Pensavate di sapere cose vere sulla Cina? Provate a verificare giorno per giorno quanto lo siano.
Questo è il racconto della vita in Cina , nella città di Shanghai, di un Italiano che ha voluto
vederci chiaro e vi svela le sue scoperte, senza peli sulla lingua, o quasi.

Eccomi

Blogger: shanghai

Sono un italiano trasferitosi in Cina.

La mia avventura "blogghistica" è iniziata a poche ore dal mio arrivo in Cina, nell'estate del 2005.

Il blog in questione, "Shanghai è in Cina" non è più stato aggiornato, anche in funzione del fatto che non vivo più a Shanghai... lo stesso è però ancora frequentatissimo e fra i primi risultati nei motori di ricerca.

Se proprio non puoi fare a meno di leggere quanto ho scritto nei miei primi sei mesi di vita cinese, puoi scaricare la versione PDF delle prime 100 pagine del blog:

BLOG SHANGHAI VOLUME 1

Sulla scia della prima avventura da scribacchino (in realtà non è la prima, ho alle spalle un libro e parecchi articoli pubblicati) dopo mesi di meditazione è nato il nuovo blog:

La Mia Cina!

Che fin dal titolo vuole riflettere quello che per me sta diventando questo Paese.

Ecco allora che si riparte, a dire la mia, spesso controcorrente, qualche volta frutto di visioni prettamente "personali" ma, pur sempre, caratterizzati dal fatto di essere qui.

Mi rendo conto, infatti, che sempre più spesso c'è chi parla della Cina ma, se messo alla prova, non sa neanche indicarla sulla carta geografica.

Spero di condividere con molti la... "MIA" Cina!

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venerdì, 16 settembre 2005
A. A. A. Cina offresi...

Ni hao!

L'appuntamento sembra ormai essere diventato settimanale, e un po' me ne vergogno. Ormai promesse da marinaio non ne faccio più... promesso!

E' domenica mattina e s'è svegliato già il mercato... ah! no... questo era Baglioni... E' domenica mattina e fuori pioviggina... questa è Shanghai!

Oggi parliamo di lavoro, di business, di affari.

Cose come: comprare in cina, vendere in cina, il mercato cinese, le spedizioni dalla cina e tutte queste amenità.

Perché parlo di questo? I motivi sono i seguenti:

- è uno degli scopi di questo blog, così come del mio abbandono dell'Italia alla volta di Shanghai
- è una cosa che sembra interessare sempre più gli italiani
- è una vera opportunità per molti e ci tengo a dire la mia

La mia esperienza qui a Shanghai, dopo solo 5 settimane, credo di poter dire sia già piuttosto significativa. Non conosco un singolo luogo turistico della città. In compenso conosco trader, impiegati di banca, addetti di compagnie di spedizione, consulenti di strategia, un sacco di persone. E' il modo di fare affari qui in Cina, le conoscenze.

Il post di oggi sarà decisamente lungo, perché parlerò di molte delle cose che sono venute a galla in queste prime 5 settimane di scoperta del business cinese, quello vero. Ma vi chiedo la pazienza di prendere tempo e arrivare fino in fondo, perché toccherà anche a voi una parte...

Fare affari con la Cina

Questo blog è partito all'inizio di agosto. Un mese che per molti, diciamo pure quasi tutti (in Italia ovviamente) è transitorio. Si pensa solo al sole, al mare o alla montagna, alla tintarella, a Gigetto che è in vacanza e quindi dovrebbe fare meno danni del solito ecc.

Infatti nel mese di agosto le tante (grazie) mail che ho ricevuto erano molto vacanziere. Diciamo di cazzeggio. Se vengo a Shanghai che locali mi consigli? Mi conviene più il treno o il taxi dall'aereoporto? Ma le ragazze cinesi come sono? Ma i ragazzi cinesi come sono? Ma i ragazzi e le ragazze cinesi come sono? Ma cosa ci fai a Shanghai? Insomma tutte queste pataccate (come direbbero nella mia amata Romagna)...

A settembre no! A settembre, ricordate, iniziano a spuntare i funghi. Non quelli sotto le ascelle dopo un'estate di sudore!

Le prime piogge, l'uva che matura. La consapevolezza che fra pochi mesi si avrà l'opportunità di mandare a casa Gigetto. A dire il vero su questo, io spero che non vada a casa ma che rimanga dov'é. Con tutti i casini che ha combinato, sarebbe giusto che rimanesse lui altri 5 anni a mettere le pezze, invece che lasciare la patata bollente a qualcun'altro. Tanto noi ce ne veniamo tutti in Cina no?

Insieme ai funghi, a settembre, spuntano quelli che "si torna a lavurà"... è ora di ricominciare e adesso sarà lunga, perché a parte la breve pausa natalizia e i pochi giorni di Pasqua e pasquetta, per almeno 11 mesi si deve pensare a mandare avanti la baracca.

Spuntano quelli che hanno approfittato dell'estate per leggere magari qualche libro sulla Cina o sul mercato cinese. Per non parlare di quelli che hanno trovato alla solita spiaggia dove vanno da trent'anni l'amico di Tortona che ha cominciato a far fare la produzione a una fabbrichetta cinese e adesso ha dimezzato i costi e triplicato gli utili (per poco, povero illuso).

Insomma, è settembre, siamo nel 2005, e i cinesi stanno arrivando a farci un c**o così. Dobbiamo fare qualcosa. Questa sembra essere la parola d'ordine da una settimana a questa parte. FINALMENTE!!!

Le e-mail che mi arrivano non parlano più di turismo ma di affari. Mi aiuteresti a trovare un fornitore per questa o quella cosa, meglio se parla italiano? Ho delle idee, mi sai dire come farmele finanziare? Pensavo di fare questo o quello in Cina, che ne pensi? Queste sono le domande che mi piacciono, per la miseria!!!

Vi voglio tutti qui con me in Cina, dai!

Il sistema Cina

La Cina è un Paese decisamente grande. Qui puoi trovare tutto. Veramente tutto! E' un Paese fatto di enormi città e di campagne sconfinate. E' il paese che ospita la vetta più alta del mondo, l'Everest, così come uno dei deserti più aridi e uno dei mari più pescosi. Il cinese, nelle sue varianti, è la lingua più parlata al mondo, da oltre 1/4 della popolazione del pianeta.

La Cina è TUTTO!

In Cina puoi trovare quello che vuoi. A Shanghai le arance sono importate, ci credereste? E le castagne costano più care di alcuni tipi di carne.

E' il sistema Cina che è vincente nei confronti dell'occidente. Qui è tutto controllato. Sembra una cosa negativa, in realtà i risultati dimostrano il contrario. Molti pensano che i cinesi non siano sufficientemente informati sul mondo esterno. Io credo che se lo fossero di più, saremmo rovinati.

Mi fa ridere leggere i commenti di chi si dice preoccupato perché un ammiraglio cinese ha detto "se gli USA interferiranno su Taiwan useremo l'atomica"... ma secondo voi, a parte Bin Laden, c'è sulla Terra qualcuno così rincoglionito da pensare davvero di usare un'arma atomica???

A me fa più paura Gigetto che dice "la disoccupazione reale in Italia è al 3%"... saremmo l'unico Paese al mondo!!! Dovremmo essere il Paese più ricco!!! Altro che atomica a Taiwan... "ma mi faccia il piacere" recitava il Principe Antonio de Curtis (Totò) e accompagnava anche la frase cun una bella spinta al gomito.

Il controllo qui ha portato ad avere un "sistema paese" efficiente ed organizzato. Avete presente i Distretti Industriali, vanto della nostra cara Italia? La Cina è fatta tutta di distretti industriali. Qualsiasi cosa tu voglia, c'è il giusto distretto dove andare a cercarla. Fantastico.

Ma il vero vantaggio competitivo che ha la Cina è il costo del lavoro.

Il costo del lavoro in Cina

Tutti (quelli che non sono qui) sostengono che il lavoro in Cina costa poco per via dello sfruttamento e della sovra popolazione.

A tal proposito sono rimasto esterefatto leggendo questo articolo:

http://www.stimmatini.it/missioni/ilmissio/05/07/dalmondo.htm

Chi scrive ci svela con tono scandalistico che in Cina le fabbriche impiegano ragazzi fra i 14 e i 16 anni!!! Vi rendete conto?!?!? A 14 anni a lavorare in fabbrica, robe da matti!!!

Scusate un attimo, mi viene un dubbio. Alzi la mano chi sa qual'è, per la legge italiana, l'età a cui è legale iniziare a lavorare.

Lo sapevo, siete in pochini... ve lo dico io allora... 14 anni.

Già, anche in Italia si inizia a lavorare a 14 anni. Andando a prendere il mio libretto di lavoro, sapete a che età c'è il primo timbro, la cara vecchia "marchetta" per la pensione? Esatto, proprio a 14 anni. A quell'età facevo il fabbro. E non venite a raccontarmi che ero schiavizzato e costretto a farlo, la legge me lo consentiva.

Nel 1988 il mio primo stipendio mensile, come apprendista con contratto di formazione lavoro di terzo livello è stato 918.916 Lire. Viveo in un paesello di provincia. Costo dell'affitto 250.000 Lire, un quarto delo stipendio. Pizza e birra costavano 5/6.000 Lire (un'ora di lavoro) e, qualche anno dopo, la mia prima macchina, una Fiat 126 di terza mano (ma tenuta bene) color verde pisello 1.500.000.

Un operaio cinese, qui a Shanghai, prende per legge un minimo di 8 yuan all'ora. Quando esche dalla fabbrica entra in una delle mille mila locande e compra per 6 yuan un piatto di noodle con carne, verdure e zuppetta. Ovvero il pranzo gli costa l'equivalente di 45 minuti di lavoro.

Un operaio di Corsico prende 1.000 Euro al mese. Nella sua pausa pranzo va alla trattoria di Via Leonardo da Vinci dove prende un primo e un secondo, cucinati da un cuoco che più grasso e unto non si può, per la modica cifra di 7 Euro. Poco per essere, di fatto, Milano.

Un momento... fatemi fare due conti... 8 ore al giorno, per 5 giorni alla settimana, per 4,3 settimane al mese di media sull'anno, fanno... 172 ore lavorative... però... il nostro operaio italiano ha diritto a 30 giorni di ferie, contro i 12 del cinese... quindi sono 16 ore al mese guadagnate nel confronto... aqggiungiamo qualche ora di malattia e diciamo che sono 150 ore al mese, ok? Questo vuol dire che con 1.000 Euro al mese la paga oraria è di circa 6,70 Euro.

Come come??? Mi state dicendo che in Italia per mangiare un piatto di pasta in trattoria ci vogliono più di 60 minuti di lavoro, mentre a Shanghai, la città più cara della Cina, ne occorrono solo 45?!?!?

Forse state cominciando a capire qual'è il vero segreto della Cina?

Esatto, il controllo della spinta inflazionistica. Un operaio cinese prende un decimo di uno italiano. Ma il costo della vita è commisurato e proporzionato. Questo significa che quell'operaio non fa la fame, cosa che invece accade per quello italiano.

In Cina un problema come quello dell'Euro non sarebbe mai potuto accadere, perché nessuno avrebbe potuto raddoppiare i prezzi senza essere letteralmente ribaltato.

Ecco quindi qual'è il vero valore della Cina, quello di aver mantenuto e di sforzarsi nel mantenere il costo della vita allineato con le esigenze dei più poveri e non con la voglia dei più ricchi di arricchirsi ancora di più.

Ciò non toglie che i ricchi possono arricchirsi senza che nessuno gli rompa le scatole più di un tot.

Anvedi che sti comunisti mangiatori di bambini forse stanno meglio di noi democratizzati che tiriamo le bombe per il petrolio!

La competitività della Cina

Certo che se cominci ad avere un paese che ha:

- un costo della vita commisurato alla popolazione meno abiente
- una forza lavoro di 800 milioni di individui
- risorse naturali in abbondanza
- denaro in gran quantità

E' ovvio che ci fanno il mazzo tanto.

Vedete, è solo questione di tempo. Solo che il tempo, qui, scorre più in fretta che da noi (da voi, per la realtà).

Prima di  venire qui, ero in Egitto. Penso di poter stilare una tabella di paragone del fattore tempo:

1 minuto in Italia = 3 minuti in Egitto
1 minuto in Italia = 20 secondi in Cina

Ecco un'altro segreto che attribuisce alla Cina una competitività pazzesca.

Vi faccio un esempio.

Ipotizziamo di voler costruire un palazzo di 10 piani a San Donato Milanese e uno a Pudong, area di Shanghai. Qui per 10 piani non si muove nessuno, ma tanto è solo un esempio.

In Italia, l'impresa che prende l'appalto, probabilmente per 10 piani metterà in cantiere 25 operai (10 in nero), che lavoreranno per 8/9 ore al giorno, facendo la pausa per andare in trattoria o mangiarsi la pasta riscaldata. Il palazzo sarà finito il 20 mesi (se va bene).

In Cina l'impresa prenderà 100 operai. Costruirà per prima cosa una baraccopoli dove gli operai dormiranno in letti a castello, un'area servizi dove si laveranno e una mensa dove i cuochi prepareranno i pasti e li serviranno. Il lavoro sarà su turni di 8 ore. 8 ore di lavoro e 8 di riposo, di giorno e di notte alla luce delle fotoelettriche. Il palazzo sarà finito in 6 mesi e sarà costato la metà. Gli operai non saranno sfruttati, semplicemente lavoreranno come da noi si lavorava 100 anni fa.

E non mi dite che noi abbiamo il progresso, cazzo, qui un DVD costa come da noi, rapportato al salario locale. Siamo uguali in tutto. Solo che loro si fanno il mazzo, noi ci mettiamo in malattia al primo dolore mestruale o sintomo di raffreddore. Ho visto donne lavorare in cantiere come muratore. Non credo si diano malata una volta ogni 4 settimane.

Per questo la Cina è competitiva.

Cosa cercano gli italiani in Cina

Già, cosa emerge dai tanti contati che ho avuto negli ultimi mesi, a tema Cina?

Principalmente (dire quasi solamente) un posto dove comparre a meno per risparmiare o fare maggiori profitti.

E' il "laitmotiv" dell'autunno che ci aspetta alla porta. Trovare il modo di comprare o produrre in Cina per risparmiare. Bella lì.

Certo nel medio breve termine è una strategia intelligente. Permette di salvare per un po' la situazione. Abbiamo i nostri bei clienti italiani, che vorremmo soddisfare al meglio ma spendendo meno. Ovviamente dovremo licenziare del personale, ma è il mondo degli affari, che diamine.

Solo che a forza di licenziare, va a finire che anche i clienti dei nostri prodotti potrebbero iniziare a scarseggiare. E per quanto si possano ridurre i costi di produzione, non si possono fare miracoli.

Non uno, dico uno, che mi abbia detto: sai, pensavo di andare in Cina a produrre le mie cose per venderle direttamente ai cinesi che sono una barcata di gente.

Comprare in Cina

Abbiamo detto che è l'interesse principale, in questo caldo autunno.

Non è facile, sapete?

O meglio, è facilissimo. Più difficile è fare buoni affari.

Prendiamo il settore abbigliamento.

Che ne dite di un paio di pantaloni di cotone, di buona fattura, di quelli di tipo tecnico con tante tasche come piacciono a me. Diciamo un 10.000 pezzi per colore di 3 colori: grigio, verde militare e beige. 30.000 pezzi in tutto, in cartoni da 48. Un container di quelli piccoli da 10m pieno che in 20 giorni è in Italia per 800 Euro. Diciamo che il costo finale è di 1 Euro a pezzo. Rivendo tutto a catene di fornitori per banchi da mercato o negozi di stock, a 1,50 Euro a pezzo.

Ho fatto 15.000 Euro di guadagno in due mesi, ne più ne meno.

Facile no?

Ma ci sono anche i problemi da considerare:

- la merce non parte se non è pagata, quindi devo anticipare i soldi, che sono pur sempre 30.000 Euro
- il bottone si stacca perché è cucito male, il cliente s'incazza ed è la prima e ultima vendita che faccio
- non ho fatto attenzione a come mi sono mosso e il mio container è finito negli esuberi da quote di importazione, quindi starà fermo un anno

Vediamo i punti uno per uno.

I pagamenti

Perché i cinesi vogliono essere pagati cash prima di spedire la merce? Non mi sembra così strano. Conoscete qualche impresa italiana che non faccia lo stesso con un nuovo cliente? Tutte fallite.

Ma per essere tranquilli sul discorso pagamenti, lettere di credito e quant'altro, bisogna avere qualcuno di cui fidarsi.

La qualità

Questa è una nota dolente. Produrre tanto, con personale non fortemente motivato, non darà mai la qualità. Cosa ha distrutto la FIAT? Le tante voci sulla mancanza di qulità delle rifiniture. Ma chi si occupa delle rifiniture? Le persone. Quindi la scarsa qualità attribuita nel tempo a FIAT è solo colpa degli oeprai della stessa casa, che non hanno messo il cuore in quello che facevano. O colpa dell'impresa che non ha usato la frusta (purtroppo in Italia non si può).

Il bottone che si stacca non è una metafora. Ho comprato esattamente il prodotto che vi ho descritto, al prezzo che vi ho descritto. E appena estratto dal cellophane, il bottone mi è rimasto in mano.

Quindi ci vuole qualcuno di fiducia che controlli la qualità sul posto, prima della spedizione e del relativo pagamento.

Le spedizioni

Spedire in giro per il mondo non è difficile. Così come trovarsi bloccati con il cliente che si incazza perché il materiale è fermo in dogana e non si riesce a ritirare. Succede sempre sotto Natale.

E poi un container da 10 metri cubi avete idea di quanta roba contenga? Se fosse liquida sarebbero non meno di 10.000 litri. Per esempio 10.000 latte di vernice da mezzo chilo. Non sono poche. La soluzione quindi è lo sharing, ovvero la condivisione dello spazio con altri clienti che trasportano merci verso l'Italia. Che però vanno trovati.

Quindi anche per questo ci vuole la gente giusta.

Non è poi così vero che fare le cose in Cina sia più economico, non tanto quanto ci si aspetta.

Prendiamo ad esempio il modello sempre più standardizzato della produzione "just in time". Delocalizzare la produzione, o l'acquisto delle merci in Cina, potrebbe comportare difficoltà che con la produzione in Italia non si conoscevano.

Per esempio i tempi di consegna si allungano di un mese almeno, perché ci vogliono non meno di 19 giorni per un passaggio cargo da Shanghai a Livorno, a cui si devono aggiungere il trasporto a destinazione, lo sdoganamento ecc.

Questo comporta un diverso modello di gestione del magazzino e, soprattutto, delle scorte. Un mese di magazzino in più significa maggiore quantità di denaro immobilizzata, minore rapidità nel poter variare la produzione al variare delle esigenze di mercato.

E lo stesso vale per l'acquisto diretto in Cina di quello che prima si acquistava da un produttore italiano.

Prendiamo per esempio la regalistica aziendale.

Il 100% dei prodotti proviene dalla Cina, non c'é dubbio.

Ma non è detto che i fornitori, anche quelli più importanti, si forniscano direttamente da questo Paese. I grossi magazzini europei, per esempio, sono in Olanda. Le piccole quantità, fino a 5.000 pezzi, solitamente arrivano da lì. E la personalizzazione (serigrafie, ricami ecc) vengono fatte in luogo di produzione solo per quantità che partono dalle decine di migliaia di pezzi. Richiedendo molto tempo per la lavorazione ma, soprattutto, per la spedizione personalizzata.

Non da soli

No, da soli proprio non si riesce a fare facilmente.

Vi ho già parlato di Alibaba (www.alibaba.com) dove trovate tutto quello che si produce in Cina e lo comprate per e-mail.

Quelli che erano in grado di farlo, già lo stanno facendo. E la maggiorparte, dopo i primi affari, hanno capito che bisogna mettere in conto frequenti viaggi in loco. La presenza qui è importante. Per tutto. Per carpire gli affari che si sviluppano, per controllare la qualità, per dare una sorta di supporto di fiducia.

E noi?

E noi? Che si fa? Intendo proprio io e voi, cari i miei lettori affezzionati.

Io sto cercando lavoro qui in Cina, lo sapete ormai. Anche voi state cercando opportunità? Alcuni si, lo so perché me lo hanno detto.

Tocca a voi, vorrei il vostro parere.

Da quello che percepisco, sembra esserci una crescente esigenza di avere relazioni con la Cina, ma non proprio con i cinesi, piuttosto con qualcuno che è in Cina ma che sentiamo come più vicino.

Cosa ne pensate?

Io penso che potrebbe diventare un'opportunità di lavoro. Se sapessi che ci possono essere aziende italiane che necessitano di qualcuno che possa fare da loro "fattore di presenza" su questo mercato, io penso proprio di essere qui per questo.

VI svelo la mia idea.

Quella di creare una sorta di agenzia che permetta alle aziende più piccole, quelle che farebbero fatica a sopportare l'investimento di venire qui, cercare, controllare, ecc, ma che sentono il bisogno di fare affari con questo paese. Una sorta di testa di ponte locale che possa occuparsi di cercare i contatti, controllare la qualità, fare da tramite per i pagamenti.

Avrei anche le persone adatte per far partire il tutto, ma non sono ancora riuscito a capire se c'è il mercato.

Mi appello a voi, quindi, per sapere cosa ne pensate.

Può essere questo un possibile mestiere?

A. A. A. Cinese offresi...

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a settembre 16, 2005 00:05 | link |


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