerebbe rivedere una certa ragazza cinese, il cui nome occidentale è Jessica, e non credo di dover aggiungere altro!

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 06, 2005 14:41 | link |
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venerdì, 05 agosto 2005
Un tranquillo week end di ...

Ni hao!

Finalmente è venerdì... faceva così il ritornello di una canzone degli Articolo 31 nel periodo in cui lavoravo nella loro casa discografica, quella del mitico Maestro Franco Godi (per intenderci il creatore di musiche pubblicitarie come quella del Fernet Branca, dei Lines Notte che faceva dormi, tranquillo e asciutto, e se non ricordo male anche della mitica Ciccibùcibùcaffè...cicici...saòcaffè!).

Già, il venerdì serà è l'inizio del fine settimana, ci si prepara ad uscire, a fare baldoria, visto che qui sono già le sette di sera e, come d'uso locale, si è già finito di cenare. (questa sera noodles con manzo e zuppetta di pomodori e uova)

Cosa ci aspetta questo fine settimana Shanghainese?

Menù specialissimo, con un piatto forte d'eccezzione: un freschissimo TIFONE devastante con venti a 200km orari, tonnellate di acqua scaricate sulle nostre povere testoline e una bella due giorni da barricati in casa con le spranghe a porte e finestre... che ne dite?

Non c'è bisogno che mi diciate che, a Milano per esempio, per tutto il week end è previsto bel tempo, e non parliamo poi delle località di mare dove in molti si staranno godendo la meritata (?) vacanza.

Come ci si prepara a un Tifone subtropicale che, dopo essersi formato a centinaia di km da qui, nel mezzo del Pacifico, decide di venire a scaricare la sua furia sulle nostre teste?

Per quanto mi riguarda ho fatto scorta di patatine ai gusti più osceni, biscotti danesi al burro e gran quantità di Ice Tea.

La città invece fa cose che forse Bertolaso (per i pochi che non lo sapessero è il capo della Protezione Civile in Italia) dovrebbe vedere.

Un esempio per tutti: la municipalità ha fatto controllare e per sicurezza spurgare tutti i tombini della città, così che la pioggia possa defluire meglio. Se qualcuno dei miei tre lettori (anche se oggi ho ricevuto la candidatura ufficiale di un quarto e quindi dovrei aggiornare la statistica) è delle parti di Milano, forse sa cosa succede ai tombini di zone come Zara o Gioia, tanto per citarne un paio, ad ogni acquazzone, figuriamoci se arrivasse un tifone!!!

In questi giorni, quindi, preparatevi perchè avrò molto tempo per scrivere e ho già un bell'elenco di temi da sviluppare.

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 05, 2005 19:11 | link |
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giovedì, 04 agosto 2005
Sai Xché? (Episodio V)

Ni hao!

Ho fatto un ragionamento (strano dite?) che vorrei condividere con tutti voi.

Qui in Cina esiste un solo partito, il Partito Comunista, a cui sono iscritte circa 50 milioni di persone. Si tratta all'incirca del 3% della popolazione.

In Italia esistono molti partiti ma si potrebbe ipotizzare che abbiano più o meno (non conosco i dati reali) un paio di milioni di tesserati. Si tratterebbe all'incirca del 3% della popolazione. Cavoli che similitudine!

In Cina il popolo elegge circa 2.000 rappresentanti locali che compongono una sorta di parlamento. Ovviamente ad essere eletto è in sostanza chi ha più agganci, più amici che dicono ad altri amici di votare ecc.

In Italia fra Deputati e Senatori non ricordo quanti siano, non 2.000 ma oltre 1.000 credo di si. Il concetto di chi viene eletto però sembra lo stesso, ovvero chi ha o sa crearsi più amicizie. Altra similitudine!

Il governo del paese è basato su un piano programmatico presentato ogni 5 anni. Come da noi, dove a ogni elezione i due Poli presentano il loro piano.

Negli ultimi decenni qui il piano è sempre stato rispettato. Ok, qui la similitudine ammetto che non riesco a vederla. Ma andiamo avanti...

Chi prende le decisioni è un consiglio di 25 elementi, delle specie di ministri. Proprio come in Italia!!!

Okkio che ci avviciniamo alla domandona...

Qui, a capo del consiglio c'è una persona che è contemporaneamente il Presidente dello Stato e del Partito.
In pratica è lui che decide tutto, dalla A alla Z e tutto l'organico sotto serve solo a convalidare le sue decisioni per far credere al Popolo di aver avuto qualche tipo di influenza.
Per evitare che il Popolo capisca, oltretutto, questo signore controlla la Stampa e la Televisione per far si che dicano quello che vuole lui.

Insomma, qui è vero Comunismo, della peggiore delle speci!!!

Eccola domanda:

Ditemi un po'... in Italia?

Zaijian,

Chen Long.

Postato da: shanghai a agosto 04, 2005 21:45 | link |
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martedì, 02 agosto 2005
Alcune precisazioni

Ni hao!

Qui a Shanghai e' pomeriggio inoltrato, sono le 17 e a scuola credo di essere rimasto solo io o quasi. D'altronde qui si cena fra le 6 e le 7 di sera.

Venendo qui nel pomeriggio, pero', mentre in metropolitana mi sovvenivano un po' di argomenti per le prossime puntate, mi sono reso conto che ci sono un paio di aspetti che non sono chiari, forse.

Primo: sono polemico di natura, e questo mi diverte.

Secondo: non posso ovviamente parlare della Cina in senso genrale, non credo esista persona al mondo che possa farlo. Sarebbe come pretendere di parlare dell-Europa, intesa come allargata a 25, come di un unico soggetto. O lo stesso per l'America, non gli Stati Uniti, ma proprio tutto il continente compresi centro e sud America. Io parlo di quello che vedo e vivo, ovvero Shanghai. Ma essendo il mio scopo principale il business, in pratica parlo della Cina, perche' business=Shanghai e viceversa.

Terzo: la storia del tre lettori non e' una mia invenzione. L'ho copiata pari pari dagli scritti settimanali di Leo Turrini. Esso, sconosciuto ai piu', e' in realta' il decano dei giornalisti di automobilismo sportivo in Italia, editorialista di Autosprint e amico intimo del Presidente (di quello che preferite, tanto lui lo e') Luca Cordero di Montezemolo. Sono quindi pronto a pagere i diritti per l'usurpazione della battuta, che pero' mi e' sempre piaciuta da matti, cosi' come tutto quello che scrive Turrini.

Credo che andro' a casa, prima che mi prendano per secchione, ma non manchero' di aggiornarvi su questa strana e maledetta Cina!

Zaijian,

Chen Long

P.S. quasi quasi provo a scrivervi il mio nome anche in Cinese, chissa' se il vostro browser lo legge? 陈龙

Postato da: shanghai a agosto 02, 2005 17:16 | link |
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Sai Xché? (Episodio IV)

Ni hao!

Ormai è l'una di notte, qui a Shanghai, le sette di sera in Italia, e fra 6 ore suona la sveglia per andare a scuola (che fa sempre strano dirlo a 33 anni se non si è un insegnante o un bidello).

Sarebbe il caso di andare a dormire ma proprio mentre faccio l'ultimo passaggio in bagno mi salta in mente un Sai Xché?, tipo sassolino nella scarpa che mi voglio togliere subito subito.

Buttando il naso fuori dalla finestra, infatti, mi si para davanti il cantiere dell'ennesimo grattacielo in costruzione, che qui è quasi un palazzetto normale, visto che il normalissimo condominio dove abito io ha 26 piani (ricordo che il palazzo più alto d'Italia, il Pirellone, ne ha 30). Alla luce delle fotoelettriche, gli operai del turno di notte lavorano alacremente, e come loro tutti quelli degli altri innumerevoli cantieri di Shanghai. E lo stesso era ieri, domenica. L'altro ieri, sabato. Già, qui si lavora 24 ore su 24. Ecco come hanno fatto in 10 anni a creare una città di credo oltre 200 palazzi che superano i 100 metri di altezza.

La domanda non è sulle 35 ore italiane di Faustino (Bertinotti ovviamente), sarebbe troppo scontato.

No, guardando gli operai mi viene in mente una compagna di scuola che oggi pomeriggio, eravamo nella Piazza del Popolo, dove il Popolo Cinese (ovviamente) ammira una magnifica fontana sormonata dalla BANDIERA ROSSA (il maiuscolo è per far rodere un po' il fegato a Gigetto) e lei osservava: "mi hanno detto che questi qui hanno si un sacco di grattacieli, ma che sono fatti in fretta e male, se viene una scossa di terremoto vanno giù tutti come Torri Gemelle" (ammetto che il riferimento alle torri l'ho aggiunto io, non per mancanza di rispetto alle vittime della strage, ma perché io ci credo alla frase attribuita all'architetto che diceva "questo non vengono giù neanche se ci va contro un aereo").

Insomma, tornando a casa e passando fra i vari grattacieli di Pudong, il quartiere (chiamalo quartire, sono 500 kilometri quadrati) dove vivo ci ho riflettuto e mi è venuto un ragionamento del genere:

"Può anche darsi che sia vero, ma se dovesse succedere scommetto che sarebbero milioni quelli che partono da tutta la Cina per venire qui a ricostruire, indipendentemente dal fatto che siano pagati o meno. E scommetto anche che lo rifanno in 5 anni invece che i 10 che ci sono voluti dalla metà degli anni 90 ad oggi (notare che, visto con i miei occhi, cantieri immensi usano i ponteggi fatti con canne di bambù, per la felicità della premiata ditta Ponteggi Dalmine)."

E ho anche aggiunto (occhio che ci avviciniamo alla domanda del Sai Xché?):

"Da noi penso che ci sia ancora gente seduta da qualche parte che aspetta che gli vanno a ricostruire la casa, giù in Irpinia".

E qui scatta il domandone (che forse qualcuno dei miei 3 lettori ha già vagamente intuito):

Ma noi, la tassa sull'Irpinia, la stiamo ancora pagando?

Secondo me si, ma sarei felice di ricevere smentite.

Zaijian,

Chen Long.

Postato da: shanghai a agosto 02, 2005 17:04 | link |
cina, business, affari, sai xche, shanghai

Questa è la Cina. (Episodio II)

Ni hao!

Oggi parliamo di un aspetto del carattere Cinese che credo debba far riflettere, se si vuole capire fino in fondo quanto difficile può essere fare affari (quelli veri) qui.

Qual'è la prima cosa che si insegna ai bambini, da noi?

Ovviamente dopo che hanno imparato a camminare e a dire le varie mamma, papà, nonno e nonna, cacca e tutti quei versetti che solo la fase di rincoglionimento che affligge tutti i neo genitori può creare. Non ne sono ancora stato afflitto ma prima o poi mi toccherà, vedrete (non fatemi pensare al fatto che c'é chi alla mia età ha una squadra di calcetto in casa, giuro che non provo invidia).

"Come si dice? Per favore. Come si dice? Grazie."

Queste frasi sono le più tipiche che sentirete dire a una mamma e un papà che abbiano fra le mani un esserino fra i 18 mesi e i 5 anni, più o meno a seconda della severità con cui operano. La mamma di Gigetto non è ancora riuscita adesso a insegnarlo al figliuolo, per esempio, lui prende le cose e basta.

Insomma, ai nostri figli insegnamo quella che definiamo "educazione".

Personalmente credo di essere educato all'inverosimile. Un paio di ex fidanzate, quelle con cui ho avuto occasione di convivere, sono arrivate ad odiarmi credo per il mio "grazie" a ogni singola cosa. Credo, nel delirio educazionale più totale, di essere arrivato a ringraziare per un bacio o per cose di uno scontato da cadere nel ridicolo. Forse è una situazione psicologica, credo che derivi dal fatto che di averne ricevuti pochi (di grazie) e magari compenso così.
E non parliamo del "Per favore" che, da innamorato degli Inglesi come sono (vengono al secondo posto, dietro solamente ai Romagnoli, questo è ovvio), nel lungo periodo che ho frequentato quel di Londra (un paio d'anni pieni, senza contare i viaggi sporadici) ho assimilato il loro "Please", infilato veramente ovunque. Non ho letto i documenti ufficiali in inglese, ma posso immaginare che il comunicato dopo l'attentato del 7 luglio fosse una cosa del tipo "Please, stay at home..." perché gli inglesi sono così, e un po' anche io lo sono diventato.

Sentite cosa racconta una studiosa americana di norme comportamentali che ha trascorso i suoi ultimi 10 anni qui in Cina:

"un po' stupita dall'atteggiamento, per me profana poco consono, della figlia, un giorno ho chiesto a una mia amica ogni quante volte lai le chiedesse le cose per favore o le dicesse grazie. La sua risposta, che mi ha aperto gli occhi, è stata: non ha nessun bisogno di farlo, lei è mia figlia, perchè dovrebbe essere falsa con me?"

Già, avete capito bene.

Se usate troppo la nostra cara "educazione" il cinese di turno (se vi va bene in inglese) vi dirà "don't be polite with me! Non fare il politicante con me!" modo gentile per non dirvi "non mi prendere per il c**o".

Volete un esempio pratico che vi faccia capire cosa loro hanno capito e forse noi no? Mia sorella, adolescente, se ha bisogno di essere portata da un'amica ti chiede "per favore mi porti con la macchina da ...." ma se per andare avete, che so, dimenticato gli occhiali e le chiedete "per favore, me li vai a prendere in casa" aspettatevi un bel "non ho voglia". Ora, secondo voi, quanto il primo "per favore" era vero e quanto invece era dettato dalle regole che per noi sono quelle dell'educazione?

Volete sapere qual'è la prima cosa che i Cinesi insegnano ai propri figli?

Il rispetto per chi ti sta sopra.

La gerarchia famigliare, prima, e sociale, poi. Perché non c'è niente di male nel chiedere a una persona con cui passi tutto il tuo tempo, che so la mamma o la nonna o la moglie, di avere una determinata cosa (un bichiere di latte) senza aggiungere il per favore prima o il grazie dopo.

Non c'è nulla di male, se questo viene fatto con la consapevolezza di provare rispetto per quella persona e di essere pronta a fare lo stesso per lei, non perché richiesto ma, ancora meglio, anticipando le sue necessità.

Credo che i nostri nonni, dai loro nonni, imparassero qualcosa di simile.

Poi noi, insieme alla TV (e qui Gigetto la fa da padrone, nel vero senso della parola) e ai grattacieli, abbiamo inventato l'educazione di "per favore" e "grazie" e offuscato quella vera, quella del rispetto, che diventa nascosta anche per chi la ha.

E pensa te sti cacchio di cinesini che ce l'hanno corto (sempre si dice, sulle eventuali smentite vi farò sapere) e c'hanno la TV e una quantità di grattacieli che il pirellone gli fa na pippa, eppure loro non dicono quasi mai per favore e grazie, ma non ne ho ancora visto uno rivolgersi al proprio capo senza mettere davanti l'equivalente di "Signore" o alla propria madre senza chinare la testa.

Il rispetto per gli altri è la vera educazione, altro che i salamelecchi. Sembrerà scontato, a tutti voi cari miei 3 lettori, e lo è, nella teoria. Ma dimostrate a voi stessi la vostra pratica.

Grazie Cina per avermi insegnato qualcosa anche oggi.

Zaijian,

Chen Long.

Postato da: shanghai a agosto 02, 2005 17:00 | link |
cina, business, affari, shanghai, questa è la cina

Sai Xché? (Episodio III)

Ni hao!

Ah! Questa che mi è venuta è una bella domanda, facile facile.

Perché tantissimi imprenditori italiani non si sono fatti nessuno scrupolo ad andare a piantare le fabbrichette in Romania e in altri paesi dell'Est Europa e invece in Cina nessuno ci vuole venire?

Io ho due delle ipotesi plausibili, non certo le uniche possibili e nessuna esclude le altre:

La prima è che nei paesi ex comunisti non c'é controllo, non c'é regime, e quindi con poche mazzette in nero si produce in nero, si vende in nero, si guadagna in nero, tutto in barba alle tasse e tutto il resto. Differentemente in Cina, dove il Governo e il controllo ci sono, e le mazzette qualcuno dice di si, altri dicono che sono ritenute un'offesa. Quindi è chiaro che qui se ti danno due anni di esenzione fiscale (non sono anni di galera, come quelli che danno ai vari Gigetti tanto non li fanno) e altri tre anni al 50%, poi le tasse le paghi, tutte e per benino, perché qui il controllo c'é eccome.

La seconda è che nei paesi dell'Est ci sono un sacco di gnocche che la danno via aggratis o per poco e quindi con la scusa di controllare la fabbrichetta, un paio di volte al mese, la moglie a casa a fare la calza (voi credete) e in Romania la diciottenne (in alcuni casi temo anche di meno, purtroppo) in albergo. Beh, cari i miei imprenditur (spesso simpatizzanti per il senatur, che se non sono nere è facile anche che ve le fa anche portare a casa perché tanto è difficile distinguere che sono extracomunitarie) le gnocche se per quello ci sono anche in Romagna (anche se ho sentito dire che non la danno più via come una volta) ma, credete a me, almeno su questo (solo su questo?) vi sbagliate anche nei confronti della Cina, perché è pieno pure qui e non è difficile andare in giro per una città come Shanghai e farsi venire il torcicollo. Certo, non sono in grado di confermare se, come nei paesi dell'Est la diano via a destra e manca (si dice, anche lì non ho esperienze, come sulla lunghezza dei cinesi), ma se dovessi avere occasione di saperne di più (sempre e solo per sentito dire, non pensate male) vi renderò partecipi delle mie scoperte.

Nel frattempo, attendiamo desiderosi altre valutazioni sul perché: Rumene sì! Cinesi no! (Parlo delle fabbrichette ovviamente)

Zaijian,

Chen Long.

Postato da: shanghai a agosto 02, 2005 16:49 | link |
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Non abbiamo capito proprio un c***o! (Episodio II)

Ni hao!

Ero tentato di riprendere in mano il dialogo avuto con R. (vedi Episodio I) per riportare un'altra frase importante e i relativi commenti, ma poi ho deciso di farlo in una delle prossime puntate. Oggi ho voglia di riportare una parte del dialogo (e relative considerazioni) avuto con A.

A è un uomo del cosiddetto nord-est, ovviemente imprenditore, in età da pensione ma che non ha voglia di fermarsi, ed è anche uno importante, conosciuto in mezzo mondo, ha raggiunto importanti traguardi sia sul lavoro che nell'ambito dello sport, dove è uno dei personaggi chiave di uno dei più importanti sport in Italia. Ma è dell'A. "Imprenditore a rischio Cina" che qui vogliamo parlare.

Si parlava con A, che conosco da molto tempo, diciamo da sempre, anche se lo vedo poco, a volte ogni tot anni, del fatto che sarei partito a breve (addirittura il giorno dopo se non sbaglio) per la Cina, con lo scopo di imparare la lingua per poi poter lavorare, nella speranza di poter fare da tramite fra aziende italiane e cinesi (non import/export, parlo di lavoro vero e serio, quello che ha obiettivi di sopravvivenza e non di guadagni mordi e fuggi).

Il commento di A. è stato per me folgorante, più o meno suonava così:

"ma che c***o te ne frega di imparare il cinese, non serve a niente! Per lavorare devi parlare con gli Ingegneri, che se non sanno l'inglese non lo sono quindi, visto che l'inglese lo sai (non benissimo, mi manca della gran grammatica ma riesco a stare al mondo e sono ancora vivo, diciamo) hai tutto quello che ti serve per fare business con i cinesi".

E no caro il mio A., devo proprio dirtelo. Ti stimo e ti rispetto, ma se ragioniamo così allora...

NON ABBIAMO CAPITO UN C***O!!!

Urge una precisazione importante.

Quando parlo di fare business con la Cina non parlo di comprare a poco prezzo qualcosa che si vende bene in Italia e di farci sopra il marchettone. Per fare business in questo modo, non serve neanche l'inglese. Basta andare sul traduttore gratuito in Internet (al volo mi viene world.altavista.com) e farsi fare le frasine belle fatte, che tanto per come sanno l'inglese molti cinesi va più che bene anzi, benissimo. Con questo è un po' di navigazione sul mitico ALIBABA (www.alibaba.com) si cerca, si trova, si tratta, si compra, si importa e si guadagna. Bene? Non lo so. Tanto? Non lo so. Per quanto ancora? Forse poco, magari anni, anche questo non lo so. E qui mi sa che ci scappa uno dei prossimi Sai Xché?

Quando parlo di fare business in Cina parlo proprio di venire qui, a produrre beni prima di tutto per quel miliardo emmezzo di persone che abitano questo sterminato continente (perché non è un paese, è un continente, secondo me).

Qualcuno potrebbe obiettare che ci sono 800 milioni di contadini semi poveri. A me verrebbe da rispondere che ci sono 200 milioni di persone con un potere d'acquisto pari a quello nostro europeo, con l'unica differenza che noi abbiamo già comprato tutto mentre loro per ora solo il televisore. Questo si che lo hanno tutti e hanno anche decine di canali da guardare, a capirci qualcosa, compresa la Formula 1 senza break pubblicitari, ma purtroppo anche senza i commenti sagaci del prima e dopo GP da parte di Cesare Fiorio (vai Cesarone!!!) e anche senza Autosprint, che quello si che mi manca dell'Italia (ma ogni tanto si capisce qual'è la mia passione?).

Torniamo al commento di A.: "il cinese non serve a un piffero saperlo!"

Cari i miei A all'ascolto, mi spiace ma vi sbagliate di grosso, il cinese serve eccome! E non parlo solo della lingua ma di tutto il cinese, compresa la storia della Cina (la più antica civiltà in parte tutt'ora esistente, credo), la cultura della Cina, il modo di essere della Cina. Se non lo avete ancora fatto, andate a leggervi la puntata della serie "Questa è la Cina" in cui parlo di "per favore e grazie" (credo sia l'Episodio II) e vi renderete conto di cosa intendo per "dover sapere tutto" se si vuole riuscire a combinare qualcosa in questo paese.

Vedete, cari i miei A. all'ascolto (pardon alla lettura) se pensate a quanto farebbe titoli di TG e quotidiani in Italia un Sindaco Albertini che gira con il motorino elettrico invece che con l'auto blu, perché non inquina, (c'ho il chiodo fisso, lo so) e rapportate la cosa alla quantità di scooter elettrici che girano a Shanghai e di cui (probabilmente) prima che vi informassi io non sapevate assolutamente nulla, dovreste capire subito quanto non sapete della Cina.

Non potete immaginare, ad esempio, che nella città cinese più occidentale, quella in cui mi trovo ovvero Shanghai, le uniche scritte in Inglese sono all'aereoporto internazionale, in metropolitana (poche) e sulle facciate di alcuni centri commerciali (come il Time Square di fianco a casa mia, che è tutto un programma già dal nome e infatti vende le scarpe Geox). Provate a fare una cosa comune, ma veramente la più comune, che so cercare una mappa stradale che indichi le fermate dei bus principali (ci sono circa 900 linee) e vi renderete conto che non vi è una libreria (esagero lo so, un paio ci sono, ma la città ha un'estensione di milioni di km quadrati) dove ci sia una persona che parli inglese. Siete fortunati a trovare un ristorante (a parte i soliti stralusso per VIPs)  con il menù tradotto in inglese? Bene, la cameriera non conoscerà comunque una sola parola della lingua in cui è stato (da un'apposita agenzia) mirabilmente tradotto il menù che vi porge. E se pensate di pagare senza leggere sul display del registratore di cassa l'importo, beh, tanti auguri.

Ora, cari i miei A., imprenditori del nord-est (per romanzarla un po' come sempre, perché è ovvio che potrei dire di quasi tutta Europa) state forse pensando di prendere un vostro uomo di fiducia e di mandarlo qui in Cina a fare il capo della filiale e magari anche il responsabile della qualità?

Ostregheta ci mando giù il Brambilla che mi sa 5 lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo e anche russo, pensa te) è un veditore pazzesco, con il personale è una iena che fa rigar dritti pure quei lavativi dei negher che devo prendere perché il lavoro delle bestie da soma gli italiani non me lo fanno più, vuoi che non ci faccia il c**o a quei mandarini alti un piffero e che ce l'hanno pure corto (si dice ma anche questo potrebbe rivelarsi un luogo comune che prima o poi vedremo di sfatare, ma non per esperienza personale, sia chiaro!)???

Caro il mio imprenditore, qui i mandarini il c**o ce lo fanno prima al Brambilla e poi a te, e vi va un gran bene se ce l'hanno corto (si dice ma non si è verificato, ribadisco) come direbbero in Romagna (ah! La Romagna, terra di sole, di mare e di... fate voi valà).

Perché la verità è che se non sai come si vive in Cina, il business non lo fai mica, anzi, fai ancora più danno perché questi, che scemi non sono, anzi, prima imparano da te e dal Brambilla a fare il mestiere e poi se lo fanno per conto loro. Esattamente quello che hai fatto tu quando hai cominciato a 15 anni "sotto padrone" e poi ti sei messo in proprio o, se l'azienda l'hai ereditata dal babbo, come ha comunque fatto lui, perché s'è cominciato più o meno tutti così (niù economi a parte).

Vuoi imparare a non farti fottere dai Cinesi?

La regola è semplice: rispettali come loro rispettano te (anche se non lo hai capito perché credi che non serva a un c***o imparare il cinese) e non pensare di volerli fottere. Solo così potrete fottere, insieme tu e i cinesi, quelli che ancora non hanno capito che qui non si fa i furbetti.

A proposito di furbbetti, chiudo consigliandovi un libro di Dilbert intitolato "La strategia del Furbetto", che è uno spasso.

Zaijian,

Chen Long.

Postato da: shanghai a agosto 02, 2005 16:43 | link |
cina, business, affari, shanghai, non abbiamo capito proprio un co

Sai Xché? (Episodio II)

Ni hao!

Qualcuno saprebbe dirmi perché mai (eccheccavolo) i giornali e le televisioni in Italia hanno parlato per un sacco di tempo dell'invasione di prodotti (scarpe e abbigliamento) Cinesi, tanto da pretendere le quote e tutto il resto, ma nessuno ci ha detto che il 70% di tali importazioni ha origine (leggi domanda) da imprenditori italiani?

E sì, pare proprio che dai dati che ho estrapolato facendo ricerche e incroci di informazioni, venga fuori che fra ordini di furbi trader, sovraproduzione dei fabbricanti italiani per mantenere profittevoli le linee e tutto il resto, oltre due terzi di questa sovrabbondanza di merce sia proprio stata ordinata dagli stessi che poi sono andati a Bruxelles a protestare, volo rigorosamente pagato con i guadagni extra fatti negli anni precedenti, quando la Cina non era nel WTO e loro riuscivano a produrre là ma a marchiare italiano. Pochi, quelli che lo facevano, ne sono certo, ma anche questo è male nostrum (si si male, non mare, quello lo lasciamo alla Romagna) che cerchiamo di rigirare (fra politica e media) su quei comunisti mangia bambini (Gigetto docet) che portano via il lavoro alle nostre donne (e una volta questa battuta la faceva qualcuno sui viados, tale cabarettista torinese che non ha mai avuto a mio vedere il successo che meritava).

Zaijian,

Chen Long.

Postato da: shanghai a agosto 02, 2005 16:29 | link |
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Non abbiamo capito proprio un c***o! (Episodio I)

Ni hao!

Ecco un'altra rubrica di cui troverete nel tempo più episodi.

Lo scopo di questa è quello di ragionare sui luoghi comuni o sulle idee, potenzialmente malsane, che pervadono noi italiani. Dovrei dire VOI italiani, perché io adesso ho un nome cinese (Chen Long, ricordate?) ma in realtà lo sono e mi ci sento più che mai, italiano, deluso come solo uno di noi può esserlo.

Porterò esempi, tratti soprattutto da dialoghi che ho avuto con altre persone del mio stesso paese, spesso persone a me molto vicine, ma anche ragionamenti basati su cose lette o sentite.

Cominciamo col parlare di R.

Lei è una imprenditrice del nord est, Lomabardia nella realtà, ma sono convinto che nell'immaginario comune la sua zona sia già classificata come Nord Est, se non altro perché lì si danno un gran da fare e sballano completamente la percentuale di