Pensavate di sapere cose vere sulla Cina? Provate a verificare giorno per giorno quanto lo siano.
Questo è il racconto della vita in Cina , nella città di Shanghai, di un Italiano che ha voluto
vederci chiaro e vi svela le sue scoperte, senza peli sulla lingua, o quasi.

Eccomi

Utente: shanghai

Sono un italiano trasferitosi in Cina.

La mia avventura "blogghistica" è iniziata a poche ore dal mio arrivo in Cina, nell'estate del 2005.

Il blog in questione, "Shanghai è in Cina" non è più stato aggiornato, anche in funzione del fatto che non vivo più a Shanghai... lo stesso è però ancora frequentatissimo e fra i primi risultati nei motori di ricerca.

Se proprio non puoi fare a meno di leggere quanto ho scritto nei miei primi sei mesi di vita cinese, puoi scaricare la versione PDF delle prime 100 pagine del blog:

BLOG SHANGHAI VOLUME 1

Sulla scia della prima avventura da scribacchino (in realtà non è la prima, ho alle spalle un libro e parecchi articoli pubblicati) dopo mesi di meditazione è nato il nuovo blog:

La Mia Cina!

Che fin dal titolo vuole riflettere quello che per me sta diventando questo Paese.

Ecco allora che si riparte, a dire la mia, spesso controcorrente, qualche volta frutto di visioni prettamente "personali" ma, pur sempre, caratterizzati dal fatto di essere qui.

Mi rendo conto, infatti, che sempre più spesso c'è chi parla della Cina ma, se messo alla prova, non sa neanche indicarla sulla carta geografica.

Spero di condividere con molti la... "MIA" Cina!

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lunedì, 18 agosto 2008
Da non crederci...

Oh Mamma!

Questo e' il commento che mi e'  venuto spontaneo poco fa.

La storia e'  questa: stavo creando un nuovo profilo in facebook, per provare a mettermi in contatto con i vecchi amici italiani; nelle tante opzioni c'e' la possibilita' di inserire i dati del proprio account di posta per far si che facebook trovi quali dei tuoi contatti email ha un profilo, cosi' da permettere di creare il contatto.

Pensando a quale dei miei 30 indirizzi email provare, mi e' venuto in mente di provare ad aprire quello che creai oltre 3 anni fa, al mio arrivo a Shaghai, allora associato a questo blog.

Appena aperta la casella su GMAIL ho trovato come primo messaggioil report aggiornato delle visite a questa pagina e, sorpresa, ne ho trovate un sacco!!!

Ci sono rimasto di sasso, oltre 200 visite solo in agosto.

Allora ho aperto il blog, mi sono riaffiorati tanti ricordi e ho deciso di scrivere qualcosa, un aggiornamento, questo.

Sono ancora in Cina, tornato a Shanghai da un anno, dopo la parentesi a Shenzhen.

Ho anche cambiato un po' lo stile di vita. Sono tornato alla vecchia passione per la musica e ho ricominciato a fare il DJ, non per hobby ma come professione full time. In effetti lavoro nel piu' grande club di Shanghai e organizzo alcune delle feste piu' popolari, con migliaia di persone.

Forse approfondiro' questi aspetti, nel frattempo sono rintracciabile su facebook:

http://www.facebook.com/profile.php?id=1432484138

Zaijian,

Dimitri (conosciuto come Chen Long, tempo fa).

Postato da: shanghai a agosto 18, 2008 10:45 | link |

sabato, 03 giugno 2006
La Mia Cina!

Certo che ne è passato del tempo...

Intendo da quando ho scritto qui nel blog l'ultima volta.

Era Natale... il 25 dicembre... oggi è il 3 giugno... più di 5 mesi!

Cosa ho fatto? Che faccio ora? Cosa farò? Ma sono sempre in Cina? e se si, dove?

Tutte questo domande hanno le loro risposte e si trovano (troveranno) in un nuovo blog che inizia oggi, esattamente 10 mesi dopo il mio primo scritto qui... si tratta del mio nuovo blog, che vi invito a visitare:

WWW.MIACINA.INFO

Grazie per tutto quello che mi avete dato fin qui.

Zaijian,

Chen Long.

Postato da: shanghai a giugno 03, 2006 11:11 | link |

domenica, 25 dicembre 2005
Ma che c****o di fine hai fatto?!?

Ni Hao!

Per prima cosa voglio dirvi: BUON NATALE!

Già, essendo oggi il 25 dicembre, è d'obbligo. A dire il vero ieri pomeriggio ho telefonato in Cina (sono in Italia per onorare la formula del "Natale con i tuoi") e mi hanno detto: Merry Christmas... ma che ne sapete voi del Natale?!?! ho chiesto.

Tornerò sull'argomento, ma prima devo dirvi la seconda cosa importante: anche a Natale non vi smentite, siete i soliti MALIZIOSI!

Continuate a far finta di non capire? Mi riferisco al titolo di questo post, ovviamente.

Cosa avete letto? E' inutile che adesso cercate di arrampicarvi sugli specchi, so benissimo quale parola avete letto sotto quegli asterischi... ma non è così!

Contate bene gli asterischi e fate il conto con le vostre belle ditine natalizie... già, sono 4 e quella parola lì che avete pensato voi ne contiene solo 3.

Questo dimostra che siete maliziosi, anche oggi. Il titolo senza censurà infatti è:

Ma che CAVOLO di fine hai fatto?!?

Bella domanda, grazie di avermela fatta.

40 giorni senza scrivere una mezza riga. E altrettanti senza rispondere alle e-mail ricevute.

Mi vergogno come un ladro e faccio pubblica ammenda.

In questi 40 giorni sono stato davvero preso (male) da problemi di tipo lavorativo. Diciamo che ho fatto la mia prima esperienza con quelli che, anche in Cina come nel resto del mondo, alle parole fanno seguire... parole, e poi ancora parole e parole su parole, facendoti solo perdere tempo (e di conseguenza denaro).

Meglio così, ora ho dei parametri in più per valutare le cose.

E anche per darvi qualche nuovo consiglio.

Vi ricordate quando vi raccontavo che sembra tutti abbiano voglia di Cina in questo periodo?

Nonstante gli sproloqui di persone come il Ministro Tremonti, pardon, Vice Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana Onorevole Giulio Tremonti. Un imbecille che va in televisione alla vigilia di Natale a sostenere che per rilanciare l'Italia bisogna tagliar fuori i Cinesi con leggi, dazi e blocchi delle importazioni. Siamo a livello di demenza pura!

Nonostante questo, dicevo, le nuove antenne ogni giorno puntate in direzione Shanghai, Beijing, Nanjing, Guanzhou ecc. ecc. sono molte. Forse troppe.

E' naturale, quindi, che fra questi ci siano quelli che ti fanno solo perdere del tempo. Pare che nei confronti della Cina, in questo periodo, questi soggetti siano in percentuale più numerosi che altrove.

In tutto questo sono passati ormai quasi 5 mesi da quando ho cominciato a scrivere boiate su queste pagine, e ancora non vi ho detto che diavolo ci faccio in Cina.

Solo un po' di pazienza. Il post dedicato allo scopo era praticamente pronto. Ma poi le suddette perdite di tempo mi hanno rallentato parecchio. Però ho fatto anche tante cose e vissuto esperienze che vi racconterò nei prossimi giorni, in merito a banche, trasporti, import/export, cucina... e chi più ne ha più ne metta.

Non vi parlero solo della teoria del "comprare in Cina" ma vi porterò degli esempi pratici sulle importazioni che ho curato personalmente nelle scorse settimane.

Adesso però non c'è tempo, c'è la Messa di Natale e poi il pranzo, il panettone con tutta la parentela (che godrà della mia pluripremiata crema al mascarpone) e la pennica con panza piena e bolla al naso.

Come cantava il mio amico Jay Ax (Articolo 31) qualche tempo fa: E' Natale... e io non ci sto dentro!!!

Auguri e Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a dicembre 25, 2005 09:21 | link |

martedì, 15 novembre 2005
C'ho il certificato!!!

Ni Hao!

Se vuoi scoprire come risparmiare il 25% su un volo Shanghai/Milano leggi tutto questo post!

Non è pubblicità, tranquilli. Non mi sono venduto il blog per quattro soldi. E' che ho scoperto un trucco per tirare la sola ad Alitalia e lo voglio condividere con voi, ma dopo, ora parliamo dell'argomento del giorno.

Avete presente il comico di Zelig Paolo Cevoli?

E' diventato famoso per il personaggio dell'Asesore di Roncofritto (citadinii!!! lo so che si scrive con due esse in italiano, ma lui è romagnolo, di ese ne dice una sola) per poi prodursi in quello che secondo me è il più bel personaggio di cabaret di tutti i tempi, il grande amprenditore Teddy Casadei, del premiato salumificio Casadei, quello del famoso maiale demaializzato.

Insomma, se non avete capito di chi parlo mi viene il dubbio che non stiate leggendo il blog giusto.

Un personaggio dell'ultima edizione di Zelig intepretato da Cevoli era il tipo che, a petto nudo e mutandoni leopardati, con panino enorme in mano, urlava:

C'HO IL CERTIFICATO!!!

Ho scoperto a chi è ispirato quel personaggio: agli imprenditori cinesi!

Insomma, se girate per le zone industriali nelle varie province cinesi, più o meno una fabbrica su tre ha la seguente scritta come parte dell'insegna:

ISO 9001:2000 oppure ISO 14000 opure ISO 9000, 9002 ecc ecc

A vederla in questo modo sembra che la maggiorparte delle aziende cinesi sia certificata.

Ora, io non voglio mettere in dubbio la validità di questi certificati, però consentitemi di dire la mia.

Peccato di gioventù, a un certo punto sono stato formato sulla qualità. La specializzazione che ho ottenuto non è propriamente sulle norme ISO ma sull'IEEE, in particolare la 14400 che è quella sulla qualità nella progettazione e realizzazione di servizi informatici.

Insomma, ho un pezzo di carta che dice che in teoria sono un esperto di qualità nel settore del software.

Per arrivare a questo, però, la formazione è passata forzatamente per la qualità in generale. Ci sono infatti concetti e metodologie che sono più o meno comuni a tutti gli standard e sono gli elementi sostanziali che definiscono come si può arrivare a un processo che garantisce la qualità.

Non voglio farla troppo complicata, anche perché fra di voi ci sono sicuramente (Murphy insegna) gli esperti di qualità che poi mi smentiscono nei commenti.

Sta di fatto che sono certo, per ottenere la certificazione ISO 9000 e varianti successive, i passi non sono semplici anzi. E poi non è tutto, dopo aver praticamente ingessato l'azienda in procedure e controprocedure definite e manualizzate, per poter mantenere la certificazione bisogna sostenere controlli periodici che dimostrino che le regole vengono applicate.

Non per fare il polemico ma, non ci credo neanche se lo vedo che la maggiorparte dei cinesi sia mentalmente in grado di instaurare delle procedure e poi di seguirle alla lettera.

Certo, se si tratta di disciplina, su questo non c'è dubbio che siano preparatissimi, fin dalla prima infanzia. A partire dalle scuole elementari ricevono una formazione di stampo militare basata su regole, gerarchie, disciplina e dedizione.

Ciò non toglie che, se l'economia cinese sta ottenendo i risultati che tutti conosciamo, è proprio grazie al fatto che qualcuno ogni tanto decide di non seguire le regole.

Sono considerati alla stregua di eroi nazionali quei 18 di agricoltori di Xiaogang che, sul finire degli anni 70, avviarono illegalmente la rivoluzione economica della Cina. La storia è più o meno questa:

Negli anni '60 e '70 la Cina, per opera di Mao e dei suoi seguaci, viveva una situazione di organizzazione comunista pura e radicale. Tutto era pianificato dal governo centrale. Gli agricoltori erano raggruppati in collettivi, delle specie di cooperative, dove tutti vivevano e lavoravano con l'unico obiettivo di produrre quanto impostato dai governi centrale e locale. Questo portò a una sorta di sterilità dello spirito di iniziativa, che poteva essere condannato come eversione, e quindi la popolazione si limitava a fare il minomo indispensabile richiesto dal governo, vivendo di fatto in un clima di sussistenza.

18 contadini, cercando disperatamente un modo migliore per sfamare le proprie famiglie, decisero di spartirsi la terra che prima lavoravano insieme e ogni famiglia ebbe il suo appezzamento. In quel periodo i collettivi erano obbligati a pagare la "tassa sul grano", un tributo che finiva nelle casse del governo. I contadini stabilirono che avrebbero continuato a pagare la tassa sul grano, ma che una volta assolti i propri obblighi avrebbero potuto vendere o barattare qualsiasi surplus ricavato dai campi. In questo modo avrebbero potuto tenere per se i proventi. Un simile progetto era ovviamente illegale e i contadini sapevano che il loro patto poteva portarli in prigione e forse alla morte, ma i 18 uomini firmarono l'accordo col sangue nel dicembre del 1978. Stabiliva che se uno dei firmatari fosse stato arrestato o condannato, gli altri avrebbero aiutato la sua famiglia.

Gli effetti di questa unione furono pressoché immediati e nel giro di pochi mesi diedero i risultati che che anni di ideologia e pianficazione centralizzata non erano riusciti a dare. Il rendimento dei campi crebbe paurosamente. I risultati furono così sorprendenti che anche le autorità di Pechino dovettero accettare il fatto come incontestabile. Lo stesso Deng Xiaoping, l'unomo a cui la Cina probabilmente deve la sua attuale ricchezza, arrivò a siglare patti simili definendoli "un tipo di contratto responsabile in cui i profitti sono legati alla produzione".

Era la nascita dell'economia di mercato cinese, in sostituzione a quella pianificata dallo stato.

Vi ho raccontato questa storia, che non è dissimile da quelle che caratterizzano la nascita delle prime imprese private, sia di produzione che di commercio, per cercare di spiegare come nella cultura cinese sia piuttosto radicato, negli ultimi trnet'anni, il fatto che il benessere nasce non da iniziative dello Stato ma prima da iniziative private, che infrangono le leggi dello Stato stesso.

Basta poi vedere come guidano per capire che anni di formazione scolastica, basata sulla disciplina, vengono annientati dal momento preciso in cui viene loro consegnata la patente.

So che queste mie considerazioni potrebbero (e credo lo faranno) suscitare il disappunto di qualche cinese (e non solo) che legge le mie pagine, ma di fatto sono convinto che il non totale rispetto delle regole sia nel DNA della popolazione cinese. Lo è anche in quello della popolazione italiana, non cerchiamo di nasconderci dietro il dito medio.

Sta di fatto che la rigidità di una gestione della fabbrica basata sulle normative ISO non può essere compatibile con la realtà cinese di per se stessa.

Quello che sostengo è che, come gli occhiali del fake market o il marchio CE sui giocattoli sequestrati nei porti europei, molti dei certificati siano poco veritieri. Molto probabilmente ottenuti con gentili elargizioni di doni (tipo versamenti su conti di Hong Kong) ai funzionari delle aziende, perlopiù private, che rilasciano le certificazioni.

Eresia? Può darsi, e spero di essere smentito, ma posso assicurarvi che non baserò mai la mia scelta di un partner cinese sul fatto che ha la certificazione ISO 9000.

Ma veniamo all'unico motivo per cui avete letto fin qui, ovvero come risparmiare sul volo.

E non dite che "ma no, la storia era interessante", perché tanto non vi crede nessuno.

Voli scontanti per Shanghai:

Allora i fatti sono questi: venerdì e lunedì ho delle riunioni di lavoro in Italia. Mi sono premurato quindi di prenotare il volo per domani, così giovedì sbrigo un po' di faccende a casa, poi martedì torno qui a Shanghai.

Costo del volo Shanghai-Milano-Shanghai Euro 835 + 148 di tasse aereoportuali, totale 983 Euro. Economy s'intende.

Dopo aver prenotato, ho scatenato i cinesi a cercarmi una tariffa migliore. Prima mi hanno trovato dei posti su Air China, che fa code sharing con Alitalia, a 100 Euro in meno. Già questo è un bel risparmio. Stavo per confermare questo volo quando l'agenzia viaggi della società di trasporti con cui abbiamo una partnership, una multinazionale norvegese con uffici in 160 porti nel mondo, mi fa sapere che ha un biglietto a 630 Euro + tasse. Ed è un biglietto Alitalia.

Orpo, qui il risparmio diventa di botto di 200 Euro!!!

Come è possibile questa cosa? Ovviamente dico di farmi subito emettere il biglietto e chiamo per annullare il volo precedentemente prenotato con Alitalia.

Mi richiama l'agenzia per dirmi che si erano sbagliati, il biglietto da seicento Euro non era per Milano ma per Roma. Ho messo tutti in attesa.

Mi sono attaccato  al browser e ho cercato di capirci meglio. Ho inserito la ricerca per il volo Shanghai-Roma-Shanghai e mi è venuta fuori la miracolosa tariffa Alitalia di 618 Euro.

Bene! Però, guardando con attenzione, scopro che non si tratta di un volo diretto ma con scalo a Milano. Ovvero, il collegamento con l'Italia è comunque fatto con il volo Shanghai-Milano e poi con un volo Milano-Roma il collegamento con la capitale.

Da qui, facendo due più due, ho pensato (perché qualche volta addirittura penso): a questo punto prendo un Shanghai-Torino-Shanghai, visto che l'aereoporto di Caselle è a meno di 20 minuti da casa.

Faccio la ricerca e, in effetti, la tariffa è sempre quella, 220 Euro in meno. Ma con un particolare in più: il collegamento con Torino non è via aerea ma con un Bus navetta. Fantastico!!!

Perché fantastico? Perché ho capito, e poi chiesto conferma ad Alitalia (poverina la signorina che mi ha risposto alle tre del mattino e io le ho proposto uno squillante Buongiorno! in quanto per me erano già le dieci), che a Milano io devo comunque ritirare il mio bagaglio, passare immigrazione e dogana ecc.

Risultato? Ho comprato il biglietto per Torino. A Malpensa non prenderò il Bus ma andrò a casa in macchina e martedì prenderò il Bus da Torino per Malpensa, nella massima comodità.

Con un risparmio del 25% sul volo Shanghai-Milano-Shanghai!

Non male no?

Vi do un consiglio, la prossima volta che dovete volare da qualche parte del mondo su Milano, provate a fare ricerche come Torino. Potreste trovare graditissime sorprese.

Se già pensavo di saperla abbastanza lunga sui viaggi in aereo, oggi ne ho scoperta una che mi farà risparmiare parecchio in futuro. Ora vado a cambiare la prenotazione del mio volo per Shanghai dopo Natale.

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 15, 2005 04:41 | link |
questa è litalia, costi in cina, voli scontati per shanghai

sabato, 12 novembre 2005
Servizievole...

Ni Hao!

Oggi sono di buon umore...

Dopo giorni di pioggia, cielo uggioso, nuvole talmente basse che metà dei grattacieli di Shanghai non si riuscivano a vedere fino in cima, mi sono svegliato con il sole.

E poi ho trovato molte e-mail scritte da voi, il che ha reso ancora più piacevole il risveglio.

Ho scoperto che qualcuno è addirittura talmente pazzo da perdere tempo a leggere quasi tutte le boiate che scrivo, incredibile!!!

Beh, grazie per questo... e devo dire grazie a Elisa perché mi ha agevolato la nascita di una idea malsana.

Ho deciso di offrirvi un nuovo servizio, il blog che potete portare a casa.

Ho pensato che non tutti siete malati di PCite a tal punto da portarvelo anche in bagno (io l'ho fatto, credetemi) e quindi mi è venuto il dubbio:

Come fate quando avete finito di leggere anche le pubblicità e le lettere al direttore dell'ultimo numero di Focus?

E' infatti risaputo che Focus viene espressamente comprato per essere letto nei seguenti luoghi:

So che stampare questo blog, per via dell'impaginazione, viene un casino.

E poi non è che ho scritto poco, finora siamo a circa 250.000 caratteri, più di 42.000 parole. E in mica tanto tempo, sapete?

In 100 giorni!

Già, sono 100 giorni di blog.

Nella preparazione del nuovo servizio che ho deciso di offrirvi sono andato a scorrere praticamente tutte le boiate che vi ho proposto.

Mi è venuto da ridere pensando alla Francy che via MSN mi raccontava di aver fatto la figura della scema in ufficio perché, leggendo i miei "Esercizi per la lingua" ad alta voce (come consigliavo), l'hanno guardata tutti male.

E che dire del mio primo tifone a Shanghai, dopo neanche una settimana che ero arrivato in città. E dei primi giorni, che non avevo proprio un piffero da fare, a giudicare da quanto scrivevo.

Insomma, è stato un po' come sfogliare l'album delle foto di questi ultimi 100 giorni. Che bello!

Ne è venuto fuori un documento che metto a vostra disposizione, per scaricarlo e farne quello che meglio credete, di 100 pagine giuste giuste, diviso in 40 capitoli, corrispondenti ai 40 post che ho scritto finora qui sul blog.

Non male per essere solo 100 giorni, no?

Ovviamente non posso paragonarmi a quel tale che nei primi 100 giorni avrebbe cambiato l'Italia.

Fra l'altro ci è riuscito perfettamente... peccato sia stato in peggio!

Insomma, se non sapete cosa fare e avete 600Kbyte liberi sul vostro hard disk, potete scaricare e conservare il volume 1 del blog di quel pirla di Chen Long, che magari ai vostri nipoti farà piacere leggere fra 50 anni.

Lo trovate nel mio mediablog e anche qui sotto:

BLOG SHANGHAI VOLUME 1
IL BLOG DI CHEN LONG VOLUME 1


Io intanto mi dedicherò a procurare delle nuove scempiaggini, per dissettare voi vittime dell'oppio blogghistico!

Allora che dite, sono o non sono... servizievole?

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 12, 2005 04:23 | link |
a a a scarica tutto il blog

venerdì, 11 novembre 2005
Ma quanto mi costi?!?

Ni Hao!

Se dovessi giudicare il successo di questo blog dalle critiche e dai commenti negativi, negli ultmi giorni dovrei considerarmi fortunato, ne piovono in quantità.

A dire il vero in buona parte arrivano dalla stessa tastiera, quella che mi chiede se ho amici, ma non specifica di averne lei (al femminile essendo laureatA).

Beh, qui a Shanghai qualche amico direi che c'é. Erano parecchi venerdì scorso, a festeggiare il mio compleanno al Mural bar, una quarantina.

Prima della festa avevo pensato di farvi un resoconto completo e corredato di immagini. Alla fine della festa ho pensato bene di desistere.

Come ormai saprete al Mural il venerdì si bevè senza pagare (a parte i 10 Euro di ingresso) e quindi immaginatevi come già di solito si concia la gente. Certo, che le performance più audaci arrivassero per opera della mia insegnante di cinese, questo non me lo aspettavo. Resta il fatto che tutti hanno sostenuto che le torta, 5kg di cioccolata e crema cacao, era buonissima. Sono estremamente felice per questo.

Mi scuso con Eli, Marco e gli altri che mi hanno fatto notare che un altro salame non sarebbe risultato sgradito. E' nel frigo, alla prossima...

E' venerdì anche oggi, quindi questa sera andremo a vedere se al Mural ci fanno ancora entrare 8-o ... vi farò sapere.

Oggi invece voglio riprendere in mano con voi le mie esperienze di consumatore.

Non più di un paio di giorni orsono parlavo al telefono con il mio avvocato in Italia. A lui in particolare spiegavo che quando vai al supermercato per fare la spesa, quella grossa, quella della settimana, arrivato alla cassa ci rimani male perché alla fine non sei riuscito a spendere più di una ventina di Euro. Ci rimani male per modo di dire, ovviamente.

In realtà gli ho anche detto che venire a vivere qui in Cina è stata l'unica soluzione possibile per far fronte ai costi che lo riguardano e che assorbono il 98% delle mie capacità finanziarie.

A proposito, 13 minuti di telefonata dal mio cellulare cinese (China Mobile) al numero di Milano dell'avvocato mi sono costati 13 Euro, 1 Euro al minuto. Tanto, certo, ma provate a chiedere agli operatori mobili italiani quanto costerebbe fare altrettanto al contrario, cioè dal vostro cellulare chiamare me in Cina. Ve lo anticipo io, dai 40 ai 70 Euro a seconda dell'operatore. Alla faccia!!!

Ma torniamo all'esperienza di acquisto. Vi anticipo che sto preparando una puntata sulle automobili, ci vuole solo tempo per decifrare le riviste di settore in Cinese e individuare i corrispondenti modelli italiani, compresi quelli di casa FIAT.

La missione di oggi è il Ragù alla bolognese!

Sono infatti appena tornato dal supermercato dove, oltre alla versione cinese dell'idraulico liquido che mi è indispensabile se voglio fare la doccia, ho comprato tutti gli ingredienti necesari per produrre un bel piatto di penne al ragù.

Diciamo subito che la cosa più difficile è stato comprare la merce a peso. Non vi dico poi per trovare il sedano, che si era mimetizzato il bastardo e ho girato come un cretino per mezz'ora. Non avevo idea di come chiederlo e a descriverlo a gesti temevo l'arresto. Ma d'altronde chi potrebbe accettare di fare un soffritto per il ragù senza il sedano?!?

Ecco la lista della spesa:

L'olio di oliva lo avevo portato da casa quindi non lo conto. Qui una bottiglia da un litro di Dante costa intorno ai 7 Euro, che credo siano quasi il doppio del prezzo in Italia.

Anche il parmigiano (rigorosamente Parmigiano Reggiano e mai Grana Padano) lo avevo portato dall'Italia, qui è introvabile!

La pentola di terracotta (bella grande) nella quale cuocerà per almeno 3 ore il mio ragù (vera ricetta bolognese s'intende) l'avevo comprata la settimana scorsa e pagata la bellezza di 1 Euro, al Carrefour.

Il totale della spesa per produrre una quantità di penne al ragù sufficiente per 4 persone è stato pari a: 4,61 Euro. Di ragù fra l'altro ne avanzerà per altre due o tre volte.

Detta così sembra caro ma vorrei invitare qualche anima pia domani, durante la spesa al supermercato in Italia, a guardare i prezzi degli stessi ingredienti e riportare il risultato nei commenti.

Se non consideriamo la pasta, infatti, che è di importazione e quindi incide con un costo alto, i 3,61 Euro di costo delle materie prime elencate in Italia potrebbero aggirarsi al minimo intorno ai 6/7 Euro, il doppio circa.

Detta così sembra che non ci sia tutto questo risparmio, ma secondo me bisogna considerare alcuni fattori chiave:
Ne deriva quindi che con maggiore oculatezza potrò arrivare a produrre un buon mezzo chilo di penne al ragù come dico io, cioè con un bel soffritto, tantissima carne e pomodoro fresco, con una spesa inferiore ai 3 Euro tutto incluso.

Che ve ne pare?

Ne emenrge che comprare in Cina i generi alimentari è certamente meno conveniente dei prodotti industriali. Infatti qui il 20% della popolazione mondiale può disporre solo del 7% delle superfici coltivabili del pianeta. L'importazione è quindi all'ordine del giorno e il basso costo di manodopera e trasporto non riesce a incidere così tanto come sulla produzione industriale.

In ogni caso, anche nella città più cara, è comunque possibile sfamare la famiglia per un mese con i 100 Euro o poco più, il sogno degli operai italiani!

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 11, 2005 08:40 | link |
cina, vita di tutti i giorni, costi in cina

lunedì, 07 novembre 2005
Ormai ci siamo

Ni hao!

Comprare in Cina orologi falsi, insieme a finte polo Lacoste, occhiali Rayban e riproduzioni di scarpe Nike è un must per tutti i turisti.

Io mi interesso all'argomento per motivi diversi. Vi ho già raccontato a più riprese delle avventure al cosiddetto "Fake Market", il mercatino delle riproduzioni di marchi famosi.

Fra le bancarelle, che poi in realtà sono veri e propri negozzietti dotati di tutto, anche dell'aria condizionata per l'estate, si trova sfacciatamente di tutto. Vuoi una borsetta di Gucci? Un paio di occhiali di Armani? Le scarpe della linea Vela di Prada? Non devi cercare a fatica, è tutto esposto in bella mostra sugli scaffali.

Qualche giorno fa ho sentito due italiani che, dopo aver lasciato un negoziante senza soddisfazione, commentavano dicendo "è troppo nuovo per trovarlo qui". Parlavano di un orologio di un marchio famoso.

Per curiosità li ho fermati e ho chiesto loro "cosa" fosse troppo nuovo. Mi hanno fatto vedere la pagina strappata da un giornale e li ho invitati a scommettere che lo avremmo trovato in 10 minuti. Ovviamente sapevo come muovermi e ho vinto la scommessa. Non ci ho guadagnato nulla, se non la soddisfazione di vederli contrattare e alla fine pagare 50 Euro un orologio che io avrei potuto portare a casa per 10. Questa è stato il premio per aver vinto la scommessa. E non sono neanche stato tanto cattivo, avrei potuto chiedere al negoziante cinese una percentuale.

Nulla è troppo nuovo per i falsari cinesi.

Nello stesso giorno mi sono imbattuto in un cartello che mi ha fatto sobbalzare. Lungo la strada per il mercatino, dove vado all'incirca ogni due giorni, anche se non compro mai niente, c'erano numerosi poliziotti. Erano quelli in divisa grigia, che ho nel tempo inquadrato come l'equivalente della nostra finanza (che solo a nominarla mi viene la pelle d'oca, a prescindere). Una decina tutti in fila che si guardavono intorno e, di fianco all'ultimo, vedo il cartello che mi sono fermato a leggere.

Più o meno diceva questo:

La Municipalità di Shanghai combatte costantemente contro la falsificazione degli oggetti di marca. Abbiamo messo in campo tutte le forze per combattere questo crimine. Chiunque metta in vendita oggetti di queste 40 marche famose: - segue elenco dei marchi fra cui molti italiani - verrà perseguito ecc. ecc.

Io ho riassunto velocemente, il cartello è molto grande. Mi sono ripromesso di fotografarlo per voi uno dei prossimi giorni.

Ci sono due cose che mi hanno fatto semplicemente ridere una volta letto quel cartello:

la prima è che di fianco allo stesso, c'era una signorina che con in mano un catalogo di orologi ti diceva "watch, bag, dvd, look, look, wanna buy?";

la seconda è che la data riportata sul cartello stesso era il 24 ottobre... 2004!!!

A dire il vero un minimo di affetto questo cartello lo ha avuto. Ci sono due marche in particolare che non troverete esposte. Le borse di Luis Vuitton e gli orologi Rolex. Questo non vuol dire che non siano disponibili ma semplicemente che vanno cercati nei posti giusti. Negli stanzini segreti, nei doppi fondi dei negozi, dietro gli specchi dove si celano i magazzini del proibito. Basta lasciarsi andare.

Ma torniamo ai motivi che rendono per me interessante il mercato dei falsi. Gli orologi di marca. Non una marca a caso, ma una marca specifica: ROLEX.

Non mi interesso ai Rolex falsi perché da grande voglio fare il contrabbandiere. Ce ne fosse poi bisgono. Chi di voi non ha trovato quest'estate in spiaggia il marocchino o il cinese con i Rolex tarocchi? Prezzo medio fra i 30 e i 50 Euro. Buono, anzi, buonissimo, se l'orologio è fatto bene. Al mercatino in Cina ovviamente si compra per 10 euro.

Ma come dicevo non è la compravendita di questi orologi quello che mi interessa, bensì la qualità. Già, perché sono convinto che la qualità nella riproduzione di un oggetto sofisticato come un cronografo Rolex, possa essere un buon indice dello stato di avanzamento tecnologico dell'industria meccanica cinese.

Come dite? Di solito per questo tipo di analisi vi affidate alle ricerche di mercato dei vari istituti che poi ne fanno pubblicazioni e convegni? Beh, lasciatemi dire che se aspettate che, per esempio l'ICE, faccia una ricerca, la pubblichi e ne organizzi un convegno, nel frattempo i cinesi avranno sviluppato le tecnologie per impiantare l'orologio nella cornea. Qui si corre, non si va al ritmo dei carrozzoni istituzionali. Quelli vanno avanti da se, come diceva Renato Zero. Ma se noi vogliamo dei dati certi sull'avanzamento tecnologico dell'industria cinese, permettetemi, è il mercato dei falsi quello che dobbiamo analizzare.

Ci sono più o meno 3 livelli di qualità per i falsi Rolex.

Prendiamo a modello di riferimento il Daytona, cronografo che può offrire un certo livello di sofisticazione. Il modello originale, infatti, ha funzioni di cronometro con utilizzo di tre piccoli quadranti sul principale. Aggiunge quindi al movimento delle lancette segna tempo, quello di indicatori per i secondi e per il tempo cronometrato. E' sicuramente un orologio automatico di notevole complessità.

Questo è intuibile dal fatto che i falsi cinesi non offrono queste funzionalità avanzate (o almeno per il momento prendiamo questo dato come veritiero, poi vi spiegherò meglio). Probabilmente gli orologiai svizzeri hanno impiegato 100 anni a sviluppare le capacità per ottenere meccanismi di precisione che garantiscono questo tipo di sofisticazioni.

La qualità dei falsi Rolex quindi abbiamo detto che si misura su tre livelli, che sono legati più che altro alla fattura e non tanto alla meccanica.

Al livello più basso ci sono quegli orologi che trovate anche sulle spiagge italiane, o nei mercatini. Si contraddistinguono al volo dal fatto che le maglie del cinturino sono trattenute fra loro con dei perni, i classici pernetti da bracciale d'orologio che si schiacciano per staccare le maglie e, ad esempio, stringere il bracciale. Le probabilità che questo si rompa in pochi giorni sono molto alte. Il meccanismo di regolazione poi non è preciso la meccanica da evidenti segnali di scarsità. I modelli in (finto) oro avranno sicuramente colorazioni disomogenee dei vari pezzi e tenderanno a rovinarsi facilmente.

Il livello intermedio è quello che prevede il cinturino con le maglie regolabili attraverso perni a vite. Le 3 o 4 maglie quindi più vicine all'apertura avranno su un lato delle piccole viti a taglio. La robustezza del bracciale è sicuramente migliore. Anche la meccanica è di qualità superiore. Questi orologi potrebbero avere, a differenza dei precedenti, anche una finta etichetta olografica sulla cassa, simile a quelle applicate recentemente dalla Rolex. La doratura, sui modelli che la prevedono, dovrebbe essere più brillante, fatta con vernici migliori, in alcuni casi a probabile trasferimento chimico.

Il livello di qualità alto di distingue, oltre che per le maglie con viti, anche per la chiusura, che è decisamente più sofisticata e prevede il sistema a pressione tipico dei Rolex autentici. La meccanica è chiaramente di precisione maggiore e si può vedere chiaramente che le lancette sono ben allineate, portandole sulle ore 6:00 e 12:00. Questi modelli non dovrebbero dare segni di scarsa colorazione delle dorature e i pulsanti dovrebbero apparire come fluidi. Quasi certamente questi prodotti avranno un vetro al quarzo vero, che vi verrà dimostrato come antigraffio passandoci sopra qualcosa di abrasivo. Ottimo prodotto davvero.

Abbiamo detto che il nostro termine di paragone è il Daytona. A quadrante bianco o nero che sia, i pulsanti serviranno per regolare il datario, che sostituisce le funzioni originali di cronografo nei piccoli quadranti.

Quanto costano sul mercato cinese questi (semi) gioiellini? Si va dai 7 Euro di un bassa qualità ai 10 di un medio per arrivare fino a 15 per le riproduzioni migliori.

In tutto questo, abbiamo visto che le differenze sono perlopiù di finitura, lasciando alla meccanica un ruolo marginale.

Già, ma lasciatemi dire che avremmo dovuto parlare al passato.

Si perché negli ultimi periodi nuovi prodotti si sono affacciati sul mercato, e qui si comincia a fare sul serio.

I nuovi modelli di cronografo cinese hanno infatti raggiunto le stesse funzionalità dei Rolex veri!!!

Più difficile che per le borse LV, una volta trovati questi oggetti capirete che avete per le mani un prodotto di tecnologia assolutamente paragonabile a quella occidentale. Le funzioni di cronografo del Daytona sono riprodotte in modo impeccabile e la precisione sembra essere totale. Questo non può che significare il raggiungimento di un grado superiore nella capacità tecnologica di produzione meccanica di precisione.

Anche un semplice "Ghiera Verde" tanto di moda nella Milano da bere denota notevole superiorità nella qualità. Nelle produzioni normali ad esempio la data cambia in modo non uniforme, nell'arco di svariati minuti a cavallo della mezzanotte. Nei nuovi modelli invece il cambio di data è a scatto, come nell'originale, al passare della mezzanotte. Questo significa che il meccanismo interno non è più preso da orologi di basso costo e infilato dentro carcasse finte Rolex ma che è un meccanismo progettato e costruito appositamente.

La difficoltà con cui si trovano questi modelli praticamente perfetti fa pensare che per adesso siano poche le aziende in grado di produrli, magari solo una o due. Ma il passo è stato fatto e non escludo che nei prossimi mesi questo livello qualitativo diventi lo standard alto, di fatto buttando fuori dal mercato i prodotti di fascia più bassa, che sono destinati a sparire con il crescere della capacità produttiva di qualità.

Oggi come oggi, quindi, se la Rolex comprasse in Cina i falsi e poi li infilasse dentro le sue scatole originali con garanzia ecc, sarebbe praticamente impossibile per chiunque carpirne le differenze.

Ormai ci siamo, quindi.

La capacità tecnologica nella meccanica di precisione sta allineando i laboratori cinesi ai nostri occidentali, con tanta buona pace per chi confidava ancora sul fatto che almeno nelle produzioni di nicchia ad elevata qualità, potevamo stare tranquilli.

E adesso?

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 07, 2005 07:26 | link |
business, affari, questa è la cina, tecnologia cinese

giovedì, 03 novembre 2005
生日快乐

祝你生日快乐,
祝你生日快乐,
祝你生日快乐,陈龙
祝你生日快乐

tsuni scianru quaire,
tsuni scianru quaire,
tsuni scianru quaire, cen long
tsuni scianru quaire,

Oggi compio 33 anni, se avrete letto le poche righe qui sopra mi avrete cantato tanti auguri.

谢谢!(sciè sciè = grazie)

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 03, 2005 05:08 | link |

mercoledì, 02 novembre 2005
Carrefour, IKEA e l'Arte della guerra

Ni Hao!

Ho individuato tre modi principali di fare un blog.

Il primo è quello prettamente personale, dove le persone raccontano i fattacci loro, anche i più intimi, come una volta si faceva con il diario in stile "piccole donne". Questi blog hanno molto spesso un'aggiornamento quotidiano o anche più volte al giorno, che va da piccoli pensieri (tipo "oggi ho le mie cose") a ore di racconti su come "quella bastarda sta cercando di soffiarmi il tipo" (che di solito non la considera di pezza, lei non l'amica). Questo tipo di blog non ha come scopo ultimo quello dell'interazione, che è gradita quando è limitata a commenti di supporto e/o (soprattutto) commiserazione, del tipo: "lascia perdere, sono tutti uguali".

Il secondo genere è quello dei pensatori, diciamo dei provocatori. Sono quelli che amano lanciare la prima pietra. Sono blog dove, con cadenza giornaliera, in pochissime righe il proprietario scrive un commento su qualcosa di accaduto o che accadra, il più possibile (si spera) attinente al tema del blog. Scopo ultimo di questi è la generazione di partecipazione da parte dei lettori, quindi la sezione commenti punta a dimensioni esponenziali rispetto al contenuto vero e proprio.

Il terzo genere è quello che racconta cose e pensieri, molto spesso in composizioni corpose, che possono essere più o meno condivise. Di solito non vanno più di un tot fuori tema e lo scopo è quello di cercare un'interazione più intima con il lettore, senza per forza spingerlo alla convulsione del "commento obbligatorio". L'aggiornamento non è quasi mai quotidiano, ma i temi sono di solito trattati in profondità.

E' inutile dire che è in questo terzo "tipo" che identifico questo blog. Prima di tutto per la incostanza e la lunghezza dei miei interventi. In secondo luogo per il tipo di interazione che cerco con voi. I commenti sono certamente piacevoli. Le e-mail alla mia casella (che è indicata qui a sinistra, ricordo) sono apprezzatissimi. Lo sapete in molti, visto che ogni giorno ricevo delle e-mail che, nella maggiorparte dei casi, sono piacevoli spunti per far crescere la mente e, in molti, sono anche diventate occasioni per nuove amicizie.

Un esempio (e un ringraziamento) è la festa di Halloween a cui mi hanno gentilmente invitato Eli & Marco (il link al loro blog e alle loro foto lo trovate a sinistra) che da ottimi PR hanno riempito l'appartamento con vista su People Square di almeno 100 persone. Il fatto che l'appartamento non fosse il loro ma di Dani e Ale poco conta no? Grazie anche a loro quindi. Mi sono veramente divertito e poi, finalmente, ho scoperto che anche a Shanghai ci sono gli italiani. Mi rimane il dubbio che fossero tutti li sabato sera, una cinquantina in tutto, però... io la mia parte l'ho fatta, presentandomi oltre che con qualche litro di birra, con un bel salame cremonese da mezzo chilo, che ha per un po' trasformato la cucina nel posto più cool di tutta Shanghai. A proposito, grazie Eli & Marco per aver citato la cosa indicando solo l'inziale del mio nome italiano ;-)

Queste sono le piccole (grandi) cose che nascono da un blog e da un semplice messaggio o una e-mail. Allora, cosa aspettate? Per l'ennesima volta esorto chi magari si sia tirato indietro perché "magari disturbo" a non fare il pollo (che fra l'altro rischia l'influenza) e a scrivermi a: chen.long.sh@gmail.com.

Nel frattempo mi sto riambientando nella vita shanghainese, e magari ve ne racconto un po'...

S.P.Q.C. - Sono Pazzi Questi Cinesi!!!

Lunedì avevo un appuntamento di lavoro a HuZhou, ridente cittadina industriale a circa 150Km da Shanghai, che potremmo paragonare a una versione impoverita di Melfi, dove però le fabbriche aprono invece che chiudere.

L'unico mezzo per raggiungere Huzhou è la corriera, la ferrovia lì non arriva. Non perché le ferrovie cinesi non siano valide, anzi, sono forse la rete più estesa al mondo, ma semplicemente perché, come anche da noi, molte località non hanno la stazione ferroviaria.

La corriera per Huzhou non ha nulla da invidiare ai nostri mezzi turistici occidentali, anzi. Il pullman era un ottimo mezzo, decisamente nuovo, confortevole, con aria condizionata, tv e distributore dell'acqua fresca. Altro che le gite delle medie. A parte i VideoCD di karaoke che per tutto il viaggio hanno popolato la televisione e l'impianto di diffusione audio del mezzo, il viaggio presentava tutti i presupposti per essere confortevole.

Una sola cosa manca ai pullman cinesi rispetto ai nostri. Un autista con la testa sulle spalle!

Non ho mai approfondito il tema della guida cinese, lo farò in parte oggi. Sono dei pazzi criminali. In realtà mi chiedo come sia possibile che non si verifichino montagne di incidenti. Faccio qualche esempio.

Huzhou si trova a ovest di Shanghai, nell'entroterra. Il percorso per arrivarvi prevede una prima parte di Autostrada a due corsie più emergenza di circa 60km. Diciamo che è un'autostrada a 3 corsie, perché quella di emergenza viene regolarmente usata dai mezzi più veloci per la marcia in regolare sorpasso a destra di chi viaggia sulle corsie normali. Non è poi raro trovare dei cammion stracarichi che viaggiano sulla corsia di sorpasso a 50 all'ora, incuranti di lampeggiate e clacson.

Già, i clacson. Ormai ho capito che per avere la patente in Cina non devi andare a scuola guida, ma bensì al conservatorio. L'autista cinese, infatti, dedica il 70% del suo tempo a suonare il clacson. Ogni scusa è buona. Anche se sei in corsia di sorpasso, 3km di strada vuota davanti, se vedi un contadino che ara il campo ben lontano dal ciglio della strada, comunque suoni il clacson. Non si sa mai. Anche in questo momento, sono le 10 del mattino, sono in casa con le finenstre ben chiuse. Il palazzo è il terzo del cortile e la strada più vicina è a non meno di 200 metri con una buona quantità di edifici nel mezzo. Sento comunque un continuo e incessante concerto in mi be molle settima crescente e andante (dove, fate voi).

Ma i pazzi non sono loro, gli autisti. C'è di peggio.

Già perché dopo i primi 60 km di autostrada, i restanti 100 sono composti da una statale a due corsie per senso di marcia (con spartitraffico centrale) che secondo me la Salerno Reggio-Calabria dovrebbe un po' invidiare. Ma almeno sulla tanto contestata autostrada italiana non ci sono incroci a ogni metro e fabbriche su tutto il percorso. Cosa succede a questi incroci? Molto semplicemente, zelanti cinesini dal cervello fino (nel senso di piccolo) fanno cose tipo attraversare senza guardare conducendo mezzi di ogni genere, dal carretto tirato a mano, alla bicicletta a tre posti, dal motorino usato come cucina mobile al carretto, motorizzato adattando una motozzappa, caricato come un tir Iveco Turbostar da 480 cavalli.

Immaginatevi due ore (per fare 100km) di viaggio in modalità "burrasca vento forza 7" con il pullman che arriva a 80 all'ora e poi inchioda bruscamente con i piedi sul clacson per uno di questi scavezzacollo ambulanti, per poi ripartire, arrivare a 80 all'ora e rinchiodare... e via così per 100km.

Al ritorno, con il buio, il clacson è stato in parte sostituito dagli abbaglianti, costantemente accesi. Io se fossi uno che arriva in senso contrario, vorrei avere un bazooka a bordo per far saltare in aria tutti quei cretini che mi sparano gli abbaglianti in faccia, ovvero il 97% dei mezzi che circolano.

La spesa francese

Dopo ormai qualche mese di vita e sperimentazione a Shanghai, ho deciso. Si và a vedere il Carrefour.

Partiamo dal principio che il Carrefour in Italia non mi piace. Non mi piace proprio la sensazione che ti offre girando fra gli scaffali. Non è cool come la Esselunga e non è neanche massiccio come l'Iper Coop. Non è accattivante, insomma non trasmette un buon feeling. Ma è francese e quindi a Shanghai il sabato e la domenica fai la fila ore, anche solo per entrare. Tanto per non fare il pirla, ci sono andato di venerdì sera, ed era vuoto.

Non mi piace neanche il Carrefour di Shanghai. Certo, è grande. Certo, l'assortimento è vasto. A parte il fatto che è mediamente caro, anche per i prodotti prettamente cinesi, non mi ha trasmesso grandi entusiasmi.

Non mi fermerò qui e mi sono ripromesso la prossima settimana di visitare il Wall Mart. Già in partenza ho la sensazione che troverò qualcosa di molto diverso dagli originali americani, che sono catene del basso prezzo, quasi come i nostri hard discount tipo LD, Penny market ecc. Vi farò sapere.

E quella svedese

Ah! L'IKEA...

Ho fatto il calcolo. Sono 10 anni che arredo case esclusivamente IKEA. Dovrebbero darmi quasi il premio fedeltà. Le IKEA del nord Italia le ho girate tutte. Di alcune come quella di Carugate (alle porte di Milano, a 3 minuti dagli studi di Canale 5) conosco anche gli acari per nome. Ma ho comprato all'IKEA di Londra, a due passi dallo stadio di Wimbledon, e in quella di Parigi. Insomma, sono IKEA dipendente. Ho 5 tavolini LACK perché due li ho buttati, dato che era caduta sopra della cera dalle candele INDEVIT (il nome delle candele è inventato, non quello dei tavolini).

Ammiro la genialità del Sig. IKEA. So che non si chiama così, ma non ho voglia di cercare su google il nome vero. Però è un Signor IKEA, di questo sono certo, non si tratta di una conglomerata nata pubblica e diventata di proprietà delle banche ma di un vero genio del marketing applicato ai mobili.

Talmente genio che è riuscito a fare la cosa sognata da tutti gli imprenditori del mondo: metterlo in quel posto ai cinesi!!!

Perché dico questo? Ora ve lo spiego.

Dovete sapere che farsi l'arredamento da IKEA è quasi la cosa più figa che le nuove donne manager rampanti di Shanghai possano fare.

Le nostre ragazze vanno a letto sognando Omar, il nuovo tronista della De Filippi (il marito di Costanzo) che si sta allenando per partecipare alla prossima edizione dell'"isola dei pirla".

Le ragazze di Shanghai vanno a letto sognando OMAR, che è il nuovo divano a tre posti in tinte cangianti dell'IKEA!!!

Sono ammirato da come l'IKEA sia riuscita a mantenere la sua identità ovunque, anche in Cina.

Se siete capaci di raggiungere il ristorante svedese al secondo piano di una qualsiasi IKEA italiana, senza farvi fregare dal percorso a ostacoli in mezzo a orde di mobili e suppellettili, beh ci riuscirete anche a Shanghai. I magazzini IKEA sono proprio uguali ovunque. Anche nel menù. Infatti anche all'IKEA di Shanghai il piatto fortè sono le polpette svedesi con salsa ai funghi e annessa composta di mirtilli (che schifo). Unica differenza: da noi il contorno è di patate lesse, qui di patatine fritte.

Ma quello che il Signor IKEA, dicevo, ha avuto la genialità di fare, è di invertire i ruoli.

Perché in Europa quelli come me comprano tutto per la casa, dai mobili agli asciugamani, all'IKEA? Semplicemente perché è il posto più economico che c'é!

E come fa l'IKEA ad essere così economica? Certo, in parte sfrutta i concetti di self service, logistica ottimizzata dallo studio ossessivo degli imballi ecc. Ma la motivazione principale è il fatto che produce in Cina.

E quanto poco costano allora le cose IKEA in Cina, che non hanno neanche spese di logistica? Risposta scontata... oppure no... sono PIU' CARE!!!

Non sto scherzando e l'esempio ve lo faccio con il tavolino LACK, quello di cui ho la collezione completa.

Per chi non l'avesse presente è quel tavolino basso di (finto) legno colorato, quadrato di 60cm di lato. Avete presente? Bene, tenetelo a Mente.

All'IKEA di Carugate il tavolino LACK costa 9,95 Euro, che convertiti in Renminbi (la moneta cinese) corrispondono a 96RMB... All'IKEA di Shanghai il tavolino LACK costa esattamente 119RMB, ovvero il 24% in più!!!

Questo ha dell'incredibile. In questo paese 119RMB sono il salario di 2 giorni di lavoro per un operaio!

Questo significa che in Cina l'IKEA chiede per un tavolino l'equivalente di 2 giorni di salario, contro l'equivalente di 2 ore di salario per un operaio italiano che voglia comprare lo stesso tavolino a Milano.

Questo significa che nel paese dei "poveri" la stessa azienda che in tutta europa è diventata famosa perché mette a disposizione dei più poveri oggetti validi, qui è destinata esclusivamente agli straricchi!!!

Evviva il mercato globale.

Ma come gli è venuta agli svedesi questa idea fenomenale di essere i primi ad aver avuto la capacità di inchiappettare veramente i cinesi? Secondo me hanno letto i libri giusti.

E allora facciamolo anche noi, diamine!

Torna quindi, a furor di popolo, la recensione dei libri a tema.

Fare affari in Cina è una guerra

Se si vuole competere nelle trattative con i manager cinesi, è necessario e fondamentale entrare nella loro visione del business. Adottare le loro stesse strategie e i loro modelli vincenti può consentire di ottenere risultati sorprendenti.

La scuola di management cinese, però, viene da molto lontano, ha migliaia di anni. Se si vuole capire quali sono i fondamenti su cui si basa il modo di concepire il business da parte dei cinesi è necessario partire dalle sue origini, che non sono prettamente legate al mondo degli affari ma fanno più che altro parte dei concetti filosofici. Ecco perché capire la mentalià cinese è fondamentale.

Per fare questo credo che la cosa migliore sia partire dalla scoperta dei pensieri confuciani.

Confucio è il nome latinizzato a nostro uso e consumo del mastro Kong, nato nel 550 a.c. e conosciuto come l'artefice della via della saggezza cinese. Vi riporto un breve passo dei dialoghi di confucio (che come forma potremmo paragonare al nostro concetto di Vangelo, cioè il maestro che racconta a volte storie che necessitano di interpretazione, il tutto tramandato dai discepoli):

L'uomo nobile di animo tiene alla benevolenza, luomo mediocre agli agi; l'uomo nobile di animo tiene all'imparzialità, l'uomo mediocre al favore; l'uomo nobile di animo conosce il senso di giustizia, l'uomo mediocre solo il profitto.

Questo breve passo dei dialoghi confuciani ci fa capire di colpo la base da cui nasce l'approccio di trattativa cinese, per il quale non è importante che una delle due parti ottenga dei benefici, cioè vinca, ma è bensì fondamentale che entrambe abbiano convenienza dal risultato della contrattazione. Perché è l'uomo mediocre che punta esclusivamente al proprio profitto e un manager cinese che si inquadrasse in questo contesto potrebbe perdere la fiducia da parte dei suoi conoscenti.

Ecco perché il manager occidentale che viene qui per fare profitti a scapito della controparte cinese, farebbe meglio a stare a casa a fare l'uomo mediocre, che nel nostro paese è ammirato e riverito (fino a diventare Presidente del Consiglio).

Per andare alla scoperta del pensiero confuciano e aprire così la vostra mente di business man "china ready" potete partire da questo libro:

Confucio - Dialoghi

A cura di Tiziana Lippiello, Einaudi Editore nella collana I tascabili.

Puoi vedere questo libro e saperne di più facendo click qui: Confucio - dialoghi.

Il passo successivo, dopo aver appreso i fondamenti filosofici del pensiero cinese, è quello di imparare le strategie.

Già perché oltre ad applicare le filosofie antiche, qui si applicano anche i modelli strategici vecchi di migliaia di anni e nati per fare la guerra.

L'arte della guerra è il manuale di strategia militare nato dal maestro Sun Tzu e poi esteso dal maestro Sun Pin.

I 36 stratagemmi rappresentano invece le tecniche di base per la conduzione delle battaglie, suddivise in strategie per l'attacco, la difesa, il contrattacco ecc. Sono 6 differenti strategie per ognuna delle 6 tipologie di conduzione della guerra che sono state precedentemente teorizzate dal maestro Sun Tzu.

Entrambi questi libri risalgono ai secoli antecedenti la nascita di Cristo e per molto tempo sono stati vietati al popolo essendo, contemporaneamente, obbligatori nel percorso di studi militare e di conoscenza fondamentale per i generali degli eserciti cinesi.

Oggi le analisi proprie dell'arte della guerra e gli stratagemmi da adottare sui campi di battaglia, sono diventati la materia di studio dei manager cinesi, che prendono spunto dai consigli ai militari per espugnare la fortezza nemica, in questo caso il consiglio di amministrazione dell'azienda partner occidentale.

Se vogliamo competere in questo campo, non possiamo fare altro che apprendere le stesse tecniche di combattimento, partendo da questi due volumi:

L'arte della guerra - Sun Tzu e Sun Pin

Edizione completa adattata da Ralph D. Sawyer e pubblicata da Neri Pozza Editore nella collana Biblioteca

Puoi vedere questo libro e saperne di più facendo click qui: L'arte della guerra.

I 36 stratagemmi - A cura di Gianluca Magi

Edizione particolarmente curata dallo studioso italiano con la prefazione di Franco Battiato, edita da Il Punto d'Incontro.

Puoi vedere questo libro e saperne di più facendo click qui: I 36 stratagemmi.

Come avrete notato, ho aggiunto una funzionalità ai miei consigli editoriali, che è il collegamento diretto a Internet Book Shop Italia, da dove si possono raccogliere le informazioni, leggere le recensioni dei lettori ed eventualmente anche comprare direttamente i libri. Spero che questo vi faccia piacere e approfitterei per darvi i riferimenti anche dei libri che ho consigliato in precedenza:

Federico Rampini - Il secolo cinese

Questo è quanto per oggi.

Domani è il mio compleanno. Ho in serbo una piccola chicca, quindi tornate a trovarmi. Se siete a Shanghai, invece, fatemi un fischio che vi do le coordinate per la mia festa di compleanno che sarà venerdì sera al Mural Bar.

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a novembre 02, 2005 04:54 | link |
cina, vita di tutti i giorni, libri sulla cina

giovedì, 27 ottobre 2005
Finalmente a... casa?!?

Ni Hao!

Orpo! Si, avete letto bene... Ni Hao!

Cosa può significare questo? Esatto, avete capito bene, finalmente vi sto scrivendo nuovamente dalla Cina. Sono tornato a Shanghai. Era ora!

Quanto mi mancavano lo smog, l'aria puzzolente, il traffico infernale, i clacson che non smettono mai di suonare a qualsiasi ora del giorno e della notte.

E' facile capire che si è arrivati a Shanghai, fin dall'aereoporto.

Alzi la mano chi non ha fatto qualche viaggio in aereo. A parte la mamma, credo sarete in pochi. Bene, sapete quindi cosa vuol dire arrivare in un aereoporto, soprattutto internazionale. Prendiamo ad esempio il nostro fantastico e funzionale aereoporto di Milano Malpensa. Quanto di voi hanno provato l'ebrezza di un arrivo a Malpensa? Bene, fate il paragone con un arrivo all'aereoporto internazionale di Pudong (si legge puton) a Shanghai.

Volo Alitalia proveniente da Milano Malpensa. Ovviamente, essendo che l'Alitalia tende a risparmiare (anche sul servizio a bordo direi) il gate assegnato è l'ultimo degli ultimi, il più lontano che c'é (e quindi probabilmente il più economico) anche se tutti quelli più vicini all'uscita sono vuoti. Ma andiamo per ordine, ovvero per orari:

ore 08:42 - atterraggio sulla pista dell'aereoporto internazionale
ore 08:45 - dopo un trasferimento veloce ed efficace l'aereo parcheggia al gate, "s'intuba" come dico io
ore 08:47 - fuori dall'aereo e spediti nel corridoio in direzione immigrazione e dogana
ore 08:51 - dopo chilometri di tappeti si arriva finalmente al controllo immigrazione, dove decine di funzionari hanno come unico scopo quello di non farti fare la coda
ore 08:53 - ufficialmente immigrato e con il passaporto timbrato si va a prendere il bagaglio, il nastro trasportatore è già assegnato
ore 08:55 - bagaglio ritirato senza nessun problema, nonostante i 60kg di mercanzia che mi porto appresso
ore 08:57 - passata la dogana senza batter ciglio, nonostante avessi la valigia piena di salami, formaggi ecc, tutte cose vietatissime
ore 08:59 - fuori dall'aereoporto
ore 09:01 - il taxi ha caricato le valige e parte in direzione centro, anche questa volta ce l'abbiamo fatta.

Non è un caso, è già la seconda volta che mi succede. Questo è l'aereoporto di Shanghai, 19 minuti da quando l'aereo tocca con le ruote sulla pista a quando il taxi parte per portarti in città. Trattandosi di volo intercontinentale con pratiche di immigrazione annesse, io continuo a definirlo un servizio da record.

Bisogna dire il vero, però. Ci sono alcuni elementi che giocano a favore di tutto questo e che sono suscettibili di personalizzazione. La mia è particolarmente smart. Volando molto, sono dotato di tessera del Club Ulisse di Alitalia, che offre alcuni interessanti vantaggi. Il primo di questi è la possibilità, alla partenza, di effettuare il check in al banco riservato alla business class anche se si vola in economica. Oltre a evitare le file, questo consente di avere il bagaglio etichettato come prioritario. Le valige sono quindi le prime ad essere scaricate e portate di corsa al nastro di riconsegna. Già questo è un bel vantaggio, a cui si aggiunge la possibilità di trasportare 20kg di bagaglio extra, che aggiunti ai 30 previsti diventano 50. Hai voglia a portarne di salami. Ultima piccola gratifica è quella di poter scegliere il posto a sedere. Io, se non trovo come in questo caso l'uscita di sicurezza, mi faccio piazzare nella prima fila disponibile. Questo significa essere fra i primi a uscire, a differenza di quelli che sono seduti in 34ma fila che devono aspettare tutto l'aereo. Ciò significa arrivare prima anche all'immigrazione ed evitare le file.

Insomma, è ovvio che con un po' di personalizzazioni di questo genere, diventa più facile stare sotto i 20 minuti. Ma non aggiungerei più di 10/15 minuti per arrivare alla condizione peggiore. Comunque un ottimo tempo.

In compenso so già che quando tornerò a casa per Natale, a Malpensa, mi aspetteranno 15 minuti di trasferimento dalla pista al gate. Attesa perché la rampa non è pronta. Ben 2 sportelli per l'immigrazione dove sonnolenti poliziotti impiegheranno ore a piazzare quattro timbri sui passaporti. Poi una lunga attesa per i miei bagagli "PRIORITY" che avranno nel frattempo subito un bel tentativo di efrazione (lo capisco dal fatto che la mia combinazione, che è numerica, la ritrovo impostata su 000 all'arrivo) con un palmo di naso per quei bastardi che, nonostante ne abbiano arrestati decine, continuano a rubare nelle valige imperterriti. Per finire alla fortunata presenza della mamma perché se dovessi prendere un taxi, dopo ore di fila, spenderei non meno di 120 Euro per arrivare in centro a Milano.

Per la cronaca i 50km di corsa in taxi dall'aereoporto al centro di Shanghai sono costati ben 14 Euro, ovviamente e rigorosamente a tassametro!

E adesso? Che ci faccio a Shanghai?

Sapevo che ve lo sareste chiesto. Ma è presto per parlane. Intanto sono tornato per potervi raccontare un po' di cose nuove sulla Cina. Nei prossimi giorni vi parlerò anche di altre città, dove ho in programma di andare.

Per ora posso solo dire che, non so perche, ma mi sento come "tornato a casa".

Zaijian,

Chen Long.

Postato da: shanghai a ottobre 27, 2005 04:57 | link |
cina, shanghai

lunedì, 17 ottobre 2005
Smettiamola di denigrare la Cina!!!

Ciao!

Sono decisamente arrabbiato.

Non è facile alle 20:30 smuovermi dal comodo divano per piazzarmi davanti al computer, ma questa sera il TG5 ci è riuscito, senza prodigarsi in particolari sforzi.

Certo, quando Enrico Mentana lasciò e venne sostituito da Carlo Rossella, facevo parte di quella schiera di persone che definì il futuro del tele giornale come il "Nuovo Verissimo".

La dimostrazione che avevamo ragione viene dalla nuova conduzione serale del TG che, per chi avesse avuto la fortuna di perdersi la novità, è stata affidata a Cristina Parodi, proprio la "reginetta di Verissimo".

Questa è l'informazione italiana, e noi ci divertiamo a criticare quella cinese succube del regime.

Ma veniamo a quello che mi ha fatto imbufalire. L'occasione era quella di parlare di un hotel di lusso aperto alle porte di Pechino che, dietro investimento di 80 milioni di dollari, è stato realizzato sullo stile di un castello francese del settecento.

Non ho registrato il servizio ma le parole di descrizione le ricordo ed erano più o meno le seguenti:

"stucchi, affreschi, decorazioni e un giardino degno delle migliori regge, chiunque non avrebbe dubbi nel dire che ci troviamo in Francia e invece questo castello è in Cina; dopo orologi, borsette e capi di abbigliamento la nuova frontiera dei cinesi copia tutto, i più bravi al mondo in quest'arte, è copiare i castelli francesi nei minimi dettagli"

Non mi interessa molto del castello, mi fa decisamente arrabbiare l'approccio che ci inculcano nella testa concetti denigranti come:

"i cinesi non sanno fare altro che copiare noi occidentali"

Ho già accennato a quante innovazioni la civiltà cinese ha anticipato rispetto a noi, tanto bravi occidentali. Non mi sono invece soffermato su altro.

Cominciamo dal castello francese replicato alle porte di Pechino. Secondo voi i reddatori del TG5 hanno mai sentito parlare di una città che si chiama Las Vegas? Io dico di si e sono convinto che ci siano anche stati, a sperperare il denaro guadagnato, direi immeritatamente. Una finta piazza San Marco non distante dalla Tour Eifell fa da sfondo a una vera piramide egiziana. Il tutto nel deserto del Nevada.

Perché gli americani a Las Vegas possono imitare i nostri monumenti, per la felicità dei ricconi occidentali (e anche orientali, basta che siano ricchi), mentre i ricchi cinesi non dovrebbero godere di questi diritti?

E poi diciamoci un'altra cosa. Adesso c'é questa moda dei cinesi copia tutto, ma qualcuno si ricorda chi sono sempre stati i copioni per eccellenza? Vi aiuto io a ricordare:

i napoletani!!!

E più in generale noi italiani.

Non sono del tutto convinto che tutti i falsi che girano nel nostro paese siano di origine cinese, penso che nel napoletano ci si dia ancora da fare.

Ma è molto più facile attaccare qualcuno lontano e pericoloso, perché porta via il lavoro ai nostri compaesani, anche se di lavoro illegale si tratta.

Quando cominceremo a trovare dei media italiani che parlano della Cina in modo corretto, ovvero anche dei valori e non solo delle negatività?

Spero presto e nel frattempo m'indigno guardando il "TG Verissimo 5".

Alla prossima,

Chen Long.

Postato da: shanghai a ottobre 17, 2005 20:58 | link |
questa è litalia

domenica, 16 ottobre 2005
Sfiga cinese

Ciao!

Da Shanghai vi ho abituato a leggermi la domenica, dopo il gran premio. Non sono da quelle parti oggi, anche perché altrimenti sarei stato certamente al circuito per seguire la gara dal vivo.


Erano però in Cina la Formula 1 e la mia amata Ferrari. Mamma mia che magone! Meno male che fra pochi giorni sarò di nuovo a Shanghai e potrò scrivervi iniziando con Ni Hao!


Ma non è di Ferrari che vi voglio parlare oggi, lo farò la prossima settimana al ritorno dal week end “rosso” che trascorreremo al Mugello per l'annuale festa organizzata dalla casa di Maranello.


Ne approfitto per dire che se qualcuno pensa di essere da quelle parti, contattatemi e magari ci beviamo una Red Bull insieme (alla faccia della concorrenza).


La gara di oggi mi ha dato lo spunto per parlarvi della superstizione cinese. In particolare della numerologia.


Già, i cinesi sono molto superstiziosi. Forse è per questo che mi ci trovo bene, anche io lo sono. Soprattutto sui numeri, proprio come loro. In Cina però le usanze sono diverse.


Il numero fortunato è l'8 mentre il 4 è il numero della sfortuna.


Cosa centra tutto questo con il gran premio di oggi?


La McLaren si è giocata la possibilità di vincere il campionato del mondo costruttori con l'incidente di Montoya, che indovinate in che posizione era in quel momento? Esatto, quarto. Così come era quarto nella classifica mondiale dei piloti.


Il numero 4 in Cina, quindi, ha proprio portato male al colombiano che, è giusto dirlo, non mi è mai stato simpatico. Ma avrei preferito il titolo in casa McLaren piuttosto che fra le mani dei francesi guidati dal geometra di Cuneo, conosciuto ai più come Flavione.


Giustamente i miei tre lettori mi fanno notare che ho forse dimostrato la validità della superstizione negativa sul numero 4, ma manca la prova della valenza dell'8 fortunato.


Nulla di più facile. Chi ha vinto la gara? E il campionato del mondo? Esatto, Fernando Alonso.


Ho più volte sostenuto che sia stato certo bravo ma soprattutto molto fortunato.


Continuate a non capire in tutto questo dove stia il numero 8, quello che in Cina porta fortuna vero? Eppure è così semplice, palese ed evidente.


Quante sopracilia ha lo spagnolo? Ma certo, sono 8!!!


E di Shumi? Che si dice? No comment.


Ma se vogliamo continuare a parlare di superstizioni cinesi, sapevate per esempio che in Cina i palazzi non hanno il pian terreno? O meglio, non hanno il piano zero. Anche questo si pensa porti sfortuna.


Oltre a parlare di numeroloia cinese, ho deciso di cominciare a parlarvi, a partire da oggi, di libri.


Ho già accennato di recente al fatto che noto sempre più librerie che dedicano spazi al fenomeno Cina. Ma quali sono i libri su cui merita di investire qualche Euro?


Personalmente sono sempre stato un fanatico dei libri, ne compro molti, così come compro numerose riviste.


Anche sull'argomento Cina quindi mi sono documentato molto. Prima di partire, e se ricordano, i miei tre lettori, questo blog è nato proprio dalla differenza che ho trovato fra quanto ho letto e cosa la Cina è veramente.


Ho una ventina di libri sulla Cina, fra guide turistiche, libri di storia così come di business. Qualcuno ve lo voglio consigliare, altri sicuramente invitarvi a non perdervi tempo.


Il libro sconsigliato di oggi è:


CINA

Guida rapida a usi, costumi e tradizioni


di Kathy Flower, edito da Morellini Editore nella collana Altre Culture.


Un libro semplicemente vecchio. Nonostante l'edizione originale a cura di Kuperard sia datata 2003 e l'edizione italiana sia di quest'anno, 2005. Se proprio volete farvi un'idea di cosa fosse una volta la Cina potete sempre leggere questo libretto, piccolo e leggero, 160 pagine che si divorano in poche ore, diciamo mezza giornata.


Il mio parere è che non ne vale la pena. A cosa serve capire come pensavano i cinesi anche solo 5 anni fa, quando oggi sono completamente cambiati?


E' il caso allora di provare a capire una Cina un po' più attuale, con il libro consigliato, anzi, consigliatissimo:


IL SECOLO CINESE

Storie di uomini, città e denaro dalla fabbrica del mondo


di Federico Rampini per Mondadori nella collana Strade Blu.


Un ottimo libro, veramente attuale e vero. Uno dei pochi che sono in grado di offrire uno spaccato reale della Cina di oggi, raccontando storie vere. E' anche facile da leggere, composto come se fosse una raccolta di articoli brevi, 3 o 4 pagine, ognuno con il suo tema. 340 pagine davvero piacevoli da leggere e che offrono un vero arricchimento culturale.


Eppure fra le tante persone interessate alla Cina che conosco ogni giorno, pochi l'hanno letto.


Non si può certo pensare che sia passato inosservato come libro. La campagna marketing che Mondadori gli ha riservato è stata più che valida. In alcune librerie ho visto pile di centinaia di copie, non solo nelle librerie Mondadori ovviamente.


Anche la copertina attira. Il Godzilla rosso con la scritta Made in China che appare in copertina è in realtà una riproduzione di un'opera molto famosa dell'artista contemporaneo cinese Sui Jianguo, che lavora ed espone le sue opere nell'area denominata 798, una ex area industriale dove le fabbriche dell'industria bellica nate durante la guerra fredda sono state ora occupate dai giovani artisti cinesi, che le hanno trasformate nella versione orientale dei quartieri di cultura delle metropoli occidentali.


Federico Rampini è un ottimo giornalista, attualmente corrispondente da Pechino per Repubblica, è già stato editorialista e vice direttore sia di Repubblica che del Sole 24 ore. Ha quindi una grande esperienza di economia ma anche di cultura e di politica. Ha insegnato nei corsi universitari a Berkeley e a Shanghai. Ma soprattutto, a mio avviso, ha avuto la capacità di raccogliere in questo volume uno spaccato reale della Cina di oggi.


Rampini ha un blog che, anche se addirittura meno aggiornato del mio, potete leggere cliccando qui.


Ve lo consiglio quindi, e vi aspetto alla prossima puntata per parlare di libri prettamente “business”.


Ora vado a fare il Tiramisù, alla prossima.


Chen Long

Postato da: shanghai a ottobre 16, 2005 10:16 | link |
questa è la cina, usanze cinesi, libri sulla cina

sabato, 08 ottobre 2005
Attacco alla Cina!

Ciao!

Sono tornato in Italia da due settimane, ormai. Per fortuna è quasi ora di ripartire, mercoledì mi consegnano il nuovo visto e a giorni si torna a Shanghai!

Perché tanto entusiasmo?

Per prima cosa ho il magone! Ieri pomeriggio, mentre percorrevo annoiato sotto la pioggia la Piacenza-Torino, mi ha chiamato Alfredo da Shanghai per chiedermi l'indirizzo del Mural Bar. Erano le 22:30 di venerdì a Shanghai e lui, che è arrivato in città da appena 3 giorni, dopo i miei racconti non vedeva l'ora di andarci. Che invidia!!!

E poi diciamoci le cose come stanno. A Shanghai in questo momento (là sono quasi le 5 del pomeriggio) c'è il sole e una temperatura intorno ai 25 gradi. E' pure calata l'umidità sotto il 50%. Si sta da matti!!! Lo vogliamo confrontare con questo Piemonte dove alle 10 di mattina sta piovendo e ci sono 10 gradi? E non va neanche meglio in Romagna, dove avranno anche 5 gradi in più, ma comunque è freddo e piove.

Due settimane di Italia, dicevamo. Due settimane di confronto con tante persone. Ho già avuto modo di dire che, da quando sono tornato, tutti mi chiedono "com'é questa Cina?".

Due settimane in cui ho avuto modo di approfondire ancora di più i preconcetti che qui in occidente abbiamo nei confronti di quello che non conosciamo.

La Cina è proprio qualcosa che non conosciamo!

La mia teoria è che le cause siano almeno due:

La prima è certamente la scarsa volontà del Governo cinese di dare informazioni. Certo negli ultimi anni, e negli ultimi mesi in particolare, le aperture sono state molte. Di poche settimane fa è l'annuncio di nuove norme che sono state presentate prima ai giornalisti occidentali e poi al resto del Paese. Qualcosa di impensabile fino a pochi anni fa. I miei tre lettori sanno bene che credo al governo cinese manchi più che altro un buon ufficio di pubbliche relazioni.

Ma vi è certamente anche una seconda concausa. Sono fermamente convinto che i nostri governi occidentali (Stati Uniti su tutti, ma anche la Chiesa non disdegna) abbiano forti interessi a mantenere questo stato di ignoranza e, possibilmente, ad alimentarlo con falsi preconcetti e palle varie. D'altronde se sono riusciti a convincervi (non a me) che Saddam aveva le armi chimiche, quando di chimico aveva solo il petrolio, ovvero quello che interessava a loro, perché non dovrebbero convincervi che i maledetti comunisti cinesi mangiano i bambini?

In questa nostra beata ignoranza viviamo e prosperiamo, convinti che la Cina sia "peggio".

Voglio portarvi un esempio pratico.

Come sapete ho frequentato per due mesi una scuola internazionale a Shanghai. Una di quelle scuole dove molti figlioletti di papà occidentali vanno a fare le vacanze studio.

Con una delle tornate di nuovi studenti arriva un ragazzo da Torino. Lo chiameremo Paolo, non tanto per rispetto della sua privacy ma più che altro perché se mai ho sentito il suo vero nome, l'ho completamente rimosso.

Descrizione di Paolo: 21 anni, studente universitario, alto 1,90 con fisico normale, quasi atletico, faccione da imbecille che si dimostrerà tale nella realtà. Evinco questo sin dai primi minuti, quando lui non ha idea delle mie origini in quanto sono con un amico italiano con il quale, per principio, parliamo comunque in inglese er far si che tutti ci capiscano. E' la cosa più corretta in un ambiente internazionale. Non vi potete immaginare le nostre facce quando sentiamo questo soggetto che, parlando con una nuova arrivata anch'essa italiana, dice (riferendosi a segretaria e insegnanti della scuola):

"ora vado a chiedere a quella stordita del piano di sotto cosa ha detto quella imbecille che parlava con l'altra rincoglionita... sta banda di deficienti".

Ovviamente si riferiva al personale cinese della scuola.

Non credo si tratti di xenofobia, sono convinto che questo soggetto dal cervello di gallina si esprima in questo modo anche in patria. Ma il massimo lo ha espresso con me nel pomeriggio.

Mi trovavo seduto nel salottino della scuola, quando è arrivato e non ho potuto fare a meno di presentarmi in Italiano. Si siede sul divano e si comincia a chiacchierare. Ovviamente mi chiede cosa faccio lì in Cina. La mia risposta, semi evasiva, è stata una cosa del tipo "studio il cinese e intanto cerco un lavoro". A questa affermazione non potrò mai dimenticare la sua risposta, che riporto per intero con testuali parole:

"ma puoi cercare lavoro qui in Cina? Pensavo non si potesse..."

"perché?" chiedo io, e ottengo la seguente risposta:

"ma qui non sono comunisti?"

AAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Lo ammetto, ho abbandonato per un momento il mio spirito di integrazione cinese, per il quale non si tratta mai male il prossimo per non fargli perdere la faccia, e l'ho ricoperto di insulti.

Ci sono molti cinesi che pensano ancora che noi occidentali siamo dei cafoni, se non dei veri e propri barbari. Ho visto persone che mi fanno dire: "non hanno tutti i torti".

Ma questo è dovuto soprattutto alla nostra "ignoranza", nel senso che ignoriamo spesso la maggiorparte delle cose riguardanti quel paese. Ciò ci porta a pensare che l'occidente sia meglio e, di conseguenza, se non ci applichiamo con il massimo della nostra capacità intellettiva, viene naturale avere comportamenti di tipo superiore.

E' quindi fin troppo comune che persone occidentali, imprenditori e manager soprattutto, abbiano atteggiamenti ben poco consoni con quello che è il modello di pensiero cinese.

E quello che i cinesi definiscono:

Attacco alla Cina.

Una sorta di modo di pensare "superiore" che mette l'occidentale in netta difficoltà, perché non gli consente di ottenere il rispetto, e quindi l'amicizia, di molti cinesi. Tutto questo non vi nascondo che comporta molte difficoltà di inserimento, soprattutto in ambiente lavorativo.

Io stesso mi sono reso conto, con il passare del tempo, che alcuni comportamenti da me tenuti non sono esattamente nel modello ideale cinese. Credo che la fortuna stia nel riconoscere questo e, di conseguenza, nel porvi rimedio per il futuro.

Ma resta il fatto che la nostra poca conoscenza ci porta a pensare che i Cinesi siano "in via di sviluppo" e quindi che noi abbiamo solo da insegnare.

Bene, voglio provare a contribuire a colmare un po' di questa scarsa conoscenza, proponendovi un elenco di innovazioni, che sono certo troverete molto curiose:

Questi sono solo alcuni interessanti esempi di come la Cina sia sempre stata un Paese molto evoluto e innovativo.

Perché allora non abbiamo beneficiato di tutte le loro innovazioni in breve tempo ma, per alcune cose, abbiamo atteso anche migliaia di anni?

E' molto semplice. La Cina, nella sua storia, ha avuto uno spirito decisamente meno imperialista e conquistatore del nostro. Difficilmente sentirete parlare di cinesi che si sono comportati come gli spagnoli, gli inglesi, i francesi, e anche noi italiani, nella conquista di nuovi mondi.

Non è un caso, infatti, che i cinesi il petrolio se lo comprano. Noi lo otteniamo con le bombe.

Meditate gente... meditate.

Alla prossima,

Chen Long

Postato da: shanghai a ottobre 08, 2005 10:57 | link |
cina, questa è la cina, questa è litalia, usanze cinesi

giovedì, 06 ottobre 2005
Fare affari in Cina... facile o difficile?

Ciao!

 

Avete notato? La Cina è veramente l'argomento del momento.

 

Da cosa deduco tutto questo? Alcuni esempi: lunedì sera sul canale 109 di SKY daranno un documentario sulla storia della Cina; negli ultimi 3 mesi sono usciti 5 nuovi libri sul fare business in Cina; ogni giorno i principali quotidiani riportano almeno una, se non più, notizia che parli della Cina; sempre a proposito di Libri, le principali librerie di Milano hanno tutte creato una sezione speciale con scaffale ben in vista che presenta tutti i libri sulla Cina; le guide turistiche aumentano di giorno in giorno, così come i siti internet a tema.

Possiamo parlare di Cina mania?

 

Non ancora, forse. O si, finalmente. Bello o brutto, dipende dai punti di vista. Chi mi legge spesso, sa come la penso (bellissimo!).

 

D'altronde sono ormai tre mesi che ho cominciato a tenere questo blog sulla Cina, che poi è stato per molto tempo un blog su Shanghai. Ho già spiegato come, nato quasi per caso, il blog mi abbia portato a interagire con molti di voi. In estate si parlava di consigli sui viaggi vacanzieri. Avvicinatosi l'autunno i temi si sono spostati sul mondo degli affari. Altro sintomo della "febbre gialla" in arrivo.

 

Ho trovato persone convinte che comprare o vendere in Cina sia facile. Altre sostengono che fare affari con la Cina sia impossibile.

Cosa c'é di vero? Tutto è niente!

 

Il fatto è che in Cina è diverso il modo di relazionarsi.

 

La grossa differenza è che noi occidentali puntiamo al massimo risultato di efficienza, trascurando gli eventuali rapporti interpersonali. Al contrario i cinesi molto speso scelgono la strada meno efficace, ma che offre maggiore soddisfazione collettiva per le persone coinvolte nell'affare. E' importante che le persone cinesi coinvolte possano utilizzare il metodo relazionale delle Gunaxi, le amicizie (di cui vi ho parlato in passato) così come è fondamentale che non vengano mai messe nella condizione di perdere la faccia (altro argomento affrontato).

 

Non è semplice da capire, ma forse con un esempio si può intuire qualcosa.

 

Girando per il centro di Shanghai, è facile imbattersi nella pubblicità di una catena di negozi di abbigliamento chiamata CAPTAINO, vediamo come nasce questa catena.

 

Nei primi anni novanta una catena di negozi di abbigliamento sportivo di Singapore, che utilizza il marchio CROCODILE, decide di aprire a Shanghai e per farlo crea una Joint Venture con una donna cinese, Fan Juanfen. Si da il caso che le regole non fossero aperte e libere come oggi, per gli stranieri che volevano fare affari in Cina. Era vietato possedere punti vendita al dettaglio. La signora Fan, guarda caso, era un ex compagna di scuola dell'allora vice premier. Grazie a questa conoscenza (guanxi) ottenne dei permessi speciali per aprire il primo negozio e in poco tempo la catena crebbe, fino a raggiungere i 19 punti vendita.

 

Tutto andava così bene che la società, dopo qualche anno, decise di quotarsi in borsa, e per fare questo affidò le operazioni a manager e società di consulenza. Questi presero poco a poco il pieno controllo della situazione, portando la signora Fan a perdere il potere, cosa che causò frequenti litigi, fino a quando la società decise di licenziarla. La stessa, che nel frattempo aveva coinvolto in posizioni di rilievo nell'azienda molti amici e parenti, fra cui fratello, sorella, cognati e nipoti, aveva perso la faccia con il licenziamento.

 

Altra cosa che la casa madre non aveva valutato attentamente è che il successo dell'azienda era dovuto alle condizioni favorevoli che la stessa Fan era riuscita a creare, grazie al suo giro di conoscenze, le sue guanxi.

 

Ecco allora che la signora Fan, pochi mesi dopo, creò un nuovo marchio (Captaino appunto) e rilevò tutti e 19 i negozi, compresi i dipendenti, usando stratagemmi legali e amicizie varie e lasciando la Crocodile con un palmo di naso.

 

I più scettici andranno subito a pensare che questa storia dimostra che non ci si deve fidare dei cinesi. Sbagliato, dico subito. E aggiungo che la società in questione non era europea o americana, ma di Singapore.

 

Lo scopo di questo breve racconto è quello di far capire quanto le relazioni interpersonali, ovvero le conoscenze siano influenti sul mondo degli affari in Cina.

 

Gli imprenditori italiani che hanno difficoltà a fare affari con la Cina, incontrano questo problema principalmente per questo motivo. Non hanno delle guanxi.

 

Ecco perché per stare su questo mercato ci vuole un supporto di persone che abbiano le conoscenze. Meglio se persone occidentali. Per gli occidentali, però, è molto più difficile creare delle guanxi.

 

Ma di questo parleremo la prossima volta. Vi racconterò come io ho creato alcune delle mie guanxi.

 

Per ora consideriamo che fare affari in cina è difficilissimo... ma anche facilissimo!

 

Alla prossima,

 

Chen Long

Postato da: shanghai a ottobre 06, 2005 11:22 | link |
cina, affari, shanghai

sabato, 01 ottobre 2005
Ma com'è questa Cina?

Ciao!

E' quasi una settimana che sono in Italia e quello che mi capita di fare più spesso, in questi giorni, è parlare con la gente.

Ho parlato con amici e parenti, sconosciuti e conoscenti, le domande sono sempre le stesse:

- ma com'è questa Cina?
- ma cosa ti davano da mangiare?
- ma mangiavi con le bacchette?
- ma come sono i cinesi?

Queste direi che sono le più gettonate, con il cibo che la fa da padrone.

A proposito di cibo, allora, voglio raccontarvi un piccolo aneddoto.

Eravamo in un ristorante cinese, come ce ne sono migliaia. Fra i commensali c'era la persona cinese che aveva organizzato la cena, io ero l'ospite. Come d'usanza, chi invita gli altri a cena ordina per tutti (e paga anche). Molto gentilmente, però, ordinando si rivolge al sottoscritto chiedendo:

li mangi i gamberetti crudi?

certo rispondo io, aggiungendo: anche ieri sera ho cenato a base di Sashimi, adoro il pesce crudo

allora ordino questo piatto tipico, sono gamberetti dentro il vino con le erbe aromatiche e tutto il resto...

Una specie di carpione, penso io.

Dopo pochi minuti la gentilissima cameriera a noi assegnata (i ristoranti in Cina hanno talmente tanto personale che in pratica ogni tavolo ha un cameriere dedicato, o quasi) porta una ciotola quadrata, alta direi un 5 cm, di vetro trasparente. La ciotola è ripiena per due terzi di un liquido che chiaramente è vino, e si vedono le varie spezie ed erbe, così come si vede chiaramente che vi sono immersi i gamberetti. Particolare significante è che la ciotola è ricoperta da uno strato di pellicola trasparente, quella che noi chiamiamo normalmente cellophane.

Il mio pensiero va subito alla cucina, più o meno in questo modo:

che bravi, avranno preparato il tutto questa mattina o magari anche ieri, lasciando i gamberetti a macerare per prendere il gusto, e hanno coperto il tutto con la pellicola per non rovinare il gusto nel frigorifero, anche la mia nonna fa così con la trota in carpione

Sulla parola "carpione" il mio pensiero è costretto a fermarsi bruscamente. Si, perché i gamberetti cominciano a saltare.

Erano vivi!!!

Certo non si può dire che non si trattasse di pesce fresco. Più fresco di così te lo devi andare a pescare di persona. Fatto sta che abbiamo dovuto aspettare che i gamberetti morissero affogati nel vino, letteralmente ubriachi, aiutandoli anche ogni tanto con uno scrollone della ciotola. Dopo qualche minuto la gentile cameriera è venuta a sincerarsi che non vi fossero più animali vivi al nostro tavolo (tranne i commensali ovviamente) e ha quindi potuto togliere la copertura, consentendoci di gustare il piatto prelibato.

Personalmente ho apprezzato molto, e non vedo l'ora di tornare a Shanghai per andare a gustare i gamberetti morti ubriachi, con la speranza di avere qualche ignaro compare da portare a sperimentare il tutto, senza ovviamente prepararlo in precedenza.

Mi diverte molto raccontare questa storiella a tutti quelli che mi chiedono cosa mangiavo in Cina. Ho visto facce di ogni genere, e immagino che anche molti di voi abbiano storto il naso.

Lasciatemi dire che si tratta di un piatto delizioso.

E poi, diciamoci la verità... qui in Piemonte un piatto tipico prevede il consumo di cervello di cavallo fritto!!! Piatto che fra l'altro io personalmente adoro :-)

Ci sono due categorie di persone vogliose di saperne di più su questa benedetta Cina.

I primi sono ovviamente i curiosi.

Quelli che quella volta hanno visto quel documentario. Quelli che gli hanno detto che. Quelli che hanno sentito. Quelli che un amico che ci è stato. Qualcuno mi fa tornare in mente la canzone "Mio cuggino" di Elio e le storie tese (no, non è un errore, è proprio cuggino con due gg).

A tutti questi spiego subito che se hanno visto un documentario sulla Cina, non lo devono considerare. Dal momento in cui, infatti, viene definito lo story board di un documentario, al momento in cui viene trasmesso in televisione, passa non meno di un anno. Il problema è che la Cina evolve così velocemente, che in un solo anno tutto quello che ci racconta il documentario è diventato vecchio, è superato.

Un'altra domanda favolosa è:

Com'è il tempo in Cina?

Questa è dura da spiegare, in teoria. In pratica io rispondo alla domanda con una domanda. So che non si dovrebbe fare, ma io dico:

Com'è il tempo in Italia?

L'interlocutore, che per qualche secondo rimane con la mascella mezza pendula, solitamente risponde:

non c'è un tempo unico, l'Italia è lunga da nord a sud, freddo al nord, caldo al sud ecc

ecco, in Cina è lo stesso, rispondo io prontamente.

E poi c'è la seconda categoria. Ci sono i business men e le business women.

Loro hanno domande molto più pertinenti il mondo degli affari.

La prima domanda che l'uomo di affari, l'imprenditore, ti pone è:

Ma le cinesi, come sono?

D'altronde abbiamo mica tempo da perdere in chiacchiere noi. Cibo, meteo, ma chi se ne frega! Parliamo di cose serie per piacere. Se vado a comprare in Cina, la trovo qualcuna che me la da?

Ovviamente sto esagerando la cosa, però non crediate che non mi sia capitato di sentire ragionamenti di questo genere.

La Cina si sa, è fonte di gioie e dolori per tutto il mondo imprenditoriale italiano. Gioie per pochi, dolori per molti.

I pochi che godono delle gioie sono quelli che, in qualche modo, già hanno avuto il piacere di sfruttare il basso costo della manodopera e delle materie prime cinesi.

Gli altri, la maggiorparte, sono quelli che vorrebbero farlo e hanno capito che non è così facile.

Però l'interesse c'è eccome, non a caso se fate un'analisi delle chiavi di ricerca su Internet, che spingono molte persone a venire a leggere le mie scempiaggini, trovate nell'ordine:

- 28% comprare in Cina
- 19% lavorare in Cina
- 14% business in Cina
- 7% aziende italiane in Cina
- 5% informazioni su Shanghai
- 4% viaggio in Cina

Comprare e fare business rappresentano quasi la metà di coloro che, cercando su Internet, finiscono col trovare il sottoscritto.

D'altronde se si fa una ricerca con GOOGLE, il motore numero uno al mondo, utilizzando la parola chiave "comprare in cina" nelle sole pagine in italiano, questo blog compare fra le prime dieci proposte.

Non so se andare davvero orgoglioso di tutto questo.

Non per altro ma perché ciò significa che chi ha bisogno o voglia di fare degli affari con il mercato cinese, non trova molta offerta nel nostro panorama Internet, se fra le prime 10 soluzioni proposte compare un blog che, certo, talvolta può far sorridere, a detta di molti (ma non di tutti) dice cose interessanti, ma non ti fa di certo concludere affari (per ora!).

Insomma, alla fine:

Ma com'è questa Cina???

La Cina è un Paese grande.

Se avessi scritto che è un Grande Paese, subito mi avreste preso a male parole. Un po' come quel deputato leghista che in settimana ha detto che la RAI ha fatto male a trasmettere il film per la TV sul "Grande Torino" perché di chiaro stampo comunista. Faceva vedere il malessere degli operai! Nel '49, a Torino, quello c'era! Che dovevano fare, inventarsi che andava tutto bene come volete farci credere oggi?

Se mi leggete da un po', sapete che penso sinceramente che la Cina sia un Grande Paese. Ma anche, e soprattutto, una grande opportunità. Per noi italiani lo è ancora di più. Già, perché i cinesi hanno una grande stima di noi italiani. Pensano che siamo un popolo di persone con delle risorse. Vedono il nostro Paese come quello da scoprire. Noi vediamo il loro come quello da sfruttare. ben venga anche questo, ma bisogna farlo, non solo pensarlo.

Io mi sto dando da fare per combinare qualcosa. E voi?

Tanti di voi lo stanno facendo, ricevo molte e-mail, ogni giorno di persone nuove. Ma non basta.

Allora voglio provare ad esortarvi.

Parlo con te, si proprio con te... scrivimi!

Non importa cosa tu abbia da dire, il primo pensiero che ti passa per la mente, ma non stare semplicemente lì, dietro monitor e tastiera ad aspettare che un pezzo di Cina ti cada sulla testa. Qualsiasi cosa ti passi per la capoccia, scrivimela. Mi farebbe piacere.

Ecco l'indirizzo: chen.long.sh@gmail.com

A presto,

Chen Long

Postato da: shanghai a ottobre 01, 2005 17:20 | link |
cina, affari, shanghai, questa è la cina

mercoledì, 28 settembre 2005
Siamo grassi!

Ciao!

Sono un po' sconcertato.

Questi i fatti: dopo un giorno di acclimatamento, ovvero di gran mangiate di cibo italiano con forchetta e coltello, mi sono buttato a capofitto sul lavoro e sono iniziati gli appuntamenti in giro per l'Italia.

Ieri avevo un appuntameno a Milano, nel pomeriggio, e quindi mi sono messo in macchina e avviato. Per fortuna ho la buona abitudine di ascoltare Iso Radio, oppure altre stazioni che danno frequenti informazioni sul traffico come Radio 24. Scoperto che tutta la zona nord ovest di Milano era bloccata con code kilometriche per l'ennesimo incidente fra TIR (provenivo dalla direzione Torino), dopo aver già gioito dei cantieri per l'alta velocità ferroviaria ho deciso di evitare il casino e di uscire con buon anticipo a Boffalora. 30 km di statali mi spaventano meno di soli 300 metri di code in autostrada, che odio! Oggi vado a Prato e Firenze, figuratevi cosa mi aspetta :-(

Nel dopo pranzo, quindi, ho attraversato tanti bei paeselli della zona ovest di Milano, per poi entrare in città da via Gallarate (per chi è pratico) e fare il mio percorso preferito fino a Repubblica, dove avevo il mio appuntamento. Per chi non fosse della città, è il quartiere davanti alla stazione ferroviaria.

Non avevo fretta, quindi hopotuto dedicarmi contemporaneamente a guidare e guardare. Il paesaggio di Milano e dintorni lo conosco fin troppo bene, dopo anni di vita in quella città, quindi mi sono dedicato ovviamente a guardare la gente.

Che dire. Non ero più abituato a vedere così poca gente in giro. Ci pensate? Nel viale che corre in direzione della stazione centrale, denso di uffici, dove si concentrano i palazzi più alti di Milano (tre palazzoni fra i 25 e i 27 piani più i 30 del Pirellone, unico grattacielo italiano, se così si può chiamare) le persone che passavano a gruppi di massimo 3 potevano essere, diciamo, 10 al minuto.

Stiamo parlando del centro di Milano, per di più durante la settimana della moda. A Shanghai, in una zona simile e nello stesso lasso di tempo, la media è probabilmente di 500 persone al minuto! Ed erano le 14:30, business time.

A parte questo particolare, la cosa che più mi ha sconcertato nel mio girovagare per un'ora alle porte di Milano e poi in città, è la visione della gente.

Si può dire una sola cosa:

Siamo tremendamente grassi!!!

Si. Non vogliatemene male ma purtroppo è così. Se devo fare una media di quello che ho osservato posso dire che le percentuali potrebbero essere:

- 20% in forma
- 40% fuori forma (soprattutto fianchi e cosce per le donne e pancia per gli uomini)
- 40% decisamente grassi

Terribile!

Sono parametri che fino a dieci anni fa potevamo attribuire all'America, rovinata dai fast food e dallo stress.

Poi ho incontrato la donna cinese con cui avevo appuntamento. Lo devo dire? Si, lo dico. Nonostante abbia ormai trascorso in Italia un quarto della sua vita, è decisamente in forma.

Non o potuto fare a meno di ripensare a quanto vi ho scritto l'8 agosto nel post intitolato: I cinesi sono magri, di cui a questo punto vi consiglierei una rilettura (anche perché non ho voglia di ripetermi troppo).

E poi mi è ancora tornato in mente Bruno Vespa (mi fa proprio male essere tornato in Italia!) che la sera prima ci aveva ammagliati con la sua puntata su: Carne o Pasta?

Carne o pasta un piffero!!!

Ormai non ho dubbi. Riso, tofu, olio di semi di girasole e soia.

Altro che dieta a zona (che posso testimoniare in prima persona, se seguita correttamente e accompagnata da del sano movimento, funziona da matti) cominciamo a pensare alla dieta cinese se vogliamo raggiungere queste medie:

- 30% decisamente in forma
- 40% in forma
- 20% fuori forma
- 10% grassi

A presto,

Chen Long

Postato da: shanghai a settembre 28, 2005 07:12 | link |
vita di tutti i giorni, questa è la cina, questa è litalia

martedì, 27 settembre 2005
C'è Cina e Cina...

Ciao!

Non avrei mai pensto che stare qualche giorno in Italia potesse essere così istruttivo. Parlare con la gente, rendersi conto, fare anche un po' di sana e sterile polemica qui sul blog (vi rimando ai commenti del mio precedente post intitolato CIAO).

Ricordate? Arrivato in Cina ho cominciato a scrivere per voi e a raccontarvi delle persone con cui mi sono confrontato prima della mia partenza. Allora avevo ancora meno della poca conoscenza che ho oggi della realtà Cina, e già pensavo che noi Italiani abbiamo una visione un po' distorta.

Se avete letto post e commenti di questi giorni, qualcosa sul mio sino-pensiero la state capendo sempre di più.

Mi viene in contro anche Federico Rampini, inviato di Repubblica in Cina e grande esperto della realtà, soprattutto economica, di quel Paese.

Ha scritto e pubblicato (purtroppo per Mondadori) all'inizio dell'estate il libro "Il secolo cinese" che personalmente trova fra i pochi (forse perché molto recente) che non dicono ca***te.

So che Repubblica è un giornale che guarda a sinistra, dove è pieno di comunisti mangiatori di bambini dai quali Gigetto ci vorrebbe salvare e che, quindi, lo stesso giornalista che scrive per quel giornale potrebbe essere di parte, ma che volete che vi dica... limitatevi a questa citazione:

"Senza dubbio la Cina di oggi è irriconoscibile rispetto a quella che Mao lasciò in eredità ai suoi successori. Il suo era un paese isolato dal mondo, blindato dalla dittatura, educato alla xenofobia, convinto di essere circondato dalle trame ostili del capitalismo mondiale. Una volta liberata da Mao e dalle sue politiche estremiste, l'economia cinese ha raddoppiato la propria ricchezza ogni cinque anni. Oggi i suoi cittadini sono liberi di creare imprese, comprare automobili, telefonare all'estero, viaggiare in tutto il mondo. La xenofobia ha lasciato il posto a una politica di apertura che fa della Cina la meta prediletta dei manager stranieri." (Federico Rampini - Il secolo cinese - Mondadori 2005 - pp 117-118)

E' un po' quello che cerco di dirvi da due mesi, da quando è iniziata questa avventura di scribacchino.

Esiste una Cina, quella che conosciamo, quella che applica la censura, la pena di morte, la riduzione delle informazioni (soprattutto riguardanti il suo passato) per evitare che il Popolo pensi troppo.

Tutti aspetti negativi, evidenziati dai nostri canali di comunicazione controllati dai governi democratici non meno di quanto fa il partito unico nella Cina comunista, che non sono mai affiancati da quelli positivi.

Ricordate quale è stata una delle prime cose che vi ho scritto? Come mai nessuno mi ha mai detto che in Cina si usano centinaia di migliaia di mezzi elettrici, a emissione zero!?!?

C'è un'altra Cina. Quella del 2005. Quella che corre a una velocità quadrupla rispetto a noi, come il suo treno Maglev. il più veloce del mondo.

E' una Cina fatta di un miliardo emmezzo di persone che apprendono più velocemente di noi. E' una cina che sforna 4 milioni di laureati ogni anno. E' una Cina che ha surclassato le altre nazioni nelle gare di matematica e scienze fra i liceali di tutto il mondo. E' una Cina dove una città come Shanghai ha oltre 100.000 palazzi alti più di 30 piani, contro l'uno che abbiamo in Italia.

Mi rendo conto di questa mancanza di visione parlando con la gente, qui in Italia.

Deng Xiaoping è salito al potere nel 1976 e ha iniziato la politica di rilancio economico che ha fatto smettere ai cinesi di temere il capitalismo.

Sono passati solo 30 anni e in tutto questo tempo la Cina ha percorso i passi che abbiamo percorso noi dal secondo dopoguerra, raggiungendo il nostro stesso livello, più o meno. Più in alcune cose, meno in altre.

La grossa differenza fra la Cina e l'Italia, o l'Europa, è che noi siamo un popolo che ormai si è abbandonato su se stesso, loro sono vivi, hanno ancora voglia di emergere, come avevamo noi 50 anni fà.

Lo dimostra il fatto che in metà del tempo, 30 anni invece che 60, ci hanno surclassati partendo da delle basi che, nel 1976, erano decisamente peggiori rispetto a quelle del nostro 1946.

"Il Mondo" è il settimanale di economia del Corriere della Sera. Per molti versi è una specie di Novella 2000 della finanza, che però è di fatto molto importante per la nostra imprenditoria e finanza. Chiunque si occupi di business auspica di avere un articolo che parla di lui o della sua azienda su "Il Mondo", così come sul "Sole". Ve lo posso testimoniare in prima persona, ho sempre messo in risalto, nella rassegna stampa, gli articoli che parlavano di me su questi due mezzi d'informazione.

Da qualche mese ormai, quasi in sordina, per mano (pardon tastiera) di Sandro Orlando Il Mondo dedicata uan pagina alla Cina. La rubrica si chiama "MILANO-SHANGHAI" e per il momento è ancora relegata alla parte centrale del magazine, nella sezione delle imprese, anche se dal mio punto di vista dovrebbe occupare una posizione di tipo Editoriale, subito dopo il GEOBUSINESS di Ennio Caretto.

Su MILANO-SHANGHAI di venerdì scorso si leggono due notizie interessanti:

- Intesa con Bank of China e Simest (finanziaria del nostro Ministero delle Attività Produttive) ha creato la Sino-Italy Business Advisory Compani (Sibac Ltd), azienda di consulenza destinata a supportare le imprese italiane nel loro sbarco in Cina.

Si tratta dell'ennesima conferma che le grandi imprese hanno sempre più appoggi e aiuti per andare in Cina.

- Banche Cooperative, la prima volta a Canton. Oltre 30 banchieri del circuito dei Crediti Cooperativi hanno già aderito al viaggio della delegazione italiana alla Fiera di Canton, la più importante per la nostra imprenditoria in Cina, dal 15 al 22 ottobre.

Questo può voler dire che anche la media impresa e parte di quella piccola, potrebbe nel tempo cominciare ad avere i supporti di cui necessita.

ERA ORA!

Già, perché quello che penso sempre più spesso è che sia proprio questa la grande lacuna del nostro Paese. Oltre 3 milioni di piccole e medie imprese costituiscono l'assoluta maggioranza del nostro tessuto produttivo e commerciale, sono la spina dorsale della nostra economia. Ma nessuno le aiuta a fare affari con la Cina. I bocconi grossi sono certamente più interessanti.

D'altronde vi ricordate "R", la mia imprenditrice del nord est? (confronta i post della serie: Non abbiamo capito un c***o)

Pensate che possa permettersi i costi esorbitanti delle grandi firme della consulenza? Con gli stessi soldi che pagherebbe 5 giornate di lavoro di esperti di qualche società di consulenza, che alla fine produrrebbero 2 o 3 pagine di teoria, può andare in Cina e starci 6 mesi a trovarselo per conto suo il business.

Le piccole e medie imprese italiane sono le prime che hanno la necessità di capire e di avvicinarsi al mondo Cina, perché sono le più minacciate.

Sono loro che devono per primi capire che: c'é Cina e Cina... la prima, quella dei libri di storia, non esiste più!

A presto,

Chen Long

Postato da: shanghai a settembre 27, 2005 15:29 | link |
questa è la cina, questa è litalia

lunedì, 26 settembre 2005
CIAO!

Ciao!

 

Come "Ciao!" ???

 

Si, Ciao!

 

Che significa? Ma si che avete capito, dai.

 

Lo so che dai miei scritti ci si aspetta un "Ni Hao!" come saluto e quindi questo non può essere altro che un messaggio scritto dall'Italia e non dalla Cina.

 

Già, da qualche ora sono in italia. Giusto il tempo di mangiare (finalmente) due fette di salame e un po' di gorgonzola e poi qualcosa per voi, contenti?

 

Intanto vi do subito una rassicurazione: la nonna ha ovviamente smesso di piangere, ora che ha visto che sono tornato sano e salvo da quel posto là. Inutile dire che non le ho accennato al fatto che il mio obiettivo è ripartire in pochi giorni.

 

Cosa mi ha portato in Italia?

 

Intanto un visto in scadenza. Forse non ve l'ho mai detto ma, se lasci la Cina con un visto scaduto, paghi una multa di 500 dollari per ogni giorno di permanenza senza visto. Costa meno tornare in Italia, fare un nuovo visto e poi ripartire.

 

In secondo luogo, vi ho lasciati diversi giorni privi di mie notizie. Devo dire che il mio ultimo scritto, che parlava di alcune mie visioni su quello che manca alle imprese italiane per far affari con la Cina, ha suscitato diversi interessi. Uno dei motivi per cui non ho scritto molto è che l'ho fatto, si, ma in  lunghe e-mail di corrispondenza con chi ha risposto al mio appello: "dite la vostra". Siete in tanti e vi ringrazio.

 

Sono tornato in Italia con le idee piuttosto chiare su quello che c'è da fare e il mio obiettivo sarà mettere in pratica tutto questo.

 

Ciò non vuol dire che mancherò di darvi altre informazioni sulla Cina, perché ho accumulato diversi argomenti che sono ancora da sviscerare, e posso farlo anche dall'Italia. So che sembrerà meno esotico, ma quanto prima tornete a leggermi con il fuso orario, promesso.

 

Appena tornato mi sono ovviamente fiondato a controllare la posta elettronica, da cui faccio fatica a stare lontano per 24 ore. Ho trovato, fra i tanti, un messaggio che ho deciso di riportarvi parzialmente, e poi di commentare. Non riporterò i riferimenti dell'amico che lo ha mandato, perché non so se ne possa avere piacere.

La lettera:

 

您好, sono un ragazzo che ha appena finito di dare un'occhiata al tuo blog(dico un'occhiata perche' non ho molto tempo in quanto devo andare a studiare i nostri amati caratteri..). si come avrai dedotto sono anch'io uno studente di 中文, trasferitosi in oriente a questo proposito. Ho trovato il tuop articolo riguardo al lavoro a 上海 interessante e veritiero, per quanto scrivi. Il fatto e' che pero' queste, purtroppo, sono le uniche notizie che il governo cinese socialista fa girare. E sono vere, per carita'. Ma riguardano solo un parte dell'intero universo cinese, te l'assicuro. Lo scorso anno seguendo un corso riguadante la societa' cinese nella mia universita' i professori stessi mettevano in guardia dall'ascoltare quello che il governo diffonde. La censura cinese e' talmente accurata che nemmeno un website nella sterminata rete sarebbe in grado di sopravvivere piu' di 2 giorni pubblicando notizie non approvate dal governo. E' per questo che sappiamo poco o nulla della cosidetta falung gong, oppure dei crolli di miniere non autorizzate (qualche mese fa ricordo morirono, ricordo, tipo una 60ntina di persone e non si seppe che un paio di mesi dopo) oppure che una percentuale altissima (si dice intorno al 60%) di persone che vivono nelle campagne vive di stenti, oppure ancora delle xiaoping (purtroppo ho dimenticato il carattere cinese e ora sono troppo di fretta per controllare) ossia fabbriche che assumono e cosi' fanno figurare nei registri, ma nn fan lavorare i dipendenti... Sono contento ti piaccia l'universo cinese perche' ha tanto da offrire, ma se vuoi un consiglio fai della critica personale la tua miglior arma se nn vuoi finire a credere quel che vogliono. Se vuoi scrivimi, mi piacerebbe scambiare delle impressioni su quello che per noi nn e' altro che un mondo parallelo.

 

I miei pensieri:

 

Che dire. Sono stupito. Mi sarei aspettato alcuni di questi commenti da una persona che, magari, si interessa del fenomeno Cina ma non lo vive in prima persona. Che so, qualcuno che lo studia dal nostro Paese. Non di certo da qualcuno che è lì, dove ero io fino a dodici ore di volo orsono.

 

Credo che sia doveroso ricordare che quanto riporto nel mio blog non è il frutto di ciò che il Governo cinese fa circolare in termine di informazioni, ma il risultato di una analisi critica basata sull'esperienza di vita diretta. E questa è la prima cosa importante.

 

Riguardo alla censura, anche su Internet, questo è un sito che parla della Cina, senza seguire alcuna direttiva governativa, a volte nel bene altre nel male, eppure sopravvive da ben più di 2 giorni.

 

Nessuno di noi sapeva che sono morti 60 minatori nel crollo di una miniera. Perbacco ma come può un Governo essere così pazzo da reprimere questo genere di informazione?

 

A proposito, volevo chiedere a tutti voi: quanti minatori sono morti oggi nelle miniere di diamanti in Sud Africa? Qualcuno sa darmi il numero dei morti oggi in quelle di carbone russe?

 

E smettiamola di dire che le informazioni non esistono. Le televisioni cinesi (e sono tante) parlano di tutto, anche delle cose brutte.

 

Veniamo al consiglio. Forse deriva dal fatto che l'amico che mi ha scritto, con cui già so che instaurerò un fitto rapporto di corrispondenza in cui passeremo ore a confrontarci sulle materie più svariate in tema Cina, non ha (come dice chiaramente) avuto il tempo di leggere tutto. Si sa, sono logorroico. In due mesi ho scritto un mezzo libro e meno male che non ho avuto molto tempo nelle ultime settimane.

 

Ma per la miseria mi sembra evidente che la stessa esistenza di questo blog nasce dalla mia critica personale!

 

Solo che io non critico la Cina ma, al contrario, la elogio e critico l'Occidente. Perché faccio questo? Diamine, nelle campagne cinesi la gente vive di stenti, leggo qui sopra, in quelle africane la gente per gli stessi stenti muore. La Cina non riceve aiuto da nessun paese straniero (in termini di soldi regalati) mentre l'Africa si basa quasi esclusivamente su questo. La Cina riesce a far vivere, benché di stenti, il triplo delle persone che noi occidentali, che in teoria controlliamo i soldi che diamo all'Africa, non riusciamo a fare, lasciando che la gente muoia.

 

E il governo cinese è talmente stupido che non è capace di mettere insieme uno straccio di ufficio marketing che sappia divulgare questa cosa. E' più facile per il Governo Americano far credere al mondo che Saddam ha le armi di sterminio di massa (cosa falsa) piuttosto che per la Cina far sapere al mondo che la sua gente non muore di fame (cosa vera).

 

Forse il mal di Cina mi ha portato verso la perdita della ragione (non che ne avessi in abbondanza) ma qui mi pare che ci siano ancora troppe persone che sono attaccate ai concetti che furono di chi non apprezzava Mao e non della Cina di oggi, quella di Deng.

 

I maledetti cinesi hanno la pena di morte? Ben venga questa ca**o di pena di morte!!! Volete sapere perché? Perché so che posso mandare la mia sorellina quindicenne in giro per i peggiori quartieri di Shanghai nel quore della notte e non le succederà nulla. Perché ho visto con i miei occhi che le pene severe funzionano. Ma che lo dico a fare a gente che si fa governare da un pluripregiudicato, come noi italiani. E scusate se ho scritto governare invece di "prendere per i fondelli".

 

Io non so cosa dirvi. E' difficile accettare che culture che riteniamo inferiori, abbiano la potenzialità di essere in realtà superiori. Purtroppo l'ignoranza non ci aiuta.

 

Per ignoranza intendo ovviamente la scarsità di informazioni che abbiamo. E che gli stessi cinesi hanno di noi. Ma lo sapete che ogni cinese a cui dico "wo shi yi da li ren" (sono italiano), mi risponde "ah il paese dell'amore, del divertimeno, della gente felice" certo, loro conoscono solo Venezia, Firenze, Roma e Pisa (tutti i cinesi conoscono la Torre di Pisa). Non sanno come siamo messi male.

 

Una sola cosa vi posso dire. La Cina non è più quella di Piazza Tienanmen. O meglio, quella che ci hanno voluto inculare nella testa con le immagini di quella drammatica vicenda. Oggi il nome di quella piazza è una delle prime parole che si imparano sui libri di corso di cinese, che sono prodotti dall'Università del Governo e autorizzati dallo stesso.

 

Smettetela di pensare alla Cina come il lupo cattivo, perché quel lupo che voi temete non è a oriente, abita nel vostro stesso palazzo, e non ha gli occhi a mandorla.

 

A presto,

 

Chen Long

Postato da: shanghai a settembre 26, 2005 06:51 | link |
questa è la cina, questa è litalia

venerdì, 16 settembre 2005
A. A. A. Cina offresi...

Ni hao!

L'appuntamento sembra ormai essere diventato settimanale, e un po' me ne vergogno. Ormai promesse da marinaio non ne faccio più... promesso!

E' domenica mattina e s'è svegliato già il mercato... ah! no... questo era Baglioni... E' domenica mattina e fuori pioviggina... questa è Shanghai!

Oggi parliamo di lavoro, di business, di affari.

Cose come: comprare in cina, vendere in cina, il mercato cinese, le spedizioni dalla cina e tutte queste amenità.

Perché parlo di questo? I motivi sono i seguenti:

- è uno degli scopi di questo blog, così come del mio abbandono dell'Italia alla volta di Shanghai
- è una cosa che sembra interessare sempre più gli italiani
- è una vera opportunità per molti e ci tengo a dire la mia

La mia esperienza qui a Shanghai, dopo solo 5 settimane, credo di poter dire sia già piuttosto significativa. Non conosco un singolo luogo turistico della città. In compenso conosco trader, impiegati di banca, addetti di compagnie di spedizione, consulenti di strategia, un sacco di persone. E' il modo di fare affari qui in Cina, le conoscenze.

Il post di oggi sarà decisamente lungo, perché parlerò di molte delle cose che sono venute a galla in queste prime 5 settimane di scoperta del business cinese, quello vero. Ma vi chiedo la pazienza di prendere tempo e arrivare fino in fondo, perché toccherà anche a voi una parte...

Fare affari con la Cina

Questo blog è partito all'inizio di agosto. Un mese che per molti, diciamo pure quasi tutti (in Italia ovviamente) è transitorio. Si pensa solo al sole, al mare o alla montagna, alla tintarella, a Gigetto che è in vacanza e quindi dovrebbe fare meno danni del solito ecc.

Infatti nel mese di agosto le tante (grazie) mail che ho ricevuto erano molto vacanziere. Diciamo di cazzeggio. Se vengo a Shanghai che locali mi consigli? Mi conviene più il treno o il taxi dall'aereoporto? Ma le ragazze cinesi come sono? Ma i ragazzi cinesi come sono? Ma i ragazzi e le ragazze cinesi come sono? Ma cosa ci fai a Shanghai? Insomma tutte queste pataccate (come direbbero nella mia amata Romagna)...

A settembre no! A settembre, ricordate, iniziano a spuntare i funghi. Non quelli sotto le ascelle dopo un'estate di sudore!

Le prime piogge, l'uva che matura. La consapevolezza che fra pochi mesi si avrà l'opportunità di mandare a casa Gigetto. A dire il vero su questo, io spero che non vada a casa ma che rimanga dov'é. Con tutti i casini che ha combinato, sarebbe giusto che rimanesse lui altri 5 anni a mettere le pezze, invece che lasciare la patata bollente a qualcun'altro. Tanto noi ce ne veniamo tutti in Cina no?

Insieme ai funghi, a settembre, spuntano quelli che "si torna a lavurà"... è ora di ricominciare e adesso sarà lunga, perché a parte la breve pausa natalizia e i pochi giorni di Pasqua e pasquetta, per almeno 11 mesi si deve pensare a mandare avanti la baracca.

Spuntano quelli che hanno approfittato dell'estate per leggere magari qualche libro sulla Cina o sul mercato cinese. Per non parlare di quelli che hanno trovato alla solita spiaggia dove vanno da trent'anni l'amico di Tortona che ha cominciato a far fare la produzione a una fabbrichetta cinese e adesso ha dimezzato i costi e triplicato gli utili (per poco, povero illuso).

Insomma, è settembre, siamo nel 2005, e i cinesi stanno arrivando a farci un c**o così. Dobbiamo fare qualcosa. Questa sembra essere la parola d'ordine da una settimana a questa parte. FINALMENTE!!!

Le e-mail che mi arrivano non parlano più di turismo ma di affari. Mi aiuteresti a trovare un fornitore per questa o quella cosa, meglio se parla italiano? Ho delle idee, mi sai dire come farmele finanziare? Pensavo di fare questo o quello in Cina, che ne pensi? Queste sono le domande che mi piacciono, per la miseria!!!

Vi voglio tutti qui con me in Cina, dai!

Il sistema Cina

La Cina è un Paese decisamente grande. Qui puoi trovare tutto. Veramente tutto! E' un Paese fatto di enormi città e di campagne sconfinate. E' il paese che ospita la vetta più alta del mondo, l'Everest, così come uno dei deserti più aridi e uno dei mari più pescosi. Il cinese, nelle sue varianti, è la lingua più parlata al mondo, da oltre 1/4 della popolazione del pianeta.

La Cina è TUTTO!

In Cina puoi trovare quello che vuoi. A Shanghai le arance sono importate, ci credereste? E le castagne costano più care di alcuni tipi di carne.

E' il sistema Cina che è vincente nei confronti dell'occidente. Qui è tutto controllato. Sembra una cosa negativa, in realtà i risultati dimostrano il contrario. Molti pensano che i cinesi non siano sufficientemente informati sul mondo esterno. Io credo che se lo fossero di più, saremmo rovinati.

Mi fa ridere leggere i commenti di chi si dice preoccupato perché un ammiraglio cinese ha detto "se gli USA interferiranno su Taiwan useremo l'atomica"... ma secondo voi, a parte Bin Laden, c'è sulla Terra qualcuno così rincoglionito da pensare davvero di usare un'arma atomica???

A me fa più paura Gigetto che dice "la disoccupazione reale in Italia è al 3%"... saremmo l'unico Paese al mondo!!! Dovremmo essere il Paese più ricco!!! Altro che atomica a Taiwan... "ma mi faccia il piacere" recitava il Principe Antonio de Curtis (Totò) e accompagnava anche la frase cun una bella spinta al gomito.

Il controllo qui ha portato ad avere un "sistema paese" efficiente ed organizzato. Avete presente i Distretti Industriali, vanto della nostra cara Italia? La Cina è fatta tutta di distretti industriali. Qualsiasi cosa tu voglia, c'è il giusto distretto dove andare a cercarla. Fantastico.

Ma il vero vantaggio competitivo che ha la Cina è il costo del lavoro.

Il costo del lavoro in Cina

Tutti (quelli che non sono qui) sostengono che il lavoro in Cina costa poco per via dello sfruttamento e della sovra popolazione.

A tal proposito sono rimasto esterefatto leggendo questo articolo:

http://www.stimmatini.it/missioni/ilmissio/05/07/dalmondo.htm

Chi scrive ci svela con tono scandalistico che in Cina le fabbriche impiegano ragazzi fra i 14 e i 16 anni!!! Vi rendete conto?!?!? A 14 anni a lavorare in fabbrica, robe da matti!!!

Scusate un attimo, mi viene un dubbio. Alzi la mano chi sa qual'è, per la legge italiana, l'età a cui è legale iniziare a lavorare.

Lo sapevo, siete in pochini... ve lo dico io allora... 14 anni.

Già, anche in Italia si inizia a lavorare a 14 anni. Andando a prendere il mio libretto di lavoro, sapete a che età c'è il primo timbro, la cara vecchia "marchetta" per la pensione? Esatto, proprio a 14 anni. A quell'età facevo il fabbro. E non venite a raccontarmi che ero schiavizzato e costretto a farlo, la legge me lo consentiva.

Nel 1988 il mio primo stipendio mensile, come apprendista con contratto di formazione lavoro di terzo livello è stato 918.916 Lire. Viveo in un paesello di provincia. Costo dell'affitto 250.000 Lire, un quarto delo stipendio. Pizza e birra costavano 5/6.000 Lire (un'ora di lavoro) e, qualche anno dopo, la mia prima macchina, una Fiat 126 di terza mano (ma tenuta bene) color verde pisello 1.500.000.

Un operaio cinese, qui a Shanghai, prende per legge un minimo di 8 yuan all'ora. Quando esche dalla fabbrica entra in una delle mille mila locande e compra per 6 yuan un piatto di noodle con carne, verdure e zuppetta. Ovvero il pranzo gli costa l'equivalente di 45 minuti di lavoro.

Un operaio di Corsico prende 1.000 Euro al mese. Nella sua pausa pranzo va alla trattoria di Via Leonardo da Vinci dove prende un primo e un secondo, cucinati da un cuoco che più grasso e unto non si può, per la modica cifra di 7 Euro. Poco per essere, di fatto, Milano.

Un momento... fatemi fare due conti... 8 ore al giorno, per 5 giorni alla settimana, per 4,3 settimane al mese di media sull'anno, fanno... 172 ore lavorative... però... il nostro operaio italiano ha diritto a 30 giorni di ferie, contro i 12 del cinese... quindi sono 16 ore al mese guadagnate nel confronto... aqggiungiamo qualche ora di malattia e diciamo che sono 150 ore al mese, ok? Questo vuol dire che con 1.000 Euro al mese la paga oraria è di circa 6,70 Euro.

Come come??? Mi state dicendo che in Italia per mangiare un piatto di pasta in trattoria ci vogliono più di 60 minuti di lavoro, mentre a Shanghai, la città più cara della Cina, ne occorrono solo 45?!?!?

Forse state cominciando a capire qual'è il vero segreto della Cina?

Esatto, il controllo della spinta inflazionistica. Un operaio cinese prende un decimo di uno italiano. Ma il costo della vita è commisurato e proporzionato. Questo significa che quell'operaio non fa la fame, cosa che invece accade per quello italiano.

In Cina un problema come quello dell'Euro non sarebbe mai potuto accadere, perché nessuno avrebbe potuto raddoppiare i prezzi senza essere letteralmente ribaltato.

Ecco quindi qual'è il vero valore della Cina, quello di aver mantenuto e di sforzarsi nel mantenere il costo della vita allineato con le esigenze dei più poveri e non con la voglia dei più ricchi di arricchirsi ancora di più.

Ciò non toglie che i ricchi possono arricchirsi senza che nessuno gli rompa le scatole più di un tot.

Anvedi che sti comunisti mangiatori di bambini forse stanno meglio di noi democratizzati che tiriamo le bombe per il petrolio!

La competitività della Cina

Certo che se cominci ad avere un paese che ha:

- un costo della vita commisurato alla popolazione meno abiente
- una forza lavoro di 800 milioni di individui
- risorse naturali in abbondanza
- denaro in gran quantità

E' ovvio che ci fanno il mazzo tanto.

Vedete, è solo questione di tempo. Solo che il tempo, qui, scorre più in fretta che da noi (da voi, per la realtà).

Prima di  venire qui, ero in Egitto. Penso di poter stilare una tabella di paragone del fattore tempo:

1 minuto in Italia = 3 minuti in Egitto
1 minuto in Italia = 20 secondi in Cina

Ecco un'altro segreto che attribuisce alla Cina una competitività pazzesca.

Vi faccio un esempio.

Ipotizziamo di voler costruire un palazzo di 10 piani a San Donato Milanese e uno a Pudong, area di Shanghai. Qui per 10 piani non si muove nessuno, ma tanto è solo un esempio.

In Italia, l'impresa che prende l'appalto, probabilmente per 10 piani metterà in cantiere 25 operai (10 in nero), che lavoreranno per 8/9 ore al giorno, facendo la pausa per andare in trattoria o mangiarsi la pasta riscaldata. Il palazzo sarà finito il 20 mesi (se va bene).

In Cina l'impresa prenderà 100 operai. Costruirà per prima cosa una baraccopoli dove gli operai dormiranno in letti a castello, un'area servizi dove si laveranno e una mensa dove i cuochi prepareranno i pasti e li serviranno. Il lavoro sarà su turni di 8 ore. 8 ore di lavoro e 8 di riposo, di giorno e di notte alla luce delle fotoelettriche. Il palazzo sarà finito in 6 mesi e sarà costato la metà. Gli operai non saranno sfruttati, semplicemente lavoreranno come da noi si lavorava 100 anni fa.

E non mi dite che noi abbiamo il progresso, cazzo, qui un DVD costa come da noi, rapportato al salario locale. Siamo uguali in tutto. Solo che loro si fanno il mazzo, noi ci mettiamo in malattia al primo dolore mestruale o sintomo di raffreddore. Ho visto donne lavorare in cantiere come muratore. Non credo si diano malata una volta ogni 4 settimane.

Per questo la Cina è competitiva.

Cosa cercano gli italiani in Cina

Già, cosa emerge dai tanti contati che ho avuto negli ultimi mesi, a tema Cina?

Principalmente (dire quasi solamente) un posto dove comparre a meno per risparmiare o fare maggiori profitti.

E' il "laitmotiv" dell'autunno che ci aspetta alla porta. Trovare il modo di comprare o produrre in Cina per risparmiare. Bella lì.

Certo nel medio breve termine è una strategia intelligente. Permette di salvare per un po' la situazione. Abbiamo i nostri bei clienti italiani, che vorremmo soddisfare al meglio ma spendendo meno. Ovviamente dovremo licenziare del personale, ma è il mondo degli affari, che diamine.

Solo che a forza di licenziare, va a finire che anche i clienti dei nostri prodotti potrebbero iniziare a scarseggiare. E per quanto si possano ridurre i costi di produzione, non si possono fare miracoli.

Non uno, dico uno, che mi abbia detto: sai, pensavo di andare in Cina a produrre le mie cose per venderle direttamente ai cinesi che sono una barcata di gente.

Comprare in Cina

Abbiamo detto che è l'interesse principale, in questo caldo autunno.

Non è facile, sapete?

O meglio, è facilissimo. Più difficile è fare buoni affari.

Prendiamo il settore abbigliamento.

Che ne dite di un paio di pantaloni di cotone, di buona fattura, di quelli di tipo tecnico con tante tasche come piacciono a me. Diciamo un 10.000 pezzi per colore di 3 colori: grigio, verde militare e beige. 30.000 pezzi in tutto, in cartoni da 48. Un container di quelli piccoli da 10m pieno che in 20 giorni è in Italia per 800 Euro. Diciamo che il costo finale è di 1 Euro a pezzo. Rivendo tutto a catene di fornitori per banchi da mercato o negozi di stock, a 1,50 Euro a pezzo.

Ho fatto 15.000 Euro di guadagno in due mesi, ne più ne meno.

Facile no?

Ma ci sono anche i problemi da considerare:

- la merce non parte se non è pagata, quindi devo anticipare i soldi, che sono pur sempre 30.000 Euro
- il bottone si stacca perché è cucito male, il cliente s'incazza ed è la prima e ultima vendita che faccio
- non ho fatto attenzione a come mi sono mosso e il mio container è finito negli esuberi da quote di importazione, quindi starà fermo un anno

Vediamo i punti uno per uno.

I pagamenti

Perché i cinesi vogliono essere pagati cash prima di spedire la merce? Non mi sembra così strano. Conoscete qualche impresa italiana che non faccia lo stesso con un nuovo cliente? Tutte fallite.

Ma per essere tranquilli sul discorso pagamenti, lettere di credito e quant'altro, bisogna avere qualcuno di cui fidarsi.

La qualità

Questa è una nota dolente. Produrre tanto, con personale non fortemente motivato, non darà mai la qualità. Cosa ha distrutto la FIAT? Le tante voci sulla mancanza di qulità delle rifiniture. Ma chi si occupa delle rifiniture? Le persone. Quindi la scarsa qualità attribuita nel tempo a FIAT è solo colpa degli oeprai della stessa casa, che non hanno messo il cuore in quello che facevano. O colpa dell'impresa che non ha usato la frusta (purtroppo in Italia non si può).

Il bottone che si stacca non è una metafora. Ho comprato esattamente il prodotto che vi ho descritto, al prezzo che vi ho descritto. E appena estratto dal cellophane, il bottone mi è rimasto in mano.

Quindi ci vuole qualcuno di fiducia che controlli la qualità sul posto, prima della spedizione e del relativo pagamento.

Le spedizioni

Spedire in giro per il mondo non è difficile. Così come trovarsi bloccati con il cliente che si incazza perché il materiale è fermo in dogana e non si riesce a ritirare. Succede sempre sotto Natale.

E poi un container da 10 metri cubi avete idea di quanta roba contenga? Se fosse liquida sarebbero non meno di 10.000 litri. Per esempio 10.000 latte di vernice da mezzo chilo. Non sono poche. La soluzione quindi è lo sharing, ovvero la condivisione dello spazio con altri clienti che trasportano merci verso l'Italia. Che però vanno trovati.

Quindi anche per questo ci vuole la gente giusta.

Non è poi così vero che fare le cose in Cina sia più economico, non tanto quanto ci si aspetta.

Prendiamo ad esempio il modello sempre più standardizzato della produzione "just in time". Delocalizzare la produzione, o l'acquisto delle merci in Cina, potrebbe comportare difficoltà che con la produzione in Italia non si conoscevano.

Per esempio i tempi di consegna si allungano di un mese almeno, perché ci vogliono non meno di 19 giorni per un passaggio cargo da Shanghai a Livorno, a cui si devono aggiungere il trasporto a destinazione, lo sdoganamento ecc.

Questo comporta un diverso modello di gestione del magazzino e, soprattutto, delle scorte. Un mese di magazzino in più significa maggiore quantità di denaro immobilizzata, minore rapidità nel poter variare la produzione al variare delle esigenze di mercato.

E lo stesso vale per l'acquisto diretto in Cina di quello che prima si acquistava da un produttore italiano.

Prendiamo per esempio la regalistica aziendale.

Il 100% dei prodotti proviene dalla Cina, non c'é dubbio.

Ma non è detto che i fornitori, anche quelli più importanti, si forniscano direttamente da questo Paese. I grossi magazzini europei, per esempio, sono in Olanda. Le piccole quantità, fino a 5.000 pezzi, solitamente arrivano da lì. E la personalizzazione (serigrafie, ricami ecc) vengono fatte in luogo di produzione solo per quantità che partono dalle decine di migliaia di pezzi. Richiedendo molto tempo per la lavorazione ma, soprattutto, per la spedizione personalizzata.

Non da soli

No, da soli proprio non si riesce a fare facilmente.

Vi ho già parlato di Alibaba (www.alibaba.com) dove trovate tutto quello che si produce in Cina e lo comprate per e-mail.

Quelli che erano in grado di farlo, già lo stanno facendo. E la maggiorparte, dopo i primi affari, hanno capito che bisogna mettere in conto frequenti viaggi in loco. La presenza qui è importante. Per tutto. Per carpire gli affari che si sviluppano, per controllare la qualità, per dare una sorta di supporto di fiducia.

E noi?

E noi? Che si fa? Intendo proprio io e voi, cari i miei lettori affezzionati.

Io sto cercando lavoro qui in Cina, lo sapete ormai. Anche voi state cercando opportunità? Alcuni si, lo so perché me lo hanno detto.

Tocca a voi, vorrei il vostro parere.

Da quello che percepisco, sembra esserci una crescente esigenza di avere relazioni con la Cina, ma non proprio con i cinesi, piuttosto con qualcuno che è in Cina ma che sentiamo come più vicino.

Cosa ne pensate?

Io penso che potrebbe diventare un'opportunità di lavoro. Se sapessi che ci possono essere aziende italiane che necessitano di qualcuno che possa fare da loro "fattore di presenza" su questo mercato, io penso proprio di essere qui per questo.

VI svelo la mia idea.

Quella di creare una sorta di agenzia che permetta alle aziende più piccole, quelle che farebbero fatica a sopportare l'investimento di venire qui, cercare, controllare, ecc, ma che sentono il bisogno di fare affari con questo paese. Una sorta di testa di ponte locale che possa occuparsi di cercare i contatti, controllare la qualità, fare da tramite per i pagamenti.

Avrei anche le persone adatte per far partire il tutto, ma non sono ancora riuscito a capire se c'è il mercato.

Mi appello a voi, quindi, per sapere cosa ne pensate.

Può essere questo un possibile mestiere?

A. A. A. Cinese offresi...

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a settembre 16, 2005 00:05 | link |

domenica, 04 settembre 2005
Se tutto va bene siamo rovinati!

 lutto
lutto

Ni hao!

Se scrivo di domenica a quest'ora, ormai lo sapete, l'argomento può essere uno solo.

Esatto, il Gran Premio di Formula 1.

Non a caso la pagina oggi è listata a lutto.

Ci speravamo tutti. Oddio non proprio tutti. E non è neanche proprio vero che ci speravamo. Ormai avevamo capito che quest'anno l'amata Ferrari proprio non ce la fa. Diciamo che quelle gomme da masticare colorate di nero che ci passa la Bridgestone non ce la fanno!!!

Si perché a Maranello la politica viene prima di tutto, e quindi non danno apertamente la colpa e parano il fondo della schiena agli amici giapponesi, che va ammesso negli scorsi anni hanno fatto la loro parte per garantire il successo strepitoso delle rosse. Però è dimostrato che è per colpa delle gomme che la macchina non va. Se fosse stato un problema di progetto non sarebbe stato riconfermato il team di progettisti, alla Ferrari mica sono fessi.

Ma la mia paura non è tanto per quello che poteva succedere oggi a Monza. Il fatto è che il Gran Premio di Cina si fa sempre più vicino, mancano meno di 40 giorni, e lo sapete cosa succede qui a chi va piano vero? Per chi non si ricordasse, il ripassino si trova facendo click qui.

Più il tempo passa e più le gare diventano interessanti. Con sorpassi (negli anni scorsi un miraggio), colpi di scena ecc. Insomma chi sparava a zero sulle regole degli utlimi anni deve ricredersi almeno per quanto riguada lo spettacolo. Vedere una corsa è meno noioso anche solo di un anno fa. Anche se mancano i motivi per saltare in piedi sul divano a urlare fino a farsi mancare la voce, purtroppo.

Certo anche oggi ho temuto che alla fine quel gran culattone (non nel senso di simpatizzante per l'amore gaio ma semplicemente strafortunato) di Alonso andasse a vincere per una gomma saltata all'ultimo giro. Sarebbe stata la seconda volta quest'anno. E comunque il povero Kimi, che dopo Michelone è il pilota che preferisco (ma lo avete visto come guidava inca****o oltre misura oggi? non ci sono altri piloti con tanta grinta in giro), ha avuto la doppia sfiga del motore, prima, e pure della gomma, altrimenti il podio era suo di certo (da matti la strategia di 1 sosta a Monza!).

Certo che a lasciare fuori un pilota (certo, in testa) con una gomma belle che andata, ce ne va di pelo sullo stomaco... ma per la miseria, se non deve avere coraggio chi fa il mestiere del pilota o del team manager, lo deve avere chi? Il netturbino???

Ci vuole anche coraggio però a non infilare la testa nella sabbia da parte di uno come Shumi. Oggi è stato battuto anche dal suo futuro compagno di squadra Massa, che avrà anche un motore Ferrari, ma il resto della macchina svizzera è fatto di formaggio coi buchi!!!

Insomma, io sono dell'idea che quest'ano meriterebbe la McLaren, ma come sapete loro non hanno la fortuna del geometra di Cuneo (e conoscete anche la mia teoria su dove l'abbia trovata).

Come dite? Questo è un blog sulla vita in Cina e mi chiedete che centra la Formula 1 con tutto questo?

Centra, centra... anche un Gran Premio può raccontarvi qualcosa della Cina e dei suoi abitanti.

Il tema principale di oggi, per la stampa italiana, è stato il calo delle vendite di biglietti a Monza. Troppo cari? Disaffezzione? Gare noiose? Meglio alla TV? Colpa della Ferrari che non vince? Tutto insieme.

Il fatto è che noi italiani non ci smentiamo mai. Sempre pronti ad essere appassionati di qualcosa o qualcuno quando è alle stelle, per poi dimenticarsene senza tanti problemi quando passa anche solo un momentaccio.

Scommetto che siete tutti appassionati di Motociclsmo... vero???

Solo 3 o 4 anni fa un Gran Premio di moto metteva davanti al televisore 4 milioni di persone... siamo arrivati a 12... come è possibile? Che ci crediate o no, 4 anni fa quello che vinceva era lo stesso Valentino Rossi (so che per voi è semplicemente Vale), il Dottor Rossi, che vince oggi. Ma ci è voluto il tartassamento mediatico a base di fenomeno (e per la miseria se lo è, un fenomeno) per svegliarvi.

Valentino è un mito perché domina giusto? Ma quanti di voi sanno che prima di lui dominava il suo mentore Mick Doohan, e lo ha fatto per più anni del nostro Dott. Rossi?

Lo stesso vale per la Ferrari. Una Ferrari che vince incolla allo schermo. Una Ferrari che non va, fa dimenticare che lo spettacolo della Formula 1 è composto da 20 macchine che per 300km si dovrebbero cercare di randellare una con l'altra per arrivare prime, e che non è il colore del vincente a fare l'appassionato.

Si, perché ci si interessa dello sport solo quando può generare chiacchierata da caffè, bar o macchinetta che sia.

Non sia mai che domani mattina qualcuno dica "hai visto vale ieri?" e la risposta non possa essere "certo, che fenomeno!"... perchè lo sport, per molti di noi, è solo ed esclusivamente motivo di posizionamento sociale.

Non c'è molta passione in tutto questo, ma sicuramente molta paura di fare la figura del pollo.

Pensate che i Cinesi siano diversi? E perché mai? Solo la presunzione può far pensare questo.

Certo, la presunzione che noi occidentali siamo di razza superiore, loro solo un paese in via di sviluppo. Vi ricordo, tanto per fare un po' il polemico, che loro hanno una marea di motorini e biciclette elettrici, ovvero a emissione zero, noi abbiamo le targhe alterne!!!

Ma quando è ora di tirarsela, tutto il mondo è paese!

Sapete qual'è l'unico Gran Premio di Formula 1 che non teme di mancare il tutto esaurito? Ve lo dico io: Monte Carlo.

E' il più caro, quello con i maggiori problemi logistici per raggiungere il posto e per lasciarlo (l'anno scorso ho impiegato 6 ore per uscire da Monaco e arrivare a Cannes, alla fine della gara) ma, è quello più fico di tutti.

Poter dire "ieri ero a Monaco per vedere il GP" significa essere parte di quella schiera di meno di 100.000 persone nel mondo che, alla modica cifra di 500 Euro per il biglietto meno caro, erano nel principato per l'evento dell'anno (a parte quest'anno che l'evento principale è stato rappresentato dal lutto per Ranieri).

Ma ce n'é un'altro di GP che non rischia di mancare il sold out. Esatto, quello di Shanghai il prossimo 16 ottobre.

Si perché se per noi tirarsela è importante, per gli Shanghainesi (e per i cinesi arricchiti di tutte le città del paese) lo è ancora di più.

Ostentare il benessere, qui a Shanghai, è un must!

Non c'è posto al mondo, a mio dire, dove il classismo sia più evidente. Lo dimostrano le decine di migliaia di auto vip che girano per la città. Sotto il mio palazzo, che conta circa 200 appartamenti, ogni mattina potete osservare il movimento di almeno una decina di auto tutte nere, con i vetri oscurati, occupate da un autista in guanti bianchi (t-shirt sgualcita ma guanti bianchi) che aspetta il proprio uomo (o donna) per portarlo al lavoro.

E se ne vedono a migliaia, ovunque in città.

Si, perché per un dirigente, ad esempio, è più importante avere il benefit dell'auto con autista, piuttosto che l'assicurazione sulla malattia. L'assicurazione non la vede nessuno, l'auto coi vetri scuri e l'autista la vede tutte le mattine l'intero palazzo. Così tutti sanno che sei uno che conta.

E' ovvio che quando avrò un lavoro, rinuncerò a una sostanziosa parte dello stipendio, pur di avere l'auto con autista :-)

Allo stesso modo si giustifica il fatto che un normale Cornetto Algida costa 3RMB (0,35 Euro) ma se lo compri da Haagen-Dazs lo paghi 30 (3,5 Euro). Tutto è giustificato dal fatto che se, alla macchinetta del caffè, lunedì mattina esterni un "ieri abbiamo portato il bambino a mangiare il gelato da Haagen-Dazs" sanno che hai speso almeno 100 RMB (11 Euro) che è lo stipendio che un operaio riceve per 3 giorni di lavoro. Quindi sei un fico perché hai soldi da spendere e questo significa che ti pagano bene.

Qui a Shanghai sono di moda i warming party per le nuove case. Se sei un fico, compri un appartamento al piano alto in un quartiere come si deve, e poi organizzi una festa dove inviti più gente possibile per far vedere il tuo bellissimo appartamento arredato con mobili di design italiano.

Ricevo questo tipo di inviti almeno una volta alla settimana (lo so che sono qui da solo un mese ma che ci volete fare, sono uno che si sa introdurre come si deve). Vi faccio vedere un esempio:

Usually you don't really need a reason to have a party, you just make one up and have a good time with friends and some time even with
strangers!

Nevertheless when there is a reason (or two), one must have a party.  Well turns out that I recently moved to my new place and its one
of my friends - Brenda's birthday - so we thought it will be great idea to have a combined "House Warming/Birthday Party".

Now, I must admit the concept of "House Warming" (or at least the term House Warming) has been slightly confusing in China as I have
received some queries regarding my "House "Heating" and House "Whirling" party.  I want to assure everybody that there will be no
"heating" or "whirling" going on during the party.

Any how here are the details:
==================================
When:             Saturday September 3

Time :                  9 PM -- ?? (Usually I would say until the COPS show up, but that might be suicidal in China!!)

Where:            Building Name: Royal Pavilion (Two Tall Towers)
                 Address: ********** (between Wulumuchi Lu and Chang Le Lu).
                 Near Hilton Hotel and Huashan Hospital

Phone:            Manoj's Mobile: ********

What to Bring :         Bring yourself, bring your (fun) friends (Mandatory!)
                 And if possible bring something small (Drinks/Appetizer) to share with friends (and strangers!)

What to Expect:         I will have Beer, Rum, Vodka, Gin, Whisky, coke, sprite, Soda, water, fruit juices/mixes, Mojito ( if I can
find MINT),
                 Variety of Snacks, fruit, and Music. Yes, there will be dancing at some point in the party, so bring your
                 free spirit and dancing shoes!!

Dress Code/Theme: "Dress to Impress" ( What does that mean -- you figure it out!!)
                 It can be as formal or informal as you like.
                 It can be your national dress or not  (man with Kilts must ware underwear :-)
                 Make it fun, Make it Unique

What not to do:   Please don't plan on driving if you are going to Drink

Questions:        Send me an email or Call my mobile ( *************)

Please RSVP at your earliest convenience. Also feel free to bring your (fun) friends. Just let me know how many -- so I may be able to
plan accordingly.
==================================

Ho ovviamente oscurato l'indirizzo e il numero di telefono del malcapitato di turno che uso come esempio, ma vorrei farvi notare gli elementi cruciali di questo simpatico invito:

- Il concetto di "ho una casa nuova da inaugurare" anche se in modo divertente, è ben sottolineato
- Il nome del palazzo: Royal Pavilion (Two Tall Towers) semplicemente fantastico
- l'indicazione per non confondersi: vicino all'Hilton
- La promessa di dedicarsi alla ricerca della menta per offrire un buon Mojito (che qui non lo sanno proprio fare!)

Insomma, giusto un assaggio per farvi capire cosa vuol dire qui a Shanghai tirarsela... lo fanno in tanti, tutti quelli che possono permetterselo e anche qualcuno che non può.

E qui entra in gioco la Formula 1... cosa c'è di più spendareccio di un biglietto che costa mediamente lo stipendio di 6 mesi di un operaio?

Vogliamo mettere andare al lavoro il 17 ottobre con il cappellino (tarocco) della Renault (che è di moda quest'anno grazzie ai pezzi di fondo schiena recuperati chissà dove da Flavione) per poter dire "si, l'ho preso ieri all'uscita del circuito"... e giù a raccontare di quanto è bella la F1. Cosa che qui non la possono aver capito veramente, visto che la vedono solo da 2 anni.

Bene, con il mio lutto al braccio vado a tirarmela un po' in quel che è la mia cameretta... è tardi, domani si va a scuola.

Zaijian,

Chen Long

 lutto
lutto

Postato da: shanghai a settembre 04, 2005 23:03 | link |
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venerdì, 02 settembre 2005
30 giorni a novembre con april...

Ni hao!

Non molto tempo fa, a gennaio, una domenica mattina guidavo sereno fra le strade di New Orleans. Guidavo, insomma, mi facevo trascinare dal traffico. Ma più che sereno ero affascinato.

A differenza di molte altre "leggende metropolitane" (fra cui le tante su Shanghai che mi diverto a sbugiardare) quello che si dice di New Orleans è (era) vero. Nulla di più facile che vedere per la strada anziani di colore, col vestito della festa, che cantano e ballano a ritmo di swing.

Colori. Ecco cosa contraddistingue(va) quella città, i colori.

Colori che, a giudicare da quanto si vede nelle foto pubblicate dai vari giornali online, sono stati tutti sopraffatti da uno solo, quello della melma. E' un peccato.

So che tutto questo non centra nulla con la Cina e con Shanghai, ma avevo voglia di esprimere il mio dispiacere per quei colori andati (speriamo non irrimediabilmente) perduti.

Insomma, è un mese che sono a Shanghai!!!

Gia, a questo si riferiva il titolo di oggi. Che si fa? Tiriamo qualche somma?

Dicamolo subito, se qualcuno mi ponesse che so, la domanda: "dopo un mese a Shanghai, cosa ne pensi?" potrei rispondere con una sola frase:

Scusa ma che ci fai ancora lì dove sei??? Cosa aspetti a venire qui?!?!?!

Quando si tirano le somme, è spesso d'uso farlo con i numeri. Ecco allora un po' dei miei (così avrete motivo per dire che do i numeri):

0 le cose che potrebbero farmi venire voglia di tornare in Italia (a parte la romagna)
1 i mesi che ho passato a Shanghai
2 gli anni che ci vorrebbero per imparare decentemente la lingua cinese
3 il massimo di ore di lezione di cinese che si riescono a sopportare prima di collassare
4 i giorni di pioggia che abbiamo avuto in agosto, contro i 19 di media che segnalano le guide turistiche italiane
5 gli italiani che ho trovato a Shanghai in un mese, di cui 4 nella mia scuola (una volta eravamo ovunque)
6 le ore di differenza di fuso orario fra la Cina e l'Italia
7 il numero che contraddistingue il mio bar preferito qui, il People 7
8 il numero fortunato secondo la tradizione cinese
9 le ore di viaggio minime per raggiungere Shanghai dall'Italia
10 il voto che merita chi ha progettato e gestisce la metropolitana di Shanghai, perfetta
12 i giorni di ferie che matura un cinese in un anno di lavoro
15 gli anni che sono passati dalla costruzione del primo grattacielo alla attuale skyline di Shanghai
30 RMB (3 Euro) il costo di una maglietta Diesel tarocca al mercato dei falsi, cotone 100% e ottima fattura
59 le stazioni della metropolitana, suddivise su 3 linee
100 circa le parole cinesi che sono in grado di riconoscere senza problemi
130 le ore di lezione di cinese che ho seguito fino a questo momento
207 il numero che identifica, sul menù del ristorante, la zuppa di noodle e ravioli di gamberetti, il mio piatto preferito per pranzo
408 il numero dell'appartamento dove abito
628 il numero civico del palazzo dove abito
1.000 le volte che si rischia di essere investiti dai motorini sui marciapiedi, se si cammina per 8 ore a Shanghai
2.000 le nuove offerte di lavoro pubblicate ogni giorno nell'area di Shanghai
5.000 RMB (500 Euro) lo stipendio medio di un impiegato di banca
10.000 gli Euro che sono necessari per vivere un intero anno a Shanghai da benestanti, senza farsi mancare nulla
40.000 abitanti per km quadrato, la densità di popolazione della parte centrale di Shanghai
100.000 i palazzi che a Shanghai superano i 100 metri di altezza, quanto il Pirellone, unico grattacielo italiano
19.000.000 i cinesi che si stima abitino nell'area metropolitana di Shanghai, quanti gli abitanti di Piemonte, Lombardia e Veneto

E questi sono solo un po'... i prossimi alla fine del secondo mese, ok?

Vado a prepararmi, è venerdì e quindi questa sera si va al Mural.

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a settembre 02, 2005 19:54 | link |
cina, vita di tutti i giorni, shanghai

martedì, 30 agosto 2005
Esercizi con la lingua...

Ni hao!

Si lo so, mi davate per disperso... ho ricevuto e-mail da "chi l'ha visto"... messaggi su MSN di gente che voleva almeno la scatola nera per analizzare gli ultimi istanti... ma dove cavolo ero finito???

Andiamo per ordine... intanto la tentazione è quella di scrivere del più e del meno per un'oretta, così intanto vi fate un po' di torbide elucubrazioni sul titolo... eh eh eh

Pensavate non vi avessi beccato? Subito a volerne sapere di più sugli esercizi con la lingua eh? Dovrete aspettare, perché prima credo ci sia qualche spiegazione da dare...

Avevo fatto una promessa, e non l'ho mantenuta. Lo so!

Il fatto è che ho una valanga di cose per la testa.

Passo un sacco di tempo a pensare alle cose da scrivervi, e ne ho una marea, ma poi quando mi metto davanti al pc, e come se mi venisse un vuoto di memoria. Perbacco dovrei portarmi il computer in metropolitana!

Ma il motivo è anche (soprattutto) un'altro... Ha più o meno a che fare con il lavoro... Già perché, come sapete, sono qui per imparare il cinese con lo scopo ultimo di lavorare (e quindi di non morire di fame). All'inizio avevo pensato di lanciare una sottoscrizione fra voi lettori per raccogliere fondi che mi permettessero di vivere qui facendo il fannullone, in cambio dei miei scritti, ma poi ho pensato che forse siete un po' pochetti.

Allora succede che, guardandomi intorno, o scoperto che c'è del possibile business da fare, qui a Shanghai. Non vi posso dire di cosa si tratta, ovviamente. Ma casualmente ho degli amici in Italia che si occupano del settore in questione, esportando in vari paesi esteri. E così ho fatto due più due (potenziale mercato più potenziale mercante) e mi sono dedicato parecchio all'analisi e alla stesura di un business plan.

A grandi linee sapete che è più o meno il mio mestiere, anche se non vi ho mai raccontato molto.

Fatto sta che nell'ultima settimana ho dedicato molto tempo (anche gran parte di quello che avrei dovuto dedicare allo studio del cinese) per fare analisi di mercato, parlare con la gente, capire per bene le cose, e trasformare il tutto in un ipotetico piano d'azione.

Va da se che se gli amici italiani dovessero decidere di infilarsi in questo business, o meglio di fare qui quello che fanno già da altre parti, allora avrei risolto il mio problema di trovare un lavoro ;-)

Ecco perché vi ho trascurato un po' (romagnoli a parte) in questi giorni... posso sperare di essere perdonato?

E poi c'è questo cavolo di cinese!!!

No, non quello del piano di sopra che sciabatta... anzi, al piano di sopra ho scoperto abitano delle ragazze che ieri per poco in ascensore mi violentavano... sono scappato in tempo, per fortuna sono solo al 4 piano di 26... per fortuna? ok, lasciamo perdere... ma la cosa ha ovviamente influito positivamente sul mio piccolo ego :-)

Si perché qui il problema si fa serio, l'insegnante dice che dobbiamo fare:

Esercizi con la lingua!

Non voglio neanche sapere quali immonde porcate avete immaginato. Si sta semplicemente parlando di esercitarsi il più possibile a parlare la lingua cinese.

Sembra facile, qui ci sono un miliardo emmezzo di cinesi, ma in realtà non è così come sembra.

In casa non vedo mai nessuno. Arrivano tardi, vanno a dormire e la mattina a lavorare.

Il pazzo americano è meglio lasciarlo perdere, come minimo con lui mi gioco pure quel poco che imparo a scuola.

E poi diciamocelo, dev'essere frustrante parlare con uno che sta imparando la tua lingua.

A meno che tu non abbia una laurea in psicologia, una spiccata attitudine al volontariato, una vocazione per l'assistenza sociale e zero amici, dopo due minuti di dialogo con uno come me ti viene l'istinto omicida!

Per farvi capire cosa intendo, ho pensato di riproporvi la cosa al contrario.

Immaginate di avere un nuovo amico cinese, al quale avete deciso (bontà vostra) di insegnare un po' di italiano.

Prima di tutto, auguri!

Ora, proviamo ad immaginare il dialogo, che per avere un senso dovreste leggere a voce alta, a rischio di passare per deficienti:

Voi: allora, per salutare devi dire "buongiorno"
Cinese: puonzolno
Voi: no, non puonzolno... buongiorno
Cinese: puonciolno
Voi: no, buon..gior..no
Cinese: buonciolno
Voi: ci sei quasi... non è buonciolno ma buongioRRRno!
Cinese: buonciolllno
Voi: no buongioRRRRRno!
Cinese: puongioLLLno?
Voi: no, non L... R...
Cinese: L
Voi: R
Cinese: LL
Voi: RRR
Cinese: LLLLL
Voi: RRRRRRRR
Cinese: LLLLLLLLL
Voi: RRRRRRRR prova a fare RRRRRRRRRRRRR
Cinese: LRLRLRLRLRLRLRLRLR
Voi: ci sei quasi!!! RRRRRRRRRRR
Cinese: LRLRLRLRLRLRLRLRLRL
Voi: prova adesso... BUONGIORNO...
Cinese: BUONGIOLNO
Voi: nooooo RRRRRRRRR
Cinese: LLLLLLLLLL
Voi: RRRRRRRRRRR BUONGIORRRRRNO
Cinese: LRLRLRLRLRLR BUONGIOLLLNO
Voi: senti, per salutare devi dire CIAO!
Cinese: ciao?
Voi: PERFETTO!!!! CIAO!

Ecco, questo è più o meno quello che potete immaginare possa essere per un cinese cercare di comunicare con uno straniero che sta imparando la lingua... capite perché è difficile fare esercizi?

Dicono che la cosa migliore è andare al parco e cercare gli anziani, che hanno tanto tempo e gli fa piacere rendersi utili.

Bene, oggi l'ho fatto.

Sono andato nel parco più grande della città (fra l'altro bellissimo). Peccato che gli anziani non ci fossero! Dopo due ore a girovagare, con la tentazione di mettermi a giocare a mini golf o di noleggiare una barchetta per fare un giro sul laghetto, me ne sono tornato a casa, con il mio bel sacco pieno di pive.

Però un po' di esericizio l'ho fatto... ho pronuciato la seguente frase: "uo ia i ghe ch là" che vuol dire "vorrei una coca"... ho preso la mia bottiglietta (di Pepsi purtroppo), pagato, ringraziato e me ne sono andato.

Anche questo è un esercizio con la lingua, no?

Un'ultima cosa prima di lasciarvi... vorrei mandare un saluto a Virginia (il suo blog lo trovate nei link a sinistra col titolo "innamorata di Shanghai") che ha suo malgrado dovuto lasciare questa città nel week end... ci conosciamo poco ma nutriamo la stessa passione per questo posto magnifico, quindi non posso che augurarle "torna presto a casa!!!".

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 30, 2005 15:51 | link |
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domenica, 21 agosto 2005
Chi va piano... è fritto!!!

Ni hao!

Lo so, devo scrivere più spesso... ma se tanto siete tutti in vacanza, cosa scrivo a fare?!?!

Ok, questa settimana tornate in tanti al lavoro e quindi avete bisogno di cose che vi facciano passare il tempo. Prometto che ve ne darò occasione tutti i giorni.

Ma veniamo al titolo di oggi.

Non voglio parlare della mia amata Ferrari, anche se dopo il gran premio appena finito, sarebbe in tema perfetto con l'andare piano. E non voglio neanche commentare Fernando Alonso, che non si capisce veramente come faccia ad entrare in una macchina così piccola con un fondo della schiena di quelle dimensioni. Se dovesse vincere il mondiale per due punti, saranno quelli che gli sono capottati in testa oggi all'ultimo giro.

Ma dove lo trova tutto quel c**0?!?

Io un'idea me la sono fatta. Secondo me è Flavione (Briatore) che ne ha preso un po' da tutte le modelle che ha trombato e ha trapiantato il tutto nello spagnoletto (che non è il maschio dell'arachide). D'altronde si vede anche dove lo ha messo, per poter stare nello stretto sedile, ha dovuto una parte infilarla sotto le sopraciglia, ecco perché sono così grosse!!!

Oggi, per la prima volta da quando sono arrivato a Shanghai, ho provato veramente disgusto!

No, non per il gran premio, che è stato pure bello e spettacolare.

Ci sono cose che mi piacciono di più, della Cina, altre che mi piacciono di meno. E' ovvio che sia così. Ma oggi ne ho trovata una che proprio non accetto, non condivido e critico.

Andiamo per ordine. Sono andato a comprare un po' di cose al supermercato, e ne ho approfittato per fare un po' di raccolta di dati su un argomento che potrebbe rappresentare in futuro un lavoro, ma non ve ne parlo ora.

Giravo per il centro commerciale, insieme ad almeno la metà dei 20 milioni di abitanti di Shanghai, a quanti erano, quando mi sono imbattuto in qualcosa di inaspettato.

Per la precisione, stavo curiosando il bancone del pesce dove, oltre al pesce fresco e quello surgelato, qui vi è anche una buona scelta di pesce ultra fresco, nel senso che è vivo.

Nulla di male in tutto questo. Da noi al mercato, per esempio, le anguille sono quasi sempre vive. Qui ci sono dei grandi acquari con vari tipi di pesce. Carpe, pesci che assomigliano a dentici ma di acqua dolce, pesci di colore rosso che spero non mi siano mai stati dati da mangiare fino ad ora. In realtà qui il pesce non lo sto mangiando, anche quando lo trovo in tavola. Non  per altro ma perché non mi piace come lo cucinano. In pratica lo tagliano a strisce e lo friggono. Quindi è pieno di lische, che io odio. Solo per questo.

Guardo per bene nelle palle degli occhi tutti questi bei pescetti e intanto giro intorno al bancone degli acquari, fino a imbattermi nel disgusto più totale.

Si, perché alla modica cifra di 13 Euro, ho trovato in vendita nella sezione "vivo", degli animali che mai avrei immaginato qualcuno potesse essere così pazzo da cucinare e mangiare.

Tartarughe!

Non sto scherzando, giuro. Tartarughe vive, della lunghezza (guscio) di una ventina di centimetri o poco più, vendute direttamente con scatoletta completa di maniglia per il trasporto. Costo cadauna 120 RMB, ovvero poco più di 13 Euro.

Questo veramente no, mi fa schifo e lo voglio dire. Capisco le differenze di cultura. Capisco tutto. Ma le tartarughe proprio no.

Sono talmente disgustato che non ho voglia di aggiungere altro.

Speriamo solo che per il prossimo 16 ottobre, giorno in cui si correrà il gran premio di Formula 1 qui a Shanghai, la mia amata Ferrari abbia ritrovato un po' di competitività.

Non vorrei mai che così lenta, la friggessero in padella!!!

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 21, 2005 22:02 | link |
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mercoledì, 17 agosto 2005
Non abbiamo capito proprio un c***o! (Episodio IV)

Ni hao!

come va? Avete passato un buon ferragosto? Avete fatto gavettoni anche per me? Già, perché qui il 15 era un giorno lavorativo (scolastico nel mio caso) come gli altri e quindi... altro che spiaggia o grigliata!

Basta con le ripetute lamentele sul fatto che sto lesinando un po' nello scribacchiare. Vi ho già spiegato che sono nel pallone più totale con la difficilissima lingua cinese. Sto però impostando un po' meglio il metodo, aiutandomi con strumenti didattici che costruisco per conto mio al computer, e poco per volta sto ritornando in pari con il programma scolastico, quindi il tempo per tediarvi tornerà ad esserci.

E poi, diciamocela tutta, non è che vi trascuro così tanto... sapete quanto scrivo? Essendo (fra le altre cose) un po' malato di analisi e statistiche, le faccio anche su questo blog. Non parlo delle statistiche di accessi, pagine ecc, quelle ci sono ma non le guardo neanche. No, quello che faccio è contare quanto scrivo.

E volete sapere quanto scrivo? In due settimane vi ho propinato circa 150.000 caratteri.

La cosa vi dice poco? Lasciate che vi faccia qualche esempio di paragone. Come sapete (o forse non lo sapevate ma vabbé, ora lo sapete) ho scritto parecchi articoli per vari giornali, nel tempo. Ho quindi una dimistichezza con il conteggio dei caratteri, che è l'unità di misura che il capo redattore ti da per dimensionare la lunghezza del tuo articolo. Un articolo di 3 pagine, come quelli che (maledetti) state leggendo sotto l'ombrellone, corredato di un po' di immagini si estende su circa 10.000 caratteri.

Questo significa che, usando come parametro una normale rivista settimanale o mensile, ho messo a disposizione in due settimane 45 pagine, esclusa la pubblicità!

Potrei aggiungere che:

1) con un ritmo come questo potrei da solo fare una rivista mensile di 150 pagine, con la pubblicità al 40% che è una media normale;

2) un articolo di 3 pagine viene mediamente pagato 100 Euro... a quest'ora avrei guadagnato 1.500 Euro se avessi scritto per denaro;

3) allora sono proprio pirla!!! Non è che fra di voi c'è qualche editore che necessita di uno scribacchino???

Oggi torniamo a parlare di business!

Sì perché il lavoro e gli affari sono il motivo che mi ha spinto qui a Shanghai e, come vi ho promesso all'inizio di tutto, uno degli scopi di questo blog è di dire cose vere e (si spera) qualche volta sensate, sul mondo degli affari qui nel paese dei mangiatori di bambini (perché comunisti) cirropatici (che non so se si dice ma comunque perché hanno la pelle gialla) e monofaccia (no comment).

Vi ho già accennato al fatto che qui gli affari si fanno in particolar modo grazie alle Guanxi, le conoscenze.

Da buon furbetto, quindi, sono arrivato da sole due settimane ma mi sono già messo di gran lena a creare il mio giro di conoscenze.

Casualmente il vantaggio di un italiano, trentenne, di buona culutura, alto e se non proprio bello almeno senza doppio mento, è che le conoscenze arrivano facili facili, quando sono di sesso femminile. Non vi è, da parte mia, alcun fine diverso dal lavoro. Chiariamo subito e per benino che voi siete in mood estivo e fra Chi, Novelle varie, Vip, Gossip ecc, chissà che vi passa per la capa. Solo lavoro.

Tanto per non sbagliare sono partito da fonti buone. Ho fatto conoscenza con un po' di persone nel settore della consulenza strategica, che ruotano intorno a società di (alto) livello internazionale molto importanti, quindi consulenti che hanno agganci molto validi. E' importante avere delle buone referenze, non frega a nessuno se hai le Guanxi con il lattaio sotto casa.

Ieri sera sono stato invitato a un party di compleanno, che prevedeva cena in un ristorante nepalese, fra l'altro proprio di fianco al People7 di cuì vi ho già parlato e proposto foto.

Era il compleanno di Christopher, ragazzo francese responsabile della comunicazione e pr di un gruppo che produce ed esporta moda. Ad occupare un intero piano del ristorante eravamo in 40.

Uomini e donne di tutto il mondo, fra i 25 e i 40 anni, più o meno tutti in carriera nei vari settori che tirano qui a Shanghai. Quindi consulenza, servizi, fashion, c'erano un paio di giornaliste di settimanali locali di quelli alla moda ecc.

Inodovinate su 40 quanti italiani? 1, io!

Come al solito non ci facciamo scappare occasione per far notare come siamo messi. Vi giuro che c'era gente da tutti i paesi più sperduti del mondo. Un solo sfigatissimo (si fa per dire) italiano. In teoria siamo sempre dappertutto, ma a quanto pare non qui a Shanghai.

Allora si parlava con Linda, che fa la consulente di Strategic Management per una importante società, e che ha un capo italiano (almeno uno) che a un certo punto (lei è cinese) mi fa una domanda di quelle che vorresti magari evitare: "perché voi italiani pensate così tanto male della Cina?".

Non vi dico l'imbarazzo. Passati però quei 76, 77 minuti di completo gelo, mi sono ripreso e le ho risposto con l'unica fraseche poteva avere un senso: "perché siamo il popolo più stupido che esiste sulla faccia della Terra!"

Bene. Risata, situazione salvata, faccia come il c**o messa a dura prova e via... ma tornato a casa, la domanda era ancora lì...

Facciamo un salto indietro nel tempo... vi ricordate di R.?

Per i meno attenti, R. è l'imprenditrice del nord-est i cui dilemmi sono in parte stati sviscerati nel primo episodio di questa mini saga. Se vi serve potete rinfrescarvi la memoria cliccando qui.

Vi avevo lasciati, a quel tempo, con un commento di R. che, dissi, avrei analizzato in una successiva puntata. Ecco, ora è il momento di farlo.

Nel mio colloquio con R., pochi giorni prima di partire per Shanghai, le esponevo la mia visione (non ancora validata dall'aver toccato con mano e quindi più che variabile) sul fatto che per competere con i Cinesi doveva venire qui e allearsi con loro.

La frase emblematica di R. era stata "ma chi vuoi che ci vada fino in Cina..."

Fino in Cina???

Laciate che vi racconti un'altro pezzo di storia (di un'altra storia).

Lo so che non è facile seguirmi se salto da una parte all'altra così, ma che volete, adoro la regia alla Tarantino (anche se i miei sembrano più racconti sconnessi alla Lucarelli... paura eh?).

Qualche anno fa, diciamo pure più di 10, lavoravo in una università italiana. Ok, era il Politecnico di Torino, nella sede di Ivrea. Lì ad ogni fine anno (didattico) si sfornavano nuovi ingegneri ed era il perido in cui l'Olivetti non era ancora a p*****e e, addirittura, assumeva personale.

La storia che vi racconto è quella di Piero (nome di fantasia), giovane studente, fra le altre cose (capirete dopo perché lo sottolineo) neanche fidanzato, che, migliore del suo corso e laureato con lode, a soli 24 anni e prima ancora di ritirare il suo pezzo di carta tanto sudato, riceve la seguente proposta:

assunzione a tempo indeterminato con contratto quadro di primo livello (e stipendio conseguente) nella divisione stampanti di Olivetti, a una condizione... i primi 2 anni di carriera, per forza di cose orientata alla dirigenza visto il punto di partenza, da effettuarsi nella sede di Pozzuoli, per la quale l'azienda metteva a disposizione appartamento in residence presso la sede remota, ovvie indennità economiche di trasferta e volo andata e ritorno tutti i fine settimana Capodichino-Caselle-Capodichino per stare a casa nel week end.

Bene, cosa fece il nostro Piero? Ovviamente... rifiutò, in attesa di trovare una sistemazione che gli permettesse di stare vicino a casa... ogni (mio) commento è superfluo!

Figuriamoci se a Piero avessero proposto di venire in Cina!!!

Lasciamo Piero e il passato e torniamo ai giorni nostri.

Che gli italiani sono mammoni, lo sappiamo e non facciamo finta di niente. E le mamme degli italiani darebbero il sangue per non farli allontanare a più di 100 metri da casa. Sappiamo anche questo. Non so la mia, che mi ha lontano da casa da 10 anni, ma diciamo che la media è così.

C'è un esempio che vi volgio fare che è bellissimo, per capire come vanno le cose da noi.

Pochi giorni prima di partire ero dalla Nonna a pranzo e a un certo punto si mette a piangere. Le chiedo "che c'è?" e lei mi risponde "non sono contenta che vai così lontano"...

Al che le ho detto: "Nonna, vado a Shanghai per 2 mesi. A gennaio sono andato in America per due mesi, stessa distanza, e non hai pianto. Ad Aprile sono andato in Egitto per due mesi, un po' più vicino, ma non hai comunque pianto."

E la serafica risposta è stata: "eh ma lì è diverso"!!!

Come?!?  In America... si.  In Egitto... si.  In Cina... no!

non stiamo parlando di periodi, quindi di situazioni, diversi. Uno in coppa all'altro, direbbero a Napoli dove si sono presi volentieri il posto lasciato da Piero (forse).

Vi propongo una mia personalissima statistica, non basata su alcun numero ma su pura immaginazione (e non sono così sicuro di sbagliare).

Prendiamo a campione 100 neo laureati.

80 di questi non accetterebbero mai di lavorare a tempo pieno all'estero. Vuoi per il/la fidanzato/a. Vuoi perché mammoni. Vuoi perché chissàcheccavolo. Ma non lo farebbero.

Dei restanti 20, alle seguenti proposte di città dove lavorare, ecco la mia stima:

Londra - 20
Parigi - 15
Bruxelles - 8
Altre città europee - 6/7
New York - 5
Altre città americane - 3

Shanghai - 1 (forse)

Ma perché?!? Che cos'ha questa Cina che mette così a disagio?

La distanza? Non sapete che Alitalia ha un volo diretto andata e ritorno tutti i giorni Malpensa-Shanghai?
La lingua? Perchè pensate che a Parigi ve la cavate con l'Inglese? Nell'unico paese al mondo che non dice Computer ma Ordinateur (o come dicono, insomma).
La paura? Ma lo sapete che Shanghai è probabilmente fra le prima nella lista delle città con meno crimini al mondo, dove i polizziotti hanno talmente un c**o da fare che ogni giorno si dedicano a multare i ciclisti che non rispettano lo stop?

Io davvero non capisco!

Ma allora chi ci va in Cina?

Quelli come me, ad esempio.

Imprenditori, non avete le palle per venire qui? E sfruttate le nostre no?

Ritorniamo a Linda, che ha avuto la malaugurata idea di originare questo sproloquio. Dopo averle detto come siamo noi italiani, le ho spiegato perché secondo me c'è questo problema.

Ritengo che la vera colpa sia del Governo cinese. Non per come governa, anzi, sapete bene (anche chi in privato mi chiama comunista di m****a) che a me piace e che secondo me le cose filano, qui. Ma per i troppi anni di chiusura nei confronti del mondo della comunicazione esterno. Non quello interno. Sapete che qui ci sono oltre 60 canali televisivi? altro che 6 o 7. La totale mancanza di una struttura di comunicazione e di pubbliche relazioni, che invece regge di fatto in piedi i governi occidentali (almeno nei rapporti esterni), ecco cosa ha generato tutto questo.

Però anche noi, se volessimo delle informazioni non sarebbe così difficile trovarle.

Vi lascio con un concetto profondo: avete paura della Cina? Il titolo di questo articolo è proprio per voi... non avete davvero capito un c**o :-)

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 17, 2005 20:59 | link |
cina, business, affari, shanghai, non abbiamo capito proprio un co

domenica, 14 agosto 2005
I cinesi sono tutti uguali e hanno la pelle gialla

Ni hao!

Ve lo avevo promesso, ed eccomi di nuovo qui... per la serie oggi non ho proprio niente da fare, starete pensando... ma come? io mi dedico a raccontarvi un sacco di cose intelligenti (ops) e voi mi prendete in giro?

Oggi mi sono dedicato allo studio... insomma... sapete com'è studiare no?

Si comincia... poi la scrivania è scomoda e ci si appoggia sul letto... poi si sprofonda sempre di più... e quando si arriva a pensare "ok tolgo un secondo gli occhiali per riposare gli occhi e ripasso a mente" state già dormendo da un pezzo.

Dopo un paio d'ore di studio profondo, sono rinsavito e ho deciso di andare a studiare fuori, così almeno non correvo il rischio di addormentarmi.

Oggi era una di quelle giornate da dedicare al turismo d'alta quota. Non parlo di andare in montagna, ma di salire in cima a un grattacielo per guardare la città. La visibilità era molto buona, complice la bassissima percentuale di umidità, che non credo superasse l'80%, valore che qui ha del miracoloso.

Io non mi dedico a queste attività turistiche, non mi piace molto, ma vi mostro qual'è un ottimo punto di osservazione. La Jinmao tower, con i suoi 88 piani, è l'edificio più alto di tutta la Cina:



Come vi dicevo, non mi sono dedicato alla scalata in ascensore ma sono andato a cercare un posto dove studiare. Sul lungo fiume ci sono un sacco di posti carini, dove i gitanti della domenica passano a farsi le foto. Sono andato a piazzarmi lì, con il mio zainetto colmo di libri, a cercare di memorizzare questi maledettissimi caratteri cinesi e il loro suono.

La cosa più divertente sono i cinesi che ti vengono a salutare per fare un po' di esercizio di inglese.

Già che c'ero, ho approfittato di una pausa riflessiva per accorgermi che al tramonto il cielo non era niente male, aveva un colore spettacolare. Ho cercato di catturarlo per voi:



Quello sullo sfondo è il Bund, uno dei quartieri storici di Shanghai. Ve ne parlerò in una delle prossime puntate. Non della sua componente turistica, però :-)

Ma veniamo al tema di oggi. Me lo ha fatto venire in mente Chiara (a proposito, questo è il suo blog: esisto.splinder.com) mentre si stava chiacchierando via MSN (potete farlo anche voi, i miei contatti sono qui a sinistra, li avete visti?). La sua domanda fatidica è stata "ma i cinesi sono tutti uguali?". Ecco. Grazie Chiara per avermi ricordato di parlare dei luoghi comuni.

- I cinesi sono tutti uguali
- I cinesi si vestono tutti uguale
- I cinesi hanno la pelle gialla

Giusto per citare i più comuni fra i luoghi comuni.

Ma mi faccia il piacere... avrebbe detto il Principe Antonio De Curtis!!! (Come chi è? Ma Totò no?!?!)

Allora, andiamo per gradi.

Parliamo di pelle e di vestiti. Vi posso assicurare che se vi trovate sul treno della metropolitana e non guardate i volti, vi sarà impossibile distinguere se vi trovate a Shanghai o a Milano. Avrei aggiunto a Londra ma lì ci sono tantissimi Pakistani che hanno la pelle più scura e a New York si trovano molti di colore. Ma fra Milano e Shanghai, mi spiace, nessuna differenza. Il colore della pelle è proprio uguale al nostro. Non so da dove arrivi "musi gialli" ma è una benemerita c*****a!

E la stessa cosa vale per i vestiti. Tutti diversi e molto alla moda. Guardate che sono sparite da un po' le tuniche di Mao!

E poi non sono tutti uguali, anzi. Sto cominciando a imparare anche a distinguere (a grandi linee) le diverse etnie. In ogni caso, si fa ben distinzione fra le persone. I caratteri somatici di naso non pronunciato (altro che il mio) e occhi allungati, ovviamente sono presenti, ma con gradi e variazioni molto diverse fra loro.

Basta quindi con i luoghi comuni, l'unico che può rimanere è che qui mangiano i bambini, essendo comunisti, altrimenti Gigetto se la prende e gli cadono i capelli appena trapiantati :-(

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 14, 2005 23:26 | link |
cina, vita di tutti i giorni, shanghai, questa è la cina

Uff! Non sono morto! E' colpa del cinese!!!

Ni hao!

Ne ho ricevute di lamentele, eccome se ne ho ricevute... lo so, sono due giorni che non scrivo :-(

Lasciate che vi spieghi, è tutta colpa del cinese.

No, non sto parlando dell'inquilino cinese dell'appartamento del piano di sopra, che sciabatta e non mi fa dormire, sto parlando della lingua cinese.

Anche perché ultimamente dormo, mi sono liberato del bastardo!!! Ricordate? Il bastardo è il gatto. No, non l'abbiamo cucinato come pietanza principale del pranzo domenicale, tranquilli. Semplicemente ho finalmente cambiato stanza. Ora ho una camera tutta mia, senza gatto, senza americano, con il condizionatore che regolo come voglio e pure il tavolino per il computer (che ho costruito togliendo un ripiano dall'armadio).

Ma torniamo al maledetto cinese (non quello del piano di sopra).

Sono qui per studiare il cinese no? O meglio, sono qui per imparare il cinese!

Il problema è che il cinese è una lingua stramaledettamente difficile. Lasciate che vi descriva le caratteristiche principali:

- nel cinese non c'è un alfabeto, ovvero non c'è un elenco di 26 caratteri che hanno un loro suono e che poi, combinati fra loro, producono le parole. Qui si parla di sillabe che sono composte da una parte iniziale e una parte finale. Ad esempio, b, f, x, zh sono delle iniziali. Ce ne sono 23 di iniziali. Mentre a, o, en, iang, sono per esempio finali. Ce ne sono 37. La combinazione di iniziali e finali costituisce le sillabe. Le differenti sillabe che compongono l'alfabeto cinese sono 408!!!

- Come se non bastasse, ci sono le tonalità. Si, perché ogni singola sillaba può essere pronunciata con 4 differenti tonalità e, in alcuni casi, anche con tono neutro che fa 5! Questo significa che le sillabe base diventano oltre 1.600, se si aggiungono le tonalità. Vuol dire che la stessa sillaba "ma" pronunciata con tono differente corrisponde a 5 diversi significati ben distinti, fra cui mamma, lino, cavallo ecc.

- Allo stesso modo, sempre in riguardo ai suoni, per esempio z, c ed s sono al nostro orecchio (vista la nostra abitudine a pronunciarle ben diversamente una dall'altra) incomprensibili, perché qui hanno un suono praticamente identico. E quindi immaginate la difficoltà di pronunciare una c con un suono simile alla z ma che deve distinguersi dalla z pur essendo praticamente identico.

-Per non parlare, ad esempio, di an e ang. Sono due suoni identici, solo che il secondo è aspirato. Il problema è che noi piemontesi abbiamo il vizziaccio, quando parliamo una lingua straniera, di aspirare qualsiasi parola. Non so perché, ma lo facciamo. E quindi tre quarti dei suoni che emettiamo sono aspirati, senza che ce ne accorgiamo.

- Ogni singola parola, è composta da 1, 2 o 3 sillabe combinate fra di loro.

- A questo potremmo aggiungere le eccezzioni, come quella che se due parole consecutive hanno la stessa tonalità, la prima delle due cambia tonalità.

- Ogni parola è poi rappresentata da uno o più simboli, i cosiddetti ideogrammi. Ed ognuno di essi è composto da due parti.

E tutto questo è solo (in parte) la teoria!

Si perché la pratica è che la via dove abito io, ad esempio, che è una via abbastanza importante, si chiama ZhangYang Lu. Bene, la prima parte si dovrebbe pronunciare una specie di "cian" con il finale aspirato e la ci che sembra una zeta. La seconda parte è un "ian" a finale aspirato. Il tutto con i toni che è troppo complicato spiegare.

Sta di fatto che ogni volta che salgo sul taxi, provo 4 o 5 volte a dire il nome della via al tassista. Dopo di che tiro fuori il mio bel bigliettino con l'indirizzo e lui, dopo averlo letto, mi risponde "aaahhh!!! cianian lu!!!" con (secondo me) lo stesso identico accento e tono usato da me. E io che avevo detto?!?!

Inutile dire che non esiste un singolo tassista a Shanghai (su oltre 50.000) che parli una parola di inglese. E a me viene da pensare ad 'A' (ricordate? non abbiamo ecc..) che è convinto che per fare affari qui basti l'inglese. Seeh, voglio vederti ad arrivarci agli affari, con questi taxi!!!

Tornando a noi, capite perché sto impazzendo? Sono giorni difficili perché c'è da fare il salto dai semplici saluti a una maggiore comprensione, per poi poter sviluppare l'uso della lingua. E questo mi assorbe tempo ed energie.

Se poi aggiungiamo che in classe c'ho gli animali che fanno casino... Vi ho già parlato dei miei due amici e compari di merende, anzi, avevo promesso che venerdì sera al Mural li avrei catturati sull'ubriaco andante e fotografati per voi. Ogni promessa è debito e quindi eccoli qui:



Quello di sinistra è Taylor, il tedesco. Quello di destra è Matthias, lo svizzero.

La classe spesso è noiosa, perché tutti devono leggere la stessa cosa uno per volta, quindi quando uno comincia, gli altri si possono rompere. Loro cominciano a parlare fra di loro in tedesco e a fare casino, e non vi dico. Se poi nella pausa pranzo bevono birra, il pomeriggio è tutto un programma.

Ora devo assolutamente studiare. Qui è l'una di pomeriggio, ho già ovviamente mangiato (noodles, che buoni!), ma prometto che prima di andare a dormire tornerò a scrivere qualche scempiaggine e a postare qualche foto. Anche perché nel pomeriggio, dopo qualche ora di studio, voglio andare a fare un giro e magari stare un po' al parco. Vi farò sapere.

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 14, 2005 13:08 | link |
cina, vita di tutti i giorni, shanghai, questa è la cina

giovedì, 11 agosto 2005
Enjoy Shanghai...

Ni hao!

Buona sera care amiche e cari amici del Bel Paese (sempre quello dei formaggini).

Buona sera perché qui a Shanghai sono ormai le 21 e si, come sempre, ho già mangiato da un pezzo (a proposito, oggi parleremo anche di mangiare).

Lo so che non scrivo da due giorni e che sentivate la mia mancanza. Mi scuso ma ieri non sono proprio riuscito a trovare il tempo. Sono in un periodo di lezioni molto difficile. Dopo la prima settimana di insegnanti che parlavano inglese, da questa settimana si è passati al cinese puro, comprese le spiegazioni. Un delirio! Se poi aggiungiamo che ieri era mercoledì, quindi uno dei due giorni di uscite in gruppo (insieme al venerdì) ne risulta che tornato da scuola ho avuto tempo di cenare (sempre più presto, fra un po' farò merenda), docciarmi e uscire.

Oggi però non mi stacco dal computer e oltre ad avere tempo ho anche voglia di scrivere quindi, mettetevi comodi perché sarà lunga.

Ho deciso di parlarvi un po' di cose easy, che ho raccolto in un titolo esemplificativo: Enjoy Shanghai, ovvero posti dove mangiare, da vedere ecc.

Partiamo dal cibo

Questa sera, mentre divoravo la quinta scodella di noodles, mi sono di colpo reso conto che la dimistichezza con i bastoncini è ormai totale. Sapete tutti che qui in cina non si usano le posate, e ne ho già anche parlato. Io non sono arrivato qui a zero, sull'argomento. Sono anni che uso i bastoncini ai ristoranti cinesi e giapponesi e avevo una buona pratica, anche se non accompagnata a una tecnica impeccabile.

Quello che mi ha fatto notare il "passaggio di grado" è il fatto che ho sempre dovuto usare due mani per posizionare i bastoncini in modo da riuscire a usarli per "pizzicare" il cibo. Il cibo non si infilza, mai! Ricordatelo. Porta una sfiga tremenda, è una cosa che si fa solo ai funerali. Allora, dicevo, la mia tecnica consisteva nell'usare la mano sinistra per posizionare adeguatamente i bastoncini fra le dita della destra.

Tutto questo ora non mi serve più, prendo su i bastoncini con la destra e li uso. Questo specialmente con quelli di casa, che sono più lunghi e affusolati di quelli usa e getta da ristorante. Insomma, accorgermi di questa cosa mi ha reso felice e volevo dirvelo. Bastano una decina di giorni, quindi, per passare da un imbarazzante e goffo tentativo di mangiare con le bacchette, a una discreta padronanza del mezzo.

Ma non è con questo che voglio tediarvi.

Ho scoperto, grazie ai messaggi che ricevo, che parte dei lettori di cotante nefandezze è composta da persone che sono in procinto di venire qui a Shanghai (il che non mi stupisce). Allora vai con i consigli per gli acquisti, ma non quelli da guida turistica. A proposito di guide, quella di Time Out è certamente la migliore, così come sono eccezzionali le guide Time Out di ogni città, provatele (signor tecniche nuove, editore delle guide time out, la prego di contattarmi per il pagamento di questo spot).

Siamo in Cina, giusto? E per la precisione a Shanghai, esatto? Bene allora in tema di cibo e ristoranti, non posso che parlarvi di:

CHURRASCHERIA

Come di churrascheria? Sono scemo dite? Voi venite in Cina e io vi mando alla churrascheria??? Ma va là che siete tutti uguali voi italiani, dopo due giorni che siete fuori di casa cominciate a cercare pizza e spaghetti!!! :-D (a proposito di "ma va là" questa settimana a scuola è arrivato Ivan, un bolognese verace, e finalmente di può parlare un po' in dialetto, sochmel! lo so che sono piemontese e che il mio dialetto sarebbe un'altro, ma che ci volete fare, l'emilia e, soprattutto, la romagna...)

Sento delle altre vocine che invece dicono: che caspita è una churrascheria?!?! Uff! Ma vi devo sempre dire tutto!!! Le churrascherie sono i ristoranti tipici sud americani dove, per un prezzo fisso, camerieri con enormi spiedi e coltelloni in mano girano fra i tavoli a servire carni alla brace di diverso tipo (salsicce, filetti, arrosti ecc) tagliati direttamente nel piatto dallo spiedo e, soprattutto, a volontà. Mangi quanto vuoi (o quanto riesci).

Dopo quasi due settimane di cucina cinese, che come sapete adoro, non dispiace fare una mangiata di carne alla brace, che adoro decisamente di più (chiede alla mamma che ogni volta che sono a casa si becca la grigliata).

Churrascheria, dicevamo. A Milano ad esempio sono molto conosciute il Picanas e il Rios, famoso come Porcao prima che cambiasse gestione e nome. Sono posti in cui si mangia bene ma il prezzo, beh, non è certo da tutti i giorni. Fra i 70 e i 90 Euro, escluse le bevande, per il giro di carne a volontà e il buffet di antipasti e contorni.

Questo a Milano, ovviamente, perché qui è un'altro paio di maniche.

Per voi che state per arrivare, ve ne consiglio una che davvero vale la pena. Si chiama Brasil e si trova sulla Huaihai Road, proprio di fronte alla Shanghai Library. Fermata della metropolitana più vicina Hengshan Road, pulman 911 e 926.

Perché parlo di questo posto? Diciamocelo, una mangiata colossale che costa, incluso soft drink (es. coca), 55 RMB ovvero 6 Euro, non si può non consigliarla! Non credete?

Si si, avete letto bene. In Italia 90 Euro... a Shanghai 6!!!

I miei amici tedeschi, che non rinunciano a bere birra, ovviamente non bevono soft drink e quindi arrivano a spendere anche 8 Euro.

Nei prossimi giorni vi darò qualche altra segnalazione. Ma ora cambiamo argomento e parliamo di night life.

Nuovi locali visitati

Vi ho già parlato del Mural Bar, che è ormai stato eletto a locale ufficiale del venerdì e quindi vi torneremo anche domani. Del resto quando hai da bere incluso per tutta la sera con 11 Euro, e in più la musica e la gente sono belle...

Ma ho visitato altri locali (e chi lì in Italia dice che me la sto spassando, sappia che è solo dovere di cronaca, lo faccio per voi).

Il primo che vi consiglio assolutamente è il PEOPLE7. Locale molto esclusivo, un enorme loft in stile newyorkese decisamente hi-tech, frequentato da occidentali e cinesi vip. Un posto veramente di classe. Si trova all'805 di Julu Road. Per entrare dovete infilare la mano in una delle fessure nel muro, la parete si aprira. Quale fessura usare, sta a voi scoprirlo. Qui sotto invece trovate una foto del bar.



Sempre sulla Julu Road, trovate molti altri bar tutti alla moda. Un solo consiglio, cari maschietti, le numerossissime e bellissime ragazze che fanno drappello fuori dai locali e salutano tutti, non sono aggratis!!!

L'unico bar fra questi che non ha davanti il dreappello di signorine di facili costumi è il GOODFELLAS. Non stupitevi, è il migliore e il padrone non vuole le donnacce, ed è un'altro ritrovo tipico della nostra compagnia :-)

Il mercoledì sera, invece, l'appuntamento fisso per gli occidentali è il ZAPATA'S Mexican Cantina. 5 Hengshan Rd. Bella musica, bella gente, avventori che ballano sul bancone del bar piuttosto che gruppi di amici che chiacchierano tranquillamente sul terrazzo o in giardino. Ieri sera, per capirci, ci saranno state 1.000 persone. Questo è il mercoledì di Shanghai.

Ma di giorno? Mi state chiedendo...

Scordatevi musei o cose simili, Shanghai è una città praticamente nata 15 anni fa (o meglio, rinata) e di storico c'è poco da vedere. Ma c'è una cosa che la rende il paradiso degli amanti del genere:

LO SHOPPING

Fare shopping a Shanghai è bellissimo!!!

Non parlo ovviamente dei centri commerciali o delle vetrine delle grandi firme. Quelle le abbiamo anche noi e i prezzi sono esattamente uguali. Quando parlo di shopping parlo di quello che piace anche agli uomini.

Il posto più divertente dove passare un pomeriggio è il FAKE MARKET!!!

Già il nome dovrebbe essere esplicativo, ma per chi non lo avesse capito, si tratta del mercatino dei falsi!!! Avete presente tutte quelle firme tarocche di occhiali, cinture, penne, orologi, maglie, jeans, che in Italia sono proposte dagli ambulanti extracomunitari per strada, in spiaggia ecc? Beh, che l'origine sia la Cina lo si sa da tempo. Qui a Shanghai, sulla via commerciale Huaihai Road, c'è il mercato ufficiale di tutti questi oggetti.

Se mercato si può chiamare uno spazio di qualche migliaia di metri quadrati dove non meno di 3/400 negozietti con tanto di aria condizionata mettono a disposizione di tutto, dalle polo Lacoste agli occhiali Gucci, Dior, ecc.

Sia chiaro che la mia esperienza in questo posto è dovuta esclusivamente al dovere di cronaca (come nei locali notturni del resto). Non penserei mai di comprare una T-shirt Diesel al prezzo di 2 Euro o un paio di pantaloncini Nike a 3, se non servisse per tenere informati tutti voi.

Si, perché il bello di questo mercato non è tanto la quantità di prodotti che si trovano, ma la possibilità di fare trattative all'ultimo sangue con abili cinesi, perlopiù giovani donne, che fanno quasi ridere quando partono a chiedere una cifra 10 volte superiore a quella che sanno benissimo pagherete per la merce acquistata.

Per spendere davvero poco bisogna essere bastardi, lo ammetto. Si perché sono mica male a trattare queste cinesine. Per prima cosa hanno un vocabolario d'inglese che comprende esclusivamente le seguenti frasi:

- nornaly cost *** but for you I can made ***, only for you today!
- are you kidding me? (quando dite quanto volete pagare)
- it's a crazy price!!! (quando alzate la posta)

Io che già di mio sono un maledetto a tirare sui prezzi (trent'anni di formazione leggendo le avventure di Zio Paperone su Topolino), per il fake market ho messo insieme e formato (nel senso di fare formazione sulle tecniche di ribasso del prezzo) una vera task force, così formata:

- il sottoscritto, che fa lo scazzato della compagnia che sa solo dire cose del tipo "questi sono pazzi, andiamo avanti che troviamo qualcuno che ci fa di meno";
- Matthias, svizzero che fa la parte di quello che sa tutto di brand e che riconosce i falsi dai veri, anche se in realtà non ne sa un piffero e inventa sul momento, ma è credibile per il cappello stile australiano che ha sempre calato sulla zucca, e poi è facile, sono tutti falsi, qundo cercano di dire che sono veri gli tiro fuori i miei occhiali di Gucci veri e gli mostro le differenze;
- Taylor, classico tedesco alto, biondo, molto fico, che fa la parte di quello che comprerebbe tutto ma non lo lasciamo assolutamente perché non sono dei buoni affari.

Domani quando saranno ubriachi al Mural li fotografo e poi ve li faccio vedere (no ragazze i numeri di telefono non ve li do, sappiatelo).

La tecnica migliore consiste nel lanciare un prezzo molto basso e aspettare 2 o 3 rilanci. Poi prendere, voltare le spalle, esporre un gentile "no, grazie" e allontanarsi. Verrete sicuramente inseguiti da una ragazzina urlante che spara cifre sempre più basse. Arrivati a un buon punto tornate indietro e alzate, di poco la vostra posta, assistete alla sceneggiata napoletana e quindi rigirate le spalle. Non mancherà molto a sentirla urlare OK :-)

Un esempio su maglietta di marca:

Voi: How much?
Lei: tutta la tiritera e poi vi scrive su una calcolatrice 185
V: what? no no no is too much! e fate per allontanarvi
L: no no no say you how much
V: no no is too much thank you. e fate per andarvene
L: ok 120
V: no
L: 100
V: no
L: 85
V: no is too much. e fate per andarvene
L: write how much. e vi allunga la calcolatrice
V: scrivete un 10
L: dollars?
V: fate una risata e vi girate sui tacchi
L: no 10 no, 80
V: 10
L: 75
V: 10
L: ok last price 60 yes or not!
V: not, thank you, e ve ne andate veramente.
L: 55, 50, 45 urlando e rincorrendovi
V: vi fermate e tornate indietro, e ora di alzare la posta
L. 45 yes or not
V: 15
L: 40
V: 20 not more
L: no 20, 40 yes or not
V: no thank you. e ve ne andate
L: farete 4 o 5 metri e la sentirete urlare OK 20

Avete il vostro prodotto esattamente al prezzo che avevate dall'inizio deciso di pagare, ovvero 1/10 di quanto richiesto.

In tutta questa trattativa, che sembra lunga ma vi assicuro è divertentissima, si introducono i commenti dei compari che non fanno altro che rincarare la dose con teste che scrollano, domande a voi del tipo "are she crazy?" o frasi del tipo andiamo a cercare un'altro che faccia un prezzo migliore, tanto qui hanno tutti le stesse cose.

Altra cosa da far presente: durante tutta la trattativa assisterete a una vera e propria sceneggiata napoletana, con la ragazzina che vi spara il primo prezzo sorridendo mentre, man mano che scende, sarà sempre più seria e arrabbiata, come se la stiate derubando. Non ci fate caso, fa tutto parte della messa in scena. Potete star tranquili che se mollano l'oggetto è perché ci guadagnano. Abbiamo volutamente sperimentato che se il prezzo è sotto costo non cedono. Infatti, per sapere veramente qual'è il minimo prezzo che potete pagare, la cosa migliore è fare la stessa trattativa in diversi negozietti (hanno tutti le stesse cose e un magazzino in comune) partendo da un prezzo bassissimo per salire di un po' a ogni banchetto. In questo modo, se non riuscite a comprare a 10, 20 o 30, saprete che 40 è proprio il prezzo minimo, e che non serve pagare di più.

Per farvi capire, il bottino di oggi è stato:

- borsa di jeans Diesel pagata 60 RMB (6,5 Euro) per Taylor
- pantaloni al ginocchio Nike, costo 30 RMB (3,5 Euro) per me
- maglietta Diesel con la stampa in rilievo 20 RMB (2,5 Euro) per me
- Occhiali RayBan modello a goccia classico stile Ponciarello 15 RMB (meno di 2 Euro) per Matthias
- Pantaloni tecnici di quelli tutti a tasche e che si stacca un pezzo di gamba e diventano corti, non di marca famosa, alla folle cifra di 50RMB (5,5 Euro) perché mi piacevano troppo

Totale della spesa odierna in 20 Euro. Per oltre 3 ore di puro divertimento assicurato. Ne vale davvero la pena!

Inutile dirvi che torneremo spesso a far scorribande al fake market, anche senza comprare nulla :-)

E qui terminiamo per oggi, ho scritto per 2 ore, ma ne ho ancora da raccontarvi... stay tuned!

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 11, 2005 22:21 | link |
cina, vita di tutti i giorni, night life, shanghai, questa è la cina

martedì, 09 agosto 2005
Finalmente le foto!!!

Ni hao!

Finalmente ce l'abbiamo fatta, sono arrivate le fotografie!!!

So che non capite perché la cosa mi rende così felice, e quindi ve lo spiego.

Innanzi tutto, con il supporto visivo potrò affrontare ancora più argomenti divertenti, e questo mi stimola. In secondo luogo, la fotografia è una mia grandissima passione e quindi non vedevo l'ora di condividere con voi le foto che mi piacciono di più. Le trovate nell'album.

Durante i miei vari viaggi, ho scattato oltre 20.000 fotografie (tutte in digitale). In particolare adoro fotografare fiori, piante, animali e... edifici o costruzioni molto alti... la natura e il contronatura :-)

Nell'album vi mostrerò quindi un po' delle mie foto. Ho cominciato con una selezione un po' casuale, e man mano ne aggiungerò ogni giorno, fino ad arrivare a qualche centinaio (spazio permettendo). Non hanno un ordine preciso e non tutte hanno un titolo, ma i commenti sono come sempre i ben venuti.

Tutte le foto hanno caratteristiche comuni:
- sono tutte fotografie scattate da me, originali e di mia proprietà
- nessuna immagine è stata elaborata elettronicamente
- sono state fatte tutte direttamente in digitale con diverse macchine, più o meno avanzate

Per ovvi motivi di spazio e di impaginazione, ho adattato (ovvero rimpiciolito) tutte le fotografie in modo che stessero giuste nella pagina. Se qualche foto vi piace particolarmente e vorreste, per esempio, metterla sul vostro computer come sfondo, oppure stamparne un poster (io le stampo anche a 50x70cm) potete chiedermi l'originale via mail, nel giro di qualche giorno ve lo mando sicuro.

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 09, 2005 16:24 | link |

L'orienta Pearl Tower... una delle costruzioni più trash che io abbia mai visto!



Postato da: shanghai a agosto 09, 2005 16:15 | link |
cina, shanghai, questa è la cina

lunedì, 08 agosto 2005
Il vino in Cina (Episodio II)

Ni hao!

Oggi sono scatenato, un post via l'altro. La verità è che avevo un mezzo date con Jessica (ricordate? la ragazza cinese di venerdì sera al Mural) ma le sta andando lungo il corso di formazione che sta seguendo da domenica per tre giorni e quindi mi ha paccato e sono a casa... tutto per voi, contenti?

Come vedete ho trasformato quello del vino in un argomento degno della sua propria sezione, perché ho visto che interessa e poi perché ormai è una questione di principio.

Allora, dopo cena sono andato all'ipermercato vicino a casa per fare scorta di bottigliette di the freddo (che bevo a litri) e per comprare le pile del telecomando della TV che si erano esaurite.

In realtà vado spesso al centro commerciale, perché mi aiuta a fare esercizio con il cinese. Essendo io poco addicted allo studio, adotto il metodo del live learning, quindi non perdo l'occasione per frequentare posti dove posso approfondire e fissare quello che imparo a scuola durante le lezioni.

Un altro metodo che uso molto, che però in certe fasi è quasi pericoloso, è quello di modificare la lingua in cui penso. Ci avete mai provato? Se state in Italia tutto il tempo, non potete riuscirci. Ma se ad esempio siete in un paese dove si parla normalmente inglese, provate i primi giorni a sforzarvi di pensare in inglese. Dopo un po' di giorni vi verrà automatico e anche comunicare sarà più facile perché non dovrete pensare in Italiano a cosa dire, poi tradurre a mente e infine esternare, si fa tutto in automatico.

Il problema è che il mio cinese è ancora troppo piccolo per usarlo come lingua principale di pensiero (ecco un esempio di quello che spiego meglio sotto, che ho visto rileggendo e che ho voluto lasciare per far capire lo stato in cui sono messo, in inglese infatti avrebbe senso dire "my chinese is too little" mentre in italiano suona come uno strafalcione, capite ora?).

L'inglese è la lingua che qui uso per il 95% del tempo, per comunicare con gli altri. Quindi penso in inglese. Però, per esempio quando medito su cosa scrivere sul blog, penso anche spesso in italiano. In tutto questo, cerco di sforzarmi a pensare alcune cose semplici in cinese. Anche perché se vi fanno una domanda in cinese e rispondete NO non capiranno mai, ecco che allora ad esempio cerco di sforzarmi di pensare al "no graziè" in cinese (si pronuncia più o meno: pù scìescie).

La mia attuale lingua, quindi, la definirei CHINITALISH (chinese+italian+english) il che è tutto un programma, e quindi non vi stupite se a volte scrivo strano.

Torno ai vini, ok!

Sono andato avanti con le mie ricerche e ne ho trovata una talmente bella che non ho resistito al correre a casa per raccontarvela.

All'ipermercato c'è ovviamente anche la sezione dei vini. A parte il vino Grande Muraglia e tutte le altre case vinicole cinesi (che non sono mica poche) ho contato più o meno una selezione di un centinaio di bottiglie straniere. Vini californiani alla grande, vini francesi ecc. Non del livello dell'enoteca per fichetti, che di bottiglie ne aveva molte di più e di qualità superiore.

Niente Italia... no no no!

Si, avete capito bene, non uno straccio di etichetta italiana, giuro! O quasi, ma dovete proseguire a leggere per il quasi :-)

Ora, in un commento nel post precedente, anonimo (che segnala l'edizione cinese di vinitaly) sostiene che il vino italiano non piace ai cinesi.

Se riuscite a dimostrarmi che gli piace il vino di tutto il resto del mondo e non il nostro, vi faccio il monumento. Voglio proprio approfondire sto fatto del vino.

Ma ecco la chicca...

Sempre nella zona dei vini, perlustro anche l'angolo delle bazze. Uff! Vi devo proprio spiegare tutto!!! La bazza, tradotto dal bolognese, è l'affare o occasione, quindi Angolo delle bazze = scaffale delle promozioni, ok?

Nell'angolo delle bazze, dicevo, cosa ti vedo che riempie uno scaffale intero???

A soli 2,25 Euro a cartone, nientepopodimenoché... IL TAVERNELLO!!!

Sia bianco che rosso, giuro, in offerta speciale super scontata.

Ecco che si cominciano a delineare le cose. Certo che se ci presentiamo con il Tavernello (senza volerne troppo di male, s'intende, io quello bianco per cucinare lo uso, il cartoncino da 25cl è così comodo) allora è possibile che il vino italiano lasci perplessi i cinesi... o no?

Prosegue l'indagine etilica.

Zaijian,

Chen Long

Postato da: shanghai a agosto 08, 2005 21:30 | link |
cina, business, affari, shanghai, il vino in cina