Pensavate di sapere cose vere sulla Cina? Provate a verificare giorno per giorno quanto lo siano.
Questo è il racconto della vita in Cina , nella città di Shanghai, di un Italiano che ha voluto
vederci chiaro e vi svela le sue scoperte, senza peli sulla lingua, o quasi.

Eccomi

Blogger: shanghai

Sono un italiano trasferitosi in Cina.

La mia avventura "blogghistica" è iniziata a poche ore dal mio arrivo in Cina, nell'estate del 2005.

Il blog in questione, "Shanghai è in Cina" non è più stato aggiornato, anche in funzione del fatto che non vivo più a Shanghai... lo stesso è però ancora frequentatissimo e fra i primi risultati nei motori di ricerca.

Se proprio non puoi fare a meno di leggere quanto ho scritto nei miei primi sei mesi di vita cinese, puoi scaricare la versione PDF delle prime 100 pagine del blog:

BLOG SHANGHAI VOLUME 1

Sulla scia della prima avventura da scribacchino (in realtà non è la prima, ho alle spalle un libro e parecchi articoli pubblicati) dopo mesi di meditazione è nato il nuovo blog:

La Mia Cina!

Che fin dal titolo vuole riflettere quello che per me sta diventando questo Paese.

Ecco allora che si riparte, a dire la mia, spesso controcorrente, qualche volta frutto di visioni prettamente "personali" ma, pur sempre, caratterizzati dal fatto di essere qui.

Mi rendo conto, infatti, che sempre più spesso c'è chi parla della Cina ma, se messo alla prova, non sa neanche indicarla sulla carta geografica.

Spero di condividere con molti la... "MIA" Cina!

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martedì, 15 novembre 2005
C'ho il certificato!!!

Ni Hao!

Se vuoi scoprire come risparmiare il 25% su un volo Shanghai/Milano leggi tutto questo post!

Non è pubblicità, tranquilli. Non mi sono venduto il blog per quattro soldi. E' che ho scoperto un trucco per tirare la sola ad Alitalia e lo voglio condividere con voi, ma dopo, ora parliamo dell'argomento del giorno.

Avete presente il comico di Zelig Paolo Cevoli?

E' diventato famoso per il personaggio dell'Asesore di Roncofritto (citadinii!!! lo so che si scrive con due esse in italiano, ma lui è romagnolo, di ese ne dice una sola) per poi prodursi in quello che secondo me è il più bel personaggio di cabaret di tutti i tempi, il grande amprenditore Teddy Casadei, del premiato salumificio Casadei, quello del famoso maiale demaializzato.

Insomma, se non avete capito di chi parlo mi viene il dubbio che non stiate leggendo il blog giusto.

Un personaggio dell'ultima edizione di Zelig intepretato da Cevoli era il tipo che, a petto nudo e mutandoni leopardati, con panino enorme in mano, urlava:

C'HO IL CERTIFICATO!!!

Ho scoperto a chi è ispirato quel personaggio: agli imprenditori cinesi!

Insomma, se girate per le zone industriali nelle varie province cinesi, più o meno una fabbrica su tre ha la seguente scritta come parte dell'insegna:

ISO 9001:2000 oppure ISO 14000 opure ISO 9000, 9002 ecc ecc

A vederla in questo modo sembra che la maggiorparte delle aziende cinesi sia certificata.

Ora, io non voglio mettere in dubbio la validità di questi certificati, però consentitemi di dire la mia.

Peccato di gioventù, a un certo punto sono stato formato sulla qualità. La specializzazione che ho ottenuto non è propriamente sulle norme ISO ma sull'IEEE, in particolare la 14400 che è quella sulla qualità nella progettazione e realizzazione di servizi informatici.

Insomma, ho un pezzo di carta che dice che in teoria sono un esperto di qualità nel settore del software.

Per arrivare a questo, però, la formazione è passata forzatamente per la qualità in generale. Ci sono infatti concetti e metodologie che sono più o meno comuni a tutti gli standard e sono gli elementi sostanziali che definiscono come si può arrivare a un processo che garantisce la qualità.

Non voglio farla troppo complicata, anche perché fra di voi ci sono sicuramente (Murphy insegna) gli esperti di qualità che poi mi smentiscono nei commenti.

Sta di fatto che sono certo, per ottenere la certificazione ISO 9000 e varianti successive, i passi non sono semplici anzi. E poi non è tutto, dopo aver praticamente ingessato l'azienda in procedure e controprocedure definite e manualizzate, per poter mantenere la certificazione bisogna sostenere controlli periodici che dimostrino che le regole vengono applicate.

Non per fare il polemico ma, non ci credo neanche se lo vedo che la maggiorparte dei cinesi sia mentalmente in grado di instaurare delle procedure e poi di seguirle alla lettera.

Certo, se si tratta di disciplina, su questo non c'è dubbio che siano preparatissimi, fin dalla prima infanzia. A partire dalle scuole elementari ricevono una formazione di stampo militare basata su regole, gerarchie, disciplina e dedizione.

Ciò non toglie che, se l'economia cinese sta ottenendo i risultati che tutti conosciamo, è proprio grazie al fatto che qualcuno ogni tanto decide di non seguire le regole.

Sono considerati alla stregua di eroi nazionali quei 18 di agricoltori di Xiaogang che, sul finire degli anni 70, avviarono illegalmente la rivoluzione economica della Cina. La storia è più o meno questa:

Negli anni '60 e '70 la Cina, per opera di Mao e dei suoi seguaci, viveva una situazione di organizzazione comunista pura e radicale. Tutto era pianificato dal governo centrale. Gli agricoltori erano raggruppati in collettivi, delle specie di cooperative, dove tutti vivevano e lavoravano con l'unico obiettivo di produrre quanto impostato dai governi centrale e locale. Questo portò a una sorta di sterilità dello spirito di iniziativa, che poteva essere condannato come eversione, e quindi la popolazione si limitava a fare il minomo indispensabile richiesto dal governo, vivendo di fatto in un clima di sussistenza.

18 contadini, cercando disperatamente un modo migliore per sfamare le proprie famiglie, decisero di spartirsi la terra che prima lavoravano insieme e ogni famiglia ebbe il suo appezzamento. In quel periodo i collettivi erano obbligati a pagare la "tassa sul grano", un tributo che finiva nelle casse del governo. I contadini stabilirono che avrebbero continuato a pagare la tassa sul grano, ma che una volta assolti i propri obblighi avrebbero potuto vendere o barattare qualsiasi surplus ricavato dai campi. In questo modo avrebbero potuto tenere per se i proventi. Un simile progetto era ovviamente illegale e i contadini sapevano che il loro patto poteva portarli in prigione e forse alla morte, ma i 18 uomini firmarono l'accordo col sangue nel dicembre del 1978. Stabiliva che se uno dei firmatari fosse stato arrestato o condannato, gli altri avrebbero aiutato la sua famiglia.

Gli effetti di questa unione furono pressoché immediati e nel giro di pochi mesi diedero i risultati che che anni di ideologia e pianficazione centralizzata non erano riusciti a dare. Il rendimento dei campi crebbe paurosamente. I risultati furono così sorprendenti che anche le autorità di Pechino dovettero accettare il fatto come incontestabile. Lo stesso Deng Xiaoping, l'unomo a cui la Cina probabilmente deve la sua attuale ricchezza, arrivò a siglare patti simili definendoli "un tipo di contratto responsabile in cui i profitti sono legati alla produzione".

Era la nascita dell'economia di mercato cinese, in sostituzione a quella pianificata dallo stato.

Vi ho raccontato questa storia, che non è dissimile da quelle che caratterizzano la nascita delle prime imprese private, sia di produzione che di commercio, per cercare di spiegare come nella cultura cinese sia piuttosto radicato, negli ultimi trnet'anni, il fatto che il benessere nasce non da iniziative dello Stato ma prima da iniziative private, che infrangono le leggi dello Stato stesso.

Basta poi vedere come guidano per capire che anni di formazione scolastica, basata sulla disciplina, vengono annientati dal momento preciso in cui viene loro consegnata la patente.

So che queste mie considerazioni potrebbero (e credo lo faranno) suscitare il disappunto di qualche cinese (e non solo) che legge le mie pagine, ma di fatto sono convinto che il non totale rispetto delle regole sia nel DNA della popolazione cinese. Lo è anche in quello della popolazione italiana, non cerchiamo di nasconderci dietro il dito medio.

Sta di fatto che la rigidità di una gestione della fabbrica basata sulle normative ISO non può essere compatibile con la realtà cinese di per se stessa.

Quello che sostengo è che, come gli occhiali del fake market o il marchio CE sui giocattoli sequestrati nei porti europei, molti dei certificati siano poco veritieri. Molto probabilmente ottenuti con gentili elargizioni di doni (tipo versamenti su conti di Hong Kong) ai funzionari delle aziende, perlopiù private, che rilasciano le certificazioni.

Eresia? Può darsi, e spero di essere smentito, ma posso assicurarvi che non baserò mai la mia scelta di un partner cinese sul fatto che ha la certificazione ISO 9000.

Ma veniamo all'unico motivo per cui avete letto fin qui, ovvero come risparmiare sul volo.

E non dite che "ma no, la storia era interessante", perché tanto non vi crede nessuno.

Voli scontanti per Shanghai:

Allora i fatti sono questi: venerdì e lunedì ho delle riunioni di lavoro in Italia. Mi sono premurato quindi di prenotare il volo per domani, così giovedì sbrigo un po' di faccende a casa, poi martedì torno qui a Shanghai.

Costo del volo Shanghai-Milano-Shanghai Euro 835 + 148 di tasse aereoportuali, totale 983 Euro. Economy s'intende.

Dopo aver prenotato, ho scatenato i cinesi a cercarmi una tariffa migliore. Prima mi hanno trovato dei posti su Air China, che fa code sharing con Alitalia, a 100 Euro in meno. Già questo è un bel risparmio. Stavo per confermare questo volo quando l'agenzia viaggi della società di trasporti con cui abbiamo una partnership, una multinazionale norvegese con uffici in 160 porti nel mondo, mi fa sapere che ha un biglietto a 630 Euro + tasse. Ed è un biglietto Alitalia.

Orpo, qui il risparmio diventa di botto di 200 Euro!!!

Come è possibile questa cosa? Ovviamente dico di farmi subito emettere il biglietto e chiamo per annullare il volo precedentemente prenotato con Alitalia.

Mi richiama l'agenzia per dirmi che si erano sbagliati, il biglietto da seicento Euro non era per Milano ma per Roma. Ho messo tutti in attesa.

Mi sono attaccato  al browser e ho cercato di capirci meglio. Ho inserito la ricerca per il volo Shanghai-Roma-Shanghai e mi è venuta fuori la miracolosa tariffa Alitalia di 618 Euro.

Bene! Però, guardando con attenzione, scopro che non si tratta di un volo diretto ma con scalo a Milano. Ovvero, il collegamento con l'Italia è comunque fatto con il volo Shanghai-Milano e poi con un volo Milano-Roma il collegamento con la capitale.

Da qui, facendo due più due, ho pensato (perché qualche volta addirittura penso): a questo punto prendo un Shanghai-Torino-Shanghai, visto che l'aereoporto di Caselle è a meno di 20 minuti da casa.

Faccio la ricerca e, in effetti, la tariffa è sempre quella, 220 Euro in meno. Ma con un particolare in più: il collegamento con Torino non è via aerea ma con un Bus navetta. Fantastico!!!

Perché fantastico? Perché ho capito, e poi chiesto conferma ad Alitalia (poverina la signorina che mi ha risposto alle tre del mattino e io le ho proposto uno squillante Buongiorno! in quanto per me erano già le dieci), che a Milano io devo comunque ritirare il mio bagaglio, passare immigrazione e dogana ecc.

Risultato? Ho comprato il biglietto per Torino. A Malpensa non prenderò il Bus ma andrò a casa in macchina e martedì prenderò il Bus da Torino per Malpensa, nella massima comodità.

Con un risparmio del 25% sul volo Shanghai-Milano-Shanghai!

Non male no?

Vi do un consiglio, la prossima volta che dovete volare da qualche parte del mondo su Milano, provate a fare ricerche come Torino. Potreste trovare graditissime sorprese.

Se già pensavo di saperla abbastanza lunga sui viaggi in aereo, oggi ne ho scoperta una che mi farà risparmiare parecchio in futuro. Ora vado a cambiare la prenotazione del mio volo per Shanghai dopo Natale.

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 15, 2005 04:41 | link |
questa è litalia, costi in cina, voli scontati per shanghai

sabato, 12 novembre 2005
Servizievole...

Ni Hao!

Oggi sono di buon umore...

Dopo giorni di pioggia, cielo uggioso, nuvole talmente basse che metà dei grattacieli di Shanghai non si riuscivano a vedere fino in cima, mi sono svegliato con il sole.

E poi ho trovato molte e-mail scritte da voi, il che ha reso ancora più piacevole il risveglio.

Ho scoperto che qualcuno è addirittura talmente pazzo da perdere tempo a leggere quasi tutte le boiate che scrivo, incredibile!!!

Beh, grazie per questo... e devo dire grazie a Elisa perché mi ha agevolato la nascita di una idea malsana.

Ho deciso di offrirvi un nuovo servizio, il blog che potete portare a casa.

Ho pensato che non tutti siete malati di PCite a tal punto da portarvelo anche in bagno (io l'ho fatto, credetemi) e quindi mi è venuto il dubbio:

Come fate quando avete finito di leggere anche le pubblicità e le lettere al direttore dell'ultimo numero di Focus?

E' infatti risaputo che Focus viene espressamente comprato per essere letto nei seguenti luoghi:

So che stampare questo blog, per via dell'impaginazione, viene un casino.

E poi non è che ho scritto poco, finora siamo a circa 250.000 caratteri, più di 42.000 parole. E in mica tanto tempo, sapete?

In 100 giorni!

Già, sono 100 giorni di blog.

Nella preparazione del nuovo servizio che ho deciso di offrirvi sono andato a scorrere praticamente tutte le boiate che vi ho proposto.

Mi è venuto da ridere pensando alla Francy che via MSN mi raccontava di aver fatto la figura della scema in ufficio perché, leggendo i miei "Esercizi per la lingua" ad alta voce (come consigliavo), l'hanno guardata tutti male.

E che dire del mio primo tifone a Shanghai, dopo neanche una settimana che ero arrivato in città. E dei primi giorni, che non avevo proprio un piffero da fare, a giudicare da quanto scrivevo.

Insomma, è stato un po' come sfogliare l'album delle foto di questi ultimi 100 giorni. Che bello!

Ne è venuto fuori un documento che metto a vostra disposizione, per scaricarlo e farne quello che meglio credete, di 100 pagine giuste giuste, diviso in 40 capitoli, corrispondenti ai 40 post che ho scritto finora qui sul blog.

Non male per essere solo 100 giorni, no?

Ovviamente non posso paragonarmi a quel tale che nei primi 100 giorni avrebbe cambiato l'Italia.

Fra l'altro ci è riuscito perfettamente... peccato sia stato in peggio!

Insomma, se non sapete cosa fare e avete 600Kbyte liberi sul vostro hard disk, potete scaricare e conservare il volume 1 del blog di quel pirla di Chen Long, che magari ai vostri nipoti farà piacere leggere fra 50 anni.

Lo trovate nel mio mediablog e anche qui sotto:

BLOG SHANGHAI VOLUME 1
IL BLOG DI CHEN LONG VOLUME 1


Io intanto mi dedicherò a procurare delle nuove scempiaggini, per dissettare voi vittime dell'oppio blogghistico!

Allora che dite, sono o non sono... servizievole?

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 12, 2005 04:23 | link |
a a a scarica tutto il blog

venerdì, 11 novembre 2005
Ma quanto mi costi?!?

Ni Hao!

Se dovessi giudicare il successo di questo blog dalle critiche e dai commenti negativi, negli ultmi giorni dovrei considerarmi fortunato, ne piovono in quantità.

A dire il vero in buona parte arrivano dalla stessa tastiera, quella che mi chiede se ho amici, ma non specifica di averne lei (al femminile essendo laureatA).

Beh, qui a Shanghai qualche amico direi che c'é. Erano parecchi venerdì scorso, a festeggiare il mio compleanno al Mural bar, una quarantina.

Prima della festa avevo pensato di farvi un resoconto completo e corredato di immagini. Alla fine della festa ho pensato bene di desistere.

Come ormai saprete al Mural il venerdì si bevè senza pagare (a parte i 10 Euro di ingresso) e quindi immaginatevi come già di solito si concia la gente. Certo, che le performance più audaci arrivassero per opera della mia insegnante di cinese, questo non me lo aspettavo. Resta il fatto che tutti hanno sostenuto che le torta, 5kg di cioccolata e crema cacao, era buonissima. Sono estremamente felice per questo.

Mi scuso con Eli, Marco e gli altri che mi hanno fatto notare che un altro salame non sarebbe risultato sgradito. E' nel frigo, alla prossima...

E' venerdì anche oggi, quindi questa sera andremo a vedere se al Mural ci fanno ancora entrare 8-o ... vi farò sapere.

Oggi invece voglio riprendere in mano con voi le mie esperienze di consumatore.

Non più di un paio di giorni orsono parlavo al telefono con il mio avvocato in Italia. A lui in particolare spiegavo che quando vai al supermercato per fare la spesa, quella grossa, quella della settimana, arrivato alla cassa ci rimani male perché alla fine non sei riuscito a spendere più di una ventina di Euro. Ci rimani male per modo di dire, ovviamente.

In realtà gli ho anche detto che venire a vivere qui in Cina è stata l'unica soluzione possibile per far fronte ai costi che lo riguardano e che assorbono il 98% delle mie capacità finanziarie.

A proposito, 13 minuti di telefonata dal mio cellulare cinese (China Mobile) al numero di Milano dell'avvocato mi sono costati 13 Euro, 1 Euro al minuto. Tanto, certo, ma provate a chiedere agli operatori mobili italiani quanto costerebbe fare altrettanto al contrario, cioè dal vostro cellulare chiamare me in Cina. Ve lo anticipo io, dai 40 ai 70 Euro a seconda dell'operatore. Alla faccia!!!

Ma torniamo all'esperienza di acquisto. Vi anticipo che sto preparando una puntata sulle automobili, ci vuole solo tempo per decifrare le riviste di settore in Cinese e individuare i corrispondenti modelli italiani, compresi quelli di casa FIAT.

La missione di oggi è il Ragù alla bolognese!

Sono infatti appena tornato dal supermercato dove, oltre alla versione cinese dell'idraulico liquido che mi è indispensabile se voglio fare la doccia, ho comprato tutti gli ingredienti necesari per produrre un bel piatto di penne al ragù.

Diciamo subito che la cosa più difficile è stato comprare la merce a peso. Non vi dico poi per trovare il sedano, che si era mimetizzato il bastardo e ho girato come un cretino per mezz'ora. Non avevo idea di come chiederlo e a descriverlo a gesti temevo l'arresto. Ma d'altronde chi potrebbe accettare di fare un soffritto per il ragù senza il sedano?!?

Ecco la lista della spesa:

L'olio di oliva lo avevo portato da casa quindi non lo conto. Qui una bottiglia da un litro di Dante costa intorno ai 7 Euro, che credo siano quasi il doppio del prezzo in Italia.

Anche il parmigiano (rigorosamente Parmigiano Reggiano e mai Grana Padano) lo avevo portato dall'Italia, qui è introvabile!

La pentola di terracotta (bella grande) nella quale cuocerà per almeno 3 ore il mio ragù (vera ricetta bolognese s'intende) l'avevo comprata la settimana scorsa e pagata la bellezza di 1 Euro, al Carrefour.

Il totale della spesa per produrre una quantità di penne al ragù sufficiente per 4 persone è stato pari a: 4,61 Euro. Di ragù fra l'altro ne avanzerà per altre due o tre volte.

Detta così sembra caro ma vorrei invitare qualche anima pia domani, durante la spesa al supermercato in Italia, a guardare i prezzi degli stessi ingredienti e riportare il risultato nei commenti.

Se non consideriamo la pasta, infatti, che è di importazione e quindi incide con un costo alto, i 3,61 Euro di costo delle materie prime elencate in Italia potrebbero aggirarsi al minimo intorno ai 6/7 Euro, il doppio circa.

Detta così sembra che non ci sia tutto questo risparmio, ma secondo me bisogna considerare alcuni fattori chiave:
Ne deriva quindi che con maggiore oculatezza potrò arrivare a produrre un buon mezzo chilo di penne al ragù come dico io, cioè con un bel soffritto, tantissima carne e pomodoro fresco, con una spesa inferiore ai 3 Euro tutto incluso.

Che ve ne pare?

Ne emenrge che comprare in Cina i generi alimentari è certamente meno conveniente dei prodotti industriali. Infatti qui il 20% della popolazione mondiale può disporre solo del 7% delle superfici coltivabili del pianeta. L'importazione è quindi all'ordine del giorno e il basso costo di manodopera e trasporto non riesce a incidere così tanto come sulla produzione industriale.

In ogni caso, anche nella città più cara, è comunque possibile sfamare la famiglia per un mese con i 100 Euro o poco più, il sogno degli operai italiani!

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 11, 2005 08:40 | link |
cina, vita di tutti i giorni, costi in cina

lunedì, 07 novembre 2005
Ormai ci siamo

Ni hao!

Comprare in Cina orologi falsi, insieme a finte polo Lacoste, occhiali Rayban e riproduzioni di scarpe Nike è un must per tutti i turisti.

Io mi interesso all'argomento per motivi diversi. Vi ho già raccontato a più riprese delle avventure al cosiddetto "Fake Market", il mercatino delle riproduzioni di marchi famosi.

Fra le bancarelle, che poi in realtà sono veri e propri negozzietti dotati di tutto, anche dell'aria condizionata per l'estate, si trova sfacciatamente di tutto. Vuoi una borsetta di Gucci? Un paio di occhiali di Armani? Le scarpe della linea Vela di Prada? Non devi cercare a fatica, è tutto esposto in bella mostra sugli scaffali.

Qualche giorno fa ho sentito due italiani che, dopo aver lasciato un negoziante senza soddisfazione, commentavano dicendo "è troppo nuovo per trovarlo qui". Parlavano di un orologio di un marchio famoso.

Per curiosità li ho fermati e ho chiesto loro "cosa" fosse troppo nuovo. Mi hanno fatto vedere la pagina strappata da un giornale e li ho invitati a scommettere che lo avremmo trovato in 10 minuti. Ovviamente sapevo come muovermi e ho vinto la scommessa. Non ci ho guadagnato nulla, se non la soddisfazione di vederli contrattare e alla fine pagare 50 Euro un orologio che io avrei potuto portare a casa per 10. Questa è stato il premio per aver vinto la scommessa. E non sono neanche stato tanto cattivo, avrei potuto chiedere al negoziante cinese una percentuale.

Nulla è troppo nuovo per i falsari cinesi.

Nello stesso giorno mi sono imbattuto in un cartello che mi ha fatto sobbalzare. Lungo la strada per il mercatino, dove vado all'incirca ogni due giorni, anche se non compro mai niente, c'erano numerosi poliziotti. Erano quelli in divisa grigia, che ho nel tempo inquadrato come l'equivalente della nostra finanza (che solo a nominarla mi viene la pelle d'oca, a prescindere). Una decina tutti in fila che si guardavono intorno e, di fianco all'ultimo, vedo il cartello che mi sono fermato a leggere.

Più o meno diceva questo:

La Municipalità di Shanghai combatte costantemente contro la falsificazione degli oggetti di marca. Abbiamo messo in campo tutte le forze per combattere questo crimine. Chiunque metta in vendita oggetti di queste 40 marche famose: - segue elenco dei marchi fra cui molti italiani - verrà perseguito ecc. ecc.

Io ho riassunto velocemente, il cartello è molto grande. Mi sono ripromesso di fotografarlo per voi uno dei prossimi giorni.

Ci sono due cose che mi hanno fatto semplicemente ridere una volta letto quel cartello:

la prima è che di fianco allo stesso, c'era una signorina che con in mano un catalogo di orologi ti diceva "watch, bag, dvd, look, look, wanna buy?";

la seconda è che la data riportata sul cartello stesso era il 24 ottobre... 2004!!!

A dire il vero un minimo di affetto questo cartello lo ha avuto. Ci sono due marche in particolare che non troverete esposte. Le borse di Luis Vuitton e gli orologi Rolex. Questo non vuol dire che non siano disponibili ma semplicemente che vanno cercati nei posti giusti. Negli stanzini segreti, nei doppi fondi dei negozi, dietro gli specchi dove si celano i magazzini del proibito. Basta lasciarsi andare.

Ma torniamo ai motivi che rendono per me interessante il mercato dei falsi. Gli orologi di marca. Non una marca a caso, ma una marca specifica: ROLEX.

Non mi interesso ai Rolex falsi perché da grande voglio fare il contrabbandiere. Ce ne fosse poi bisgono. Chi di voi non ha trovato quest'estate in spiaggia il marocchino o il cinese con i Rolex tarocchi? Prezzo medio fra i 30 e i 50 Euro. Buono, anzi, buonissimo, se l'orologio è fatto bene. Al mercatino in Cina ovviamente si compra per 10 euro.

Ma come dicevo non è la compravendita di questi orologi quello che mi interessa, bensì la qualità. Già, perché sono convinto che la qualità nella riproduzione di un oggetto sofisticato come un cronografo Rolex, possa essere un buon indice dello stato di avanzamento tecnologico dell'industria meccanica cinese.

Come dite? Di solito per questo tipo di analisi vi affidate alle ricerche di mercato dei vari istituti che poi ne fanno pubblicazioni e convegni? Beh, lasciatemi dire che se aspettate che, per esempio l'ICE, faccia una ricerca, la pubblichi e ne organizzi un convegno, nel frattempo i cinesi avranno sviluppato le tecnologie per impiantare l'orologio nella cornea. Qui si corre, non si va al ritmo dei carrozzoni istituzionali. Quelli vanno avanti da se, come diceva Renato Zero. Ma se noi vogliamo dei dati certi sull'avanzamento tecnologico dell'industria cinese, permettetemi, è il mercato dei falsi quello che dobbiamo analizzare.

Ci sono più o meno 3 livelli di qualità per i falsi Rolex.

Prendiamo a modello di riferimento il Daytona, cronografo che può offrire un certo livello di sofisticazione. Il modello originale, infatti, ha funzioni di cronometro con utilizzo di tre piccoli quadranti sul principale. Aggiunge quindi al movimento delle lancette segna tempo, quello di indicatori per i secondi e per il tempo cronometrato. E' sicuramente un orologio automatico di notevole complessità.

Questo è intuibile dal fatto che i falsi cinesi non offrono queste funzionalità avanzate (o almeno per il momento prendiamo questo dato come veritiero, poi vi spiegherò meglio). Probabilmente gli orologiai svizzeri hanno impiegato 100 anni a sviluppare le capacità per ottenere meccanismi di precisione che garantiscono questo tipo di sofisticazioni.

La qualità dei falsi Rolex quindi abbiamo detto che si misura su tre livelli, che sono legati più che altro alla fattura e non tanto alla meccanica.

Al livello più basso ci sono quegli orologi che trovate anche sulle spiagge italiane, o nei mercatini. Si contraddistinguono al volo dal fatto che le maglie del cinturino sono trattenute fra loro con dei perni, i classici pernetti da bracciale d'orologio che si schiacciano per staccare le maglie e, ad esempio, stringere il bracciale. Le probabilità che questo si rompa in pochi giorni sono molto alte. Il meccanismo di regolazione poi non è preciso la meccanica da evidenti segnali di scarsità. I modelli in (finto) oro avranno sicuramente colorazioni disomogenee dei vari pezzi e tenderanno a rovinarsi facilmente.

Il livello intermedio è quello che prevede il cinturino con le maglie regolabili attraverso perni a vite. Le 3 o 4 maglie quindi più vicine all'apertura avranno su un lato delle piccole viti a taglio. La robustezza del bracciale è sicuramente migliore. Anche la meccanica è di qualità superiore. Questi orologi potrebbero avere, a differenza dei precedenti, anche una finta etichetta olografica sulla cassa, simile a quelle applicate recentemente dalla Rolex. La doratura, sui modelli che la prevedono, dovrebbe essere più brillante, fatta con vernici migliori, in alcuni casi a probabile trasferimento chimico.

Il livello di qualità alto di distingue, oltre che per le maglie con viti, anche per la chiusura, che è decisamente più sofisticata e prevede il sistema a pressione tipico dei Rolex autentici. La meccanica è chiaramente di precisione maggiore e si può vedere chiaramente che le lancette sono ben allineate, portandole sulle ore 6:00 e 12:00. Questi modelli non dovrebbero dare segni di scarsa colorazione delle dorature e i pulsanti dovrebbero apparire come fluidi. Quasi certamente questi prodotti avranno un vetro al quarzo vero, che vi verrà dimostrato come antigraffio passandoci sopra qualcosa di abrasivo. Ottimo prodotto davvero.

Abbiamo detto che il nostro termine di paragone è il Daytona. A quadrante bianco o nero che sia, i pulsanti serviranno per regolare il datario, che sostituisce le funzioni originali di cronografo nei piccoli quadranti.

Quanto costano sul mercato cinese questi (semi) gioiellini? Si va dai 7 Euro di un bassa qualità ai 10 di un medio per arrivare fino a 15 per le riproduzioni migliori.

In tutto questo, abbiamo visto che le differenze sono perlopiù di finitura, lasciando alla meccanica un ruolo marginale.

Già, ma lasciatemi dire che avremmo dovuto parlare al passato.

Si perché negli ultimi periodi nuovi prodotti si sono affacciati sul mercato, e qui si comincia a fare sul serio.

I nuovi modelli di cronografo cinese hanno infatti raggiunto le stesse funzionalità dei Rolex veri!!!

Più difficile che per le borse LV, una volta trovati questi oggetti capirete che avete per le mani un prodotto di tecnologia assolutamente paragonabile a quella occidentale. Le funzioni di cronografo del Daytona sono riprodotte in modo impeccabile e la precisione sembra essere totale. Questo non può che significare il raggiungimento di un grado superiore nella capacità tecnologica di produzione meccanica di precisione.

Anche un semplice "Ghiera Verde" tanto di moda nella Milano da bere denota notevole superiorità nella qualità. Nelle produzioni normali ad esempio la data cambia in modo non uniforme, nell'arco di svariati minuti a cavallo della mezzanotte. Nei nuovi modelli invece il cambio di data è a scatto, come nell'originale, al passare della mezzanotte. Questo significa che il meccanismo interno non è più preso da orologi di basso costo e infilato dentro carcasse finte Rolex ma che è un meccanismo progettato e costruito appositamente.

La difficoltà con cui si trovano questi modelli praticamente perfetti fa pensare che per adesso siano poche le aziende in grado di produrli, magari solo una o due. Ma il passo è stato fatto e non escludo che nei prossimi mesi questo livello qualitativo diventi lo standard alto, di fatto buttando fuori dal mercato i prodotti di fascia più bassa, che sono destinati a sparire con il crescere della capacità produttiva di qualità.

Oggi come oggi, quindi, se la Rolex comprasse in Cina i falsi e poi li infilasse dentro le sue scatole originali con garanzia ecc, sarebbe praticamente impossibile per chiunque carpirne le differenze.

Ormai ci siamo, quindi.

La capacità tecnologica nella meccanica di precisione sta allineando i laboratori cinesi ai nostri occidentali, con tanta buona pace per chi confidava ancora sul fatto che almeno nelle produzioni di nicchia ad elevata qualità, potevamo stare tranquilli.

E adesso?

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 07, 2005 07:26 | link |
business, affari, questa è la cina, tecnologia cinese

giovedì, 03 novembre 2005
生日快乐

祝你生日快乐,
祝你生日快乐,
祝你生日快乐,陈龙
祝你生日快乐

tsuni scianru quaire,
tsuni scianru quaire,
tsuni scianru quaire, cen long
tsuni scianru quaire,

Oggi compio 33 anni, se avrete letto le poche righe qui sopra mi avrete cantato tanti auguri.

谢谢!(sciè sciè = grazie)

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 03, 2005 05:08 | link |

mercoledì, 02 novembre 2005
Carrefour, IKEA e l'Arte della guerra

Ni Hao!

Ho individuato tre modi principali di fare un blog.

Il primo è quello prettamente personale, dove le persone raccontano i fattacci loro, anche i più intimi, come una volta si faceva con il diario in stile "piccole donne". Questi blog hanno molto spesso un'aggiornamento quotidiano o anche più volte al giorno, che va da piccoli pensieri (tipo "oggi ho le mie cose") a ore di racconti su come "quella bastarda sta cercando di soffiarmi il tipo" (che di solito non la considera di pezza, lei non l'amica). Questo tipo di blog non ha come scopo ultimo quello dell'interazione, che è gradita quando è limitata a commenti di supporto e/o (soprattutto) commiserazione, del tipo: "lascia perdere, sono tutti uguali".

Il secondo genere è quello dei pensatori, diciamo dei provocatori. Sono quelli che amano lanciare la prima pietra. Sono blog dove, con cadenza giornaliera, in pochissime righe il proprietario scrive un commento su qualcosa di accaduto o che accadra, il più possibile (si spera) attinente al tema del blog. Scopo ultimo di questi è la generazione di partecipazione da parte dei lettori, quindi la sezione commenti punta a dimensioni esponenziali rispetto al contenuto vero e proprio.

Il terzo genere è quello che racconta cose e pensieri, molto spesso in composizioni corpose, che possono essere più o meno condivise. Di solito non vanno più di un tot fuori tema e lo scopo è quello di cercare un'interazione più intima con il lettore, senza per forza spingerlo alla convulsione del "commento obbligatorio". L'aggiornamento non è quasi mai quotidiano, ma i temi sono di solito trattati in profondità.

E' inutile dire che è in questo terzo "tipo" che identifico questo blog. Prima di tutto per la incostanza e la lunghezza dei miei interventi. In secondo luogo per il tipo di interazione che cerco con voi. I commenti sono certamente piacevoli. Le e-mail alla mia casella (che è indicata qui a sinistra, ricordo) sono apprezzatissimi. Lo sapete in molti, visto che ogni giorno ricevo delle e-mail che, nella maggiorparte dei casi, sono piacevoli spunti per far crescere la mente e, in molti, sono anche diventate occasioni per nuove amicizie.

Un esempio (e un ringraziamento) è la festa di Halloween a cui mi hanno gentilmente invitato Eli & Marco (il link al loro blog e alle loro foto lo trovate a sinistra) che da ottimi PR hanno riempito l'appartamento con vista su People Square di almeno 100 persone. Il fatto che l'appartamento non fosse il loro ma di Dani e Ale poco conta no? Grazie anche a loro quindi. Mi sono veramente divertito e poi, finalmente, ho scoperto che anche a Shanghai ci sono gli italiani. Mi rimane il dubbio che fossero tutti li sabato sera, una cinquantina in tutto, però... io la mia parte l'ho fatta, presentandomi oltre che con qualche litro di birra, con un bel salame cremonese da mezzo chilo, che ha per un po' trasformato la cucina nel posto più cool di tutta Shanghai. A proposito, grazie Eli & Marco per aver citato la cosa indicando solo l'inziale del mio nome italiano ;-)

Queste sono le piccole (grandi) cose che nascono da un blog e da un semplice messaggio o una e-mail. Allora, cosa aspettate? Per l'ennesima volta esorto chi magari si sia tirato indietro perché "magari disturbo" a non fare il pollo (che fra l'altro rischia l'influenza) e a scrivermi a: chen.long.sh@gmail.com.

Nel frattempo mi sto riambientando nella vita shanghainese, e magari ve ne racconto un po'...

S.P.Q.C. - Sono Pazzi Questi Cinesi!!!

Lunedì avevo un appuntamento di lavoro a HuZhou, ridente cittadina industriale a circa 150Km da Shanghai, che potremmo paragonare a una versione impoverita di Melfi, dove però le fabbriche aprono invece che chiudere.

L'unico mezzo per raggiungere Huzhou è la corriera, la ferrovia lì non arriva. Non perché le ferrovie cinesi non siano valide, anzi, sono forse la rete più estesa al mondo, ma semplicemente perché, come anche da noi, molte località non hanno la stazione ferroviaria.

La corriera per Huzhou non ha nulla da invidiare ai nostri mezzi turistici occidentali, anzi. Il pullman era un ottimo mezzo, decisamente nuovo, confortevole, con aria condizionata, tv e distributore dell'acqua fresca. Altro che le gite delle medie. A parte i VideoCD di karaoke che per tutto il viaggio hanno popolato la televisione e l'impianto di diffusione audio del mezzo, il viaggio presentava tutti i presupposti per essere confortevole.

Una sola cosa manca ai pullman cinesi rispetto ai nostri. Un autista con la testa sulle spalle!

Non ho mai approfondito il tema della guida cinese, lo farò in parte oggi. Sono dei pazzi criminali. In realtà mi chiedo come sia possibile che non si verifichino montagne di incidenti. Faccio qualche esempio.

Huzhou si trova a ovest di Shanghai, nell'entroterra. Il percorso per arrivarvi prevede una prima parte di Autostrada a due corsie più emergenza di circa 60km. Diciamo che è un'autostrada a 3 corsie, perché quella di emergenza viene regolarmente usata dai mezzi più veloci per la marcia in regolare sorpasso a destra di chi viaggia sulle corsie normali. Non è poi raro trovare dei cammion stracarichi che viaggiano sulla corsia di sorpasso a 50 all'ora, incuranti di lampeggiate e clacson.

Già, i clacson. Ormai ho capito che per avere la patente in Cina non devi andare a scuola guida, ma bensì al conservatorio. L'autista cinese, infatti, dedica il 70% del suo tempo a suonare il clacson. Ogni scusa è buona. Anche se sei in corsia di sorpasso, 3km di strada vuota davanti, se vedi un contadino che ara il campo ben lontano dal ciglio della strada, comunque suoni il clacson. Non si sa mai. Anche in questo momento, sono le 10 del mattino, sono in casa con le finenstre ben chiuse. Il palazzo è il terzo del cortile e la strada più vicina è a non meno di 200 metri con una buona quantità di edifici nel mezzo. Sento comunque un continuo e incessante concerto in mi be molle settima crescente e andante (dove, fate voi).

Ma i pazzi non sono loro, gli autisti. C'è di peggio.

Già perché dopo i primi 60 km di autostrada, i restanti 100 sono composti da una statale a due corsie per senso di marcia (con spartitraffico centrale) che secondo me la Salerno Reggio-Calabria dovrebbe un po' invidiare. Ma almeno sulla tanto contestata autostrada italiana non ci sono incroci a ogni metro e fabbriche su tutto il percorso. Cosa succede a questi incroci? Molto semplicemente, zelanti cinesini dal cervello fino (nel senso di piccolo) fanno cose tipo attraversare senza guardare conducendo mezzi di ogni genere, dal carretto tirato a mano, alla bicicletta a tre posti, dal motorino usato come cucina mobile al carretto, motorizzato adattando una motozzappa, caricato come un tir Iveco Turbostar da 480 cavalli.

Immaginatevi due ore (per fare 100km) di viaggio in modalità "burrasca vento forza 7" con il pullman che arriva a 80 all'ora e poi inchioda bruscamente con i piedi sul clacson per uno di questi scavezzacollo ambulanti, per poi ripartire, arrivare a 80 all'ora e rinchiodare... e via così per 100km.

Al ritorno, con il buio, il clacson è stato in parte sostituito dagli abbaglianti, costantemente accesi. Io se fossi uno che arriva in senso contrario, vorrei avere un bazooka a bordo per far saltare in aria tutti quei cretini che mi sparano gli abbaglianti in faccia, ovvero il 97% dei mezzi che circolano.

La spesa francese

Dopo ormai qualche mese di vita e sperimentazione a Shanghai, ho deciso. Si và a vedere il Carrefour.

Partiamo dal principio che il Carrefour in Italia non mi piace. Non mi piace proprio la sensazione che ti offre girando fra gli scaffali. Non è cool come la Esselunga e non è neanche massiccio come l'Iper Coop. Non è accattivante, insomma non trasmette un buon feeling. Ma è francese e quindi a Shanghai il sabato e la domenica fai la fila ore, anche solo per entrare. Tanto per non fare il pirla, ci sono andato di venerdì sera, ed era vuoto.

Non mi piace neanche il Carrefour di Shanghai. Certo, è grande. Certo, l'assortimento è vasto. A parte il fatto che è mediamente caro, anche per i prodotti prettamente cinesi, non mi ha trasmesso grandi entusiasmi.

Non mi fermerò qui e mi sono ripromesso la prossima settimana di visitare il Wall Mart. Già in partenza ho la sensazione che troverò qualcosa di molto diverso dagli originali americani, che sono catene del basso prezzo, quasi come i nostri hard discount tipo LD, Penny market ecc. Vi farò sapere.

E quella svedese

Ah! L'IKEA...

Ho fatto il calcolo. Sono 10 anni che arredo case esclusivamente IKEA. Dovrebbero darmi quasi il premio fedeltà. Le IKEA del nord Italia le ho girate tutte. Di alcune come quella di Carugate (alle porte di Milano, a 3 minuti dagli studi di Canale 5) conosco anche gli acari per nome. Ma ho comprato all'IKEA di Londra, a due passi dallo stadio di Wimbledon, e in quella di Parigi. Insomma, sono IKEA dipendente. Ho 5 tavolini LACK perché due li ho buttati, dato che era caduta sopra della cera dalle candele INDEVIT (il nome delle candele è inventato, non quello dei tavolini).

Ammiro la genialità del Sig. IKEA. So che non si chiama così, ma non ho voglia di cercare su google il nome vero. Però è un Signor IKEA, di questo sono certo, non si tratta di una conglomerata nata pubblica e diventata di proprietà delle banche ma di un vero genio del marketing applicato ai mobili.

Talmente genio che è riuscito a fare la cosa sognata da tutti gli imprenditori del mondo: metterlo in quel posto ai cinesi!!!

Perché dico questo? Ora ve lo spiego.

Dovete sapere che farsi l'arredamento da IKEA è quasi la cosa più figa che le nuove donne manager rampanti di Shanghai possano fare.

Le nostre ragazze vanno a letto sognando Omar, il nuovo tronista della De Filippi (il marito di Costanzo) che si sta allenando per partecipare alla prossima edizione dell'"isola dei pirla".

Le ragazze di Shanghai vanno a letto sognando OMAR, che è il nuovo divano a tre posti in tinte cangianti dell'IKEA!!!

Sono ammirato da come l'IKEA sia riuscita a mantenere la sua identità ovunque, anche in Cina.

Se siete capaci di raggiungere il ristorante svedese al secondo piano di una qualsiasi IKEA italiana, senza farvi fregare dal percorso a ostacoli in mezzo a orde di mobili e suppellettili, beh ci riuscirete anche a Shanghai. I magazzini IKEA sono proprio uguali ovunque. Anche nel menù. Infatti anche all'IKEA di Shanghai il piatto fortè sono le polpette svedesi con salsa ai funghi e annessa composta di mirtilli (che schifo). Unica differenza: da noi il contorno è di patate lesse, qui di patatine fritte.

Ma quello che il Signor IKEA, dicevo, ha avuto la genialità di fare, è di invertire i ruoli.

Perché in Europa quelli come me comprano tutto per la casa, dai mobili agli asciugamani, all'IKEA? Semplicemente perché è il posto più economico che c'é!

E come fa l'IKEA ad essere così economica? Certo, in parte sfrutta i concetti di self service, logistica ottimizzata dallo studio ossessivo degli imballi ecc. Ma la motivazione principale è il fatto che produce in Cina.

E quanto poco costano allora le cose IKEA in Cina, che non hanno neanche spese di logistica? Risposta scontata... oppure no... sono PIU' CARE!!!

Non sto scherzando e l'esempio ve lo faccio con il tavolino LACK, quello di cui ho la collezione completa.

Per chi non l'avesse presente è quel tavolino basso di (finto) legno colorato, quadrato di 60cm di lato. Avete presente? Bene, tenetelo a Mente.

All'IKEA di Carugate il tavolino LACK costa 9,95 Euro, che convertiti in Renminbi (la moneta cinese) corrispondono a 96RMB... All'IKEA di Shanghai il tavolino LACK costa esattamente 119RMB, ovvero il 24% in più!!!

Questo ha dell'incredibile. In questo paese 119RMB sono il salario di 2 giorni di lavoro per un operaio!

Questo significa che in Cina l'IKEA chiede per un tavolino l'equivalente di 2 giorni di salario, contro l'equivalente di 2 ore di salario per un operaio italiano che voglia comprare lo stesso tavolino a Milano.

Questo significa che nel paese dei "poveri" la stessa azienda che in tutta europa è diventata famosa perché mette a disposizione dei più poveri oggetti validi, qui è destinata esclusivamente agli straricchi!!!

Evviva il mercato globale.

Ma come gli è venuta agli svedesi questa idea fenomenale di essere i primi ad aver avuto la capacità di inchiappettare veramente i cinesi? Secondo me hanno letto i libri giusti.

E allora facciamolo anche noi, diamine!

Torna quindi, a furor di popolo, la recensione dei libri a tema.

Fare affari in Cina è una guerra

Se si vuole competere nelle trattative con i manager cinesi, è necessario e fondamentale entrare nella loro visione del business. Adottare le loro stesse strategie e i loro modelli vincenti può consentire di ottenere risultati sorprendenti.

La scuola di management cinese, però, viene da molto lontano, ha migliaia di anni. Se si vuole capire quali sono i fondamenti su cui si basa il modo di concepire il business da parte dei cinesi è necessario partire dalle sue origini, che non sono prettamente legate al mondo degli affari ma fanno più che altro parte dei concetti filosofici. Ecco perché capire la mentalià cinese è fondamentale.

Per fare questo credo che la cosa migliore sia partire dalla scoperta dei pensieri confuciani.

Confucio è il nome latinizzato a nostro uso e consumo del mastro Kong, nato nel 550 a.c. e conosciuto come l'artefice della via della saggezza cinese. Vi riporto un breve passo dei dialoghi di confucio (che come forma potremmo paragonare al nostro concetto di Vangelo, cioè il maestro che racconta a volte storie che necessitano di interpretazione, il tutto tramandato dai discepoli):

L'uomo nobile di animo tiene alla benevolenza, luomo mediocre agli agi; l'uomo nobile di animo tiene all'imparzialità, l'uomo mediocre al favore; l'uomo nobile di animo conosce il senso di giustizia, l'uomo mediocre solo il profitto.

Questo breve passo dei dialoghi confuciani ci fa capire di colpo la base da cui nasce l'approccio di trattativa cinese, per il quale non è importante che una delle due parti ottenga dei benefici, cioè vinca, ma è bensì fondamentale che entrambe abbiano convenienza dal risultato della contrattazione. Perché è l'uomo mediocre che punta esclusivamente al proprio profitto e un manager cinese che si inquadrasse in questo contesto potrebbe perdere la fiducia da parte dei suoi conoscenti.

Ecco perché il manager occidentale che viene qui per fare profitti a scapito della controparte cinese, farebbe meglio a stare a casa a fare l'uomo mediocre, che nel nostro paese è ammirato e riverito (fino a diventare Presidente del Consiglio).

Per andare alla scoperta del pensiero confuciano e aprire così la vostra mente di business man "china ready" potete partire da questo libro:

Confucio - Dialoghi

A cura di Tiziana Lippiello, Einaudi Editore nella collana I tascabili.

Puoi vedere questo libro e saperne di più facendo click qui: Confucio - dialoghi.

Il passo successivo, dopo aver appreso i fondamenti filosofici del pensiero cinese, è quello di imparare le strategie.

Già perché oltre ad applicare le filosofie antiche, qui si applicano anche i modelli strategici vecchi di migliaia di anni e nati per fare la guerra.

L'arte della guerra è il manuale di strategia militare nato dal maestro Sun Tzu e poi esteso dal maestro Sun Pin.

I 36 stratagemmi rappresentano invece le tecniche di base per la conduzione delle battaglie, suddivise in strategie per l'attacco, la difesa, il contrattacco ecc. Sono 6 differenti strategie per ognuna delle 6 tipologie di conduzione della guerra che sono state precedentemente teorizzate dal maestro Sun Tzu.

Entrambi questi libri risalgono ai secoli antecedenti la nascita di Cristo e per molto tempo sono stati vietati al popolo essendo, contemporaneamente, obbligatori nel percorso di studi militare e di conoscenza fondamentale per i generali degli eserciti cinesi.

Oggi le analisi proprie dell'arte della guerra e gli stratagemmi da adottare sui campi di battaglia, sono diventati la materia di studio dei manager cinesi, che prendono spunto dai consigli ai militari per espugnare la fortezza nemica, in questo caso il consiglio di amministrazione dell'azienda partner occidentale.

Se vogliamo competere in questo campo, non possiamo fare altro che apprendere le stesse tecniche di combattimento, partendo da questi due volumi:

L'arte della guerra - Sun Tzu e Sun Pin

Edizione completa adattata da Ralph D. Sawyer e pubblicata da Neri Pozza Editore nella collana Biblioteca

Puoi vedere questo libro e saperne di più facendo click qui: L'arte della guerra.

I 36 stratagemmi - A cura di Gianluca Magi

Edizione particolarmente curata dallo studioso italiano con la prefazione di Franco Battiato, edita da Il Punto d'Incontro.

Puoi vedere questo libro e saperne di più facendo click qui: I 36 stratagemmi.

Come avrete notato, ho aggiunto una funzionalità ai miei consigli editoriali, che è il collegamento diretto a Internet Book Shop Italia, da dove si possono raccogliere le informazioni, leggere le recensioni dei lettori ed eventualmente anche comprare direttamente i libri. Spero che questo vi faccia piacere e approfitterei per darvi i riferimenti anche dei libri che ho consigliato in precedenza:

Federico Rampini - Il secolo cinese

Questo è quanto per oggi.

Domani è il mio compleanno. Ho in serbo una piccola chicca, quindi tornate a trovarmi. Se siete a Shanghai, invece, fatemi un fischio che vi do le coordinate per la mia festa di compleanno che sarà venerdì sera al Mural Bar.

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 02, 2005 04:54 | link |
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